Alto Adige Extra Brut Arunda Vivaldi

Denominazione: Alto Adige Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
8


Non mi stancherò mai di sottolineare, su questo blog e altrove, come nel caso di una bottiglia di bollicine metodo classico, soprattutto quelle a denominazione d’origine, dotate di un’identità e di una storia che le porta naturalmente a rifiutare di essere definite genericamente “spumanti”, l’elemento fondamentale a mio avviso sia decisamente la piacevolezza (che non è certo sinonimo di semplicità o peggio ancora di banalità) e la capacità di farsi bere.
E’ questo, a mio modo di vedere, ancor più della complessità, la cui ricerca spasmodica a volte comporta delle scelte e dei compromessi pesanti da pagare, che molto spesso si riflettono negativamente sul vino, togliendogli immediatezza e quella sana “allegria” che ogni “champenoise” deve avere, l’elemento centrale che io ricerco, apprezzo e considero.
Alla luce di questa premessa, quindi, una bottiglia come l’Alto Adige Extra Brut (non millesimato) della piccola, ma agguerrita, cantina Arunda Vivaldi di Meltina, piccola deliziosa località posta a 1200 metri di altezza, dove i vini, ospitati nella più alta cantina di bollicine d’Italia, maturano al punto giusto, mi sembra, anche se qualcuno potrebbe contestarle il “limite” di non essere un mostro di complessità, e di farsi leggere immediatamente senza problemi, del tutto esemplare.
Lo stappi, lo assaggi, lo riassaggi, lo bevi, lo ribevi (cosa che capita ancora più facilmente se si la bottiglia viene bevuta in piacevolissima compagnia) e prima ancora che te ne accorgi la bottiglia è vuota. Sarà un difetto?
Niente affatto, è un oggettivo pregio di questa cuvée, che si affina 36 mesi sui lieviti, mix di un 80% di Chardonnay ed un 20% di Pinot nero, selezionati da Sepp Reiterer presso i vignaioli di fiducia posti nelle zone che storicamente gli offrono le giuste basi per le sue bottiglie, che io, pur con tutto il doveroso rispetto per le altre più impegnative della gamma della Cantina Arunda, e l’entusiasmo, recentemente testimoniato qui, per il fantastico Rosé Excellor, considero il vino di riferimento, il must, il classico della cantina.
Sarà anche merito della tipologia, l’Extra Brut, che io amo particolarmente rispetto ai vini più morbidi e cremosi, e che mi piace utilizzare come aperitivo o come abbinamento su preparazioni semplici (come potrebbero essere una frittata o un piatto di pasta con verdure, un piatto di salumi, una bresaola della Valtellina di quelle giuste – penso a quelle della Macelleria Poretti di Tirano – abbinate a verdure croccanti appena scottate) eppure a me questo Extra Brut Arunda ogni volta che lo stappo finisce sempre per piacere senza se e senza ma. E soprattutto, equilibrato e perfettamente bilanciato com’è, a farsi bere.

Il mio ultimo assaggio, ma che dico, l’ultima buta stappata e vuotata, un esemplare con dégorgement del luglio 2010, mi ha mostrato un vino dotato della solita didascalica chiarezza, colore paglierino oro brillante, perlage sottile e continuo con bella vivacità nel bicchiere, e subito un naso senza effetti speciali, preciso, asciutto, ben secco, di nitida definizione, eppure fragrante, profumato di mela fiori secchi, agrumi (soprattutto pompelmo), erbe e fieno di montagna ed un filo di albicocca.
Conferma piena della solida impostazione anche nella fase gustativa, con una bocca sapida, nervosa, eppure dotata di un’ampiezza, di una succosa carnosità, di uno sviluppo fruttato che non ti saresti aspettato a naso potesse essere così ampio, per una beva, facile e piacevole, all’insegna della sapidità, del nerbo, di una bella verticalità e linearità, di un perfetto bilanciamento tra acidità, scattante il giusto e struttura.
Uno di quei metodo classico che rinuncia, in partenza, ad effetti speciali e complicate fantasmagorie (spesso più promesse che mantenute), ma che non tradisce mai il consumatore e lo fidelizza, anche grazie ad un prezzo più che corretto intorno ai 20 euro in enoteca. Che volere di più?

3 commenti

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3 commenti

  1. Franz

    febbraio 1, 2011 alle 10:12 am

    grazie per la sua attenzione ai vini del nostro amato Süd Tirol! Anche se so che lei preferisce che lo chiami Alto Adige…

  2. Pingback: Extra Brut Blanc de Blanc Arunda | Il Prosecco

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