Bollicine a confronto: Perlé Rosé Ferrari vs Excellor rosé Arunda Vivaldi

Denominazione: Alto Adige Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
9

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero e Chardonnay

Giudizio:
8


Come l’esperienza quotidiana insegna, il confronto è il sale della vita.
Ho pertanto pensato di dare ulteriore “sale” e vivacità a questo blog inaugurando, con questa prima “tenzone” in rosa, una rubrica che chiamerò “bollicine a confronto”.
Nulla di “cruento”, non sarà una disfida con “spargimenti di sangue” che lasceranno sul terreno uno “sconfitto”. Si tratterà, molto più semplicemente, e molto più serenamente, di un assaggio comparato di vini della stessa tipologia, assaggio nel corso del quale, giocoforza, ci sarà un vino che piacerà di più o un altro che otterrà invece, nelle mie degustazioni dove sarò talvolta confortato dal parere di persone competenti che assaggeranno con me, un minore consenso.
Il primo confronto è sullo spinoso tema del rosé, ovverosia di quelle particolari bollicine che stanno godendo dell’oggettivo boost della riscoperta (o moda?) dei rosati, ma sulle quali occorre muoversi con grande cautela, trattandosi di un prodotto sul quale è facile cadere nell’equivoco e fare veri e propri pasticci.
Molto impegnativo e difficile, difatti, confrontarsi con i rosé e destreggiarsi con quella cosa meravigliosa e difficile che è il Pinot nero, che di ogni metodo classico in rosa degno di questo nome è la base, l’anima, il filo rosso, anzi, rosé.
C’è sempre il rischio, subdolamente in agguato, di produrre un rosé sbilanciato, eccedendo magari con gli zuccheri per rendere il vino più morbido e rotondo, oppure pigiando sul pedale dell’acceleratore della struttura per dare più corpo e polpa.
Il grande rosé (con bollicine ça va sans dire) è un qualcosa di delicato e fragile, forte il giusto, giocato più sulla tenerezza che sulla potenza, un qualcosa quasi d’impalpabile che ti sa regalare il brivido di un’emozione…
A confronto, dunque, un rosé trentino, un Trento Doc il più importante e titolato nella gamma non vastissima di metodo classico tridentini in rosato, il TrentoDoc Perlé Rosé, millesimato 2005, delle Cantine Ferrari di Trento, ed un outsider, l’altoatesino Excellor rosé, non millesimato, della cantina Arunda Vivaldi, di Sepp e Marianne Reiterer, a Meltina. Un vino ottenuto da uve dell’annata 2008.
Due rosé profondamente diversi, il TrentoDoc un mix di Pinot nero (80%) e Chardonnay (20%), l’altoatesino un Pinot noir in purezza, cinque anni sui lieviti il TrentoDoc, venti mesi di permanenza sui lieviti per il vino elaborato nella cantina di “spumantizzazione” più alta d’Italia, 1200 metri, situata nell’incantevole località di Meltina.
Diverso anche il prezzo, intorno ai 40 euro in enoteca il Perlé rosé, sui 25 euro l’Excellor dell’Arunda/Vivaldi.
Tutto, sulla carta, avrebbe dovuto indicare un’affermazione netta, senza discussioni possibili, senza sé ne ma, del TrentoDoc della famiglia Lunelli, eppure… Mai fare i conti senza l’oste, pardon, senza l’assaggio. Ovviamente fatto senza arrière pensées, con la massima onestà intellettuale possibile, prendendo semplicemente atto di quello che dicono il bicchiere la bottiglia e tenendo conto di un fattore ancora più fondamentale nel caso di una bottiglia di metodo classico, la prova piacevolezza.

Excellor Rosé Arunda Vivaldi

Andiamo per ordine e partiamo dall’outsider, dall’Excellor. Come si è detto Pinot Nero 100 % elaborazione in Saignèe, uve provenienti da uno speciale vigneto posto a 750 metri di altezza, una permanenza sui lieviti non lunghissima, poco più di un anno e mezzo.
Un Rosé, dice lo stesso produttore, che nasce per il piacere della convivialità e della buona tavola, adatto per l’abbinamento a salmone selvaggio affumicato canadese o scozzese, per trote affumicate e pesci di mare dalla carne soda.
Vino i cui dati analitici dicono Alcol: 12.7°, Aciditá: 5,5 gr/l, Estratto secco 20,0 gr/l, Dosaggio zuccheri 5,0 g/l.
Color salmone buccia di cipolla, di media intensità, ma estremamente brillante, si propone nel bicchiere con un perlage sottilissimo, continuo, elegante.
Naso diritto, ben secco, fresco, aereo, con note di piccoli frutti, lampone, ribes e soprattutto mirtillo, in fragrante evidenza, accenni floreali e di mela, ed in evoluzione crosta di pane, una nitida componente minerale e note agrumate, con pompelmo rosa a prevalere.
Un quadro di grande freschezza, pulizia, accattivante, con un carattere alpestre e di montagna spiccato. Altrettanto fine la bocca, pulita, rotonda e succosa il giusto, con la giusta componente fruttata in evidenza, ma soprattutto con una bella cremosità e croccantezza, un nerbo ben sapido e diritto, verticale, di bella persistenza e precisione, a prevalere, con un’acidità perfettamente calibrata, rendendo piacevolissimo l’assaggio, con una perfetta continuità naso-bocca.

TrentoDoc Perlé Rosé 2005 Ferrari
Pinot nero e Chardonnay
Giudizio: ****

Come ha risposto il più titolato TrentoDoc a questo outsider sudtirolese? Ha risposto schierando il proprio blasone, il gran nome dell’azienda produttrice, la lunga storia produttiva (il primo Perlé Rosé è del 2003), la provenienza delle uve dalle migliori aree da cui la Ferrari ottiene i propri haute de gamme, ovvero sia vigneti posti nelle zone collinari situate nei dintorni di Trento, da 300 a 600 metri di altezza con esposizione Sud e Sud-Est. Eppure…
Colore più importante e intenso dell’Excellor, un rosa antico – salmone, bello il perlage, leggermente più ampie le bolle del vino altoatesino, e subito, dal primo riscontro olfattivo, un naso più intensamente fruttato, più caldo, maturo, con prevalenza della ciliegia e della fragola sui piccoli frutti di bosco, e poi note di albicocca, ananas, un qualcosa che ricorda il nocciolo di pesca e la pera williams cotta, la frutta secca ed i fiori gialli, e soprattutto una spiccata vinosità che non appariva nell’altro vino in degustazione.
Un modo di presentarsi più intenso, decisamente più largo, che non mostrava però l’intrigante finezza, l’eleganza dell’Excellor.
La bocca confermava subito questa impressione, più ampia, carnosa, piena, sul frutto, più strutturata, più potente e vinosa, di maggiore larghezza e consistenza, da vino importante, che richiama ovviamente abbinamenti diversi da quelli dell’Excellor, ma senza la “vibrazione”, la leggiadria, la freschezza, lo scatto del vino altoatesino.
Vino importante, ma anche portato a tavola e sperimentato su piatti in grado di esaltarne la componente vino, il corpo ben sostenuto, la solida ricchezza degli estratti e del frutto, con una buona dose di piacevolezza in meno, con una minore capacità di indurre a vuotare la bottiglia (cosa fatta puntualmente con l’Excellor) rispetto al sorprendente Alto Adige Doc Rosé.
Un gran bel vino, niente da dire, un filo più “dolce” al palato rispetto all’Excellor, ma conoscendo e apprezzando molto (e come si potrebbe diversamente?) la qualità dei vini di alta gamma di Casa Ferrari, un’edizione del Perlé Rosé, quella datata 2005, leggermente al di sotto delle aspettative. O è stata piuttosto la straordinaria performance dell’Excellor Arunda Vivaldi a farla apparire tale?

In sintesi, come spero si possa evidenziare graficamente ancora meglio nei prossimi giorni (qualche aggiustamento tecnico è ancora in corso), le seguenti valutazioni:
4,5 per l’Excellor Rosé Arunda Vivaldi
4 per il TrentoDoc Perlé Rosé 2005 Ferrari.

2 commenti

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2 commenti

  1. Laura Castagna

    febbraio 8, 2011 alle 5:51 pm

    Condivido appieno l’analisi

  2. nemesi

    febbraio 13, 2011 alle 9:30 pm

    Piccola precisazione: il primo Perlé Rosé è del 1993, non del 2003.

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