Prosecco Colfòndo: dunque dicevamo…

Denominazione: Asolo Prosecco Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Glera

Giudizio:
7


E’ passato un po’ di tempo e devo chiedere scusa, da quando, qui, raccontavo dell’autentica “rivelazione” (ho proprio usato questa parola) rappresentata dal mio primo vero e organico incontro con quella particolarissima tipologia di Prosecco che è quello caratterizzato dal nome, che ha subito fatto presa ed è “passato” tra i consumatori, di Prosecco Colfòndo.
Che per capire cosa sia, oltre ad affrettarvi a provarlo, vi consiglio di leggere qui, qui, e poi ancora qui.
In quella occasione, oltre a venire colpito, io che “prosecchista”, lo confesso, fatico ad esserlo, da questo Prosecco – Non Prosecco (o vero Prosecco?) rifermentato in bottiglia, dotato di colori, trasparenze/torbidità ricercate, aromi e soprattutto un gusto del tutto diverso, avevo avuto la fortuna ed il piacere di incontrare un gruppo di persone, giovani (beate loro) di contagiosa simpatia.
Merito anche della soppressa portata da uno di loro, Riccardo Zanotto, inventore della Selezione Zanotto nonché di un eccellente Prosecco. Colfondista, ovviamente…
Avevo promesso di fornire una cronaca di quella bella degustazione fatta nell’accogliente cantina di CarolinaRabosandoGatti, che aveva visto la presenza di Colfòndo di diverse provenienze e denominazioni, del Piave, di Asolo, di Conegliano e di Valdobbiadene, e comincio subito con due vini in particolare.
Il primo è un vino che porta orgogliosamente in etichetta la Docg Asolo, che tutti noi ci dimentichiamo troppo spesso di citare quando parliamo di Prosecco Docg e ci fermiamo pigramente alla Conegliano Valdobbiadene, ed è prodotta da un’azienda, Bele Casel, che produce anche altri Prosecco diciamo canonici, ma cui sta dando nuova linfa e slancio il giovane Luca Ferraro, anche eno-blogger, al quale non dispiace mettere in discussione l’equazione polemiche=blog.
Luca è stato l’animatore del meeting Colfòndo 1 di cui tanti hanno già scritto, ad esempio Filippo Ronco, e sua è stata in famiglia l’idea di cimentarsi con questo Prosecco di stile tradizional-ancestrale o “sur lie” per dirla con qualche sussiego.
Un vino che nasce da una selezione di vigne vecchie poste nell’areale di Maser (l’azienda ha sede a Caerano San Marco sempre nel trevisano), vigne che forniscono materia prima anche per il Prosecco millesimato. Sono uve indispensabili per fornire struttura e sapidità al prodotto finale, che, cosa che farà inorridire qualche purista, utilizza lieviti selezionati e non autoctoni.
Il vino mi è stato servito da Luca dopo un vigoroso sbattimento di bottiglia (cosa che non hanno fatto invece altri produttori che hanno tenuto le bottiglie tranquille e in piedi prima di far saltare i loro tappo corona) perché, dice, “i lieviti fanno parte del vino” e si deve sentire la loro presenza/azione. E quindi ogni bottiglia tende ad essere diversa.
Lasciando dunque stare ogni descrizione dell’aspetto visivo, ai “colfondisti” piace… mestare (o restare?) nel torbido, definirei il naso molto fitto, caldo, maturo, con intriganti note di agrumi e fiori d’arancio e naturalmente di crosta di pane e di lieviti, e poi di albicocca e pesca in evoluzione, a costituire un insieme variegato che non può lasciare indifferenti. Molto bella, suadente, la bocca, piena, calda, ricca, avvolgente, con una sorprendente consistenza quasi “grassa”, una grande materia che dà persistenza e sapore al gusto. L’altro vino, opera dell’azienda agricola San Rocco, è opera di quello Zanotto già citato sopra, che oltre a selezionare cose buone, a stagionare soppresse, si diletta anche lui a fare vino con uve Glera 100% provenienti da una collina morenica, con terreno calcareo.
Nessuna aggiunta di lieviti ed ecco un vino, decisamente più “limpido” rispetto al precedente, color paglierino verdognolo, di bella vivacità e brillantezza. Naso completamente diverso, questo lo definirei incisivo, nervoso, fresco, di eleganza tesa e bella fragranza, con note di pompelmo e agrumi in genere a dominare e una certa florealità.
Un vino che conferma di avere nerbo petroso, energia, e un notevole allungo, un bello scatto (l’imbottigliamento era di fine marzo) e una pulizia esecutiva non da “dilettante”, ma da vinificatore attento che sa quello che vuole e che fa. Vino cui non difetta certo la piacevolezza.
E gli altri quattro Prosecco Colfòndo, quelli di Carolina Gatti, di Costadilà, di La Bassetta Casa Belfi? Pazientare, prego, sino alla prossima puntata del resoconto…

8 commenti

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8 commenti

  1. nino

    gennaio 10, 2011 alle 10:53 am

    ehila’ sono assolutamente curioso , la proosima volta che passi da qui portane qualcuna da degustare, anche il rizzi fa una cosa colfondo che lanceremo sul meracto quest’anno!

    • Franco Ziliani

      gennaio 10, 2011 alle 10:59 am

      promesso Nino, certo che sarebbe il colmo che io, “non prosecchista” facessi conoscere e apprezzare un Prosecco atipico come questo al mio ristoratore preferito nella sacra terra di Langa. Anche dell’Alta Langa, da poco Docg…

  2. luca Ferraro @ Bele Casel

    gennaio 10, 2011 alle 12:18 pm

    Beh Franco che dire, se mai faremo la confraternita del colfóndo tu sarai uno dei soci onorari :)
    Luca, colfondista selezionato

  3. Pingback: Tweets that mention Prosecco Colfòndo: dunque dicevamo… | Le Mille Bolle Blog -- Topsy.com

  4. Laura Rangoni

    gennaio 10, 2011 alle 6:06 pm

    Dico solo che ha aperto i nostri brindisi delle feste con gli antipasti :-)

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