Perché e quando bere “bollicine” italiane a denominazione d’origine? Madame Bollinger diceva…


Vi abbiamo letteralmente storditi, a Napoli direbbero che vi abbiamo fatto “una capa tanta” in questo ultimo mese con l’invito a scegliere e soprattutto stappare, a tutto spiano, senza stancarvi mai, “bollicine”.
Vi abbiamo detto che non ci possono essere Natale (Santo Stefano), festività varie e soprattutto il congedo dall’anno che finisce e il benvenuto a quello nuovo senza l’accompagnamento di “bubbles”, come direbbero gli inglesi. Vi abbiamo stremato forse e ora, visto che i festeggiamenti sono trascorsi e manca solo l’Epifania per dire, come amava ripetere mio padre, “passata la festa, gabbato lu santu”, potrebbe venirvi, nonostante vi abbia raccontato che cresce la destagionalizzazione dei consumi, la tentazione di tirare i remi in barca, di dire, beh, noi la nostra parte l’abbiamo fatta, abbiamo celebrato l’equazione feste = bollicine, e ora concentriamoci sui vini fermi.
Sbagliate amici miei, non potreste fare errore più grande. A parte il fatto che ognuno di noi, se vuole, può inventarsi un’occasione per festeggiare e celebrare, oppure anche per dimenticare qualche amarezza e trovare eno-consolazione in una bottiglia di vino “spumeggiante”, possiamo, anzi dobbiamo bere “bolle”, ovviamente di qualità e rigorosamente a denominazione d’origine, anche nel resto dell’anno.
Per rallegrare le nostre esistenze e dare loro “sprint”, una bella bottiglia di metodo classico italiano, e per chi lo predilige anche di Conegliano Valdobbiadene e Asolo Docg, oppure di Asti, è quello che ci vuole.
Per provare a convincervi, cosa che s’ingegnerà a fare questo blog per tutto il 2011 (e si spera anche per gli anni a seguire..), voglio regalarvi una citazione d’autore, e che citazione.
L’autrice é una di quelle Dame che di “bollicine“ nobilissime, blasonate, storiche se ne intendeva, visto che si occupò di mandare avanti, alla grande, dopo la morte del marito una storica Maison champenoise, dal 1941 sino al 1971.
Parlo di Lily Bollinger che alla domanda “perché e quando bisogna bere Champagne ?” rispose: “J’en bois quand je suis heureuse et quand je suis triste. Parfois j’en bois quand je suis seule. Si j’ai de la compagnie j’estime que c’est mon devoir. Si je n’ai pas faim je joue avec, et j’en bois quand je suis affamée. Sinon, je n’y touche jamais, sauf si j’ai soif“.
Citazione che vi regalo anche in inglese, prima di tradurla nella nostra bella lingua: “I drink it when I am happy and when I am sad. sometimes, I drink it when I am alone. When I have company I consider ir obligatory. I trifle with it if I am not hungry and drink it when I am. Otherwise I never touched it, unless I am thirsty“.

Diceva Madame Bollinger: “Bevo Champagne quando sono felice e quando sono triste. Talvolta lo bevo quando sono sola. Quando sono in compagnia penso sia mio dovere proporlo.
Se non ne ho provo a farmi stuzzicare l’appetito bevendolo e lo bevo copiosamente quando ho fame. Altrimenti non lo tocco, salvo quando ho sete”.
Lei parlava di Champagne ovviamente, ma io e voi possiamo tranquillamente applicare gli stessi consigli ai metodo classico a denominazione d’origine che prediligiamo, dai Franciacorta Docg ai TrentoDoc, agli Alto Adige Doc, sino all’Alta Langa e all’Oltrepò Pavese entrambi Docg.
Voglio poi supportare il mio invito a stappare e soprattutto bere “bollicine” italiane di qualità tutto l’anno, già in questo primo giorno del 2011 se volete perché no?, con l’estratto di un recente post di uno dei più intelligenti e acuti wine blogger americani, W. Blake Gray, che sul suo The Gray Market Report proprio un paio di giorni fa annotava: “Good sparkling wine costs more than good still wine because it requires more effort.
The wine is fermented twice; once in a tank or barrel, and again in the bottle to produce the bubbles. There’s a lower limit to how much you can pay for bubbly and not expect to get swill.
If you think you don’t like sparkling wine — or you think it gives you a headache — you almost certainly have only been drinking the cheap stuff. I can’t count the number of people for whom I’ve had the pleasure to pour their first glass of good sparkling wine.
It’s a mind-opening experience; bubbly really does make life better”. L’intero suo articolo lo potete leggere qui.
Ha proprio ragione Blake Gray: bere bollicine di qualitá é un piacere, un’esperienza che apre la mente e rende la vita migliore.
E con questi chiari di luna e date le prospettive poco esaltanti per la nostra bella Italia, come non provare a sorridere e ritrovare, anche grazie ad una buona bottiglia, un pizzico di ottimismo?

5 commenti

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5 commenti

  1. il chiaro

    gennaio 1, 2011 alle 4:56 pm

    tutto giusto direi, ma ho una domanda: perchè mette sempre questa precisazione: “ovviamente di qualità e rigorosamente a denominazione d’origine”?
    Pensa che non vi siano bollicine degne di esser bevute se non almeno doc? Io credo che potrei sorprenderla con qualche semplice vino spumante di qualità.

    buone bolle per tutto il 2011.

    • Franco Ziliani

      gennaio 1, 2011 alle 6:15 pm

      so perfettamente, altrimenti non avrei previsto una sezione intitolata “altre bollicine” che buoni metodo classico che non possono contare su una denominazione d’origine esistono, ma io, pur riconoscendo il loro livello qualitativo (buono ma non eccezionale, perché con Cortese, Verdicchio, ecc. si possono ottenere buone cose, ma per la rifermentazione in bottiglia Pinot nero, Chardonnay, Pinot bianco sono altra musica) sono più interessato a parlare delle bollicine a denominazione d’origine. Come quelle, a lei particolarmente care, che si chiamano Champagne

  2. Silvana Biasutti

    gennaio 4, 2011 alle 7:03 pm

    Caro Franco, ho fatto un giretto in punta di piedi in questo tuo spumeggiante blog.
    Chissà se ci troverò ‘le ragioni per non andare oltralpe’ a farmi sfrizzolare il velopendulo…

  3. Massimo Cattaneo

    gennaio 5, 2011 alle 12:29 pm

    Sono un amante delle bollicine, consigliamene qualcuna a Padova e dintorni.
    Grazie.

  4. katja

    febbraio 8, 2011 alle 6:25 pm

    Complimenti Franco!
    Veramente un “bubbles’blog” completo, chiaro e simpatico…dopo aver letto tutto attentamente…mi sono sentita “naturalmente frizzante” :-))
    A presto

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