Oltrepò Pavese Pinot nero Rosé Cruasé Mazzolino

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
8


Lo so, il nome non è il massimo ed è solo leggermente meglio di quel Classese utilizzato in passato per definire le bollicine metodo classico oltrepadane.
Se prescindete però dal modo di presentarsi, con quell’appellativo, Cruasé, che vorrebbe essere una sintesi tra cru e Rosé, in quella tipologia che il Consorzio vini Oltrepò Pavese presenta un po’ pomposamente come “il biglietto da visita della spumantistica naturale e di qualità che si veste di rosa” e “un prodotto elegante e di tendenza”, mentre basterebbe dire che si tratta di “un marchio collettivo dell’Oltrepò Pavese” un vino “che nasce dal nobile Pinot nero, vitigno che sulle colline della provincia di Pavia vanta più di un secolo di storia e oltre 3mila ettari in produzione” potreste trovare cose molto interessanti.
Non è facile, lo insegna anche l’esperienza della somma Champagne, lavorare con il Pinot noir in purezza in versione metodo classico, tanto più in una regione, l’Oltrepò Pavese, dove lavorando solo con questa uva e non temperandone le durezze con un po’ di Chardonnay si rischia di ottenere dei vini che sono un po’ “gnucchi”.
Espressione lombarda che tradotta liberamente significa che ci si trova di fronte a qualcosa un po’ pesante, fiacco, eccessivamente costruito privo di quella leggerezza, di quella piacevolezza che si richiede sempre ad una bottiglia di “bollicine”.
Oggi le cose stanno fortunatamente cambiando ed il progetto di lavoro su questo vino speciale DOCG ottenuto esclusivamente da uve Pinot nero vinificate in rosa con il metodo classico sta portando alla ribalta in Oltrepò Pavese svariate cose buone.
Un esempio di Blanc de Noir Oltrepò assolutamente non “gnucco”, che forse mostra già in filigrana larga parte delle potenzialità del Cruasé ci arriva, da quella località vinosa per eccellenza che è Corvino San Quirico, da una delle migliori tenute oltre padane, la Tenuta Mazzolino di Sandra Braggiotti (25 ettari vitati, 100 mila bottiglie prodotte) dove opera come “chef de cave”, enologo e direttore, un francese ambientato da anni in terra d’Oltrepò, il simpatico Jean-François Coquard, e alla quale fornisce una consulenza esterna un altro francese molto attivo in Borgogna, l’enologo di origine greca Kyriakos Kynigopoulos.
Da Mazzolino diciamo che stanno “prendendo le misure” sulle bollicine (parlerò presto anche di un Blanc de Blanc), che producono da pochi anni, mentre hanno maturato ormai una lunga esperienza sul Pinot nero, di cui producono due versioni, l’impegnativo, classico Noir, ed il più semplice ed immediato Terrazze, nonché sullo Chardonnay.
Eppure, con questo Rosé Cruasé, Pinot nero in purezza, affinamento di 18 mesi sui lieviti, hanno assolutamente centrato, dal punto di vista dell’eleganza e della piacevolezza, il bersaglio, proponendo un vino (che troverete in enoteca nella fascia tra i 20 e 25 euro) che si fa bere veramente bene.
Come aperitivo direi soprattutto, su tartine, canapè, antipasti freddi (anche con la presenza del salmone), ma che io ho testato, con qualche forzatura, ma il risultato è stato ottimo, su un piatto di orecchiette con broccoletti e acciughe.

Buccia di cipolla sangue di piccione cerasuolo scarico di bella lucentezza e luminosità il colore, perlage fine e sottile, si propone subito al bicchiere con un bel naso aperto, fragrante, elegante, di immediata presa, salato, nervoso, incisivo di grande freschezza ed energia, con sfumature di rosmarino, rosa, una leggera nota minerale e di piccoli frutti rossi (mirtillo lampone e fragoline di bosco) e un ricordo tra la mandorla e la crosta di pane tostata. La bocca è di salda costruzione, con altrettanta freschezza e nerbo, e anche se non mostra ancora una grande complessità e difetta un po’ di “ciccia” e polpa, mostra un bell’allungo verticale e scattante, un notevole equilibrio, un bel nerbo vivo ed un bel sale, con acidità ben calibrata ed una bella persistenza lunga.
Un Cruasé che si fare bere molto bene, il che per un 100% Pinot nero oltrepadano è già un eccellente risultato, direi quasi una “notizia”…

Tenuta Mazzolino
Via Mazzolino, 26
27050 Corvino San Quirico (Pv)
e-mail: info@tenuta-mazzolino.com
Sito Internet http://www.tenuta-mazzolino.com/

5 commenti

Condividi

5 commenti

  1. Geko

    dicembre 23, 2010 alle 12:33 am

    Solo un cretino patentato può affermare che il pinot nero ha bisogno dello chardonnay per ammorbidirsi.

    • Franco Ziliani

      dicembre 23, 2010 alle 8:16 am

      e solo un maleducato, un patetico arrogante, può inviare un commento del genere. Che puntualmente pubblico, per far vedere come il mondo sia pieno di cafoni

  2. Flavio

    dicembre 27, 2010 alle 2:05 pm

    Ahh Franco….
    non entro nel merito della degustazione del Cruasé di Mazzolino (che non ho mai assaggiato), ma inizierei a commentare il tuo post proprio dalle prime righe: sicuro che il nome Cruasé sia “solo leggermente meglio” di Classese? Io ho i miei bravi dubbi… Classese era (e ancora è alla faccia della chiarezza…) l’acronimo di Classico+Pavese, questo invece è di una bruttezza indicibile, ennesimo frutto di un fantozziano oltrepo (o oltrepò?). E poi basta con questa tiritera che l’oltrepo è la culla del pinot nero, i 3 mila ettari coltivati a questo vitigno, e bla bla bla: sarebbe ora di vedere dei RISULTATI! Cruasè: questa è la strada, secondo te?
    Ahh, dimenticavo: quale Cruasé? L’O.P. metodo classico rosé o l’O.P. metodo classico pinot nero rosé? (giusto per complicare la vita al consumatore finale…)
    Povero oltrepo, che tristezza… (e guarda che io sono originario di Calvignano)

    • Daniele Sala

      dicembre 28, 2010 alle 1:50 pm

      Buongiorno Flavio, mi permetto di spezzare una lancia a favore del Pinot Nero in Oltrepò Pavese (con il quale non ho nessun tipo di legame professionale/econimico legato al vino). A questo proposito mi permetto di consigliarle di fare visita ad un piccolissimo produttore di Santa Giuletta (PV), ad una decina di km da lei, si chiama STEFANO MILANESI. Non lo troverà su nessuna guida italiana, produce poche migliaia di bottiglie all’anno, con una filosofia tutta sua e con grande amore, nel totale rispetto della vigna e del vino come essere viventi.
      In particolare vada a degustare:

      O.P. Doc Pinot Nero 2003 “Maderu”

      Metodo Classico 2007 “Vesna” 100% Pinot Nero

      Personalmente credo che siano alcune delle migliori espressioni di Pinot Nero (vinificato in rosso e spumantizzato in bianco) che io abbia mai degustato, soprattutto in Oltrepò.
      In particolare lo spumante non è nè Cruasè nè O.P. Docg, ulteriore conferma che non è una fascietta a rendere grande un vino, ma l’amore e a professionalità di chi lo produce.

  3. wine lover

    gennaio 14, 2011 alle 3:37 pm

    …molto simile a quello della cantina sociale di casteggio!

Lascia un commento

Connect with Facebook