Alta Langa Brut Docg millesimato 2007 Gancia

Denominazione: Alta Langa Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
7


Ho già raccontato, qui, di come la più recente, per storia, tra le denominazioni del panorama del metodo classico italiano, l’Alta Langa, sia stata promossa, prima del TrentoDoc, da Doc a Docg.
E parlando dell’operato di una piccola azienda che a mio avviso sta facendo molto bene, con le sue “bollicine”, ho cercato di delineare il quadro produttivo di questa giovane ma ambiziosa Docg, che comprende anche nomi di case piemontesi che hanno fatto la storia.
Tra queste, come scrivevo qui, a proposito di un prodotto dall’impostazione volutamente non impegnativa, anche la Gancia di Canelli, che ha messo in cantiere e commercializzato un paio di bottiglie decisamente più ambiziose.
Rimando ad una prossima occasione il discorso sul top di gamma, sulla… “cuvée de prestige”, un 60 mesi di affinamento sui lieviti, e resto in tema di Alta Langa, con un altro vino recentemente presentato dall’azienda astigiana, di cui ho degustato una bottiglia con data di sboccatura 2010, un Alta Langa Doc 36 mesi, annata 2007, frutto, come si legge sul sito Internet aziendale, “di una rigorosa selezione ed una lunga maturazione di uve Pinot nero e Chardonnay provenienti da terreni selezionati oltre i 250 metri di altitudine nelle colline delle Langhe e Monferrato della Doc “Alta Langa”.
Per quanto riguarda la vinificazione le note tecniche parlano di “spremitura molto soffice tramite la pressa Marmonnier. Il mosto per singola pressata e partita viene fatto fermentare sia in barriques che in vasche d’acciaio a temperatura controllata fino al momento della preparazione della cuvèe e al successivo tiraggio per la seconda fermentazione in bottiglia, con inoculo di lieviti selezionati dai maestri cantinieri di Casa Gancia”.
Nessuna precisazione di quale sia  il rapporto di forze tra le due uve utilizzate, ma all’assaggio il vino sembra più marcato dal Pinot nero che dallo Chardonnay, ma posso sempre anche sbagliarmi…
Come ho trovato questo Alta Langa, disponibile in enoteca ad un prezzo intorno ai 25 euro?
Interessante, dotato di una presa di spuma notevole, di un perlage abbastanza fine e persistente, e caratterizzato da un bellissimo colore giallo oro brillante più che paglierino.
Dal punto di vista olfattivo questo Brut sembra dare il proprio meglio, con un naso secco, ampio, caldo e maturo, un insieme in cui si riconoscono note di fiori bianchi, agrumi, di crema pasticcera e di miele, di mele gialle e frutta esotica, oltre a sfumature di frutta secca e crosta di pane. Non senza una certa presenza di sale e una qualche mineralità.
La bocca non convince però sino in fondo, perché se anche l’Alta Langa conferma quella spiccata vinosità che già appariva a naso, e si propone con un gusto ricco, ampio, maturo, più  largo e strutturato che verticale, lascia un po’ a desiderare, con la sua acidità un po’ dura e quasi tagliente ed un finale che richiama la mandorla, dal punto di vista della freschezza e dell’equilibrio.
Anche se poi, chiamato alla prova del nove dell’abbinamento al cibo (è un vino più gastronomico che da aperitivo) risponde bene e si fa bere con piacevolezza.
Ma si può fare di più, credo, quando ci si chiama Gancia e si è eredi di una dinastia che per prima, nel lontano 1865, ha prodotto vini metodo classico in terra italiana…

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