Perché è assurdo tirare in ballo la Champagne quando si parla di Franciacorta

Giovanni Arcari

Terroir e vocazione alla qualità fuori discussione

E’ stato molto interessante il dibattito che si è sviluppato recentemente su questo blog in merito alla vocazione alla produzione di metodo classico di qualità della Franciacorta, vocazione contestata, non sempre in maniera convincente e spesso sopra le righe, in particolare da qualche lettore intervenuto, più volte, nella discussione.
Sul tema, riprendendo anche un post pubblicato, qui, su Vino al Vino, pubblico oggi, con grande piacere, le riflessioni di un amico che opera in Franciacorta e la Franciacorta conosce.
Parlo dell’amico Giovanni Arcari, animatore del blog Terra uomo cielo, e wine talent scout come l’ho più volte definito, che su Franciacorta e Champagne, o meglio, dell’incongruo, ingiustificato chiamare in causa la storica zona vinicola francese, quando si parla di Franciacorta, ci propone una serie di considerazioni molto acute.
Che mi auguro servano ad alimentare, in maniera costruttiva e senza sparate ad alzo zero e aprioristiche prese di posizione, una vivace discussione.

La parola a Giovanni Arcari

“Troppo spesso, sentendo parlare di Franciacorta, s’incontrano persone che cercano un immediato confronto con la Champagne. Naturale, mi viene da pensare di primo acchito considerando le similitudini che ne caratterizzano la produzione del vino.
Naturale, perché è da pochi anni che in Italia produciamo vino con questo metodo. Naturale, perché negli anni della “Milano da bere” chiamavamo ogni cosa frizzante lo “sciampagn italiano”.
C’è gente che tuttora crede che lo Chardonnay nasca frizzante. Siamo ancora “acerbi” in Italia per questa tipologia di vino, e la cosa è dimostrata proprio dalla ricerca di questo confronto.
Lo produciamo da circa un secolo, lo beviamo con attenzione da quindici e lo critichiamo o lo osanniamo da quattordici, in pieno “italian style”(parlo di ogni tipo di metodo classico al mondo, non solo di quello prodotto in Italia).
I francesi insegnano, con la loro assodata capacità di “fare territorio” che li contraddistingue da secoli, che è solo il territorio, inteso come contenitore di ricchezze e di culture, l’unica cosa non replicabile altrove.
I loro secoli di esperienza hanno portato a noi il senso del territorio che sta dentro a una bottiglia di vino. Territorio che sempre, è riconducibile a un vino. Un territorio nato come confine politico e che nel tempo è mutato sotto le sferzate che l’economia ha prodotto, ma di cui i contadini francesi hanno sempre difeso l’identità.
La Champagne è un lungimirante esempio di progresso economico e culturale di una comunità, di un popolo. Si è mantenuta ed evoluta nel tempo, perché il senso etico del produrre vino e del fare territorio era profondamente radicato nella cultura contadina.

Loro l’hanno capito prima di noi, nel caso Champagne-Franciacorta ben due secoli e mezzo prima. Hanno colto la necessità di unirsi pur rimanendo entità indipendenti, hanno saputo tutelare il territorio e valorizzare il frutto del loro lavoro, così percettibilmente indissolubile dalla terra.
Questo non può più accadere. Non può accadere che la classe contadina possa rendersi artefice di un movimento di tutela e sviluppo legato al futuro di un territorio, com’è stato in passato. Almeno non in Italia, dove negli ultimi cinquant’anni il lavoro della terra è stato la cosa più inflazionata, a vantaggio di un consumo di territorio assurdo.
Il potere contadino ha perso potere. La Franciacorta, sta cercando di fare ciò che i francesi hanno fatto tempo prima. Ci si insedia in un territorio, si cerca di capirne potenzialità e attitudini e poi si prova a dar vita a un “sistema territorio”. Che cosa crede la gente, che dio abbia creato il cielo, la terra, l’uomo e poi i territori vinicoli?
In Franciacorta si è sempre prodotto vino come in molti altri territori, un vino diverso da quello attuale perché figlio di una cultura rurale diversa, che ha “tardato” ad evolversi nella forma che oggi conosciamo.
Gli anni Novanta sono stati l’emblema di questo cambiamento. Al contadino piaceva il vino che produceva l’azienda vicina ma che era profondamente diverso dal suo, così ha cominciato a provarci anche lui. L’esempio, complice il successo che i consumatori attribuivano al prodotto, è stato seguito da molti fino a raggiungere l’attuale uniformità territoriale.
Hanno cambiato le loro colture, hanno sperimentato e hanno capito che il miglior vino producibile in questa zona sono le bollicine. È un parere come un altro certo, ma sorretto da un’indiscutibile condivisione d’intenti.
La “macchina franciacortina” non è di certo partita dalla consapevolezza contadina, ma da un esempio oltremodo virtuoso d’imprenditoria che, forse inconsciamente, ha permesso l’evolversi di un movimento rurale che oggi rappresenta la colonna portante della crescita enologica e qualitativa di questo territorio.
In passato c’è chi ha portato il metodo e chi ha capito come applicarlo comunicando con orgoglio il territorio, perché ben conscio di quanto descritto sopra ossia dell’unicità territoriale come unico dato oggettivo riscontrabile.
Come detto, una partenza imprenditoriale che ha dato il via a uno sviluppo rurale, ma che oggi, per mancanza di cultura, sta mettendo in difficoltà il sistema contadino.
Questa non è prerogativa sola della Franciacorta, ma di certo un fenomeno che deve essere arginato da una serie di distinguo che, spesso, provengono già dai vini stessi. Manca solo la consapevolezza di chi dovrebbe informare. Certo in Franciacorta non vi sono i suoli francesi -qui il mare non c’era- e a mio parere è un “vantaggio” per le scelte fatte.
Pensate alle critiche se per assurdo, il territorio fosse lo stesso! Non ne usciremmo vivi! A quel punto sarebbe stato opportuno produrre altro.
La Franciacorta pur essendo un microscopico lembo di terra è rappresentata da una varietà di suoli incredibile, come la Provincia di Brescia che comprende tutti i biomi presenti in Europa.

Il metodo, la consapevolezza per lo stesso, l’esperienza, la sperimentazione e la volontà di tutelare questo territorio, sono le basi giuste per radicare una cultura che si vuole affermare con indipendenza e con una precisa identità. Lo dico a cominciare da chi produce (che spesso tende a confrontarsi con gli Champagne), a chi fa informazione e ai consumatori: smettetela di cercare un confronto con i vini dei cugini d’oltralpe.
Criticate e osannate chi volete, ma con la consapevolezza che in un vino si cela la cultura di un popolo, soprattutto quella rurale, e l’unicità di un Territorio. “
Solo” questo dovrebbe farvi capire quanto di unico sta in una bottiglia. In Franciacorta si produce Franciacorta e in Champagne, Champagne. In Valtellina lo Sforzato e in Valpolicella, Amarone… Ed in terra di Langa Barbaresco e Barolo.
Il resto sono personalissimi gusti che rispetto e che accetto perché manifestati nel consueto ambito edonista che il vino rappresenta.

63 commenti

Condividi

63 commenti

  1. Marcello

    dicembre 15, 2010 alle 3:32 pm

    ottimo commento che condivido pienamente. Perché mai tirare in ballo la Champagne, magari per dire che é migliore, mentre é solo diversa, quando si parla di Franciacorta o di Trento Doc? Che senso ha? Concentriamo l’attenzione invece su quella zona e sulle caratteristiche dei prodotti che esprime…

    • il chiaro

      dicembre 28, 2010 alle 1:33 am

      l’ho gia scritto tempo fa sul blog di Giovanni Arcari: mentre in piazza i produttori hanno finalmente capito che devono riferirsi al franciacorta come a una cosa che non ha niente a che vedere con lo champagne, nel buio di diverse cantine ci si sente ancora dire che “ormai lo facciamo meglio dei francesi!”
      Sono quindi i produttori stessi che tirano in ballo lo champagne, figuriamoci cosa dovremmo fare noi comuni bevitori.

      • Franco Ziliani

        dicembre 28, 2010 alle 9:35 am

        sarò chiaro io questa volta: gli eventuali produttori franciacortini che si lasciassero andare a simili stupide affermazioni “ormai lo facciamo meglio dei francesi” sarebbero da compatire, perché un’affermazione del genere é assolutamente ridicola. Ci saranno anche persone che “ragionano” così, ma la stragrande maggioranza dei produttori di Franciacorta Docg seppur animati da un forte (e talvolta legittimo) orgoglio campanilistico non sono così stupidi da ragionare, in privato o in pubblico, in questi termini. Chiaro il concetto?

  2. enrico togni viticoltore di montagna

    dicembre 15, 2010 alle 4:17 pm

    bravo Giovanni, ottimo post.
    generalizzando credo che la tua sia la risposta più corretta e tecnica a quanti incoerentemente parlano di terroir, di territorialità per poi generalizzare, mi spiego meglio:
    i pinot neri hanno come riferimento la borgogna, se tu fai un ottimo pinot nero questo non sarà mai come quello della borgogna, ma spiegalo tu che è espressione del tuo territorio ed in fondo il bello di fare vino.

    • il chiaro

      dicembre 28, 2010 alle 1:46 am

      ma Enrico tu veramente credi che ogni territorio sia degno di rappresentare una dignità enoica?
      Io credo di no, io credo che ci siano zone dove si fa vino che avevano senso quando i mezzi di locomozione erano il carretto trainato dai buoi, ovvero avevano senso perchè producevano un genere alimentare che accompagnava il cibo e che altrimenti non sarebbe stato reperibile in alcun modo.
      Oggi con una carta di credito e un PC puoi avere tutto il vino che vuoi consegnato direttamente a casa tua e proveniente da qualsiasi parte del mondo.
      Da qui nasce la domanda: ma davvero il mondo dei bevitori di vino ha bisogno della Franciacorta? E tutta questa vocazione è stata scoperta soltanto meno di mezzo secolo fa? Davvero le caratteristiche di questo territorio (che parola abusata) sono così notevoli da doverle trasmettere attraverso un vino? Io dico di no.
      Perchè non possiamo accettare che la Franciacorta sia una felice intuizione di marketing e nulla più?

      • Franco Ziliani

        dicembre 28, 2010 alle 9:32 am

        non possiamo accettare questa conclusione per il semplice motivo che non risponde al vero: che non é solo “una felice intuizione di marketing e nulla più”, ma una realtà produttiva importante che é letteralmente impossibile non tenere in seria considerazione

        • il chiaro

          dicembre 29, 2010 alle 10:15 pm

          Ma che risposta è?
          “Non accetto questa affermazione perchè non corrisponde al vero!” Ci dica perchè secondo lei non risponde al vero, ci dia delle motivazioni che non siano solo dettate dal suo personalissimo gusto, ma che abbiano fondamenti oggettivi.
          Sul fatto che sia una realtà da tenere in considerazione posso esser del tutto con lei, ma solo se si parla in termini economici: è indubbio che il Franciacorta abbia portato denaro, turismo e lavoro, ma questo è un argomento che con la qualità non ha niente a che vedere.

  3. liloni adriano

    dicembre 15, 2010 alle 6:57 pm

    ciao Giovanni, tu mi conosci piu’ come oste pazzo e maledetto che come vinaio. E’ vero …mio nipote grazie a dio sta colmando alcune mie ignoranze, ti diro’ pero’ che nelle degustazioni comparate non solo fra champagne e franciacorta ma fra franciacorta e trentini o piemontesi mi divertirei a rifarla, alla cieca.
    toglimi e lo chiedo a te, una curiosita’, se veramente i franciacorta vogliono staccarsi dai cugini, come tipicita’, perche’ nel nome vogliono ricordarli? sembra una domanda scema, forsoe e dico forse, non lo e’.
    per la tipologia di terreno, bah avrei dei distinguo, fra chi ha i vitigni tre metri sotto la A4 e chi e’ sui pendii sopra monticelli brusati verso il lago d’iseo.puoi darmi tranquillamente dell’enoignorante, ma magari altri neofiti potrebbero capire molte cose basilari. io ad esempio rifuggo dai rossi franciacortini ma non da chardonnay fermi che io percepisco come eccezionali come quello di gigi balestra. grazie per la risposta. ciao

    • Franco Ziliani

      dicembre 15, 2010 alle 7:13 pm

      ti é mai venuto il dubbio che abbiano scelto di chiamare i loro metodo classico Franciacorta, perché così si chiama la zona, Adriano? Ma se si vogliono fare polemiche su queste basi, fragili e inconsistenti, non si va proprio da nessuna parte…
      Comunque ti risponderà Giovanni, se lo riterrà opportuno…

    • Giovanni Arcari

      dicembre 15, 2010 alle 11:54 pm

      Ciao Adri,
      il nome del territorio (inteso come confine geo-politico) è nato ben prima del vino.
      L’origine del termine Franciacorta deriva da “curtes francae”, cioè quelle piccole comunità di monaci benedettini insediate nell’Alto Medioevo in zona collinare vicino al Lago d’Iseo che erano esentate dal pagamento dei dazi, ai Signori e al vescovo, per il trasporto ed il commercio delle loro merci in altri Stati o possedimenti, poiché i frati erano dediti alla bonifica dei territori assegnati e istruivano i contadini alla coltivazione dei campi. Infatti le “curtes” erano i principali centri di commercio dell’epoca.
      Non ha nessun significato diverso da questo, il nome Franciacorta.

      A presto…

      • Adriano Liloni

        dicembre 16, 2010 alle 11:42 am

        rispondo a franco non era polemica, se rileggi non ho proprio polemizzato anzi. ciao.

  4. Gregorio

    dicembre 16, 2010 alle 12:24 pm

    La Franciacorta spumantizzata è nata come imitiazione dello Champagne, basta ipocrisia per piacere

    • Franco Ziliani

      dicembre 16, 2010 alle 12:30 pm

      ipocrisia un fico secco! Comunque se di “imitazione” si deve parlare, si dica che “imitatori” sono anche in Trentino con il Trento Doc, in Oltrepò Pavese, in Alto Adige, per la Doc Alta Langa. E poi in Spagna con il Cava, in Inghilterra con gli sparkling wines prodotti nel Sussex, e poi in California, Australia, Nuova Zelanda, India, con i loro sparkling. Imitatori Carlo Gancia, Giulio Ferrari, il mio omonimo e tutti gli altri…
      Scontato lo scotto di essere stati, per forza di cose, degli imitatori, mi sembra che tutte queste persone abbiano poi realizzato cose di essere ricordate e valutate con rispetto, no?
      Ovviamente Gregorio non sarà d’accordo, ça va sans dire…

      • Gregorio

        dicembre 16, 2010 alle 4:00 pm

        si certo degne di rispetto (più o meno, dipende) ma pur sempre di imitazioni si tratta

        • francesco.piantoni

          dicembre 17, 2010 alle 2:45 pm

          Gregorio, portami tutti i Clos du Mesnil che hai in cantina che li scambiamo con i miei Clos du Autogrill… tanto per restare in tema di A4.

          Il consumatore medio (come me) continuera’ a fare un paragone tra i due prodotti, con buona pace della Franciacorta (che ammetto mi piace) e di tutte le altre zone del mondo in cui si producono “metodo classico”.
          L’idea che non condivido nel bel discorso di Giovanni e’ il tentativo di chiamarsi fuori dalla “competizione”, di voler essere “altro” dallo Champagne e di cercare una propria nicchia al riparo dall’ingombrante cugino francese. La mia insegnante di economia aziendale all’universita’ diceva sempre: attenzione ai prodotti di nicchia, o siete i migliori al mondo, o presto o tardi la nicchia si trasformera’ in un loculo…

          Se penso ai Franciacorta: i vitigni piu’ importanti sono gli stessi (Chardonnay e Pinot Nero), le bolle nascono con il metodo classico sia a Rovato che ad Avize e gli abbinamenti cibo-vino che si possono fare sono identici: per quanto mi sforzi di ricordare nessun sommelier mi ha mai detto qui consiglio Franciacorta, ma non Champagne (o viceversa). Mi sembra che le cose in comune non siano marginali, ma fortemente caratterizzanti. Di piu’: ho la sensazione che certa produzione della Franciacorta sia Francia-oriented (scelta legittima, ci mancherebbe altro), altrimenti non mi spiego i vari Chardonnay e Pinero. Sul primo non ho dubbi: degustato ad ottobre ed il rappresentante e’ stato chiarissimo: il nostro Chardonnay nasce in stile Borgogna. Il Pinero e’ un vino che ho amato molto, sudando ai tempi dell’universita’ per risparmiare quei 65 euro l’anno della bottiglia. Poi da quando vivo in Lussemburgo con 15 eurini in pu’ ho iniziato a bere qualche premier cru di borgogna ed il Pinero diventa un vino minore, che onestamente credo non berro’ piu’, perche’ si sa: la vita e’ corta, i vini tanti e le risorse scarse.

          • Giovanni Arcari

            dicembre 17, 2010 alle 4:47 pm

            Francesco,
            guardi che il mio non è affatto un tentativo di “chiamarsi fuori”, ma quello di farle capire che c’è una sostanziale differenza tra Champagne e Franciacorta, una differenza che va al di là delle similitudini oggettive che ne accomunano le produzioni vinicole. Nessuno vuole essere di nicchia per forza, ma lo sei necessariamente se produci poco, bene e in un territorio piccolo.
            Non sto difendendo la Franciacorta, sto solo dicendo che in male o in bene, sono cose diverse.

          • Gregorio

            dicembre 20, 2010 alle 11:11 am

            Perfettamente d’accordo Francesco, condivido in toto il lucidissimo intervento

    • Giovanni Arcari

      dicembre 16, 2010 alle 1:43 pm

      Sicuramente non abbiamo trovato questa “ricetta” nell’uovo kinder. Il metodo è stato importato e certamente qualcuno ha pensato(e forse lo pensa ancora, nel profondo di se stesso) di voler fare lo “sciampagn italiano”, ma oggi la realtà è un’altra. Lei stesso trova nei vini di Franciacorta caratteristiche che li accomunano, per quanto negative e a mio avviso discutibili. Il sistema territoriale è evidente, che poi a lei i vini non piacciano è un altro discorso, è il suo rispettabilissimo parere.

      • Gregorio

        dicembre 17, 2010 alle 2:48 pm

        perfetto, siamo d’accordo allora!

  5. Gregorio

    dicembre 16, 2010 alle 4:02 pm

    Ah e se in Franciacorta ci fosse il medesimo terroir “marino” e calcareo che c’è in Champagne io berrei Franciacorta volentierissimo

  6. enrico togni viticoltore di montagna

    dicembre 17, 2010 alle 12:51 pm

    se mio nonno pisciava benzina faceva il benzinaio!
    Ma che discorsi sono, cinecittà non è hollywood ma credo che da lì siano usciti films che hanno fatto scuola e storia.
    e meno male che ci si strappa le vesti difronte a vitigni internazionali e alla mancanza di legame col territorio dei vini.
    insomma decidetevi o zuppa o pan bagnato!

    • Gregorio

      dicembre 17, 2010 alle 2:48 pm

      perchè non sono vitigni internazionali quelli usati per lo spumante in Franciacorta?

      • Franco Ziliani

        dicembre 17, 2010 alle 3:04 pm

        sono vitigni internazionali, certo, ma non si tratta di “spumante” bensì di Franciacorta… Tu chiami per caso “vin mousseux” lo Champagne? No di certo. Allora abituati a chiamare il Franciacorta con il suo nome: Franciacorta e basta

        • enrico togni viticoltore di montagna

          dicembre 17, 2010 alle 3:45 pm

          non colgo la provocazione chi ha orecchie per intendere ha inteso.
          facendo l’indiano caro Sig. Gregorio perde di considerazione

          • luigi fracchia

            dicembre 17, 2010 alle 4:47 pm

            Sig Ziliani a lei non va giù che la Franciacorta, l’Alta Langa (che non capisco perchè difenda a spada tratta a fronte di zero qualità espressa),il Trento, l’A.A. siano tecnicamente degli spumanti e si fossilizza sulla questione formale/dialettica e sul fatto che non ama la parola Spumante (per altro molto efficace).
            Però io proverei vergogna nell’accomunare Champagne a Franciacorta anche solo come concetto territoriale. Non parliamo di Alta Langa la più inutile Docg d’Italia che non esprime e non esprimerà mai un territorio.
            all’estero poi Franciacorta e alito di passero.
            Luigi

  7. Franco Ziliani

    dicembre 17, 2010 alle 5:09 pm

    non é solo una questione formale/dialettica il mio rifiuto, che ho motivato in più di un intervento del termine “spumante” per definire i metodo classico italiani che contano su apposite denominazioni d’origine. E’ una questione di sostanza. Quanto alla poca rilevanza all’estero di Franciacorta, TrentoDoc, ecc, concordo con lei, ma io credo che abbia più senso puntare per queste bollicine nobili sul mercato interno e farle conoscere maggiormente. Anche l’Alta Langa, su cui non condivido affatto il suo giudizio senza appello e sbrigativo

    • francesco.piantoni

      dicembre 17, 2010 alle 6:38 pm

      @Giovanni, per un motivo che ignoro non riesco a rispondere sotto il tuo commento. Quando dici che “in male o in bene, sono cose diverse” mi stupisci: io tutte queste differenze non le vedo, ma ammetto la mia ignoranza (non assaggio quanto te, ne’ ho la tua competenza). Sono pero’ curioso: riusciamo nel medio periodo ad organizzare una degustazione in cui vediamo per bene le differenze? Poi, stanchi e provati, facciamo pace ad un tavolo del nuovo Due Colombe… se ti va ti contatto sul tuo blog.

      • Giovanni Arcari

        dicembre 17, 2010 alle 7:17 pm

        Scritto con l’iniziale maiuscola era riferita ai territori, alle differenze tra l’uno e l’altro che conseguentemente determinano differenze anche nei vini.
        Sono disponibile per la degustazione. Magari a gennaio…

  8. enrico togni viticoltore di montagna

    dicembre 17, 2010 alle 6:25 pm

    ma scusate, che senso ha fare paragoni con zone che vantano una storia e conseguentemente un’esperienza maggiore.
    “all’estero poi Franciacorta e alito di passero.”, ma che frase è?
    se la situazione è questa perchè non fare sistema e far conoscere quella franciacorta che fa cose notevoli, lo stesso dicasi per trento, alta langa, etc. ( ed esistono)
    solo così le aziende serie possono crescere e con loro i territori.
    Credo che ci sia bisogno di essere un pò più campanilisti.
    poi ci si lamenta se il mondo del vino si limita ad essere solo brunello, chianti, barolo, champagne,e bordeaux.

    • Franco Ziliani

      dicembre 17, 2010 alle 6:47 pm

      ha ragione Enrico, questo é lo spirito di Lemillebolleblog! Quanto alla frase sull’alito di passero é una frase che lascia assolutamente il tempo che trova..

      • luigi fracchia

        dicembre 19, 2010 alle 12:27 pm

        come sempre processate le parole mai i fatti che sottostanno, vi seccate con me se parlo di alito di passero. Però ogni qualvolta mi presentano la carta dei vini all’estero, mi viene da piangere per l’assoluta latitanza dei vini italiani fermi (con esclusione delle nobili corazzate toscane) e l’esclusione per lo più totale dei vini Spumanti di qualsivoglia zona.
        quindi certe volte provo fatica nel vivisezionare un territorio, esaltare o mortificare un produttore se poi tutte queste parole non producono niente se non aliti fugaci e incosistenti di passero.
        i vini andrebbero promossi sopratutto all’estero (a fronte di un oggettiva qualità degli stessi che io non ho mai assolutamente negato).
        perchè se si parla di mercati nuovi c’è ancora molto da fare nei vecchi visto che a Londra ad es. l’Italia vinicola è scarsamente rappresentata e quindi potrebbe avere percentuali di mercato ancora disponibili cavalcando la cucina italiana ora ritornata di moda.
        E noi ci accapigliamo per mettere i puntini sulle i.
        Io come voi amo il mio paese, ma amarlo vuol dire non tacergli che è sul letto di morte.
        luigi

  9. luigi fracchia

    dicembre 19, 2010 alle 12:52 pm

    Se lei va su http://www.champagnesdevignerons.com e a caso seleziona i produttori che hanno anche un listino per vendita a mezzo corriere vedrà che il prezzo medio si aggira sui 13/14/15 euro con puntate sui 20 per produttori bio o di maggior blasone.
    luigi
    p.s. Ho il sospetto che per lei la verità sia solo la sua verità e cerchi di sminuire gli altri punti di vista.

    • Gregorio

      dicembre 20, 2010 alle 11:15 am

      esatto Luigi, ci sono decine di vigneron che vendono i loro Champagne a prezzo assolutamente commovente a fronte di un’ottima qualità, altro che Franciacorta (almeno costasse poco qualche bottiglia di Franciacorta si sarebbi magari anche invogliati raramente a berla ma così….)

      • Franco Ziliani

        dicembre 20, 2010 alle 11:26 am

        appunto, come scrive lei Gregorio, “si sarebbi”..
        Domanda: ma lo sa Domenico Avolio che lei con questo continuo e reiterato sostegno, cerca di accreditarsi come il vero “uomo Champagne” in Italia? Quasi quasi lo avviso di stare attento alla poltrona…

        • Gregorio

          dicembre 20, 2010 alle 12:07 pm

          argh, il si sarebbi in effetti è tragico, di fantozziana memoria, chiedo venia!

          riguardo il fatto di accreditarmi come il vero uomo Champagne in Italia lo sa che potrei anche pensarci sul serio?

          • Franco Ziliani

            dicembre 20, 2010 alle 12:09 pm

            ah, perché non lo sta già abbondantemente facendo? 🙂

          • francesco.piantoni

            dicembre 20, 2010 alle 1:42 pm

            Per me gia’ lo e’! Grande Greg!

  10. Gregorio

    dicembre 20, 2010 alle 11:17 am

    date un’occhiata se avete voglia al listino di questa nota enoteca di Epernay e poi ditemi perchè dovrei comprare Franciacorta…
    http://www.c-comme.fr/

  11. enrico togni viticoltore di montagna

    dicembre 20, 2010 alle 12:33 pm

    perchè è Franciacorta, Brescia, Lombardia, Italia.
    Poi ci si scandalizza se la Fiat va a costruire le auto in Polonia, la mano d’opera costa meno là che qui, no?!
    Di Franciacorta buoni ed al prezzo giusto ce ne sono, basterebbe essere un pò più umili ed andare a cercarli, magari fuori dai mercati comuni, magari dai produttori, magari!

    • Franco Ziliani

      dicembre 20, 2010 alle 12:36 pm

      ha perfettamente ragione Enrico, ma questa musica Gregorio non la vuole assolutamente sentire. Per lui, monotematico, esiste solo lo Champagne…

    • Gregorio

      dicembre 20, 2010 alle 1:04 pm

      ah ok l’ho detto più volte, Franco lo sa, se devo comprare Franciacorta per campanilismo e per difendere il made in italy è un ragionamento che posso anche capire, altri motivi però non ce ne sono proprio

      • Franco Ziliani

        dicembre 20, 2010 alle 1:08 pm

        Gregorio, il suo pensiero é chiarissimo, non serve che continui a ribadirlo, in maniera insistente e noiosa, in ogni momento

        • Gregorio

          dicembre 20, 2010 alle 1:10 pm

          beh mi sembrava che Enrico Togni non sapesse che posso anche essere d’accordo, come ribadito più volte, o meglio posso comprendere il discorso della difesa del Made in Italy come unico punto a favore dell’acquisto di un Franciacorta

          • Franco Ziliani

            dicembre 20, 2010 alle 1:17 pm

            non é ovviamente l’unico motivo e Gregorio, che prova a ciurlare nel manico e gigioneggiare, lo sa bene. Ce ne faremo una ragione, se la faranno soprattutto i consumatori italiani – ovviamente non tutti dotati di un palato sopraffino come quello di Gregorio – che continuano ad acquistare e bere Franciacorta (oltre gli altri metodo classico a denominazione d’origine) non avendo capito che così facendo si limitano ad aiutare un prodotto italiano e non, come erroneamente pensano, a premiare una qualità ampiamente riconosciuta. Ed innegabile, a meno che non si voglia fare i bastian contrari (ormai un po’ prevedibili) come Gregorio…

  12. Gregorio

    dicembre 20, 2010 alle 1:05 pm

    ah e guardi che io sono umilissimo, non si preoccupi, infatto compro spesso Champagne a 12/13/14/15 Euro (anche millesimati), mi dica a quel prezzo dove trovo Franciacorta altrettanto buoni, grazie, attendo nomi

    • Matteo

      febbraio 1, 2011 alle 7:05 pm

      Basterebbe iniziare a guardarsi in giro e non fossilizzarsi sui soliti 4 o 5 nomi che tutti conoscono… e pensare che la Franciacorta finisca lì. E glielo dice un piccolissimo produttore di Franciacorta che annualmente al VinItaly si trova lo stand del solito nome in faccia e sente i soliti commenti “andiamo lì che fanno il Franciacorta più buono…”. solo la curiosità ti potrà portare a scoprire cose nuove. E le assicuro che girando per le cantine troverà prodotti assai validi a prezzi molto onesti. Sono il primo ad accusare certi ristoratori od enotecari dei prezzi che applicano: che poi non si lamentino del fatto che non vendono vino.

  13. Gregorio

    dicembre 20, 2010 alle 1:26 pm

    Franco ma cosa c’entra il discorso di fare il bastiano contrario?? A Barolo e Brunello, ad esempio, riconosco senza problemi altissime qualità e levatura mondiale alla pari con i più grandi. Sarei contrario a cosa poi? Non ho interessi economici in Champagne nè antipatie per la provincia di Brescia, dico solo quello che penso tutto qui.

    • Franco Ziliani

      dicembre 20, 2010 alle 1:28 pm

      solo che l’hai detto ridetto e stradetto, può bastare, no?

  14. francesco.piantoni

    dicembre 20, 2010 alle 7:01 pm

    Pensando a qualche nome, ne faccio due, sperando se ne possano aggiungere altri:
    Arici e Faccoli. I vostri?

  15. Luigi Fracchia

    dicembre 20, 2010 alle 10:02 pm

    Faccoli era l’oggetto del post che Il sig. Ziliani ha citato come pietra dello scandalo sul mio blog http://www.gliamicidelbar.blogspot.com “Anche i costi (dei vini dei Faccoli) sono molto poco Franciacorta (che ormai mediamente costano assai più dello Champagne di piccoli/medi produttori, con lo stesso valore ?)”.
    Arici non lo conosco, cercherò.
    Capisco che il dibattito qui è sulla Franciacorta ma spulciando i miei libelli ho trovato che Alta Langa nasce come progetto nel 1989 (da sette spumantieri industriali)
    parte nel 1990, la prima vendemmia è del 1994 e la doc diviene operativa nel 2004.
    Si può parlare di tradizione spumantiera e di vigneti coevoluti con il territorio?
    Io credo che questa sia frode in commercio.
    Furbo chi fà, Babbo chi compra e si sà che i miei compaesani piemontesi sono sciovinisti, per cui una parte di mercato c’è l’hai in sacchetta.
    Non capisco che ci guadagna il sig. Ziliani ?
    luigi

    • Franco Ziliani

      dicembre 20, 2010 alle 10:31 pm

      egregio Signore, lei può avere tutte le idee che vuole, ma non può affatto – e pertanto la diffido dal farlo nuovamente in futuro: se lo farà i suoi eccessi verranno immediatamente cassati – permettersi di parlare, riferendosi all’Alta Langa, di “frode in commercio”. Perché si tratta di un’affermazione ai limiti della diffamazione. Inoltre non può permettersi, come ha fatto, di alludere ad un “guadagno” da parte mia, perché ho scritto, oltre che di TrentoDoc, Franciacorta Docg, Alto Adige Doc, ecc, anche di Alta Langa. Il mio “guadagno” é provare, nonostante qualche lettore dagli atteggiamenti provocatori, a realizzare un blog dove si favorisca una migliore cultura e immagine dei metodo classico a denominazione d’origine italiani. Tutto qui se lo metta in testa Signor Fracchia ed eviti assurde e offensive illazioni

  16. Luigi Fracchia

    dicembre 21, 2010 alle 8:18 am

    sig Ziliani è la sua strenua e pervicace difesa che stimola la provocazione, l’assenza di umorismo e senso della frase poi ghiaccia ogni rapporto che non sia conflittuale.
    Inoltre lei tende sempre a rinfocolare invece di ammettere i suoi eccessi (come quello di espormi al pubblico ludibrio e per quel fatto la intimo di non avere più comportamenti ai limiti della diffamazione nei miei confronti).
    Sulle tematiche agronomiche riguardanti il fatto che gli spumantieri usano viti e vigneti giovanissimi e inventati tout court per produrre e vendere (sostenuti dall’immotivato ricarico dei prezzi dello Champagne da parte dello stato prima e dagli importatori adesso che spesso sono gli stessi spumantieri nostrani!) di questo, appunto, non dà risposta.
    Ammetto di essere stato ai limiti dicendo della “frode in commercio” e però sostengo con forza che tanti prodotti di ottima qualità non si fregiano con le doc o docg (sopratutto in piemonte) nate per le grandi industrie spumantiere e quindi assai lontane dalle piccole realtà che fanno del piemonte una eccellenza vitivinicola.
    luigi

    • Franco Ziliani

      dicembre 21, 2010 alle 10:28 am

      faccia una bella cosa: vada a postare i suoi commenti altrove…

  17. Luigi Fracchia

    dicembre 21, 2010 alle 1:30 pm

    Se mi conoscesse de visu vedrebbe che sono tutt’altro che un provocatore.
    la distanza e le parole scritte talvolta falsano la verità (o l’interpretazione che sen dà di essa), comunque i suoi blog sono molto interessanti e il fatto che stimolino delle accese discussioni (ammetto talvolta un po’ sterili come oramai questa) è un dato significativo e positivo.
    luigi

    • Franco Ziliani

      dicembre 21, 2010 alle 1:38 pm

      la sterilità di questa discussione non é causa mia. E poi si metta d’accordo con se stesso visto che qui si rivolge a me gentilmente, però dopo aver scritto “lei tende sempre a rinfocolare invece di ammettere i suoi eccessi (come quello di espormi al pubblico ludibrio e per quel fatto la intimo di non avere più comportamenti ai limiti della diffamazione nei miei confronti)” ed essersi permesso di fare questa domanda: “Non capisco che ci guadagna il sig. Ziliani ?”. E con questo chiudo, non avendo, evidentemente, molte cose da dirci o parlando lingue diverse

  18. Luigi Fracchia

    dicembre 21, 2010 alle 3:07 pm

    Io mi sono sempre rivolto gentilmente a lei ma sostengo delle tesi diverse dalle sue che hanno il diritto sacrosanto di esistere.
    Sig Ziliani sono molto deluso dalla piega che ha preso la situazione, forse, non riesco a spiegarmi, la sterilità risiede nell’irrigidimento delle posizioni, nessuno dei due cede un millimetro anche se in cuor suo sà di sbagliare. Non è lei la causa della sterilità, prende ogni parola come una offesa diretta nei suoi confronti.
    luigi
    ps
    perchè nega che ha pubblicato il testo del mio blog apposta per espormi al fuoco di fila; sostenendo anzi che l’aggressivo sarei io dopo che lei mi ha attaccato duramente con quel gesto.
    Il mio blog, come il suo, è pubblico e io sono abituato a prendermi la responsabilità di ciò che scrivo e penso anche se lei sostiene che io scrivo cose che non corrispondono a verità.

    • Franco Ziliani

      dicembre 21, 2010 alle 3:10 pm

      le ripeto il consiglio già dato: faccia una bella cosa: vada a postare i suoi commenti altrove…
      Auf wiedersehen e Buon Natale
      p.s. io in cuor mio penso di aver ragione

  19. Marcello

    dicembre 27, 2010 alle 12:31 pm

    Ma pensa che accese discussioni può generare il Franciacorta. Non me lo sarei aspettato. Ho letto velocemente e col sorriso sulle labbra questa carrellata di opinioni. La mia – che cerco di esprimere ad ogni serata, ad ogni degustazione, durante ogni visita in cantina – è che la differenza di stile e caratteristiche tra Franciacorta e Champagne sia innegabile. Sappiamo perfettamente che ciò dipende da moltissime ragioni, alcune da voi citate (ed io aggiungo – oltre all’età media delle vigne – “provate ad assaggiare uno Champagne ed un Franciacorta prima e dopo il dosaggio ed avremo uno spunto di discussione in più”). Ma in fondo, chissenfrega delle ragioni! ciò che conta analizzare (per il consumatore) sono le differenze e ciò che esse comportano. Personalmente del Franciacorta amo il maggior frutto e la sua “trasparenza” rispetto allo Champagne (bevo Chardonnay e ne percepisco le caratteristiche). Apprezzo infine la sua acidità meno invasiva. Sono queste due caratteristiche che lo rendono ai miei occhi – o meglio alla mia bocca – molto più “bevibile” e piacevole, soprattutto come vino da pasto. Se queste sono le nostre caratteristiche, è su queste che dobbiamo insistere. Che, diversamente da me, Luigi o Gregorio preferiscano la struttura (rinnovo l’invito all’assaggio pre e post dosaggio) e l’acidità dello Champagne, mi sembra cosa sacrosanta. Conforta però leggere di degustazioni effettuate da panel internazionali in cui spesso e volentieri c.d. esperti mettono diversi Champagne (anche blasonati) dietro agli sconosciuti Franciacorta. Riuscire ad uscire dai propri schemi mentali è una delle operazioni più complesse in assoluto. 300 anni di storia hanno reso inevitabilmente lo Champagne termine di paragone, ma ciò non deve impedire di riconoscere (e poi apprezzare o meno) le differenze, nè deve portarci all’assurda affermazione che tutto ciò che è arrivato dopo sia semplicemente un’imitazione. Se non esistessero gli “imitatori” quanto arretrato sarebbe oggi questo nostro mondo …

  20. luigi fracchia

    dicembre 28, 2010 alle 10:03 am

    Caro Marcello,
    io ho provocato solo per mettere un po’ di sale ad una discussione che poteva scivolare verso una sterile deriva campanilistica. In realtà non sono un amante incondizionato degli champagne, alla champagne tributo comunque una innegabile primogenitura agronomica (prima che enologica)che ci regala vini (anche non dosati)a base di Pinot Meunier e Noir che sono semplicemente inarrivabili (anche se amo i blanc de noir dell’o.p.pavese)con due piani di percezione organolettica paralleli e embricati: di morbidezze (poche) e durezze (mai eccessive.
    Mi senbra ingiusto dire che lo champagne sia “corretto” con la Liquer d’expedition, infatti negli ultimi tempi sono tanti i produttori che puntano (come i migliori franciacortini e non solo) alla drastica riduzione del dosaggio. Alcuni champagne poco dosati e senza malolattica svolta sono come dici tu un po’corrosivi (ho bevuto ieri un blanc de blancs, grand cru, extra brut, no malolattica, di j.l.vergnon con acidità importante, comunque ottimo su una trota affumicata con scorzette di arancia).
    Non sono d’accordo inoltre sul fatto che non si senta lo chardonnay, si sente un’altro chardonnay quello della champagne che ha profili di maturazione diversi e profili organolettici diversi; è forse acido (malico un po’ esuberante)ma non sviluppa l’amarognolo tipico di F.c. e o.p.p.e si esalta con la mineralità e l’agrumato d’arancia amara.
    Comunque io bevo alternando italia a francia, l’unica delusione sono stati i cava.
    luigi

    • Franco Ziliani

      dicembre 28, 2010 alle 10:17 am

      questa mi sembra una riflessione intelligente e pienamente condivisibile, Luigi! Una cosa ci tengo a precisare: non v’era alcun disegno “campanilistico” nel mio post

  21. mario falcetti

    ottobre 23, 2015 alle 5:54 pm

    ho cercato di leggere il blog e francamente mi sono perso. giovanni ha argomentato una riflessione profonda che condivido perché è mia da sempre. ma come spesso accade anche il tentativo di “volare alto” viene ridotto a sterile polemica. questo vs quello, più buono o meno buono, e altre vane parole. io credo che ogni buon produttore sia consapevole di cosa racchiuda la sua bottiglia, sappia a che distanza si collochi dal riferimento che ha in testa, sappia quali sono le motivazioni che lo spingono a leggere ed interpretare le vendemmie. il resto è rumore che inquina il vino più della A4, della A22 e di un aeroporto e dissipa territorio più della cementificazione selvaggia. levo il mio calice e ciascuno lo riempia come meglio crede, ma con il rispetto che si deve a chi il vino lo ha pensato, creato, accudito e condiviso.

Lascia un commento

Connect with Facebook