Brut Riserva Nobile 2006 D’Araprì

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Bombino bianco

Giudizio:
8


Non cercatela, la Puglia, nella mappa delle zone vinicole italiane che vantano una produzione di metodo classico. Terra da rossi per antonomasia, ma capace oggi anche di esprimersi con personalità sui bianchi, non la troverete la terra dei trulli, dei taralli e delle orecchiette, in questa mappa concentrata in larga parte al nord.
Eppure anche se di una tradizione “spumantistica” pugliese non si può parlare, in terra di Puglia metodo classico d’indubbia qualità si producono. E non da oggi, ma dal 1979…
Tutto merito di tre amici, Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, che oltre a dilettarsi di musica, di jazz soprattutto, illo tempore, oltre trent’anni orsono, scoprirono di avere un’altra passione comune. Il vino e soprattutto quello con le… bollicine.
Il risultato, dalle iniziali dei cognomi dei tre, D’Araprì, l’unica cantina interamente dedicata alla produzione di metodo classico che si trova non solo in Puglia, in quel borgo dall’antica vocazione enoica che è San Severo in provincia di Foggia, nel cuore della Daunia, ma di tutto il Sud. Un’aziendina seria, con una cantina posta proprio nel centro storico, che ha ormai raggiunto la ragguardevole quota produttiva di circa 70 mila bottiglie, pur mantenendo un carattere artigianale, che, amano sottolineare, “garantisce l’alta qualità dei prodotti”.
Molto particolari le bollicine di casa D’Araprì (che qualcosa di francese hanno, perché Rapini, come fa capire il suo nome, Louis, è francese di nascita) soprattutto per la scelta, che definirei fondante, di rinunciare all’impiego dello Chardonnay, per puntare invece, allevati su tereni di natura argilloso-calcarea con colore tendente al grigio-gialliccio, costituiti mediamente dal 30% di sabbia, 24% di limo e 46% di argilla, ben dotati di calcare e sostanza organica e di una elevata capacità idrica, sull’uva identitaria del territorio dauno: il Bombino bianco.
Un vitigno, secondo la leggenda, arrivato qui dall’Oriente, portato, si dice, nientemeno che da un Templare di ritorno dalle Crociate. E insieme al Bombino, con la sua acidità naturale e la sua finezza, un po’ meno la carica aromatica, che è abbastanza neutra, un’altra uva da lunghissimo tempo presente nel territorio, il Montepulciano.
L’unica concessione alla formula classica, un po’ di Pinot nero, utilizzato nel Rosé e nel Pas Dosé. 24 mesi come periodo di affinamento minimo sui lieviti, la liqueur utilizzata poco, proprio quando non se ne può fare a meno, ma servendosi solo di uno sciroppo composto di vino, lieviti selezionati e zucchero di canna, ed il risultati, favoriti anche dal fatto che nella loro zona le uve maturano lentamente, senza sbalzi improvvisi, senza perdita di acidità e dispersione degli aromi, sono anno dopo anno sempre più convincenti. Merito anche di una tecnica di cantina che fa sì che in inverno vengano valutate le caratteristiche dei vini ottenuti da Bombino Bianco, Pinot Nero e Montepulciano e si decide in quali proporzioni si uniranno tra loro per ottenere una cuvée il più possibile equilibrata ed originale, che rappresenti lo “stile” della Casa.
Numerose (forse un po’ troppo) le cuvée proposte oggi da D’Araprì, con una mia particolare predilezione per due prodotti, il Pas Dosè, dove il Bombino bianco si accompagna ad una quota di Pinot nero e la Riserva Nobile, dove è il Bombino ad esprimersi da solo.
Il Pas Dosè, un 40% di uva borgonona, mi piace per il suo naso secco, deciso, di buona fragranza aromatica, che ricorda la salvia e gli agrumi, oltre a note di lieviti e crosta di pane, ed un gusto molto vivo, “croccante”, sapido, di buona ampiezza e consistenza, con un’acidità decisa e mordente che rende il vino veramente facile da bere. Soprattutto su antipasti e preparazioni a base di pesce e carni bianche.
Ancora meglio, però, il Brut Riserva Nobile, che ho degustato nella versione dell’annata 2006 con sboccatura 2010. Bombino 100%, da un vigneto di 27 anni, 48 mesi di permanenza sui lieviti, fermentazione del vino in tonneau, una resa per ettaro contenuta in 100 quintali, anche se con tre chilogrammi di uva per ceppo, lo definirei un metodo classico non da aperitivo ma “gastronomico”, che offre il suo meglio negli abbinamenti a tavola, soprattutto su piatti di pesce in preparazioni anche impegnative.
Una bottiglia, questa, premiata come Vino Slow sulla prima edizione della nuova guida Slow Wine, e definita “bollicina elegante e raffinata”, che mi è piaciuta per il suo perlage fine, continuo ed “esuberante”, per il naso ricco, complesso, con note di fiori secchi, cioccolato bianco, alloro, salvia, agrumi, di pan brioche, e poi per una bocca sorprendentemente piena, ben sostenuta, ricca, decisamente larga e succosa, con un bel frutto in evidenza, eppure scattante, con tensione e dinamismo, grazie ad un’acidità nervosa, ad una bella vena minerale e sapida che dà verticalità e scatto al vino.
Gran bel bicchiere e davvero la conferma che D’Araprì è una piccola realtà importante. Anche questa, amici miei, è la Puglia del vino di oggi… (prezzo intorno ai 20 euro in enoteca)

D’Araprì
via Zannotti 30 San Severo FG
Sito Internet:
http://www.darapri.it/

2 commenti

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2 commenti

  1. Pingback: Incontro nazionale sulla spumantizzazione delle uve pugliesi l’1 febbraio a Taranto | Il Prosecco

  2. antonio delicato

    novembre 15, 2013 alle 6:13 pm

    sono di Ferrara,dove posso trovare i vs vini
    a Ferrara o nel posto più vicino?
    Grazie per una cortese risposta
    A.Delicato

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