Ma dove sta scritto che la Franciacorta “sfiderebbe” la Champagne? Blog-discussioni

Voleva essere un semplice post “traino”, l’invito a visitare questo nuovo blog, il post, che potere leggere qui, pubblicato sul mio ormai classico (quattro anni di storia) blog Vino al Vino.
Invece,  soprattutto grazie ad un interlocutore diciamo così un po’ “incontrollabile” e dalle convinzioni tutte sue, Gregorio, questo post è diventata una vivace discussione, anche se in qualche punto ha il carattere di un semplice batti e ribatti – Gregorio che le “spara” e io che cerco di richiamarlo all’evidenza, su una delle zone di produzione più classiche ormai, anche se con solo cinquant’anni di storia, del panorama variegato del metodo classico italiano, la Franciacorta.
E di fronte ad una “sparata” del genere lanciata da Gregorio, “a me pare che siano proprio i Franciacortini a voler “sfidare gli Champagne” visto che hanno cercato di copiare tutto a partire dai vitigni (ok ok hanno anche il pinot bianco….), al packaging, ai prezzi di certe supercuvée”, ho dovuto replicare e richiamare il mio interlocutore ai numeri, che parlano di dieci milioni di bottiglie circa per la Franciacorta e di oltre trecento milioni e rotti per la Champagne.

Ma dove sta scritto che la Franciacorta vorrebbe “sfidare” la Champagne, quando invece sono zone per storia, tradizioni, dimensioni, caratteristiche, del tutto diverse?
Una cosa è sicuramente simile tra queste due zone, l’ispirazione, che porta a scrivere sul sito Internet del Comité interprofessionnel du vin de Champagne che “rassemble les Vignerons et Maisons de Champagne”, ovvero comprende i vignaioli e le case produttrici di Champagne, e sul sito Internet del Consorzio Franciacorta, che “al Consorzio aderiscono le tre categorie professionali dei viticoltori, vinificatori e imbottigliatori che sono interessati alla filiera produttiva delle denominazioni Franciacorta Docg, Curtefranca Doc e Sebino Igt”.
Avrà da dire, il buon Gregorio, anche su questa innegabile similitudine?

52 commenti

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52 commenti

  1. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 4:17 pm

    Troppa grazia Franco non merito tutta questa attenzione!!!!

    Comunque voglio solo dire, anche qui, che di Franciacorta ne ho bevuti assai, come ben sai, e li trovo, tranne rarissime eccezioni che ho elencato di la, tutti costosi ed assolutamente insignificanti.

    Ve li lascio molto volentieri quando, ripeto, a 15/20 Euro posso bermi uno splendido Champagne di un piccolo recoltant

    E non prendo neanche in considerazione il Base di Mumm, Moet, Piper o altri che considero bevande alcooliche da GDO

  2. Giovanni Arcari

    dicembre 10, 2010 alle 4:29 pm

    Riprendo qui con Gregorio.
    Non mi interessa cosa lei ha assaggiato o per chi tifava in passato. Se vuole conoscere un territorio e se dichiara di conoscere il vino sa benissimo che non può aggrapparsi a “ho assaggiato in passato, ecc”. Ogni anno il vino cambia per il clima e perché il contadino lungimirante si evolve, come nella teoria di Darwin.

  3. Lucia Barzanò

    dicembre 10, 2010 alle 4:44 pm

    Buongiorno Franco e buongiorno a tutti voi.

    Ho seguito tutta la discussione “di là” e non riesco a trattenermi, mi è impossibile subire in silenzio.

    Leggere queste sentenze senza appello contro la Franciacorta mi fa proprio male.

    E non sto a fare il discorso del produttore che mette tutta la sua vita in questo lavoro, so che non giustifica nulla; anche se per me conta eccome: è LA MIA VITA!

    Penso che la Franciacorta stia negli ultimi anni trovando proprio nelle differenze fra i diversi territori al proprio interno e fra le differenti interpretazioni dei singoli produttori la sua migliore espressione e credibilità.

    Forse la nostra esperienza è ancora poca, certo lo è rispetto ai cugini francesi, ma ritengo si siano fatti enormi passi avanti in tal senso.

    E ribadisco che non è certo nostra intenzione scimmiottare nessuno, anzi rivendichiamo con determinazione la nostra identità, fatta di territorio, persone, uve e metodo produttivo.

    Già lo scorso anno in questo periodo (sarà lo spirito Natalizio?), avevo proposto a Franco Ziliani in un commento ad una discussione simile su “vino al vino” di organizzare una degustazione alla cieca.
    Lo so, sarà l’ennesima del genere, ma penso che possa aiutare a capire.

  4. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 4:48 pm

    Benissimo Giovanni guardi però che non si tratta affatto di tifo e mi capita spesso anche oggi magari a pranzi di lavoro e non solo (anche in serate con gli amici forumisti del Gambero) di bere Franciacorta, non è che lo sputo ci mancherebbe altro, lo bevo ma mi dice davvero poco. Non è per cattiveria, mi creda, sarà un mio limite. Ripeto salvo Gianluigi Balestra de il Pendio, Andrea Arici (bottiglie un po’ altalenanti però), Cavalleri e Faccoli e qualcosa di Uberti, sono prodotti però che se capita bevo ma non compro, preferisco rivolgere altrove i miei risparmi, tutto qui.

    • Giovanni Arcari

      dicembre 10, 2010 alle 7:54 pm

      Rimane un suo parere relativo al prodotto Franciacorta che accetto e considero un punto di vista come un altro. Nulla di “querelabile”.

  5. Filippo (pippuz)

    dicembre 10, 2010 alle 4:50 pm

    Scusi se mi intrometto Giovanni, ma come aveva chiesto Gregorio di là, io vorrei vedere una lista di prodotti franciacortini che vale la pena di acquistare e con un rapporto qualità prezzo paragonabile allo Champagne. Perchè se come scrive Ziliani si stanno paragonando 300 milioni di bottiglie con 250 anni di storia versus 10 milioni con 50 anni, allora bisogna capire di quello di cui si sta parlando. Perchè i 250 anni di storia e soprattutto di esperienza (lasciamo perdere per un attimo il terroir) si pagano. Altrimenti si torna al discorso Monfortino VS Barolo sconosciuto che esce con 2006 come prima annata a 300 € a bottiglia.

    • Giovanni Arcari

      dicembre 10, 2010 alle 7:56 pm

      Cosa le do, una lista di aziende della Franciacorta, quando io ne coordino alcune? Venga in Franciacorta.
      P.S. Guardi che il paragone tra Champagne e Franciacorta non l’ho fatto io.

  6. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 4:50 pm

    Domani sera a cena con amici non enostrippati ad esempio berrò, il brut BdB di Vezzoli che mi è stato regalato da un fornitore di lavoro, giusto per divertirmi un po’ le berrò di fianco ad un BdB di pari prezzo di un piccolo recoltant
    Non ho ancora perso il gusto della scoperta e del confronto mi creda

  7. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 4:58 pm

    Mi piacerebbe sapere, senza polemica, dvvero, quali Champagne di recoltant ha assaggiato

    • Giovanni Arcari

      dicembre 10, 2010 alle 8:03 pm

      Guardi, negli ultimi dodici anni la mia vita è dedicata a questa tipologia di vini(parlo del metodo) degustiamo in team (spesso con analisi al seguito per capire di più) più di 4000 vini l’anno e per il 70% sono metodo classico. Di quel 70 la maggior parte sono logicamente francesi e nel 90% dei casi rm. Questo, oltre a bottiglie alle cene e alle degustazioni con amici. Rinnovo il mio invito anche qui.

      • Gregorio

        dicembre 10, 2010 alle 9:19 pm

        4000 vini l’anno?? alla faccia, i miei complimenti!!

        • Giovanni Arcari

          dicembre 11, 2010 alle 3:59 pm

          è quello che faccio nella vita. non è che di giorno faccio il fabbro producendo spade da battere a testate sull’incudine.

          • Gregori

            dicembre 11, 2010 alle 6:41 pm

            per carità nessuno pensava facesse il fabbro, mestiere rispettabilissimo peraltro quanto chi assaggia per guadagnarsi da vivere 4000 vini l’anno

  8. Mario Crosta

    dicembre 10, 2010 alle 5:18 pm

    Meriti attenzione, Gremul. Lo sai. Lasciatelo dire.
    Non interverro’ spesso, anche se vi leggo attentamente tutti quanti perche’ a me manca poco ai sessanta, ne ho viste tante, troppe, mentre tu sei ancora agli albori della vita coi tuoi splendidi …enta e una famiglia ancora da sviluppare. Buon sangue non mente, se crescerete poi tutti a Champagne sara’ ancora meglio!
    Ma proprio perche’ la differenza d’eta’ vuol dire qualcosa, posso assicurarvi che nel corso della vita non cambiano soltanto i vini, ma anche i gusti. Fino a prima della vendemmia 1964 pochissimi al mondo avrebbero scommesso un soldo bucato sul successo che in seguito invece avrebbe sempre piu’ riscosso il Brunello di Montalcino. E fino al 1978 chi conosceva il Sagrantino di Montefalco? Ed oggi che ci sono in circolazione all’estero a 7 euro sullo scaffale dei barolo (questi si con la b minuscola) a dir poco sconcertanti siamo sicuri che nessuno preveda una prossima debacle di questo re dei vini?
    Ho avuto i miei periodi gustativi esattamente come ce li hai avuti e ce ne avrai tu, Gremul, passando dai nebbioli del Nord (Gattinara, Ghemme, Carema, Lessona, Valtellina Superiore) agli Oltrepo, poi ai grandi di Toscana, poi ai Valpolicella, poi ad altri gioiellini, ma con l’unica fissa per il Barbaresco, l’unico che mi abbia sempre accompagnato e fatto da riferimento per tutta la vita mentre tutto il resto delle preferenze variava.
    Tu sei un superbo pointer di razza, cerchi in continuazione, ed e’ questo che di te mi e’ sempre piaciuto, non le sentenze che rilasci e che sono dovute al momento, quindi al particolare gusto, che stai attraversando e che potranno cambiare nei decenni a venire, come sono cambiate le mie.
    In Franciacorta lo sanno benissimo che devono competere in qualita’, migliorarsi molto, per eccellere. Non saremo certo noi a dirgli che sono gia’ al top perche’ non e’ vero, neanche quei bravi produttori (quasi tutti industriali del milanese e del bresciano con la predilezione del vino) ci crederebbero. Infatti si rimboccano le maniche e in pochi decenni hanno gia’ fatto passi da gigante in vigna, in selezione, in normativa, in esperienza, in livello qualitativo, ma tanti ancora ne devono fare. Il territorio ha circa una settantina di terroir diversi, non e’ un unico terroir, e questo e’ un dato del 1993, frutto di una ricerca seria. Spazio dunque per fare prodotti eccellenti ce n’e’ (su 10 milioni di bottiglie attuali).
    In Champagne se vai a leggere le ultime notizie, vogliono allargare la zona a terreni che per quasi due secoli non erano stati riconosciuti adatti, solo perche’ la domanda e’ enorme e non bastano gli oltre 300 milioni di bottiglie, trenta volte tanto. Il che significa che cominceremo a trovare sul mercato anche degli Champagne a prezzi molto bassi, che saranno inferiori a molti Cava e a tutti i Franciacorta.
    Questo nuovo blog di Franco si e’ inserito apposta in questo momento, percio’ pregherei veramente tutti di restare a discutere, anche prodotto per prodotto, dei metodo classico, proprio perche’ questo blog diventi un punto di riferimento specifico in questo momento importante, di svolta, nel panorama della tipologia metodo classico.
    Pero’, Franco, Vinoalvino e’ piu’ veloce. Di la’ si ha un colloquio di livello quasi “telefonico”. Fai qualcosa anche qua. Metti una colonna con gli ultimi 10 (non solo 5) commenti in Home. Adesso mi sa che ci vuole. E rispondi piu’ spesso a questo nuovo numero… di telefono! O mettici Briscola…
    Vedrai quanti la tampineranno!

    • Franco Ziliani

      dicembre 10, 2010 alle 7:02 pm

      sono qui Mario, non ho risposto solo perché ero fuori casa, questo blog é da me attentamente monitorato così come Vino al Vino..

      • Vignadelmar

        dicembre 10, 2010 alle 8:13 pm

        A questo proposito penso sarebbe utile eliminare del tutto i tempi di attesa necessari alla tua “moderazione” in tutti e due i tuoi blog. Se ricapitano i rompiballe maleducati li elimini e basta!
        Questo perchè secondo me viene inficiato il piacere di scrivere e dibattere velocemente che i blog portano con se.
        .
        Ciao

        • Franco Ziliani

          dicembre 10, 2010 alle 8:21 pm

          grazie per il consiglio, ma manterrò questo sistema, con i vostri commenti pubblicati, ma solo dopo la mia preventiva moderazione (che non significa censura, beninteso). Esperienze passate, con Vino al Vino, che tu conosci e frequenti, e con lo stesso sistema di moderazione dei commenti che utilizzo qui, escludono che io possa automaticamente pubblicare, senza preventiva verifica, quanto voi scrivete. Poi le querele e le richieste di risarcimento arrivano a me, mica a voi… 🙁

          • Mario Crosta

            dicembre 11, 2010 alle 10:44 am

            Vignadelmar non ha torto. Potresti fare una “lista bianca” di commentatori autorizzati a pubblicare direttamente, che tu ritieni ormai affidabili per esperienza, in modo da sveltire le discussioni. Per i nuovi e per tutti li altri, invece, mantenere la moderazione. Pensaci. So che in alcuni blog lo possono fare. E all’inizio dovresti mettere in rilievo gli ultimi 10 commenti, non solo gli ultimi 3 o gli ultimi 5, quando le discussioni sono molto animate, fioccano tanti commenti e c’e’ bisogno di trattenere i commentatori piu’ loquaci.

          • Franco Ziliani

            dicembre 11, 2010 alle 11:08 am

            Mario non facciamo inutili discussioni. Si va avanti come ho spiegato a Luciano, per i motivi che ho chiaramente esposto

  9. Filippo (pippuz)

    dicembre 10, 2010 alle 5:48 pm

    Tra l’altro, così vado contro anche a Greg 🙂 , il pinot bianco si può usare anche in Champagne.

  10. Vignadelmar

    dicembre 10, 2010 alle 6:29 pm

    Eccovi uno storico topic sulla Franciacorta che ha visto me, Gregorio/Gremul, Filippo/Pippuz e tantissimi altri litigare ferocemente sulla Franciacorta. Chi avesse voglia di leggerlo si risparmierebbe molte delle potenziali future chiaccherate.
    http://www.gamberorosso.it/grforum3/viewtopic.php?f=13&t=3036&st=0&sk=t&sd=a&hilit=Franciacorta
    Ciao

  11. Vignadelmar

    dicembre 10, 2010 alle 7:13 pm

    Aggiungo che scazzi e litigi feroci a parte, quella fu una interessantissima discussione, durante la quale davvero si approfondirono tanti aspetti circa la Franciacorta, dalla zonazione fatta dal Prof. Scienza agli aspetti organolettici più disparati.
    Quindi se ne sopportate la lettura ve la consiglio.
    .
    Ciao

  12. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 7:26 pm

    Ciao Caro Luciano, il tuo itervento non poteva mancare in questa discussione, ti aspettavo!!!
    Per Mario: ti ringrazio dei complimenti e per l’apprezzamento che so sincero e ti invio un abbraccio, lo sai che sul vino sono estremamente passionale, non ci posso fare nulla
    Tutto vero quello che dici ma quando vado su, spesso, in Champagne e vedo quel gesso tra le vigne e risento quella prepotente mineralità calcarea nel bicchire dei miei produttori preferiti è amore, è passione, non ci posso fare nulla. Questa emozione e questi sentori mi spiace ma non li ritrovo affatto nei Franciacorta cheho bevuto e che bevo oggi, sapeste quanto vorrei, dico davvero, che a solo un’ora da casa mia ci fossero vini che amo e ci fosse un territorio come quello che ritrovo lassù…non è così purtroppo per quanti sforzi, encomiabili, si possano fare tra le vigne o in cantina quell’emozione, IMHO, non sarà mai possibile, manca la base, manca la materia di fondo.

    • Franco Ziliani

      dicembre 10, 2010 alle 7:30 pm

      Gregorio ormai é chiaro anche ai sassi – probabilmente anche al gesso nelle vigne della Champagne – che i Franciacorta non ti convincono… Se vuoi un po’ variare sul tema…

      • Mario Crosta

        dicembre 10, 2010 alle 8:06 pm

        Gremul va spesso lassu’, tra l’altro si fa dei bei giri anche in Alsazia, insomma e’ come ti ho detto un pointer da caccia, di razza. Noi magari siamo spinoni, qualcuno e’ un bel bracco…. Comunque, Gremul e’ rimasto scioccato lassu’ un po’ come Saulo sulla via di Damasco, ma ti garantisco che poteva capitargli anche com’e’ capitato a me in Crimea, fra le vigne del principe Lev Golitzin, dove si e’ fatto e si continua a fare un metodo classico russo. Peccato che laggiu’ faccia un caldo bestiale e non hanno tutti quei soldi da investire nella ricerca perche’ e’ un Paese davvero povero (un medico guadagna al mese meno di 100 dollari, un aldatore 50), senno’ con una conduzione occidentale fra qualche decina d’anni farebbero dei metodo classico fantastici. Invece sono ancora molto indietro, ma se trovi il manager giusto ti tira fuori delle bottiglie straordinarie che riserva solo per gli amici o per mostrare ad eventuali sponsor che cosa riescono anche a fare certe vole. Anche Tibor Gal prima di morire mi disse che aveva trovato una zona in Romania (Tarnave) dove investire milioni di euro nella creazione di una tenuta adatta alla produzione di soli metodo classico. Prima o poi qualcuno lo fara’ al posto suo, credo il suo stesso socio che aveva in Sud Africa. Gremul va apprezzato per quello che e’, ma bisogna che lui sappia anche quello che lo aspetta, e cioe’ che si innamorera’ via via anche di altre zone oltre la Champagne. Non e’ mai stato a vedere le vigne argentine a piu’ di 2.000 metri di altezza, non e’ mai stato nel Brasile profondo della giungla dove l’Universita’ di Davis ha trovato le terre rosse adatte a fare certi vini che fra dieci anni invaderanno l’Europa grazie ad uno dei fratelli uruguagi Carrau che si e’ trasferito la’ a vita. Insomma, non e’ un peccato mortale se Gremul non e’ convinto da alcuni vini, oggi, e risottolineo (per lui, soprattutto) oggi. Il mondo del vino pero’ cambia, e attualmente sta cambiando anche molto velocemente. Lui ha l’eta’ e la sincerita’ dalla sua, vedrai che in questa compagnia che ha trovato sui tuoi due blog avra’ modo di dare molte dritte a tutti, quantomeno per riflettere.

        • Franco Ziliani

          dicembre 10, 2010 alle 8:09 pm

          Gregorio ha tutto il diritto di “escire pazzo” per tutte le zone che vuole e di cantarne le lodi. Se vuole però che le sue considerazioni vengano prese in serie considerazione non deve lasciarsi andare, come ha spesso fatto nei suoi commenti, a liquidazioni manichee e sbrigative, non circostanziate e sostanzialmente aprioristiche, dei Franciacorta… Poi faccia come vuole..

          • Mario Crosta

            dicembre 10, 2010 alle 8:12 pm

            Infatti Gremul dovrebbe intervenire nelle degustazioni dei singoli vini, secondo me, perche’ e’ lì che individua i pregi ed i difetti di ciascuno di quelli che ha assaggiato. Comunque approfittane finche’ sta a Milano, cercate di vedervi.

        • Filippo (pippuz)

          dicembre 11, 2010 alle 1:58 pm

          Riguardo al metodo classico russo, ho qualche perplessità sul fatto che si possa fare un vino di quella tipologia in una zona dove “fa un caldo bestiale”. Lo Champagne ha le caratteristiche che lo fanno apprezzare così tanto proprio perchè fatto in una zona fredda. Stesso discorso vale per i Franciacorta appunto, mentre altri metodo classico italiani proprio per godere di un clima più freddo (trento e alto adige ad esempio) a mio avviso vengono meglio.

          • Filippo (pippuz)

            dicembre 11, 2010 alle 4:38 pm

            Nel senso che la Franciacorta è più calda della zona dello Champagne.

  13. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 7:47 pm

    Prosecco? Francamente se proprio devo scegliere trovo più onesto un bel Prosecco, fresco, senza pretese particolari, aperitivo, un bel sur lie di Casa Coste Piane e passa la paura se proprio per forza si vuol bere una bolla italica

    Il Giulio merita per carità ma a quella cifra trovo tantissimi Champagne molto più soddisfacenti per il mio palato

    • Franco Ziliani

      dicembre 10, 2010 alle 7:56 pm

      scusa Giulio, vuoi ritagliarti un ruolo di propagandista della Champagne in terra italiana? Mi informerò con Avolio se per caso hai avuto qualche incarico o se semplicemente aspiri solo ad averlo… 🙂

  14. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 9:16 pm

    Mario sono d’accordo con te ci sono migliaia di zone vinicole sconosciute e la curiosità è sempre tanta ma vorrei capire perchè oggi come oggi, se voglio comprarmi da mettere in cantina un metodo classico devo scegliere, a parità di prezzo, un Franciacorta e non uno Champagne? Nei Franciacorta non ritrovo quelle note gessose al naso e quel grip acido che tanto mi piace ritrovare in una bollicina (soprattutto Blanc de Blancs), non le ritrovo perchè il terroir gessoso dello Champagne è unico al mondo come lo sono di conseguenza i suoi vini, tutto qui.
    Se poi devo invece, ripeto, comprare un Franciacorta per campanilsmo è altro paio di maniche.
    Comunque ho probabilmente sbagliato io a voler paragonare le du cose, permettemi però di pensare che in qualche modo chi fa metodo classico ovunque nel mondo si ispiri o comunque in qualche modo voglia enrare in confronto con lo Champagne, non mi sembra, senza ipocrisia, di sostenere una bestialità!

    • Mario Crosta

      dicembre 11, 2010 alle 10:36 am

      Lo so che ti piace il gesso e che vai pazzo per la mineralita’ ed i blanc de blancs. Sono i tuoi gusti personali, per fortuna ognuno hai suoi e non sono tutti uguali. Anche in fatto di vini rossi c’e’ chi ha la bocca per il pinot noir, dove la Borgogna e’ un altro pianeta rispetto a tutto il resto del mondo. E c’e’ chi ce l’ha per il nebbiolo, dove Alba e’ un altro pianeta rispetto a tutto il resto del mondo (Uruguay e California compresi). Mi sembra che qui ognuno tenda a definire un suo pianeta d’elezione, come quando si discute tra turisti: a chi piace il mare non piace la montagna, a chi piace la sabbia non piacciono gli scogli, a chi piace il Baltico non piace il Mar Rosso… sinceramente e’ proprio una questione di gusti. Ma come si fa a paragonare posti tanto diversi? E soprattutto come si fa a scartare in toto, declassare in toto, quando basterebbe a un terzo osservatore inesperto assaggiare un pessimo metodo classico che purtroppo puo’ fregiarsi del titolo di Champagne per dire che “tutti” gli Champagne sono inferiori agli “spumanti italiani” (perche’ poi e’ questa la definizione che un inesperto darebbe dei metodo classico fatti nelle diverse regioni vinicole del nostro Paese, tutto un fascio…). Una cosa che vale anche per i Bordeaux, i Bourgogne, i Barolo, i Brunello, eccetera per tutti i vini. Ogni terrorir ha le sue espressioni di punta e le sue ciofeche, dipende dal produttore e non solo dalla terra, dal sole, dal vitigno. Non si puo’ are di ogni erba un fascio. Come non si puo’ negare che c’e’ chi preferisce il fruttato alla mineralita’, chi preferisce invece l’acidita’, chi il vino giovane e fresco e chi invece il vino stagionato e invecchiato.
      A chi piace il Barolo e’ difficile che possa piacere il Primitivo, lo Zinfandel, il Kadarka, il Frankonia, lo Zweigelt, mentre e’ piu’ facile che apprezzi i Sassella, i Pannobile, gli Ivan Dolac, i Taurasi. E così bisogna trattare le nostre opinioni su questi vini metodo classico. Meglio discuterne uno per uno, di un determinato produttore, di una determinata sboccatura. Così ci arricchiremo di conoscenze, avremo maggiori elementi per cercare, per trovare, per incuriosirsi, per assaggiare. Senno’ e’ solo un tifare per l’una o per l’altra squadra ed escludere gli omaggi dovuti ai campioni fuoriclasse che anche gli avversari hanno.

      • Gregorio

        dicembre 11, 2010 alle 4:21 pm

        Mario appunto dici benissimo e sono stradaccordo con te il Nebbiolo ad Alba, il Pinot Nero in Borgogna, il metodo classico a base di Chardonnay e/o Pinot Noir in Champagne sono un altro pianeta. Non vedo perchè dover bere delle imitazioni e per giunta a caro prezzo quando posso bere gli originali, tutto qui. Se in Franciacorta avessere fatto bianchi, rossi o spumanti a base di vitigni autoctoni, a prezzi ragionevoli, li avrei presi in considerazione invece è stato fin da subito chiarissmo che hanno voluto, in piccolo, fare un’imitazione dei prodotti dello Champagne, è lampante, inutile girarci intorno.

        • Franco Ziliani

          dicembre 11, 2010 alle 4:27 pm

          Gregorio, parla di “imitazione della Champagne” anche per Trento Doc, Alta Langa Docg, Oltrepò Pavese Docg, Alto Adige Doc metodo classico? ci faccia capire…
          p.s. e già che ci siamo, visto che il suo pensiero sulla Franciacorta é chiaro anche ai sassi, provi a variare un po’ le sue argomentazioni e a renderle meno monotematiche/prevedibili…

          • Gregori

            dicembre 11, 2010 alle 6:43 pm

            guardi ho ben poco da aggiungere, le mie argomentazioni appunto sono ben chiare, non mi sembra ci sia altro di cui discutere inerente questo argomento

  15. Gregorio

    dicembre 10, 2010 alle 11:19 pm

    Comunque da più parti in questo blog si parla, non io, di Franciacorta che vuole misurarsi con lo Champagne, anzi addirittura le prime 3000 bottiglie vennero prodotte con il chiaro scopo di confrontarsi con lo Champagne, ma magari leggo male io…

  16. Francesco

    dicembre 11, 2010 alle 12:28 am

    Io invece gradirei che Ziliani rispondesse alle sacrosante affermazioni di Gregorio, invece di fare della facile ironia.

    La Franciacorta non è un territorio tradizionalmente vocato alla produzione di vino spumante. Questo è un fatto, non una immaginazione. Solo poche decine di anni fa la produzione di vino era esclusivamente riservata al grano. Se si va a fare un analisi del territorio si può facilmente notare, in paragone alla Champagne, l’assoluta mancanza di affioramenti gessosi e minerali. Sono terreni di origine morenica, ricchi di scheletro e ricoperti d’argille. IL livello di acidità è assolutamente imparagonabile a quello d’Oltralpe, e nei vini, all’assaggio nel bicchiere, chiunque se ne può render conto. I vini risultano essere molto spesso simili, è difficile poter riconoscere le varie diversità. Sono prodotti, nella maggior parte dei casi, senza personalità e distinzione. Vogliamo poi parlare dei prezzi medi della Franciacorta? Non esiste ragione per cui debba comprare un vino che non dice nulla, quando con meno di quei soldi posso comprare, ad esempio, Champagne. Oppure vogliamo parlare del riconoscimento a livello mondiale del prodotto?(non se lo fila nessuno). Ma veniamo agli aspetti organolettici: gli spumanti franciacortini si caratterizzano spesso per una chiusura amarissima, dai profumi opulenti, e dalla poca finezza e delicatezza, dal perlage grossolano. Non è un caso che il prodotto più “franciacortino”, se mi concedete il termine, sia proprio il saten. Il merito del successo della zona è dovuto alla capacità imprenditoriale dei produttori, a discapito della qualità effettivamente proposta.
    Vini che sanno di yogurt muller, però che hanno un bel nome: perché “Franciacorta” fa trendy.

    Spiace constatare che chi da sempre si è fatto fiero nel combattere il vino di massa, il vino d’industria, il vino omologato, e si è dato da fare per promuovere l’idea di vino che rispetti il territorio, la tradizione, la cultura e, ovviamente, la bontà nel bicchiere, sembri aver completamente perso di vista quest’ideale.

    • Franco Ziliani

      dicembre 11, 2010 alle 9:51 am

      @ Francesco
      Lei conclude così il suo commento: “Spiace constatare che chi da sempre si è fatto fiero nel combattere il vino di massa, il vino d’industria, il vino omologato, e si è dato da fare per promuovere l’idea di vino che rispetti il territorio, la tradizione, la cultura e, ovviamente, la bontà nel bicchiere, sembri aver completamente perso di vista quest’ideale”.
      Bene, se pensa che affermare, come faccio, che la Franciacorta ha scoperto e maturato una vocazione alla produzione di metodo classico in Italia, che in Franciacorta si producono buoni ed eccellenti Franciacorta Docg, sia un “tradimento”, bene, questo é il suo legittimo pensiero, che respingo in toto e trovo del tutto privo di fondamento

  17. il chiaro

    dicembre 26, 2010 alle 11:06 pm

    appoggio in toto le affermazioni dell’amico Gregorio e di Francesco Amodeo che ha detto in modo preciso ed elegante quello che io esprimo con la frase: franciacorta= territorio vocato per tornerie e Franciacorta= ottima operazione di marketing.

    A Giovanni Arcari, che ho avuto il piacere di incontrare in passato, vorrei far notare che 4000 vini all’anno equivalgono a più di 10 vini al giorno. Non è che abbiamo calcato un po’ la mano?

    • Franco Ziliani

      dicembre 27, 2010 alle 9:00 am

      prendiamo atto di questo punto di vista, assolutamente minoritario e smentito dalla realtà dei fatti, ovvero dalla qualità diffusa e riconosciuta da tanti, di molti Franciacorta Docg

  18. il chiaro

    dicembre 28, 2010 alle 1:12 am

    Ziliani faccia meglio i conti: minoritaria è la posizione di chi preferisce la Franciacorta allo Champagne, fuori dall’Italia, ma direi anche fuori da un raggio di 200 km da Erbusco, la Franciacorta segna il passo rispetto ai francesi.
    Ma di cosa stiamo parlando? Io noto sempre più che chi dopo aver osannato la Franciacorta si avvicina con spirito sereno al mondo degli champagne difficilmemnte torna sui propri passi e comincia ad accorgersi che quello che prima definiva qualità adesso è tutt’altro.

    • Franco Ziliani

      dicembre 28, 2010 alle 9:30 am

      @ il chiaro: ma chi é mai quell’ubriaco farneticante che avrebbe affermato di “preferire” la Franciacorta alla Champagne? Lei vaneggia, io ho solo sottolineato, e lo farò sempre, che sono due realtà profondamente diverse, che non ha alcun senso metterle in parallelo e tantomeno in competizione, che se la Champagne é il modello storico, insuperabile, anche la piccola Franciacorta, con i suoi 50 anni di storia, merita, visti gli indubbi risultati, ampio rispetto. Anche da persone come lei. Tutto qui

      • il chiaro

        dicembre 29, 2010 alle 10:32 pm

        guardi Ziliani che io il rispetto a chi lavora lo do a prescindere dal risultato. Tanto di cappello a chi lavora in vigna (“la gèra l’è baha” dicono dalle mie parti), ma questo non significa che non si possano portare critiche al prodotto finale che in circa 50 anni di storia non è mai riuscito (se non in sporadiche occasioni che una mano basta e avanza) a superare limiti organolettici evidenti quali le chiusure amare, le acidità basse e slegate dal corpo del vino e la conseguente scarsa piacevolezza che quindi non invoglia a bere il secondo bicchiere.
        Il paragone con lo champagne è cosa da non fare, ma il Franciacorta è mediocre anche da solo.

        • Franco Ziliani

          dicembre 30, 2010 alle 9:14 am

          e lei Chiaro, ha sufficientemente stancato con le sue monotone uscite all’insegna di un acritico e ormai noioso manicheismo

          • il chiaro

            dicembre 30, 2010 alle 8:09 pm

            Ma quale manicheismo? Potrei dire io che è lei che ha stancato con questa difesa senza motivi (per ora non ne ho letti da parte sua, ma attendo fiducioso) della Franciacorta.
            Ma cosa crede che io, che in Franciacorta ci vivo, non sarei più che contento di poter raccontare di bollicine strepitose che nascono nella mia terra?

          • Franco Ziliani

            dicembre 30, 2010 alle 8:12 pm

            un’unica replica possibile: auguri di un sereno 2011!

        • luigi fracchia

          dicembre 30, 2010 alle 10:59 pm

          il chiaro, forse un po’ di ragioni le ha, organoletticamente lo chardonnay e il pinot bianco in franciacorta (ma anche in opp e in piemonte) tendono ad amareggiare il che unito alle durezze tipiche di un m.c. rendono talvolta il prodotto un po’ sbilanciato (sull’acidità non mi preoccuperei basta diminuire gli zuccheri riduttori).
          Forse lavorare su vitigni autoctoni (o semplicemente altri) potrebbe aiutare.
          il Visages de Canaille a base Nebbiolo mi è parso un bel m.c. anomalo, godibilissimo e molto langarolo (e sfugge inevitabilmente da ogni parallelo con la Champagne), così come certi Pinot Noir dell’opp (puchè non ci sia un saldo di chardonnay)o di loazzolo e dintorni.
          Comunque sia pace e serenità a tutti.
          luigi

          • Franco Ziliani

            dicembre 30, 2010 alle 11:08 pm

            vogliamo parlare, visto che parliamo di note amare, di taluni Chardonnay in purezza, anche di nomi importanti, in Trentino? Degustato oggi uno dei TrentoDoc top e l’ho trovato…
            Beh, portate pazienza, lo leggerete, tra qualche giorno, qui…

  19. Michele

    febbraio 23, 2011 alle 3:45 pm

    Salve a tutti io non riesco a capire perchè i vari forumisti del crostaceo rosso nelle discussioni in merito al franciacorta, gettino fango sul prodotto quando protrebbero solamente giudicare spiegando il motivo per cui a loro non gusta la tipologia, invece vedo spesso commenti sarcastici, nei quali non trovo il rispetto per il lavoro che c’è dietro ogni bottiglia sia essa champagne, franciacorta, chianti o asti, anzi trovo una fastidiosa superbia.

  20. Alessandro Palmero

    aprile 25, 2011 alle 1:47 am

    mi scuso perché arrivo in ritardo, ma mi permetto di dire che in 50 commenti solo 1 o 2 (di Gregorio) fanno riferimento al prezzo… Voi siete tutti conoscitori di vini da decenni, ma – get real – mettetevi nei panni di un entusiasta consumatore che fa altro nella vita ma legge e ricerca sui vini, gli piacciono le bollicine, magari si e’ perfino fatto un week end in Franciacorta e (forse) un weekends in Champagne a cercare i vignerons indipendenti, perché lui lo sa che le maisons, ai prezzi che può permettersi, non danno certo il meglio. E poi va in enoteca. Un’enoteca seria, che vende – diciamo – cose come De Sousa, Tarlant, Paul Bara, Agrapart, mica le solite maisons da supermercato. se si trova davanti a due bottiglie, uno champagne e un franciacorta, a più di trenta euro… cosa fa? il confronto e inevitabile. e se quel week end in champagne lo ha fatto sa che non solo allo stesso prezzo avrà (probabilmente) un prodotto più complesso con uno champagne (si, il gesso conta), ma avrà anche tutto ciò che il nome champagne significa (“Ho vinto alla lotteria, Champagne” e’ molto più credibile di “Ho vinto alla lotteria, Francacorta Saten”. I produttori di champagne non hanno niente in contrario ai paragoni con Franciacorta. Sono i produttori di Franciacorta che non li vogliono!
    Nel 2011 il terroir resta importante, ma il prezzo conta. Farsi spedire 10 casse di champagne in Italia costa meno di un euro a bottiglia… e il vantaggio comparativo conta sempre di più. Si trovano champagne BdB grand cru a 14 euro. e sono proprio buoni! Nel bene o nel male, Il Chiaro lo ha detto in modo semplice e conciso: resta da assodare se la franciacorta nel mercato globale del vino, ha un vantaggio comparativo. Io, dato che certi vini di franciacorta mi piacciono moltissimo, aggiungo: questo vantaggio comparativo esiste con i prezzi del franciacorta? Non scordiamoci che in Francia si fa del Cremant in Bourgogne, Alsace e Loire, eccellente a meno di dieci euro. Gli economisti capiranno.

  21. Warner Spratley

    novembre 4, 2011 alle 7:26 pm

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