Franciacorta Extra Brut riserva 2002 Bersi Serlini

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay e Pinot bianco

Giudizio:
7


Voglio dirlo subito, onde prevenire domande in merito, che sono i Brut e ancora più gli Extra Brut, ben più che i Satèn, sui quali prima o poi mi prenderò la briga di aprire un discorso (magari partendo da una lapidaria e provocatoria non poco definizione dell’amico e collega Carlo Macchi, che in questo articolo pubblicato sul sito Internet Wine Surf ha osservato che “si corre seriamente il rischio che il Satèn diventi la “Coca Cola della Franciacorta”) la tipologia di Franciacorta Docg che personalmente tendo a preferire.
Per il mio gusto, più sono secchi, decisi, meno indulgono a morbidezze e rotondità e tentazioni di dolcezza e più i vini franciacortini, con una personale predilezione per i non dosati, mi convincono. E mi fanno venire voglia di stapparli.
Tutte le volte che faccio visita ad una cantina di questa bellissima zona vinicola che ho praticamente “dietro casa” (solo 35 i chilometri di distanza da Bergamo dove risiedo), e degusto i vari (e spesso un po’ troppo numerosi…) tipi di Franciacorta proposti, anche da cantine che pur non vantando una produzione molto vasta decidono ugualmente di frammentare l’offerta distribuendola su vari tipi, Brut ed Extra Brut mi colpiscono particolarmente.
E molto spesso, sintomo non trascurabile, mi fanno venire la tentazione di passare dalla fase del puro assaggio a quella della beva.
Anche lo scorso settembre, quando ho accompagnato in visita in Franciacorta alcuni colleghi polacchi, sono rimasto favorevolmente colpito da un Extra Brut, quello prodotto nella bella cantina di Provaglio d’Iseo, situata in un sito cluniacense fondato dai monaci benedettini che, intorno all’anno 1100, si insediarono in tutta la Franciacorta, dall’azienda agricola Bersi Serlini, produttrice di Franciacorta, da 35 ettari di vigneti di proprietà, da oltre trent’anni.
Una degustazione favorita anche dal luogo suggestivo, dove la parte antica convive con soluzioni architettoniche moderne, tutte legno, vetro, luce e trasparenze, firmate dall’architetto e designer Flavio Albanese.
Alla Bersi Serlini prediligono lavorare con lo Chardonnay, che definiscono “il vitigno per eccellenza che dona eleganza e finezza, finissimo perlage e profumi floreali nel bicchiere. Emozioni e piaceri sensoriali”, ma nel loro Extra Brut accanto ad una predominanza di Chardonnay c’è anche una quota del 20 per cento di Pinot bianco, che contribuisce a dare complessità e nerbo al vino.
Una riserva importante questo vino, visto che la permanenza sui lieviti è di 62 mesi, oltre cinque anni dunque, e una produzione contenuta in 8000 bottiglie più un migliaio di magnum.
Perché ho preferito questo Franciacorta Extra Brut millesimato 2002 rispetto al Brut dal nerbo preciso, al Brut Cuvée 4, dalla notevole complessità aromatica e dalla bocca ricca e strutturata, molto persistente, al Satèn, fresco, vivo, nervoso, di notevole energia e carattere spiccato, e agli altri Franciacorta?
Per un suo complessivo equilibrio, a partire dal colore paglierino di vivace brillantezza, al naso complesso e stratiforme, di buona fragranza, con note di frutta esotica, alloro, cioccolato bianco e una componente floreale elegante, sino al gusto, molto nervoso, quasi tagliente al primo impatto, con persistenza lunga e precisa, e uno spiccato carattere minerale, petroso, ben asciutto e secco, di grande freschezza e incisività, che lascia la bocca molto pulita e facilita la beva.
Un Franciacorta in grado di reggere senza problemi gli abbinamenti più impegnativi.

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