Trento Doc Brut Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1999 Ferrari

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
10


Non ho ancora avuto modo di assaggiare la nuova annata, che ha raccolto ampi consensi un po’ da tutte le guide, del più blasonato dei metodo classico trentini, quell’esaltazione dello Chardonnay in purezza, che è il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore prodotto dalle Cantine Ferrari di Trento.
Un vino ideato, un po’ clandestinamente, da quel grande tecnico ed esperto come pochi di bollicine, che è Mauro Lunelli, che nel lontano 1972, quando Giulio Ferrari decise di passare la mano e di assicurare una continuità alla sua azienda, cedendola alla famiglia Lunelli, decise, senza informare i fratelli, di incantinare “alcune migliaia di bottiglie di un Ferrari diverso dagli altri”.
Un blanc de blancs prodotto esclusivamente con uve Chardonnay provenienti dal più alto dei vigneti di proprietà della famiglia, posto tra i 500 ed i 600 metri nell’area del Maso Pianizza, sulla collina a est di Trento, nella zona dove è situata la storica Villa Margon, magnifico complesso cinquecentesco immerso tra boschi e filari di vite che ospitò negli anni del Concilio di Trento cardinali e prelati giunti da tutta Europa.
Proposte otto anni dopo, nel 1980, all’assaggio dei fratelli, queste bottiglie misteriose, la cui evoluzione Mauro Lunelli aveva attentamente seguito, suscitarono l’entusiasmo della famiglia, portando alla decisione di affrontare il mercato ed il giudizio degli appassionati di “bollicine nobili” più esigenti con questo che passa per essere anche il primo metodo classico millesimato prodotto in Italia.
Quanto al vigneto da cui ha origine il Giulio Ferrari, si tratta di una vigna di oltre una dozzina di ettari impiantata negli anni Sessanta a pergola semplice trentina, con densità di 4500 ceppi ettaro e una resa di due chilogrammi per ceppo, su un terreno a scheletro prevalente, tendenzialmente sassoso, con presenza di ghiaia e argilla esposto a sud-ovest.
Diversi i cloni di Chardonnay presenti nel vigneto interamente circondato dal bosco, e irrinunciabile la scelta di utilizzare per il Giulio solo uve provenienti da piante (il vigneto ovviamente viene costantemente rinnovato) che hanno come minimo dieci anni d’età. E nove-dieci sono gli anni del lunghissimo affinamento sui lieviti.
Come ho trovato, al recente riassaggio, il Giulio Ferrari 1999, un vino proposto in qualcosa come venticinquemila esemplari che lo rendono un vino tutt’altro che “virtuale”?
Un vino di indiscutibile, valore. Colore di bellissima vivacità e brillantezza, un paglierino vivo e traslucido con sfumature verdognole, naso sottile elegante e nervoso, con sfumature di alloro e cioccolato bianco in evidenza una bella componente minerale, (pietra focaia) nervosa e viva ad impreziosire un corredo aromatico caratterizzato da note di fiori secchi, miele, canditi, agrumi, di grande finezza e fragranza.
Bocca viva, salata, di grande dinamismo ed energia e bellissima freschezza, con un’acidità perfettamente calibrata, gusto lungo pieno sapido, nervoso, di grande piacevolezza e nerbo.
Tutto quello che ci si attende da un grande millesimato, la complessità, la finezza, l’equilibrio sottile in tutte le componenti e poi il “sale”, la vivacità da vino di grande carattere, un “mito” chiamato Giulio Ferrari.

1 commento

Condividi

Un commento

  1. Paola

    novembre 23, 2010 alle 9:18 pm

    ottimo commento, condivido in pieno: il Giulio Ferrari é sempre un vino splendido!

Lascia un commento

Connect with Facebook