Trento Doc Dosaggio Zero 2007 Letrari

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay e Pinot nero

Giudizio:
9


Non fate caso a quella dicitura incongrua e improbabile, Talento, espressione di un tentativo già fallito da anni, nonostante i proclami che annunciano di voler “promuovere la notorietà e l’immagine del Talento quale spumante di sicura origine italiana” e “valorizzare, sotto il marchio collettivo, la notorietà, la riconoscibilità e l’immagine di qualità della spumantistica metodo classico”, che figura (per fortuna in piccolo) in etichetta.
Questo nuovo vino è a tutti gli effetti un Trento Doc o TRENTODOC tutto maiuscolo e tutto attaccato, come figura, trattandosi di un marchio, nel sito Internet dell’Istituto fondato nel 1984, che raggruppa la trentina di aziende aderenti. E uno dei Trento Doc a mio avviso più interessanti e convincenti in assoluto della scena trentina.
Sto parlando del Trento Doc Dosaggio Zero 2007 (prezzo 12,60 + IvA franco cantina) che una delle storiche aziende della “spumantistica” metodo classico trentina, Letrari,  elabora in una bella e ampia cantina nella frazione Borgo Sacco di Rovereto, dove l’azienda si è trasferita dal 2000 dalla sede originaria dello storico Palazzo Lodron a Nogaredo. Trento Doc che denuncia una permanenza sui lieviti di almeno 24 mesi.

La composizione è la stessa del Trento Doc base di Letrari, il Brut, 85% Chardonnay 15% Pinot nero, da vigneti alto collinari, ma a fare la differenza sostanzialmente è la scelta, maturata degustando una serie di basi, di non dosare, di non aggiungere liqueur d’expédition, e di mantenere un dosaggio di zuccheri molto basso, nell’ordine di uno e mezzo-due grammi litro. Leonello Letrari con le sue oltre 60 vendemmie e un’esperienza sulle bollicine maturata a partire dal lontano 1961 (nel 2011, quando festeggerà una ricorrenza ancora più importante, celebrerà il suo primo mezzo secolo da “Maître de Cave”) e sua figlia Lucia che l’affianca da anni dimostrando eguale talento (ovviamente con la minuscola…) hanno pensato, di fronte alle condizioni speciali riscontrate in questa base 2007, acidità viva e calibrata, ma anche piena struttura e una grande spalla dei vini, che valesse la pena provare a dire la loro in questa che è la tipologia meno accondiscendente e più difficile, da conoscitori e appassionati, della gamma dei “méthode champenoise”.
Così per saggiare la risposta dei consumatori, per vedere come venisse accolto un Trento Doc diretto, deciso, senza mediazioni, e in fondo per lanciare l’ennesima sfida. L’ultima (per ora) delle tante vinte in anni di attività nel mondo del vino.

Diecimila le bottiglie prodotte, con la potenzialità di poter crescere, visto che del Brut producono 30 mila esemplari. Il risultato, e non potevano esserci dubbi, trattandosi di una delle aziende migliori del panorama del Trento Doc (circa 70 mila le bottiglie annualmente prodotte con l’obiettivo di salire a 80-90 mila) è un vino in grado di compiacere il gusto di chi ama bollicine dal gusto deciso, ma di non apparire nel contempo ostico o difficile da approcciare a chi invece predilige vini dal gusto più rotondo. Sorvolando sul perlage, cui non ho dedicato particolari attenzioni (e di cui, anche se lo zigzagare delle bollicine nel bicchiere è divertente, a dire il vero non mi curo più di tanto) avendo degustato il vino in un ampio calice da vino bianco, parlerei di un vino, ancora molto giovane, (la sboccatura risale a fine agosto) riuscito e accattivante già dal colore, un paglierino oro squillante, dai riflessi luminosi e vivi, che colpisce subito e coglie il bersaglio con il suo naso secco e deciso, caratterizzato da una mineralità petrosa.
Da un bouquet abbastanza complesso (note di cioccolato bianco, alloro, accenni agrumati, accenni di lieviti e crosta di pane, di mela verde e fiori bianchi) e da una notevole sapidità.
Il tutto in una cornice di grande eleganza e di eccellente freschezza, che si conferma e appare ancora più apprezzabile al gusto, quando il vino colpisce e solletica il palato con il suo nerbo deciso, con una notevole verticalità e un’incisività ricca di energia, un bell’allungo che dà profondità, scatto, ma anche un’apprezzabile larghezza, grazie alla sua spalla ben sostenuta, ad una materia ricca, a quell’equilibrio tra tutte le componenti che è un po’ il segno distintivo dei Trento Doc di casa Letrari.
Ai quali, vista la qualità indiscutibile, particolarmente elevata soprattutto nel Brut Riserva e nel 976 Riserva del Fondatore, possiamo tranquillamente perdonare di definirsi in etichetta non solo Trento Doc, ma ahimé, anche Talento…

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