Io il Prosecco non riesco a berlo, ma tanto di cappello al suo marketing!

Prosecco Doc naming sponsor della tappa dei Mondiali SuperBike in Germania

Sono sincero, io, come sanno anche nella zona spumantistica bresciana (come si chiama?) non bevo Prosecco, non per snobismo, ma perché non mi piace, il mio palato, salvo alcune rare eccezioni nella tipologia Extra Brut, lo rifiuta, preferisco bere Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg, Alta Langa Doc, Cava e soprattutto il re, l’inimitabile, Monsieur Champagne, che non teme confronti, però di fronte alla potenza di fuoco del Prosecco…

E non sono così pirla, così coglione, così ottuso, stavo per aggiungere anche così “tondinaro bollicinaro bresciano”, da non riconoscere i meriti del Prosecco, meriti dal punto di vista produttivo (produrre così tante bottiglie, magari con uve in arrivo da chissà dove…), commerciale (e poi saperle vendere, e talvolta svenderle…), mediatico, comunicazionale, non è cosa da poco. E’ cosa che presuppone intelligenza, carattere, personalità, capacità di fare gruppo e comunicare congiuntamente un’immagine, che io contesto, ma che nella testa di tanti consumatori nel mondo è ormai passata con successo: Prosecco ovvero sinonimo di “bollicine” italiane.

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Sui Rosé meglio Champagne o Franciacorta? Sfida all’ultima bollicina

Il 26 agosto l’ardua risposta!

Non bisogna essere per forza frequentatori di osterie o bettole o, peggio ancora, di fumosi e rumorosi Bar Sport, per lanciarsi a volte in scommesse e sfide.

Di mezzo non ci sono cavalli, campioni o pseudo tali di calcio, donne o chissà che ma, che palle!, sempre i soliti discorsi, vini, o meglio ancora bollicine, bubbles, bulles. Naturalmente méthode champenoise, pardon, metodo classico, perché gli Charmat, Asti e Moscato d’Asti a parte, non mi sfrizzolano più di tanto il velopendulo.

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Festival Franciacorta in cantina 2017: cultura, arte, un omaggio al Sol Levante

E una degustazione di Prestige assolutamente da non perdere!

Non dite che non ve l’ho detto per tempo, che non vi ho avvertito, che giusto tra un mese, di questi giorni, esattamente sabato 16 e domenica 17 settembre, nella “nota” zona spumantistica bresciana (come si chiama? Ah, ecco, Franciacorta) si terrà l’edizione 2017 della più articolata e organica manifestazione dedicata al panorama produttivo di questa area vinicola lombarda.

E’ il Franciacorta Festival in cantina, che propone un programma ricco e articolato di degustazioni, pranzi e cene a tema, momenti culturali e di conoscenza del territorio (che non è gran cosa, non è la Champagne, non è l’Oltrepò Pavese, non è il Trentino o l’Alto Adige, ma ha angoli non privi di un loro fascino…), di cui trovate a questo link la parte food & wine, e a quest’altro link la parte culturale, evento dopo evento.

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Bene i controlli sul Prosecco, ma quando anche quelli in Franciacorta?


Gentile Consorzio Franciacorta, vuole cortesemente illuminarci?

Non sono notoriamente un fan del Prosecco (soprattutto quello Doc, mentre sono vagamente più possibilista, circa la qualità, su quello storico Docg, targato Conegliano Valdobbiadene e Asolo) che ho definito un prodotto mediocre, figlio di tempi mediocri, apprezzato da gente mediocre, ma quando leggo notizie come questa ,che vi invito a leggere con attenzione, mi inchino e mi tolgo tanto di cappello al mondo proseccaro o prosecchista.

In sintesi, la Tribuna di Treviso riferisce che “Il Ministero delle politiche agricole scatena la caccia al Prosecco “annacquato”, e annuncia controlli intensificati nelle cantine di tutta la denominazione. Un piano di controlli straordinari, in accordo con i Consorzi di Tutela, che mai si era verificato nel recente passato. Secondo i tecnici dell’Ispettorato Repressione Frodi, infatti, questa annata presenta caratteristiche ad alto rischio per quanto riguarda l’originalità del prodotto.

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E Terre d’Oltrepò torna nell’occhio del ciclone…

E questi dovrebbero essere i salvatori di La Versa?

Apprendo questa notizia, quella riportata in questo articolo della cronaca di Pavia del quotidiano Il Giorno (autrice Nicoletta Pisanu: chapeau!) e mi prende un vorticoso (gentile Signore, scusatemi il francesismo) giramento di coglioni! Ancora una volta el Cantinun, la maxi cantina di Broni, quella che secondo qualche pirla (a dire metà del suo nome) costituirebbe il fiore all’occhiello, la salda boa, il produttore di riferimento di quella terra meravigliosa e folle che è l’Oltrepò Pavese, si trova nell’occhio del ciclone.

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Ad Erbusco pronunciato un editto bulgaro nei miei confronti

Ma quale nota Maison franciacortina l’avrà mai emesso?

Sarò breve e conciso. Voglio dare ai lettori di questo blog, che si chiama ( il nome è un’invenzione di una bravissima copy writer, Valentina Ziliani) una semplice doppia comunicazione. Una piccola notizia.

La prima. Nell’abbastanza nota zona spumantistica bresciana (come si chiama?) é tornato a farsi manifestare il peggiore (ma nel caso di quel figuro non c’è mai fine al peggio) Berlusconi, già indimenticato Presidente dell’altra squadra di Milano (come si chiama? Ah, Bbbbbbilan!) e soprattutto non rimpianto (persino dopo uno come Renzi, figuriamoci…), Presidente del Consiglio.

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Cà del Bosco: è quella del banale Prestige o quella del Dosage Zero?

Una doppia identità aziendale che mi lascia sempre più perplesso

Certo che è singolare l’atteggiamento, produttivo e quindi di mercato, della più nota azienda produttrice, la migliore, secondo una certa logica, la più prestig(e)iosa, da ogni punto di vista, di una nota zona spumantistica bresciana. Zona che, accidenti a me, non mi ricordo mai come si chiama, ah, ecco, Franciacorta!

Sto parlando della Cà del Bosco di Erbusco. L’azienda, creata da Albano Zanella e da sua moglie Annamaria Clementi, due persone straordinarie, che l’affidarono in giovane età, pur facendolo seguire da tutori importanti come uno chef de cave proveniente dalla Champagne, al loro figlio Maurizio. Mio coetaneo, io di settembre, lui dei primi di novembre, del fatidico 1956.

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Già sei anni Franz, ma sei sempre nei nostri cuori…

Ma franciacortini pigri, sveglia, datevi da fare per ricordarlo meglio!

Sono stati divertenti, istruttivi, intensi e utili i due giorni e mezzo trascorsi nella zona spumantistica bresciana (come si chiama? Ah, Franciacorta..) accompagnando, ambasciatore franciacortista mio malgrado (nessuno si sogna di nominarmi tale, ma all’estero, chissà perché pensano io lo sia…) due donne del vino ungheresi, una enologa e produttrice, l’altra in attività presso un importatore di vini. Che pare si sia messo in testa la stravagante idea di importare un Franciacorta Docg in terra magiara… E credo che anche il mio parere possa influire in qualche modo sulla scelta…

Questi giorni, oltre ad avermi fatto capire qualcosa di come vadano i consumi di vino nella terra dell’eroico Imre Nagy, mi hanno confermato nella mia ormai consolidata idea, ovvero che esistono almeno due Franciacorta, lontane anni luci per cultura, sensibilità, idea del vino, idea degli orientamenti del consumatori, strategie commerciali e promozionali.

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Io amo la Franciacorta contadina, non quella dalle etichette arancione!



Sommarie riflessioni e conclusioni dopo una due giorni italo magiara

Questa mattina, con un’ultima visita, in una piccola eccellente cantina posta in quella parte est della zona spumantistica bresciana che sino a 8-10 anni fa nessuno si filava o considerava di serie B e dalla quale oggi arrivano alcuni dei vini più vitali della denominazione, terminerà la mia tre giorni come accompagnatore di due donne deliziose donne del vino ungheresi, una enologa e produttrice in un domaine familiare, l’altra collaboratrice di una società che importa e distribuisce vini di tutto il mondo nella terra magiara, nella amata/odiata terra di Franciacorta.

Sono stati giorni interessanti e piacevolissimi non solo per la simpatia delle due signore, ad una delle quali ho fatto, per scherzare (ma non troppo) uno scoperto e assiduo “filo”, anche se a 37 anni era troppo giovane per me quasi 61enne seppure se con l’entusiasmo e gli ormoni di un adolescente, ma perché ho avuto l’ennesima conferma che verso la zona vinicola posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo continuerò ad avere un atteggiamento ambivalente.

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Ancora bollicine wine tour: domani in Oltrepò Pavese et à suivre…

Nella zona spumantistica bresciana (ma come si chiama?)

Beh, diciamo che ieri mi sono divertito e ho fatto la mia parte (non é ancora finita la giornata e devo ancora terminare un articolo importante) occupandomi non di vino, bensì di politica. Della difesa del nome, del ricordo, dell’onore di un martire della violenza politica, di una vittima innocente del comunismo assassino. Parlo del 18enne SERGIO RAMELLI e dello sfondone, dell’imprudenza fatta dal collega giornalista David Parenzo durante l’ultima puntata della La Zanzara – Radio 24 quella di venerdì scorso.
E allora penso di essermi meritato e di godermi giustamente, da solo, perché mon Amour est encore en France e ritornerà in Italia solamente martedì e causa mia impegni tornerà tra le mie braccia solo giovedì, questa bottiglia splendida e splendente parafrasando Donatella Rettore (do you remember?) meravigliosa nella sua turgida essenza… Ma che diavolo faccio? Parlo come un Luca Maroni qualsiasi? Oh, mon Dieu!?

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Avviso al mondo: je ne travaille pas pour les “spumantisti bresciani”!

Non lavoro per la Franciacorta, chiaro?

Avviso ai miei lettori (almeno un trenta per cento dei visitatori dei miei blog) stranieri. Il Franco Ziliani qui presente NON E’ il Franco Ziliani “inventore” della Franciacorta e patron (anche se ora purtroppo, causa ragioni anagrafiche, “comandano” i tre figli: sempre meglio il babbo, non v’è paragone possibile né immaginabile) della Guido Berlucchi di Borgonato di Cortefranca. Il qui presente, giornalista, cronista del vino, wine blogger di lungo cabotaggio, non ha alcun legame di parentela con il suddetto Franco. Lo conosce e lo stima (credo ricambiato) ma pura omonimia e basta.

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Oltrepò Pavese Pinot nero Extra Brut Angelo Ballabio Farfalla Ballabio

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


L’ho scritto, sulla mia pagina Facebook, giusto la scorsa settimana, a Trento, mentre godevo, enoicamente parlando, degustando, in un crescendo rossiniano di bollicine scoppiettanti e invitanti al bere, ben 74 Trento Doc. Le “bollicine” made in Trento, i metodo classico prodotti in provincia di Trento che rivendicano la denominazione trentina.

Ci ho pensato sopra, ho riassaggiato cinque campioni che mi ero portato dalla città del Concilio, stappati per la degustazione lunedì scorso, e di cui mi sono studiato l’evoluzione (perfetta!) lasciandoli in frigo fino a 7 giorni, e sono arrivato a formulare, a bocce ferme e bocca riposata, questa mia convinzione, facilitata anche dalla percezione del caldo africano (un caldo ben ospitale per le cosiddette boldriniane “risorse” che invadono letteralmente la nostra Italia ogni giorno…) che continuava a fare in Lombardia dove vivo e nel resto d’Italia.

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E anche Cernilli infine riconobbe che.. Il Prosecco è una boiata pazzesca!

Due settimane, tra clamori vari, minacce di querela da parte di stolidi e storditi proseccari, l’avevo scritto io che il Prosecco (Doc o Docg, le differenze non sono poi granché), salvo rare eccezioni, è un vino mediocre. Che piace e ha successo tra i mediocri. In tempi mediocri.

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Il Prosecco è un vino mediocre: perché non dirlo?

Omaggio alla capacità di vendere un vinello figlio di questi mala tempora

Hanno suscitato un qualche scandalo (ma cosa dice?, non è vero!, è un ottimo vino, c’è Prosecco e Prosecco”, lei è pagato dalla Franciacorta, si vergogni, lei è servo della Champagne, Ziliani a libro paga del Trento Doc, ecc…) queste banalissime considerazioni, ovviamente non enologicamente e politicamente corrette, che ho pubblicato domenica sulla mia pagina Facebook.

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Il tempo è davvero galantuomo e tout se tient? Quattro balle sulle bolle…

Questo pomeriggio mi indurrebbe a pensare di sì…

Una cara amica é solita dirmi che “il tempo é galantuomo“. Io sono solito risponderle, cinico e disincantato come sono, prossimo al traguardo dei miei 61 anni da perfetto ingenuo Don Chisciotte, che a mio avviso invece “o tiempo é no struonzo“….

Mi sa che invece la mia amica ha ragione….

L’ho pensato questo pomeriggio dapprima conversando amabilmente al telefono e dandoci del tu, come se non avessimo avuto acerrime battaglie verbali (io gli dico sempre che credo abbia fatto più danni lui nell’enologia e nel vino italiano che dieci Attila…) con il Michel Rolland, ma de noantri, con Mister Merlot (ora Petit Verdot) Riccardo Cotarella, presidente degli Enologi italiani e dell’universo mondo. Uno cui persino la Treccani ha dedicato una voce… Uno che produce il vino nientemeno, tenetevi forte!, che per D’Alema Massimo, detto Spezzaferro, quello che vorrebbe fare le scarpe a Renzi, ma nun c’a fà, e Vespa Bruno. Anvedi, hai detto mai! Dovevamo parlare di un progetto comune, la cui realizzazione farà sicuramente rumore….

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