Franciacorta Barone Pizzini in degustazione mercoledì 29 aprile a Bergamo

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Belle notizie per tutti coloro che amano i Franciacorta da viticoltura biologica, l’azienda è stata la prima a produrli in zona, targati Barone Pizzini, una delle più antiche aziende vitivinicole della Franciacorta. Se vivete in Lombardia e precisamente a Bergamo mercoledì 29, dalle 20.30, potrete trovarne ben quattro protagonisti di una serata, intitolata A tutto bolle… che si terrà presso il ristorante Eno bistro Al Carroponte di via De Amicis. I vini in degustazione saranno, in ordine di servizio:

Franciacorta Animante

Franciacorta Satèn 2011

Franciacorta Nature 2011

Franciacorta Bagnadore Decimo Terzo riserva 2006 

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Con ogni probabilità dovrebbe essere presente alla serata il deus ex machina e direttore dell’azienda Silvano Brescianini (attuale vice presidente del Consorzio Franciacorta). Qui di seguito trovate il menu, e gli abbinamenti. E costo e modalità di partecipazione.
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Credo sia una buona occasione per apprezzare, in un ambiente simpatico, vini tra i più interessanti del ricco panorama franciacortino.

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Champagne Brut Cuvée Rare 2002 Piper Heidsieck

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
5


RarePiperHeidsieck
Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et volupté

Devo dirlo ai miei amici, ai miei partner tecnologici di Nt next New Target Web di darsi una mossa, di lavorare alacremente alle modifiche tecniche di questo blog che abbiamo pensato e per la realizzazione delle quali voi lettori se volete potete contribuire versando un contributo (IBAN a vostra disposizione… ).

Se proprio dobbiamo mantenere questo sistema di valutazione dei vini in stelle (da un minimo di una ad un massimo di cinque) dobbiamo per forza ripensare il tutto e raddoppiare il range a mia disposizione per le valutazioni, perché a volte capitano vini che sono mega super stellari e per loro solo cinque stelle non bastano, ce ne vogliono molte di più e occorre segnare la differenza, abissale, che intercorre tra un quattro stelle e un sette o otto.

Perché poi quando mi capita, come mi è successo ieri sera, trovandomi a festeggiare qualcosa di speciale con la mia Lei, di assolutamente nostro (e ce lo teniamo per noi) e di pubblico (ne parleremo presto su Vino al vino intanto tenetevi aggiornati qui) nel nostro ristorante preferito, ovvero Al Carroponte di Oscar “Sparkling” Mazzoleni e del suo bravissimo chef Alan Foglieni, che proprio ieri sera ha inaugurato il suo nuovo menu (vi dico solo una cosa, se ve lo perdete meritate di andare a mangiare da Eataly o da qualche sponsor multinazionale di Expo 2015) di imbatterci in una bottiglia stratosferica come questa, opera di un terroir e di un savoir faire spaziali e di uno chef de cave genio, ovvero Monsieur Régis Camus, le cinque stelle sono una bazzecola.

CocoChanelChampagne

Perché deve essere Champagne, mais oui Mesdames et Messieurs, quando si vuole sentire la grandezza bollicinara nel bicchiere (niente flûte noi le abbiamo distrutte) e il faut aller en France e non fermarsi a Trento o nella pur mirabellissima Franciacorta.

Piper-Heidsieck la Maison, storica, 2002 l’annata, memorabile, perfetta, e Rare il nome della Cuvée, che potete acquistare, c’est pas trop cher pour cette merveille, ad un prezzo di cui potete avere idea qui, ma che il mio amico Vittorio Vezzola vende, su Spumeggiando.com, a questo prezzo.

Non siamo andati subito al sodo ieri sera, prima abbiamo provato a scaldare le papille con un Sauvignon dell’Alto Adige titolatissimo, che non nomino nemmeno per quanto è stato deludente, poi abbiamo goduto urlando alla Guido Meda “l’Oltrepò Pavese c’è, il Pinot nero c’è!”, apprezzando sommamente la complessità, la struttura, non gnucca, l’importanza, e la bevibilità del Brut Nature 2002 della più bella e a me cara delle aziende oltrepadane, il Monsupello della cara famiglia Boatti (e dell’enologo e deus ex machina Marco Bertelenghi).

Ma poi quando abbiamo deciso di prendere l’ascensore e di salire nel cielo della bellezza è stato come quando Fausto Coppi e Gino Bartali, oppure Jacques Anquetil o Eddy Merckx decidevano di salire sui pedali e andare in fuga: non ce n’era per nessuno e gli altri a dieci minuti di distacco.

SuonareChampagne

Mon dieu che meraviglia, che finezza suprema, che dimostrazione di superiorità, che timbro da fuoriclasse! Presentata in un cofanetto che da solo vale un Perù ed è tutto un bijoux, e poi con un habillage e un’etichetta da Mille e una notte (avete presente l’esprit de finesse delle bottiglie del capataz del Distretto del vino di qualità Oltrepò Pavese, il secessionista Fabiano Giorgi? Bene, tutta un’altra cosa…), la bottiglia del Rare, una cuvée nata nel 1976 quando “condizioni climatiche fuori norma sconvolgono la vigna in Champagne” e prodotta solo in rarissime occasioni, cito a memoria 1976, 1988, 1998 e quindi 2002, ma so che sono 8 le annate complessivamente prodotte, è rimasta per un po’ nel secchiello del ghiaccio a miracol mostrare. Con tutti noi, Lei, l’Oscar, io, e qualche cliente del ristorante che rimirava ‘sto fenomeno e si chiedeva cosa fosse, come soggiogati dalla sua contemplazione.

Un capolavoro di bellezza opera del designer e gioielliere Arthus Bertrand, con un anello inserito nel collo della bottiglia e una foglia di vite che avvolge il flacon.

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Poi Oscar si è deciso a stapparla – ancora un po’ e io l’avrei sciabolata al grido di Viva Bacco, viva il vino, abbasso Isis! – ha versato nei bicchieri il primo goccio e qui è calato un silenzio commosso che era anche musica.

Tralasciamo il fatto che Wine Spectator nel 2013 gli abbia attribuito 97/100 (je m’en fous), che abbia preso premi e medaglie a dismisura, perché il premio più grande della sua vita Monsieur Régis Camus, il suo Rare 2002 l’ha avuto ottenendo il consenso senza se ne ma, ma con dovizia di osservazioni dei descrittori aromatici, della sua armonia, da Lei, che di “bulles” ne capisce più di qualsiasi chef de cave. Della Champagne e della Franciacorta messe assieme.

Ci è rimasto il mistero, che voi della Maison spero sarete tanto gentili da chiarirci, sul dosaggio degli zuccheri, che trattandosi di un Brut potrebbe arrivare sino a 9 grammi, e che secondo Lei sarebbe sui 7-8 grammi e per me sarebbe leggermente meno, ma per il resto questo chef d’oeuvre di un’annata capolavoro come il 2002, dove avendo i dané da spendere ci sarebbe davvero di che togliersi tutte le voglie possibili, tutte les envies de Champagne immaginabili e non, non ha avuto più misteri per noi che l’abbiamo esplorato in tutti i suoi dettagli e abbiamo, inutile dirlo, seccato la buta.

L’histoire de Piper-Heidsieck la potete leggere sul sito Internet aziendale e poi qui: “Tout commence avec Florens-Louis Heidsieck. Né en 1749, ce fils d’un pasteur protestant de Westphalie s’installe comme drapier à Reims où il tombe amoureux d’une Champenoise… et du vin de Champagne“, e qui se non capite la lingua più bella del mondo, quella di Rabelais, di Pascal, di Verlaine, Rimbaud et Prévert, di Maupassant e Paul Valery, di Louis-Ferdinand Céline ed Erick Satie, Maurice Ravel e Claude Debussy, di Edith Piaf, di Claude Monet, Edouard Manet, di Philippe Starck, di Pierre Drieu La Rochelle e Alain de Benoist e di Michel Houellebecq il profeta di Soumission, nonché, ça va sans dire, di Pierre Pèrignon, que Dieu le benisse, sono solo problemi vostri, anglofoni che non siete altro!

E tutto, à la Maison, continua, con una perfetta linearità, con qualche momento di difficoltà, prontamente superato, sino all’arrivo della “famille Descours qui prend le relais en 2011. Christopher Descours, petit-fils de Jean-Louis Descours, figure incontournable du patronat français, préside maintenant aux destinées de cette grande Maison “.

Nel frattempo per la quattordicesima volta, nel 2013, “le Chef de Cave de la Maison PIPER-HEIDSIECK est élu chef de cave champagne de l’année par le prestigieux International Wine Challenge. C’est le huitième titre pour Régis Camus. Daniel Thibault, son prédécesseur, avait obtenu six récompenses“ e l’intera gamma degli Champagne di questa mitica Maison – presto parlerò di altri – é tornata a risplendere fiammeggiante.

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Cosa è lo Champagne Rare 2002? Una cuvée elaborata “con una maggioranza, 70%, di Chardonnay della Montagne de Reims ed un complemento di Pinot noir, 30%, della stessa regione”, un assemblaggio di 17 crus che hanno maturato per sette anni nelle Caves della Maison.

Curiosando su Internet ho trovato queste meravigliose parole, piene d’orgoglio, di quella fiducia in se stessi che hanno solo i grandi uomini, quella convinzione tenace ma umile sul proprio operato che è segno di grandezza interiore, pronunciate credo da Régis Camus: “un champagne PIPER-HEIDSIECK, c’est aussi un grand vin qui se déguste pour lui-même. Avec la cuvée Brut, vous êtes sur du prêt-à-porter de luxe. Avec d’autres cuvées, vous accédez à quelque chose de plus précis, avec un or plus doré, une note d’agrumes plus confits, des côtés plus toastés. Avec PIPER-HEIDSIECK Rare, notre Cuvée de Prestige ou certains millésimes, vous entrez dans le domaine de la haute couture“.

Ovvero, uno Champagne di questa Maison é anche un grande vino che si degusta e si beve per conto proprio. Con il Brut siete già sul piano del prêt-à-porter di lusso, con altre cuvées avete accesso a qualcosa di più preciso, con un oro più dorato, una nota di agrumi più canditi, con degli aspetti più tostati. Con il Rare, la nostre Cuvée de Prestige, o con certi millesimati, entrate nel regno dell’alta moda”. E questo Rare 2002 è davvero sinonimo di ricchezza e generosità. Qualche grande degustatore francese ha sintetizzato genialmente il giudizio in tre sole parole: purezza, mineralità ed eleganza. Altri hanno parlato di “mosaico di sapori”.

Rare4

Io inchinandomi al suo splendente palmarès

GOLD MEDAL MONDIAL DE BRUXELLES 2013

GOLD MEDAL DECANTER WORLD WINE AWARDS 2013

GOLD MEDAL INTERNATIONAL WINE AND SPIRIT COMPETITION 2013

97/100 HUON HOOKE 2013

94/100 WINE ENTHUSIAST 2012

SPARKLING WINE TROPHY HONG KONG INTERNATIONAL WINE
AND SPIRITS COMPETITION 2012

GOLD MEDAL CHAMPAGNE MASTERS 2012

provo a definirlo, seppure faticando a trovare le parole, oro paglierino brillante, pieno di luce, con perlage finissimo e delicato.

E per continuare mi verrebbe la tentazione di evocare le parole, magiche, di un altro francese che adoro, la suadente, evocativa Invitation au voyage di Charles Baudelaire laddove scrive che ”Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et volupté”, verso intraducibile se si vuole rispettarne la musicalità, l’armonia.

Ecco, proprio l’armonia, perfetta, delicata, compiuta, sferica, scintillante, il tema conduttore, la cifra stilistica di questo Champagne Rare 2002, un naso ricco di suggestioni continue, di note di mandorla e nocciola fresche, appena staccate dalla pianta, e poi pera, pesca noce, ed un progressivo trionfo del gelsomino, di note leggermente balsamiche, e quindi degli agrumi, pompelmo e mandarino su tutto. Il tutto con fiumi di sale, mineralità, accenni salmastri (vino da ostriche come pochi altri), iodati, e con un quid che richiama la frutta esotica, il mango.
ElegieCelloFauré

Ma anche la meringa, un qualcosa di pan brioche, un filo di miele a comporre una tavolozza ampia come un quadro di Paul Cézanne, melodiosa come la Pavane di Gabriel Fauré, la sua Elégie per violoncello e orchestra che è stupenda nella versione di Anna Grondalska e della Szymanowski School of Music Symphony Orchestra, ma meravigliosa se affidata al violoncello supremo, indimenticabile, assoluto di Jacqueline Du Pré sorretta da Gerald Moore il pianista accompagnatore più grande di sempre.

E la stessa eleganza, sobria, raffinata, malinconica ma non frigida, à la Goffredo Parise, una volta portato alla bocca il vino, suadente, carezzevole, tutto trine e merletti e gioco di farfalline sul palato, ampio e voluttuoso, finissimo, profondo, largo e vivo, freschissimo, delicato, sereno, dotato di una tensione espressiva delicata, di una setosità preziosa, di un’energia, anzi, di una force tranquille, per dirla con François Mitterrand. Ma regale come sapeva esserlo solo Valery Giscard d’Estaing.

cuoreuomo

Un vino di una serenità e di una bellezza, di un’eleganza da lasciare senza fiato. E da farti palpitare il cuore come riusciva a fare ad un altro francese grandissimo, Paul Eluard, la sua Amoureuse:

”Elle est debout sur mes paupières
Et ses cheveux sont dans les miens,
Elle a la forme de mes mains,
Elle a la couleur de mes yeux,
Elle s’engloutit dans mon ombre
Comme une pierre sur le ciel.

Elle a toujours les yeux ouverts
Et ne me laisse pas dormir.
Ses rêves en pleine lumière
Font s’évaporer les soleils
Me font rire, pleurer et rire,
Parler sans avoir rien à dire”…..

Vive l’amour et vive le Champagne ! Et vive la vie!

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Terzavia Cinquanta per cento Rosé metodo classico Marco de Bartoli

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Grillo, Nero d'Avola
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
4


TerzaviaRosé

Devo scusarmi con i lettori di questo blog, perché in questi ultimi giorni li ho trascurati non aggiornando puntualmente Lemillebolle con nuovi contributi, ma sto girando come un matto (pensate che sabato ho trascorso un’intera giornata in Oltrepò Pavese e sono sopravvissuto…) e sto lavorando per questo blog e per altro.
Per questo blog per qualche aggiornamento e miglioramento tecnico-tattico (indispensabile da quando ho avuto l’ennesima conferma che questo blog viene letto da svariati protagonisti di una piccola e promettente zona vinicola francese, come si chiama… ) e per il resto per una Cosa Bella, che si svolgerà ai primi di giugno e che mi vedrà, da vecchio rosatista ante litteram quale sono (e mi vanto di esserlo), dare una mano.

Italiainrosa-logo

Parlo di Italia in rosa, la storica rassegna, questa sarà l’ottava edizione, dedicata ai vin en rosé d’Italia, ai rosati e chiaretto, fermi e con le bollicine, che avrà luogo dal 5 al 7 giugno in quel posto splendido, storica patria di Chiaretto e buen retiro di quel personaggio fantastico che pare aver inventato questo vino che fu, a fine Ottocento, lo scrittore e politico Pompeo Molmenti.

Se gli Dei ci assistono quest’anno, pur con tutto il rispetto di altre rispettabilissime rassegne dedicate ai rosati, nate lo scorso anno e quest’anno pensate, ma guarda te!, proprio in contemporanea ad Italia in rosa, e con le quali Italia in rosa intende dialogare e creare sinergie (Garda e Salento non sono forse due tra le tre capitali del rosato italiano?), a Moniga, se vi piacciono i rosé/rosati, ci sarà da divertirsi. E da gustare cose un po’ fuori dal solito.

Rosati fermi, che saranno il focus della manifestazione, e con le bollicine. Rosati da vitigni storici quali Groppello, Corvina, Rondinella, Molinara, Lagrein, Negroamaro, Montepulciano, ma anche espressione di altre varietà, tipo Sangiovese, Nebbiolo e altre, che non vi dico affatto, ma che scoprirete venendo (io ci sarò, e voi?) sul Garda bresciano in giugno.

E per portarci avanti in questo clima di cose un po’ particolari ho pensato di parlarvi di un vino che mi piacerebbe tanto ci fosse a Moniga, un vino un po’ fuori di testa, che quando l’ho assaggiato, il produttore che stimo sommamente non se la prenda per questa citazione e analogia, mi ha fatto venire alla mente una celeberrima definizione del Maestro di giornalismo e di vita Gioann Brera fu Carlo, ovvero masturbatio grillorum.

segamentale

Un vino, il Terzavia Cinquanta per cento Rosé metodo classico di Marco de Bartoli che ha davvero qualcosa della “sega mentale” (pardon!) perché ha aspetti un po’ auto-gratificatori e autocompiacenti che lasciano un po’ perplessi e fanno pensare che di questo vino si possa tranquillamente fare a meno.

Insomma, una sorta di esercizio “eno-onanistico”. Ma se poi si va oltre a questi aspetti, se non lo si considera come un “vorrei ma non posso”, e non potendo mi arrangio e “faccio da me”, che in quel caso non vuol proprio dire fare per tre, non si può non rimanerne affascinati. Perché questo Dosaggio zero made in Trinacria, sintesi ragionata (disemm inscì) di quell’uva suprema che è il Grillo, che Renato De Bartoli, figlio del divino Marco, esalta in un vino capolavoro com’è il Grappoli del Grillo, e di un’uva rossa, che dovrebbe essere Nero d’Avola, e se fosse Pignatello? (ma non cercate notizie sul sito Internet aziendale, perché il vino non è nemmeno nominato…) è intrigantissimo assai. Unico. Speciale.

Notizie sull’azienda e su come lavori il figlio di quel genio assoluto del marsalesco mondo che è stato Marco De Bartoli, le trovate in questo articolo dedicato al Brut Nature Terzavia. Io voglio dirvi che se vi capita sottomano questo Rosé assolutamente sui generis, che la mia Adorata Esperta invita a provare non sul pesce, bensì sull’oca e l’anatra, non dovete lasciarvelo scappare.

Perché già il colore è uno spettacolo, un buccia di cipolla tutto particolare, una cosa rara con sfumature vagamente aranciate, bello il perlage, anche se al naso la carbonica è un po’ pungente, ed il naso vi colpisce, vi prende amabilmente a scudisciate con la sua stravagante fittezza e complessità, ricco, denso, caldo, salato, selvatico, con albicocca secca, mandorla, prugna, mallo di noce, prugna, che poi in evoluzione lasciano spazio trionfale al lampone, e sfumature agliacee, a comporre un insieme “concettoso” e ossidativo, con accenni di liquirizia, agrumi canditi, frutta esotica.

RoséTerzavia

Ma poi a colpirvi, a stendervi, a farvi chiedere “ma che m….a sto bevendo? E perché mi piace?”, è la bocca, piena, ricchissima, con tannino in evidenza, densa, calda, avvolgente, secchissima da paura, incisiva, nervosa, scattante, una sorta di laser con le bollicine. Una cosa che mentre la bevi continua ad intrigarti e suonarti come un continuo punto di domanda che mette alla prova la tua esperienza, i termini di paragone. Che non ci sono.

Per concludere, alla mia Lei (che un giorno vi racconterò che è una mia pura invenzione, che è licenza d’artista, che nella realtà forse non esiste, ma che invece esiste eccome, altrimenti non sarei diventato da alcuni anni quello che sono: uno ancora più matto di quello che ero prima d’incontrarla…), questo vino non è piaciuto. A me assai, pur con tutte le riserve sopra espresse.

Speriamo che Lei non legga e che questo diverso sentire e giudicare il Terzavia Cinquanta per cento Rosé metodo classico non costituisca un valido motivo per darmi il benservito….Se così accadesse non mi resterà altro che darmi la morte… bevendo Prosecco…

Marco De Bartoli
Contrada Fornaia Samperi, 292
91025 Marsala (TP)
tel. 0923 962093
www.marcodebartoli.com

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Franciacorta Extra Brut 2010 Barboglio De Gaioncelli

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
4.5


ExtraBrutBarboglio
Perbacco, questa sì che è la Franciacorta che amo!

Devo fare ammenda, anche se a dire il vero non ho nulla di cui pentirmi o chiedere scusa – perché per dirla con Edith PiafNon, rien de rien, je ne regrette rien” – perché con una mia recente serie di articoli, sacrosanti, che riscriverei pari pari, leggete qui, qui, qui e ancora qui, trasudanti un’indignazione e un amore per una Franciacorta che non è quella degli “stracciaculi” para proseccari, ma è quella che vollero fortemente i Rabotti, i Cavalleri, gli Zanella, i Barzanò Barboglio, i Guido Berlucchi, gli Uberti, le Pia Berlucchi, per citare solo alcuni dei franciacortisti fondatori e pionieri della prima ora, cui questa denominazione deve tantissimo, ho accreditato un’immagine della Franciacorta parzialmente autentica.

Una Franciacorta un po’ allo sbando, per cantine piene, politiche commerciali dilettantesche o furbesche, pratiche disinvolte, per una politica di svendita, che, ho dimenticato di dirlo, ma mi sembrava assolutamente implicito, non è di tutta la Franciacorta, ma solo, per fortuna, di una infima, in tutti i sensi, parte della prestigiosa zona vinicola bresciana, la zona che ha considerato l’Expo 2015 come una grande occasione e una grande vetrina (sperem… mi ghe credi no… ).

FranciacortaItalianexcellence

Una Franciacorta sottomessa e prosecchizzante, nei prezzi, che in termini percentuali, se vogliamo calcolare quanti siano i marchi e le bottiglie commercializzate in ballo, non arriva al 7-8%. Calcoli miei fatti un po’ a naso, dovrei chiedere dati ufficiali, ma loro hanno sicuramente cose più importanti da fare, all’impegnatissimo Consorzio.

E allora, ricordando, ma mi sembrava inutile farlo, che la stragrande maggioranza delle aziende franciacortine non applicano politiche di svendita prezzi, che quando sono presenti nella Grande Distribuzione non calano le brache ma vendono a prezzo corretto, che le pecore nere che scelgono, consapevolmente o meno, di vendere a prezzi corti, a prezzi che danneggiano l’immagine e la credibilità dell’intera denominazione, sono una minoranza trascurabile, che la Franciacorta continua a godere, nonostante gli attacchi portati al suo prestigio, di un’immagine alta, voglio tornare a scrivere di Franciacorta, come si merita, in positivo.

E voglio parlare di un Franciacorta il cui recentissimo assaggio mi ha entusiasmato, prodotto da una piccola azienda di cui su questo blog ho già scritto tre volte, ovvero qui, qui e poi ancora qui.

BarboglioBachlabel

Sto parlando e non faccio che ripetermi, dei Barboglio de Gaioncelli, che hanno origini antichissime, con il capostipite, tale Alghisio de Alghisi, uomo d’arme bergamasco originario della Valseriana, che alla fine del 1200 si stabilì a Lovere mentre i successori si spostarono sul bresciano nei primi anni del 1400, acquistando immobili in Franciacorta a Timoline, Clusane ed Iseo; il 6 dicembre 1434 furono nominati cittadini bresciani.
I Barboglio, che acquisirono il suffisso De’ Gaioncelli dal XV secolo, cominciarono a produrre vino in un antico palazzo familiare nella località Colombare che oggi è frazione di Cortefranca e vantano il primato di essere stati tra i primi ad imbottigliare vini in zona.
La famiglia, dopo la morte di Carlo Claro Barboglio, oggi si é estinta e da vent’anni e più la conduzione dell’azienda è passata al nipote acquisito Guido Costa, che oggi è affiancato dal figlio Andrea, che è enologo.
ristoranteBarboglio

La superficie aziendale comprende 30 ettari vitati, di cui circa 26 sono impiantati con vitigni a bacca bianca quali chardonnay e pinot bianco, destinati sia alla vinificazione del Curtefranca bianco DOC, sia all’elaborazione di basi Franciacorta da cui si oggengono  le diverse tipologie di Franciacorta Docg: Brut, Extra Dry, Satèn ed i più recenti “Claro” Dosaggio zero millesimato ed il Rosé “Donna Alberta”.
I quattro ettari restanti presentano una selezione clonale di vitigni a bacca  rossa:  Cabernet Franc,  Merlot,  Barbera ed il Nebbiolo destinati alla produzione del Curtefranca rosso DOC e del Curtefranca Riserva “Breda”, lodevolmente prodotti all’antica con una quota di quelle uve rosse piemontesi storicamente presenti nel disciplinare dell’ex Franciacorta rosso Doc e ogi praticamente scomparse.
L’ affinamento in bottiglia delle basi Franciacorta  è di almeno  24 mesi per i prodotti base e raggiunge i 45/60 mesi per i Millesimati e parte del vino bianco e parte di quello rosso subiscono un affinamento in legni di rovere di 225 litri di capienza e vengono successivamente usati per i tagli delle diverse partite.
oscar carroponte

Reso il doveroso omaggio alla storia dell’azienda, che dal 2010, sempre presso il palazzo Barboglio, accoglie un ottimo ristorante, voglio parlarvi del vino che mi ha colpito, ovvero del Franciacorta Extra Brut 2010, che ho bevuto, in lieta compagnia, della mia Lei e dell’amico Stefano di Sebina vini scelti nel mio ristorante bergamasco “di fiducia”, Al Carroponte, del pirotecnico Oscar “sparkling” Mazzoleni.

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Non vi sto tanto ad indorare la pillola, premetto subito che non si tratta dello stratosferico, meraviglioso, magico, elegantissimo Champagne Brut Nature 2006 di Roederer con etichetta studiata da quell’autentico genio che è Philippe Starck alla cui presentazione milanese ho partecipato, in una serata magica, ieri, ma è un Franciacorta, uvaggio calibrato di Chardonnay e Pinot nero da uve provenienti dal vigneto Casella Alta con vinificazione in legno, e affinamento di 36 mesi sui lieviti, dinnanzi al quale anche uno chef de cave straordinario come Jean-Baptiste Lecaillon si sarebbe tolto tanto di cappello.

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Elogiando la differenza di questo Franciacorta, perché nessuna confusione è possibile, la Franciacorta è Franciacorta e lo Champagne (posto su un altro pianeta) è altra cosa. Inutile dire migliore, diversa.

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E allora l’Extra Brut 2010 di Andrea Costa mi è piaciuto, ed è piaciuto molto anche a Stefano, Oscar e alla mia Regina, per il colore paglierino intenso squillante, il perlage sottile e scattante, il naso molto fragrante, complesso, ben secco, tutto miele e agrumi e mandorla, fiori bianchi, di grande freschezza e vivacità l’attacco diretto, profondo, di gran nerbo salato in bocca, con un carattere più verticale che largo, diritto, incisivo, molto persistente, pieno di sapore, energico e molto armonioso.

Perbacco, questa sì è la Franciacorta che mi piace e per la quale sono pronto a lottare!

Difference

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Per bere Champagne occorre essere in smoking, il Prosecco è più informale

la trahison des clercs
Così barzellettò Giancarlo Vettorello del Consorzio Conegliano Valdobbiadene

Leggo sull’Enciclopedia Treccani (ricordo per chi non lo sapesse che mi riferisco all’’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, la cui pubblicazione iniziò nel 1929, e le successive otto appendici dell’enciclopedia, sono state curate dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, fondato a Roma il 18 febbraio 1925 da Giovanni Treccani”) che “Sotto la generica denominazione di “tradimento”, si raggruppano gravi figure delittuose previste nei codici militari e munite di una particolare caratteristica oggettiva e soggettiva che le distingue da figure criminose affini, contemplate nel codice penale comune: la caratteristica oggettiva di costituire figure di reati tipicamente militari, nel senso di reati lesivi dell’interesse statale della difesa militare del paese, e la caratteristica soggettiva della qualità di militare nel soggetto colpevole. “

E leggo inoltre che “Nel diritto di Atene il delitto d’intelligenza col nemico era punito – a quanto narra Senofonte – con la pena di morte, e i colpevoli non potevano essere sepolti in terra ateniese”.

Ma che c’entra, vi chiederete voi, la Treccani con le bollicine, main theme di questo blog? C’entrano, perché, pur con tutte le debite misure, siamo di fronte ad un piccolo reato di “intelligenza con il nemico”, ad un caso, per citare un celebre saggio del 1927 di Julien Benda, di Trahison des clercs.

fiammifero

Queste riflessioni mi sono venute in mente leggendo, sobbalzando sulla sedia, un recente articolo – lo potete trovare qui, se leggete il francese – pubblicato sull’edizione on line di quella che passa per essere la più importante, di sicuro è la più storica, rivista di vino francese, la Revue du vin de France o RVF (al cui supplemento dedicato ai vini italiani ho, qualche anno fa, collaborato, chiudendo la collaborazione perché il mio referente, che si picca di essere un esperto di vini italiani, così come io lo sono di quelli turchi, era un emerito co…..).

Un articolo dedicato ad un vino oggettivamente di grande successo qual’è “Le prosecco, vin pétillant italien”, correttamente presentato come dotato di un forte atout : “son caractère léger et son prix séduisent au point de concurrencer désormais le champagne dans certains pays comme les Etats-Unis et le Royaume-Uni“.

RVFlogo

Corretta la presentazione della situazione commerciale di questo vino, una volta emblema di una parte ben precisa del Veneto, la Marca Trevigiana, ed oggi diventato, grazie all’ingordigia di una serie di industriali del vino veneti, una wine commodity senza identità, una cosa vinosa qualsiasi, prodotta in quantità impressionanti, ovvero, cito la RVF, “380 millions de bouteilles, dont plus de 300 millions pour le seul prosecco DOC”, in un territorio ampio com’è l’intero Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, dove il Prosecco vantava una tradizione pari a quella del Nebbiolo in Borgogna o del Pignolo in Sicilia. Ovvero zero.

MappaProseccoAsolo

Ma una volta riportati questi dati utili è partita un’operazione, accreditata da un titolo flatteur non poco, ovvero “Vin italien : Le prosecco peut-il détrôner le champagne ?”, sconcertante, perché non sembrava più di leggere la RVF, la più importante, non dico la più seria, non lo è da anni, rivista del vino francese, ma una qualsiasi gazzetta italiana di quelle che, magari grazie alla presenza di robusti e ben pagati advertising del Consorzio del Prosecco Doc o di quello del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, ne cantano le lodi, spesso in maniera ridicola, accreditando l’idea che possa “vincere la guerra con lo Champagne”, una guerra che esiste solo nell’immaginazione fervida di menti allietate da un eccessivo consumo del Prosecco stesso, o in quella di un notorio propagandista del Prosecco come il governatore uscente della Regione Veneto, dello spumante charmat veneto-furlan.
ItaliaProsecco

Un articolo scopertamente propagandistico che ha offerto alcuni momenti di comicità, spero involontaria, quando Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio del Prosecco Docg, ci ha assicurato che “Le prosecco est un “vin informel qui accompagne un moment de pause“, on le boit “en toute simplicité“, ovvero, traduco per chi non mastica la meravigliosa lingua di Voltaire e Louis Ferdinand Destouches, in arte Céline, “è un vino informale che accompagna un momento di pausa e lo si beve in tutta semplicità”, o ancora, sempre Vettorello, “Nos vins sont croquants comme un fruit à peine cueilli d’un arbre “, ovvero “i nostri vini sono croccanti come un frutto appena colto dalla pianta”. Osservazione che si scontra con la pratica di una pletora di Prosecco, molli, dolcioni, privi di nervo, banali, zuccherosi e dalla “croccantezza” tutta da inventare.

LogoConsorzioProsecco

Ma la perlina doveva ancora arrivare perché se Luca Giavi, direttore del Consorzio Prosecco, aveva l’intelligenza ed il buongusto di rispondere alla domanda “Le prosecco est-il en train de détrôner le champagne dans le monde ?”, il Prosecco detronizzerà lo Champagne nel mondo, con un’affermazione piena di buon senso, e di diplomazia tardo democristiana, ovvero “Certainement pas, “il y a de la place pour tout le monde, le marché des bulles est en plein croissance“, assure Luca Giavi, qui juge absurde de comparer les deux vins”, (e di questa evidenza, ovvero l’assurdità di paragonare i due vini, dovrebbero tenere conto anche alcuni noti metodo classicisti padani che ogni tanto si fanno prendere dall’insana e campanilistica tentazione di paragonare le loro pur ottime bollicine all’insuperabile modello francese e magari danno il loro avallo ad improbabili degustazioni confronto…), altrettanto non arrivava a fare il suo collega Vettorello, noto per i suoi farfallini un po’ da gagà.
Oggicomiche

E alla domanda se il Prosecco fosse più “décontracté” dello Champagne, più disimpegnato e informale, si spingeva a rispondere, vincendo il premio per la battuta più comica, da film à la Vanzina, del 2015-2016, “Pour boire du champagne, il faut être en smoking, le prosecco est plus décontracté“, ovvero che “per bere Champagne occorre essere in smoking, il Prosecco è più informale”.

Dando in tal modo un’idea della propria assoluta disinformazione su quali siano le attitudini dei consumatori dello Champagne in Italia e nel mondo, e spacciando disonestamente un’idea, becera, e degna di una certa gauche caviar che trova nel Presidente francese Hollande il suo simbolo, dello Champagne come bevanda da miliardari, da snob con Ferrari (parlo dell’auto, non dello spumante trentino) al seguito, villa a Saint Moritz e yacht al mare. Bischerate!

SuonareChampagne

Lo Champagne la maggior parte delle persone, quorum ego, amiamo berlo anche in jeans, ce lo godiamo in mutande e canottiera, o anche senza, quando ci capitano le occasioni giuste, e ci consente di “cuccare” molto di più di quel che consenta il proletarissimo e molto dimesso, come allure e come status symbol, Prosecco.

Ma dove vive Vettorello e a chi la vuole dare a bere questa idea balzana che il Prosecco sia un vino “democratico” adatto a tutti (certo, costa poco, spesso costa pochissimo, come ahimé, una minoranza infima, in tutti i sensi, di Franciacorta Docg e Trento Doc…), e che lo Champagne sia un vino élitario?

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Capisco che deve fare propaganda e certi francesi, certi clercs traditori, siano pronti ad abboccare, spero solo per ignoranza, a questa falsa vulgata, ma per favore sappia che le bugie hanno le gambe corte e che raccontarle, come ha fatto, non porta fortuna.

E meno male che l’articolo ha poi ricordato, grazie ad interlocutori esteri, importatori di Prosecco nel Regno Unito o in Cina, alcune evidenze, ovvero, parole di Angela Lynas, grossista scozzese, che “le succès du proseccotient à la crise économique, à son prix“. Une bouteille se vend entre 8 et 15 euros, soit environ trois fois moins cher qu’un champagne », ovvero che il successo prosecchista é legato alla crisi economica, al prezzo basso, tre volte meno caro di uno Champagne, e che il vino è apprezzato per “”sa douceur, il n’est pas aussi sec que le champagne, et entre des champagnes bas de gamme trop acides et le prosecco, c’est ce dernier qui est choisi“, ovvero che « piace per la sua dolcezza, perché non è secco come lo Champagne e che Champagne base troppo acidi ed il Prosecco tendono a scegliere quest’ultimo. Affermazione un po’ discutibile peraltro, perché determinati Champagne bas de gamme tendono ad essere piuttosto larghi con lo dosaggio dello zucchero e non sono poi così acidi…
onlyProsecco

E per fortuna che un grossista cinese che ha preteso l’anonimato ha risposto al cronista della RVF ricordando che “Les Chinois recherchent des vins faciles à boire, plutôt doux, sucrés, simples et pas trop chers“, ovvero vini come il Prosecco, altrimenti la RVF avrebbe fatto passare ai suoi lettori un’idea, fasulla, anti-nazionale, da pura intelligenza con il nemico, di un Prosecco pronto a detronizzare un vino dotato di una storia, di una classe, di una qualità, di un sense du terroir, di un fascino, di una complessità (posso continuare con l’elencazione dei pregi…) mille volte superiore a quella di qualsivoglia Prosecco com’è le Roi Champagne.

Apoti

Ma vaglielo dire ai clercs traditori della Revue du Vin de France, pronti a bere tutte le balle proseccare spacciate loro da disinvolti propagandisti… Per fortuna in Francia, come in Italia c’è chi certe bolle grosse e prive di finezza e certi vini senza particolari qualità non è disposto a berli

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Amici franciacortisti, la Locanda Burro e alici è una vostra grande risorsa, ricordatevelo!

BurroAlici
Un locale a misura di consumatore, ma anche di produttore

Vi avevo dato la “dritta” giusta che a Pasqua e Pasquetta, nel cuore della Franciacorta, nella sua indiscutibile capitale, Erbusco, si sarebbe mangiato (e bevuto) benone. Vi avevo suggerito il menu dei due giorni festivi di questo inizio aprile, di quella Locanda Burro e alici, o meglio, dovrei dire locanda del mare, che è nata dall’amicizia tra un cuoco geniale, ovvero Pasquale Torrente, chef di Cetara e bandiera dello street food campano, grandissimo maestro nell’arte difficile del fritto, e la famiglia di una nota azienda franciacortina. Un cascinale del Seicento, già sede dell’ottima Mongolfiera dei Sodi della famiglia Coppini e casa natale di un uomo che si è lungamente raccontato qui in questi giorni, Vittorio Moretti.
PasqualeTorrente
Mi erano piaciuti così tanto quei menu, che volendo dare ascolto al detto che dice tra l’altro “… Pasquetta con chi vuoi”, ho deciso, insieme al mio amore, che sarebbe stata proprio quella locanda il posto dove avremmo trascorso, fuori porta, a mezzora da Bergamo, il nostro giorno post pasquale. Nel ristorante di.. Pasquale (Torrente) e di suo figlio Gaetano, e del simpatico staff guidato da Rosanna Raimondi, in un angolo di quella Campania che amo, nonostante qualche fetentone, in terra franciacortina.

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Bene, a Pasquetta, insieme alla mia Lei, che la Franciacorta ben conosce e ama (cum grano salis), nell’ottima Locanda Burro e Alici di Erbusco, ci sono mandato. E ci siamo trovati benissimo, ci siamo divertiti, abbiamo bevuto, con ricarichi onestissimi, il Fiano di Avellino e il Coda di Volpe 2013 di Vadiaperti (rispettivamente a 15 e 13 euro) abbiamo gustato una cucina leggera, saporita, digeribile, dove il pesce, freschissimo, l’ha fatta da leone (da applausi la ventresca di tonno scottata e grigliata ed il polipetto in umido su crostone di pane e le alici, le acciughe in scapece), insieme ai fritti e ad un assaggio dei meravigliosi Spaghetti con colatura di alici.

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E poi, e che spettacolo vedere lei mangiare i dolci, lei che li mangia quasi mai, una pastiera da applauso e la colomba con farciture diverse ed un caffè da applausi. E la volontà, dettata da lei, che nella scelta dei ristoranti dove andare è molto rigorosa, di tornare per gustare il con fritto di calamaretti spillo, insalatina tiepida di mare, e poi ravioli capresi con bufala e pomodorini, zite spezzate alla bolognese di tonno, pasta mista con gamberi, patate e bottarga di tonno, e poi il fritto misto di pesce, la ventresca di tonno scottata con contorno di verdure, la zuppa di pesce, ‘o baccalà con pomodorini, capperi e olive, insomma, nu babà!

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Non ci sarebbe da dirlo, ma lo dico, che ho, ovviamente, pagato il conto. Che voglio pubblicare, perché un’emerita stupida, una stordita pseudo collega un po’ sfigata letto il mio articolo di presentazione dei menu di Pasqua e Pasquetta di questo ristorante, che vi consiglio a prescindere, mi aveva mandato una mail dandomi del “marchettaro”. Cosa che forse sarai te, e soreta, emerita Carneade, che volevi essere spiritosa e invece hai fatto solo la figura della cretina…
Ed eccovi pertanto copia, non ho nulla da nascondere, della mia fattura per il conto pagato quel giorno, con due calici di Franciacorta di Enrico Gatti (ottimi) gentilmente offerti dalla casa.

Perché torno su questo locale e sulla nostra ottima esperienza di Pasquetta? Semplicemente perché voglio invitare i tanti produttori franciacortini che leggono questo blog a considerare la Locanda Burro e Alici di Erbusco un patrimonio comune della Franciacorta e dei franciacortisti. Lo sappiamo bene che il locale è di proprietà di un notissimo produttore franciacortino, tanto per non far nome Vittorio Moretti patron di Bellavista, e le bottiglie di Bellavista, in primis la “famigerata” Cuvée Alma dall’etichetta arancione che così tanto acchiappa (dicunt..), non mancano, come quelle delle altre aziende dell’orbita Terre Moretti, Contadi Castaldi ad Adro e Petra a Bolgheri e dintorni.

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Però il locale, oltre ad una splendida sezione dedicata ai vini campani (cito D’Ambra, Marisa Cuomo, Vadiaperti, tra i primi che mi vengono in mente: per gli amanti del genere c’è pure Feudi di San Gregorio… ), presenta una bella selezione di Franciacorta che comprende, sempre a memoria, Gatti, Uberti, Cavalleri, Cà del Bosco, Bellavista, Camossi, Corte Fusia, per citare i primi che mi vengono in mente. Ed i conduttori del locale mi dicevano che è loro intenzione ampliare ulteriormente l’offerta di “bollicine” franciacortine, di piccoli produttori che abbiano un rapporto prezzo qualità.

FatturaBurroAliciPasquetta 002

Pertanto, e quelli della Locanda Burro e Alici non mi pagano certo per scriverlo, invito i produttori franciacortini a considerare l’idea di utilizzare questo vivace locale, dove si mangia bene, si beve benissimo, con ricarichi molto bassi, ci si trova a proprio agio e in allegria, come ideale vetrina per piazzare i loro Franciacorta e per andarci con clienti ed amici. Non sono poi tantissimi i locali in terra franciacortina dove si possa andare e portare degli ospiti sicuri di essere trattati bene, di mangiare bene e non trovarsi di fronte a conti robusti. Questo è uno di quelli ed è per questo, poiché la Franciacorta è nel mio cuore e ci metto mezzora ad arrivarci, a questa Locanda Burro e Alici mi sa che tornerò spesso. Augurandomi che abbia la fortuna che merita. Vale!

FrittoBurroAlici

Locanda Burro&Alici

via Cavour, 7 25030
Erbusco Brescia
info@locandaburroealici.it
telefono 030.7760569
http://www.locandaburroealici.com/

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Grande Serata Champagne il 15 aprile al Carroponte di Bergamo

champagne
Moon Import Selections & la cucina di Alan Foglieni: che meraviglia!

Lo so, leggete Lemillebolleblog e quindi è automatico, ça va sans dire, che vi piaccia il più grande ed inimitabile metodo classico del mondo, quello unico e inimitabile, anche se in Italia ormai si fanno, in Franciacorta, in Trentino ed in Oltrepò Pavese, in Alto Adige.
In qualche raro caso in Alta Langa, dove qualcuno, presuntuoso e arrogante, fa cose di assoluto cattivo gusto, giocando con le parole con qualcosa che lui, che “la mena” tanto con la retorica partigiana e antifascista, nel 2015!, dovrebbe invece rispettare, ottime bollicine.

Carroponte-Bergamo

E quindi, poiché amate Monsieur Le Champagne, tutti in piedi e chapeau!, vi informo per tempo di una serata Champagne, une grande soirée, che si svolgerà il prossimo 15 aprile a Bergamo. Scenario un posto che alle bollicine di grande qualità e allo Champagne è consacrato, dove si mangia bene, si paga il giusto e ci si trova a proprio agio.
Cosa che a Bergamo comincia a dare fastidio, perché sono tutti amici, ma poi volano, metaforicamente è ovvio, le coltellate sotto al tavola, ai colleghi-concorrenti ristoratori che partecipano alla cordata di Trentacinque euro, “non solo un prezzo ma una filosofia del cibo a sostegno dei guardiani del territorio Orobico”, ovvero una promozione di menu a prezzo fisso proposta da una serie di buoni, alcuni ottimi, altri sopravvalutati o presuntuosi, ristoranti situati a Bergamo e provincia, che sarà valida sino a fine mese.

Il posto di cui sto parlando, scenario della serata champagnosa del 15 è Al Carroponte di via Edmondo de Amicis 4 a Bergamo, a poca distanza dall’uscita dell’autostrada, (tel. 035 2652180 e-mail info@alcarroponte.it sito Internet http://www.alcarroponte.it/ ) dove opera in cucina lo chef Alan Foglieni mentre il deus ex machina è il sommelier di lunga esperienza anche se giovanissimo (beato lui) Oscar “sparkling” Mazzoleni, 36enne.

oscar carroponte

Per il 15 aprile Mazzoleni & co si sono inventati una serata che vedrà come protagonisti alcuni Champagne importati e distribuiti dalla celeberrima e benemerita Moon Import di Genova creata nel 1980 da quel genio che corrisponde al nome di Pepi Mongiardino, una società che importa e distribuisce roba come Mas de Daumas-Gassac, Alphonse Mellot, Didier Dagueneau, Tardieu – Laurent, Domaine Leroy, e tra gli Champagne Aubry, Jacques Selosse, ecc. Nonché i tre meravigliosi che verranno presentati a Bergamo, ovvero, rullo di tamburi!: Philipponnat, Gaston Chiquet, Corton Taillet e Ulysse Collin.

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La serata del 15, figlia della stretta collaborazione tra Al Carroponte e Moon Import, proporrà questo menu da mille e una notte:

Champagne Philipponnat Royale Réserve Non Dosé

In abbinamento a :

Degustazione di ostriche bretoni Fin de Claire al naturale, con granita di cetriolo, jus de canard e quinoa croccante, fritta con crème fraiche all’erba cipollina

Champagne Charton Taillet Brut 2008

In abbinamento a :

Anguilla fumé salsa vichyssoise, sedano rapa e riso soffiato allo zafferano

Champagne Gaston Chiquet Brut 2004 1er Cru

In abbinamento a :

Riso mantecato al polpo con la sua salsa

Champagne Ulysse Collin Blanc de Blancs Extre Brut Les Pierrières

In abbinamento a :

Cochinillo de Segovia : maialino da latte iberico al forno con cipollotti brasati

XIX arrondissement

ovvero: mela confit, crème brulée, crumble al cardamomo

un dolce, XIX arrondissement, che si chiama così, perché ha il gusto classico di una torta tatin ma con in più la speziatura del cardamomo. Spezia che ricorda la cultura orientale presente soprattutto nelle periferie (il XIS arrondissement di Parigi ad esempio)

SuonareChampagne

Non è una spesa da tutti i giorni, ma con il bendidio che verrà proposto, ovvero la cucina di Alan Foglieni, la professionalità di Oscar Mazzoleni e gli Champagne super selezionati di Moon Import, i 75 euro che vengono richiesti per la partecipazione alla serata mi sembrano più che giustificati. Se volete partecipare, i riferimenti sono questi: tel. 035 2652180 e-mail info@alcarroponte.it sito Internet http://www.alcarroponte.it/

CocoChanelChampagne

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Franciacorta Riserva Pas Dosé QDE 2006 Il Mosnel

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
5


RiservaMosnel2006
Ancora fantastico, integro, vivacissimo a tre anni dalla sboccatura!

Non sono andato al Vinitaly, come avevo originariamente previsto, ormai l’ho raccontato in maniera dettagliata, anche rispondendo agli attacchi, non sempre intelligenti o onesti, che a causa del racconto di questa scelta mi sono arrivati.

Però, anche restandomene a casa, ho ugualmente reso omaggio, a modo mio, senza tentare l’assalto all’affollatissimo Padiglione Lombardia, che ospitava, insieme ad altre zone vinicole lombarde, la Franciacorta, a questa zona vinicola che ho nel cuore, che cerco di raccontare ormai da tanti anni. La prima volta trent’anni fa, con questa intervista, che rileggo sorridendo di talune mie ingenuità dettate dall’inesperienza. Poi via via più consapevole del particolare fenomeno, vinicolo, economico, culturale – una vera unione di passioni – al quale mi trovavo di fronte e alla cui crescita assistevo spettatore sempre più entusiasta, in articoli come questo, scritto per la veronelliana Etichetta 26 anni fa. Una vita… Credo ben spesa.

E così, anche se magari qualcuno, di fronte a recenti articoli come questo o questo o questo, può arrivare a pensare, sbagliando, che io mi accanisca, che sia diventato improvvisamente, da amico che ero (e che sono e resterò sempre) un “avversario” della Franciacorta, io continuerò a raccontare le cose che vedo. A scrivere bene, quando ne avrò (e ne ho avuti tantissimi, in questi anni) motivi, di questa zona che in poco più di 50 anni di storia ha fatto miracoli e quello che nessun’altra zona vinicola italiana in un periodo così breve ha fatto. E ad esprimere le mie critiche, motivate e surrogate da fatti e circostanze e non prevenute, quando riterrò – io non faccio sconti a nessuno – ce ne siano i motivi.

Niente Vinitaly dunque, niente affollate code o inspiegabili blocchi (dovuti, lo so bene, al troppo afflusso, al troppo entusiasmo) davanti alle scale mobili che conducevano al Padiglione Lombardia dove era presente una bella rappresentanza di produttori franciacortini.
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Il mio omaggio, privato e personale, alla Franciacorta, l’ho consumato a Bergamo, insieme alla mia Lei, che la Franciacorta ben conosce e ama (come una vera professionista, anche se è solo una grande appassionata..), stappando insieme, e trovando spettacolarmente buona, una bottiglia che avevo pescato una settimana prima in cantina e che avevo deciso di stappare (sicuro di un esito comunque positivo) per vedere in quali condizioni fosse.

Non un Franciacorta normale, non certo un vino da 3,99 euro sullo scaffale o da 7 euro scarsi, ma un Franciacorta riserva, di una riserva speciale e di una grande annata, il 2006, prodotto da un’azienda esemplare, di cui ho già scritto su questo blog e in precedenza, era il dicembre 2009, su Vino al vino, quindi, procedendo a ritroso nel tempo, nel febbraio 2005 qui, nel marzo 2000 (15 anni fa…) ancora qui, e nel 1999 sempre qui, per rimanere solo ai miei tanti articoli dedicati a questa azienda che sono riuscito a rintracciare in Rete.

Un grande vino, il Franciacorta Riserva Pas Dosé QDE 2006, di cui avevo già scritto quasi due anni e mezzo fa, nel novembre 2012, in un post al quale vi rinvio, per tutte le notizie utili sull’azienda, sul vino, sulla particolare etichetta, scelta ogni due anni nell’ambito del Premio il Mosnel “Questione di Etichetta”, promosso dall’azienda agricola Il Mosnel di Camignone di Passirano, 40 ettari vitati circa e uno spazio indiscutibile nella storia della Franciacorta e del Franciacorta, dalla fondazione da parte di Emanuela Barboglio, sino ad oggi quando la sua eredità è stata raccolta dai figli Giulio e Lucia Barzanò.

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Era difatti il lontano 1968 quando Il Mosnel delineò la sua piena vocazione vitivinicola e vennero piantati i primi vigneti con la neonata DOC Franciacorta e in oltre quarant’anni l’azienda ha continuato a crescere e svilupparsi e qualificarsi anche grazie ad iniziative di sicuro impegno culturale come il Premio QdE. Nel novembre di tre anni fa salutavo il vincitore dell’edizione 2012 del Premio, scelto dalla giuria in un lotto di partecipanti selezionati dalla ADI, ovvero la designer milanese Laura Ferrario, creativa dello Studio Ferrariodesign, la cui etichetta ha vestito il Franciacorta Docg Pas Dosé “QdE” Riserva 2006, proposto in edizione numerata e limitata: 4.000 bottiglie da 0,75 litri, 400 magnum e 100 Jeroboam.

Perché dunque tornare a scrivere del campione segnato con il numero 0037 di queste sole 4000 bottiglie prodotte? Innanzitutto perché il vino era, l’abbiamo trovato, fantastico, degno coronamento di un pomeriggio bellissimo anche senza andare (ma perché continuate ad andarci, cari amici franciacortini? Non vi converrebbe forse, anche se alcuni pensano che andarci sia “irrinunciabile” pensare a soluzioni diverse, a restarne fuori e proporre un’alternativa più a vostra misura?) a Verona. E perché l’abbiamo, Lei ed io, trovato spettacolare, esemplare, in grado di illustrare la grandezza di una denominazione, anche se la precisa dizione in contro-etichetta informava che la sboccatura era nientemeno che di tre anni fa, aprile 2012.
QdeEtichettaMosnel

Che grandi metodo classico, francesi o italiani, poco conta, possano avere una loro splendida vita ed uno sviluppo armonico anche a distanza di anni dalla fase cruciale del dégorgement, è una convinzione (nulla di particolarmente geniale: in Champagne lo dicono e lo dimostrano da secoli…) che ho maturato nel tempo. E la cui evidenza ho verificato anche imbattendomi in ottime “bollicine”, con qualche annetto sulle spalle, franciacortine. Ma, ogni volta, è una meraviglia vedere quale vitalità possa avere un vino di classe ottenuto con la tecnica della rifermentazione in bottiglia quando dall’epoca della sboccatura sono trascorsi uno o più anni.

Una vitalità e una vita tutti particolari, che si traducono nello sviluppo di una personalità e di una complessità tutti speciali. Così è accaduto nel caso della mia fortunatissima – perché il tappo aveva tenuto meravigliosamente bene – bottiglia di Franciacorta Riserva Pas Dosé QDE 2006 Il Mosnel, che ci è piaciuto senza sé ne ma, e che mi sento, sintetizzando le nostre impressioni, di descrivere in questi termini.

Colore paglierino oro brillante, luminoso, ricco di riflessi, perlage sottile e continuo, sia nel bicchiere normale che nel “calice Franciacorta” d’ordinanza utilizzato. Bouquet ricco, complesso, variegato, con note di fiori bianchi e agrumi in evidenza, sfumature di mela, pera, mandorla fresca, crema pasticcera, cioccolato bianco, miele millefiori, un leggerissimo e quasi impercettibile tocco di vaniglia, a comporre un insieme di superiore eleganza, freschezza, fragranza, cui il sale e la pietra – segno distintivo di tutte le cuvées del Mosnel – danno suggello e timbro particolare.

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E bella la bocca, con un attacco diretto, incisivo, salato, volitivo, nervoso, con una bolla ben croccante sul palato e non aggressiva e incredibilmente sapida, e uno sviluppo continuo, verticale, profondo, con allungo deciso e ben teso, e una freschezza, una piacevolezza di beva, un equilibrio, davvero da…

…Non da quello che penserebbe qualcuno, tirando in ballo incongruamente il secolare e insuperabile modello francese, che è altra cosa, bensì, inutile dirlo, ça va sans dire, da Franciacorta. Da grande Franciacorta, esempio e modello e vanto di tutta la denominazione…

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A proposito di un sottocosto che non era dichiarato tale. La parola a Bruno Trentini

BrunoTrentinSoave
Ovvero: lo Spumante Maximilian I Brut Gran Cuvée non poteva costare 1,99 euro!

Lo ammetto, sono basito. Basito perché non pensavo che questo blog, che c’è gente che si diverte a bersagliare come fosse una stupidata ed io un “pirla” e altri che invece lo prendono tranquillamente (e mi sa che sbagliano…) sottogamba, venisse letto e preso sul serio non da un piciu qualsiasi, bensì dal potente Direttore Generale di un’assoluta potenza del vino veneto com’è la Cantina di Soave.

Parlo di Bruno Trentini, uno che sul Vinitaly Vanity Fair la pensa diversamente da me, ma è indubbiamente uno dei più abili manager del vino italiano, il quale, letto questo post pubblicato domenica 29 marzo, dove confessavo, raccontando di “bollicine” svendute per Pasqua, che la spirale dei Franciacorta a prezzi corti mi stava togliendo ‘o suonno e ‘a fantasia, e dove annotavo che “singolarmente basso mi appariva il prezzaccio, 1,99 euro, roba che quasi nemmeno una buona acqua minerale, al quale veniva via lo Spumante Maximilian I Brut Gran Cuvée “prodotto con uve Chardonnay e Pinot di qualità selezionata” dalla mitica e potente Cantina di Soave”, avvistato sabato 28 marzo nel Famila superstore di Bergamo, mi ha preso sul serio e si è inca…to.

MaximilianI

Non con me, che mi ero limitato a fare il mio lavoro di cronista del vino, ma con la catena della GDO che aveva ritenuto di proporre (l’offerta era partita il 23 marzo e terminerà il 4 aprile) il suo vino (che, lo confesso, bevevo anch’io quando avevo vent’anni, long time ago), ad un prezzo che… Beh, lo scoprirete dalle parole di Trentini

Perché l’autorevole e capace manager, uno con tanto di attributi, non si è limitato a dire “mi spiace, ma non possiamo farci niente”, ma ha agito prontamente, tanto che la catena della GDO ha dovuto prendere atto della diffida e ha dovuto modificare il prezzaccio… Cosa dimostrata dalla documentazione che il direttore generale di Cantina di Soave, verso il quale la mia stima, già considerevole, è ancora cresciuta, mi ha inviato, perché potessi pubblicarla.

Quale morale traggo da questa storia? La condenserei in un motto, ovvero che volere è potere. E chi vuole può agire e cambiare le cose e chi non vuole fa finta di niente (“non farci caso, tanto l’ha scritto solo un wine blog, il “solito” Ziliani, ma chi se ne frega”…) e tace. Pensando che tutto vada comunque bene, madama la marchesa, mentre in realtà il “giocattolo”, per colpa di una minoranza, pericolosa, rischia di rompersi.
Whocares

Non aggiungo altro, a chi mi riferisca penso sia chiarissimo, basta vedere quale sia la zona di produzione ed il vino argomento principale del mio post da cui è nato l’intervento di Trentini. La zona ed il vino che con una certa deriva dei prezzi mi stanno davvero togliendo ‘o suonno e ‘a fantasia….
Buona lettura e grazie ancora al direttore generale di Cantina di Soave (per chi non lo sapesse la cantina più importante, in termini numerici, delle denominazioni Soave e Amarone della Valpolicella) per l’attenzione riservata a Lemillebolleblog e al sottoscritto…
Yes I know, it’s only a wine blog, but

p.s.

Avevo annunciato che oggi avrei parlato di Franciacorta e di una modesta proposta, ma seria, per provare a cambiare questa strana inerzia. Non ho cambiato idea, la proposta arriverà, oggi stesso o domani, ma datemi il tempo per elaborarla in maniera più compiuta. Aspetto risposte, per farlo ancora meglio, nientemeno che da Oltralpe

PasquaMaximilian

Caro Franco,

ho letto e condivido il tuo articolo nel quale sostieni che le denominazioni rappresentino un valore che va difeso anche nel prezzo. Per ciò che concerne la faccenda del Maximilian I, la cosa ha danneggiato anche noi, poiché anche se non specificato si trattava di un sottocosto.  Ci siamo mossi immediatamente con la Catena imponendo un’immediata rettifica e l’Insegna ha provveduto in tempi brevissimi a correggere il prezzo esposto. Come potrai vedere dalla repentina nostra nota di minaccia all’insegna, la quale ha risposto con il testo che ti allego. Purtroppo talvolta la forza del distributore è tale che strapazza determinati prodotti che esercitano appeal sul consumatore utilizzando il prezzo come specchietto per le allodole. Ti aspetto in Borgo Rocca Sveva

A presto
Bruno Trentini Direttore Generale Cantina di Soave

“Buongiorno,
Siamo rimasti basiti non appena visto il Vostro Volantino, nel quale in prima pagina campeggia la nostra referenza Maximilian Gran Cuvée pubblicizzato a € 1,99 ivato.
Il tutto dopo che il sottoscritto aveva chiesto espressamente, durante il nostro incontro per la pianificazione della promozione di non scendere sotto  € x,xx.
Sinceramente non riusciamo a capire la logica commerciale di svendere un prodotto che ha sicuramente un’immagine e un posizionamento ben al di sopra del prezzo da voi pubblicato, con un offerta SOTTOCOSTO evidente senza che questo sia nemmeno indicato.
Questo fatto ci sta creando dei danni di immagine e ci sta creando non pochi problemi nei confronti di altri nostri clienti che fino ad oggi hanno rispettato le nostre politiche di prezzo.
Vi chiediamo immediatamente di modificare il prezzo del prodotto a scaffale e di dare comunicazione immediata di refuso sul volantino”
grazie

Marco Stenico
Direttore commerciale Italia
Cantina di Soave

MaximilianFamila

Oggetto: Articolo: 0725895 SPUMANTE MAXIMILIAN I  BT CL  75 Offerta Pasqua

“Buon pomeriggio,

le comunico che a causa di un errore interno di applicazione dell’offerta, varieremo l’offerta al consumatore da 1.99 € al pezzo a x.xx € con un intervento interno di carta club pari ad 1 €

L’applicazione dell’offerta rettificata sarà attiva nei pv entro fine settimana.

Cordiali saluti”

xxx

Maxi Di s.r.l.

Errata-corrige

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Arriva la Pasqua ed i mercanti nel tempio (Franciacorta) pullulano…

Mercantitempio

Cosa devo dirvi? Semplicemente che il pezzo di ieri, che trovate ancora on line e che sottopongo attentamente alla vostra attenzione, se, come me, volete bene alla Franciacorta, se come ne siete nauseati da questa sozza deriva sottoprezzista, svendaiola, sputtanatrice di 54 anni di onorata storia e sviluppo di una denominazione, ha scatenato, nei miei lettori, una vena collaborazionista.
Calma e gesso, nessun riferimento alla République de Vichy e al governo del generale Pétain, che pure ebbe tra i propri cantori letterati raffinatissimi come Pierre Drieu La Rochelle, Pierre Brasillach, grande critico cinematografico condannato a morte e fucilato il 6 febbraio di 70 anni fa.  E poi Lucien Rebatet, autore di una Histoire de la musique che io considero uno dei miei livres de chevet.

GuidoBerlucchi7.89Conad-rid
Il collaborazionismo cui faccio riferimento e che dovrei chiamare più correttamente collaborazione, o, posso arrischiarmi a dirlo?, unione di passioni, é quello di voi lettori, che avendo colto lo spirito non distruttivo di questi post, la sincera sofferenza che questa terrificante deriva di prezzi corti mi causa, la mia fedeltà, a prova di bomba, alla causa franciacortina (pur dichiarandomi uno champagnista convinto, ma con il naso, il palato e l’intelligenza ben desti, tali da distinguere chiaramente tra il secolare modello francese ed i vini, taluni ottimi ed esemplari, prodotti nella zona vinicola bresciana, senza alcuna possibile confusione e sovrapposizione o, ridicolo, antagonismo…), mi inviate nuove testimonianze di etichette note o meno note che finiscono sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi da raccapriccio.
Qui sopra ho aperto il mio “museo degli orrori” con una bella Cuvée Imperiale Guido Berlucchi (a rieccola!) disponibile fino al 4 aprile nei punti vendita della Conad a 7,89 euro, “spumante metodo classico”, così definito nei cartelli, che possiamo trovare, a Capriolo, anche ad un euro in più, 8,90 euro

Berlucchi8.90-ridotto
ma la serie continua, ci spostiamo al supermercato Rossetto in Corso Milano a Verona, con altre delizie.
Volete un Franciacorta Satèn a 5,90 euro? Eccovi servito il Franciacorta a marchio Borgo Croce  che costa meno (4 euro in meno) di un pur rispettabile Lugana Brut….

FranciacortaBorgoCroce590

(S)vendita che vi documento in altre due foto inviate da lettori, appassionati di questo blog e non nemici della Franciacorta, ma semplicemente cultori di Bacco indignati, come me, che si chiedono dove si stia andando a finire.
Foto n°1

BorgoCroce590

e foto numero 2

BrutSaten590

E adesso chi deve dire qualcosa, chi deve fare sentire la propria voce, chi può intervenire, e qualcosa di serio di fare ci sarebbe e lo dirò domani, non nasconda la testa sotto la sabbia ripetendo il ritornello “non possiamo farci niente”.
Non é vero che non ci si possa opporre a questa deriva che rischia di mandare a ramengo il lavoro tenace di tante persone perbene in una delle più belle zone vinicole d’Italia.
E ora che Pasqua é alle porte, sempre più forte deve partire il grido Fuori i mercanti dal tempio!!!!

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