Trento Doc Ferrari Perlé 2008

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
4.5


FerrariPerlé

Ebbene sì, ci sono rimasto male, in verità più per il produttore che per me, quando alla fine della mia degustazione (alla cieca) di 61 Trento Doc che ho fatto a Trento lunedì 22 settembre, una volta scoperte le bottiglie ho saputo che dell’azionista di maggioranza della denominazione, ovvero le Cantine Ferrari di Trento, quelle che sull’insegna che si scorge passandole loro davanti in autostrada riportano ancora la dizione “spumante”, avevo degustato un unico campione, il Blanc de Blanc Perlé. E che le altre cuvée, Giulio Ferrari, Riserva Lunelli, Perlé nero, Perlé Rosé (di cui ricordo un magnum di 1997 degustato in cantina un paio d’anni orsono da andare fuori di testa) erano rimaste in cantina.

Questo perché i simpatici cugini, non ho difficoltà ad immaginare quale tra loro abbia mostrato il pollice verso, avevano deciso di non presentarle alla mia degustazione, come invece fanno solitamente con le varie guide.

E dire che mi ero raccomandato, con il cugino Lunelli enologo, quello che conosco meglio, che Ferrari fosse presente con i suoi vini all’assaggio, pensando si fosse ricomposto lo “strappo” che era si era prodotto, con uno scambio di mail al fulmicotone tra il cugino enologo ed il sottoscritto, dopo che lo scorso anno avevo scritto – qui – che il Perlé 2006 stranamente non mi era piaciuto proprio.

Evidentemente, visto che non ho mai ricevuto notizia stampa del Giulio Ferrari Collezione, lo strappo e un certo quale fastidio dei giovani rampolli Lunelli (i rapporti con Mauro, padre di due dei cugini, e con gli altri fratelli senior sono sempre stati ottimi) continuava a sussistere nei miei confronti.

SpumanteFerrariTrentoDoc

Forse perché a differenza della stampa sempre plaudente e prona, qualsiasi cosa la Ferrari Lunelli faccia e dica, (il servilismo della stampa nei confronti dei ricchi e potenti mi fa sempre più venire il voltastomaco…), io, oltre a scrivere che il Perlé 2006 non mi era proprio piaciuto, avevo avuto l’ardire di criticare apertamente, come potete leggere qui e poi ancora qui, e di esprimere le mie perplessità sulla recente operazione, finanziaria prima ancora che enoica, consistente nel rilevare il 50% delle quote di una delle aziende simbolo del Prosecco superiore Docg, Bisol.

E con ogni probabilità, per dare un segno, se mi è concesso un po’ infantile prima ancora che padronale, della loro irritazione (eufemismo) i cugini Lunelli ed in particolare quello che oggi è al vertice hanno pensato bene di snobbare la mia degustazione ed esserci, ma solo con un vino.

Cosa che non hanno fatto, e li ringrazio, aziende come Letrari, Abate Nero, Pisoni, Revì, Cavit, persino Cesarini Sforza, al cui direttore non sono certo simpatico, che hanno inviato diversi campioni della loro gamma.

Registrato questo incidente di percorso – del resto sono cose che si devono mettere in preventivo quando si fa del giornalismo indipendente e si dice quello che si pensa anche nei confronti dei potenti, senza impecorirsi fantozzianamente come fanno molti – voglio ora parlarvi del Trento Doc Perlé 2008, Chardonnay in purezza, da vigneti di proprietà della famiglia Lunelli posti in alta collina, nelle zone più vocate, da 300 a 700 metri di altezza ed esposti a Sud-est e Sud-ovest, minimo 5 anni di affinamento sui lieviti (la sboccatura dichiarata era 2014).

Marcello_Camilla_Matteo_e_Alessandro_Lunelli

In sintesi direi che ho trovato in questa edizione 2008 tutti i pregi che ho sempre trovato (il vino lo conosco bene) nelle precedenti annate (2006 escluso) equilibrio, finezza, piacevolezza. Quel carattere inconfondibile da Chardonnay trentino di classe, tanta freschezza, armonia, eleganza, che costituisce uno dei segni distintivi di casa Ferrari.

Bello il colore, un paglierino brillante e luminoso, fine il perlage, che mi sarebbe piaciuto testare nel fantastico nuovo calice made in Trentino, e un bel naso secco, deciso, assertivo, di nitida definizione, con frutta secca, erbe di montagna, agrumi, un tocco di mela candita in evidenza. E bene la bocca, ricca, ben asciutta, decisa con un’ammirevole secchezza non da Brut, e un carattere da riserva, con continuità, energia, bolla ben croccante e persistenza lunga e salata molto piacevole.

Vogliamo scommettere che questa volta i giovani cugini Lunelli non se la prenderanno più di tanto per questo post?

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Franciacorta Blanc de Noir Nature Riserva 2007 Monzio Compagnoni

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
5


NatureBlancdeNoir2007

Do you believe in coup de foudre? Io ci credo sia nella vita, dove un incontro, ne sono persuaso, può sconvolgere tutto e delineare un percorso diverso del tuo essere, ma anche in quello strano lavoro di cronista e assaggiatore di vini che è il mio.

Io di questo Franciacorta Blanc de Noir Nature Riserva 2007 di Monzio Compagnoni mi sono “innamorato” all’impronta, anche se il suo autore, Marcello Monzio Compagnoni, non è proprio George Clooney ed io continuo a preferire, sarò un vecchio reazionario, “i fimmine”. Innamoramento issin dal primo incontro, avvenuto in quel di Torbiato d’Iseo, nel corso della festosa occasione dell’Aspettando il Festival, organizzato da Vittorio Fusari e consorte alla Dispensa Pani & Vini lo scorso 19 settembre.

L’atmosfera, come ho detto, era festosa, con 30 produttori franciacortini a presentare alle tante, tantissime intervenute, un loro vino e tale, c’era anche un complessino rock-pop di sottofondo, che faceva allegria niente male ma contemporaneamente rompeva i ma…i non poco, e non era certo la situazione ideale per valutare un vino, soprattutto un vino nuovo.

Eppure, anche se prima di quella sosta alla postazione di Marcello avevo già assaggiato (quella sera non c’era modo di “sputare”, nessuno spittoon visibile, è lo spirito della serata era più quello di bere che di assaggiare analiticamente come sono solito fare) diversi ottimi vini, voglio citare in primis il Rosé di Elisabetta Abrami, di cui scriverò presto, il 2008 Brut di Lorenzo Gatti, una riserva 2007 di Colline della Stella, l’Electo 2006 di Majolini, ecc. ecc. quando ho cominciato a vedere dapprima la raffinata etichetta, e l’elegante packaging, quindi il vino nel bicchiere, il calice Franciacorta d’ordinanza, a scrutarne, luci dei faretti permettendo, il colore, la finezza del perlage, ho cominciato a pensare di trovarmi a qualcosa di serio. Poi l’ho assaggiato e bum, coup de foudre.

Naturalmente trovandomi in un luogo popolato di gente festante e dovendomi districare tra persone, tanti amici che non vedevo da tempo, con tanto di bicchiere e di piattini di plastica in mano (dimenticavo: all’Anteprima si poteva anche mangiare e piuttosto bene) non ho pensato certo di azzardarmi a prendere appunti in quell’allegro baillamme. E ho chiesto a Marcello di poter assaggiare il vino a modo mio.

Cosa che è stata possibile in pochi giorni, grazie alla sua disponibilità, e che ho fatto con la preziosa collaborazione della mia Lei, che è tornata a corredare con le sue le mie impressioni di degustazione.

Ma prima di raccontarvi il vino, che è quanto di più complicato si possa azzardare nell’universo del metodo classico, un Pinot nero in purezza, anzi, un Blanc de Noir Nature (meno di tre grammi di zucchero) con permanenza sui lieviti di mesi 60 (five years, please note), con un cinque per cento del vino passato in barrique, due parole sull’azienda.

Monzio Compagnoni comincia la propria avventura enoica, nel lontano 1987, come produttore di vino nella bergamasca, Valcalepio e altro prodotti nella bella cantina, da lui progettata (è un architetto mancato per poco) a Cenate Sotto.

Pur con tutto il rispetto per i vini orobici, che io, residente nella bergamasca, non frequento molto, nel 1995 Marcello intuisce che se voleva fare davvero grande qualità e farsi conoscere meglio doveva per forza passare al di là dell’Oglio e guardare in quella Franciacorta che stava pian piano diventando “the big thing” che oggi conosciamo. Fortuna e capacità lo portano a rilevare uno dei nomi storici della vitivinicoltura in Franciacorta, la Barone Monti della Corte in frazione Nigoline di Corte Franca. La cantina non è granché e la si mette a posto quanto basta per ospitare le uve che daranno vita alla vendemmia d’esordio in Franciacorta, quella del 1995, e alcune altre vendemmie ma nel 2001 si rende necessario un altro passo impegnativo, l’acquisto di una casa colonica nel comune di Adro.

Una cascina, dotata di un ettaro di terreno, posta all’interno delle proprietà dei Signori De Marchant et d’Ansembourg, eredi Monti della Corte, “dove sono situati i nostri vigneti in conduzione diretta. Qui, dopo un’attenta ristrutturazione della struttura edilizia, l’ampliamento e il reimpianto dei vigneti è sorta la nuova sede produttiva.
Nel frattempo l’attuale capacità della cantina, pari a 2300 ettolitri in acciaio inox ed a 100 barriques francesi da 225 litri, ci permette di lavorare le circa 200.000 bottiglie annue totali complessive delle due denominazioni”.

E a completare il puzzle, da qualche anno consulente delle due aziende, quella franciacortina e quella nella bergamasca, è nientemeno che il bravissimo Donato Lanati con il suo wunder team.

Blancdenoir2007

Perché questo Franciacorta Blanc de Noir Nature Riserva 2007 mi è così tanto piaciuto da rappresentare un colpo di fulmine enoico? Per la sua incantevole armonia, la sua delicatezza, una piacevolezza e facilità di lettura, nonostante si tratti di un Pinot nero 100%, straordinarie, sia che lo si provi da solo, sia che lo si porti a tavola abbinandolo a piatti a base di pesce, oppure a carni bianche, salmone, magari un bel salmerino o un luccio di lago.

Splendido il colore, occhio di pernice, oro ramato, splendente e luminoso nel bicchiere, perlage molto sottile e continuo e soprattutto un naso di una finezza e di una complessità davvero rari, con percezioni di nocciola e mandorle fresche, di noce e cioccolato bianco, accenni di agrumi (mandarino soprattutto), glicine e sullo sfondo lampone e ribes, in una cornice ben sapida di grande freschezza che annuncia un vino di grande struttura.

L’attacco in bocca è vivo, ben secco, nervoso, ma ampio e carnoso, di salda struttura, ed il vino si dispone con grande delicatezza sul palato, quasi accarezzandolo, e la persistenza è lunga e salata, anche grazie ad una splendida acidità, che dà energia, mordente, dinamismo al vino.

Una perfetta sintesi di pienezza e delicatezza per il miglior Blanc de Noir oggi in circolazione in Franciacorta. Chapeau!

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Un nuovo bicchiere rivoluziona la gioia del bere e ammirare le bollicine

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Opera di un trentino tenace e geniale: Luca Bini

Siete convinti anche voi, come me, che un bicchiere giusto, come il pianoforte lungamente ricercato da Glenn Gould per consentirgli di sviluppare interamente la propria estetica del suono e quel suo stile inimitabile e unico, costituisca davvero quel quid in più che fa la differenza e consente ad un vino di esprimere fino in fondo le proprie potenzialità?
E siete persuasi che, nel caso si abbia la consapevolezza che tale bicchiere non esista, e quelli normalmente in uso costituiscano dei palliativi del bicchiere ideale e dei compromessi rispetto all’Idea del bicchiere che si ha in mente, valga la pena, novelli Parsifal dei tempi nostri, mettersi alla ricerca o meglio ancora crearlo ex novo?

Bene, è proprio quello che ha fatto, con un lavoro puntuale, tenace, con una fiducia che non l’ha scoraggiato nei momenti difficili, quando alcuni interlocutori cui si era rivolto dimostravano di non capire la portata rivoluzionaria della sua intuizione, sorretto da una moglie che invece di riportarlo con i piedi per terra, perché i progetti, le prove di stampo, i viaggi per farlo testare e conoscere costano, un trentino di quelli che piacciono a me, solido, testardo, idealista e un pizzico folle, il che non guasta mai.

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Sto parlando di Luca Bini, direttore, conduttore, deus ex machina di quell’esemplre cosa che è la Casa del Vino della Vallagarina di Isera (patria del Marzemino), che non è solo un ristorantino accogliente dove si mangia e si beve bene senza svenarsi, e un bel posto dove riposare tranquillamente ma un centro di divulgazione della cultura del vino di questa bella zona del Sud Trentino, “fondata sulla coesione operativa tra i produttori di vini lagarini e rappresenta un esempio concreto ed unico di sviluppo e promozione territoriale, sia nel nostro comprensorio che in tutto il territorio trentino”. Una casa del vino il cui presidente è quel gran Signore del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga (alias Tenuta San Leonardo) il che costituisce un’assoluta garanzia di serietà.

Cosa ha fatto il buon Bini, super appassionato di “bollicine” metodo classico? Si è messo in testa la folle e spumeggiante idea di crearlo lui quel calice che esaltasse e non deprimesse, come fanno invece altri bicchieri, quell’aspetto fondamentale nella fruizione e nell’analisi di ogni Trento Doc, Champagne o Franciacorta che si rispetti, ovvero l’aspetto visivo e quel preciso particolare rappresentato dal perlage, dalla forma delle bollicine, dal loro itinerario, dalla loro persistenza o effimera manifestazione, per dirla con Herman Hesse, dal “gioco delle perle di vetro” cui danno vita nel bicchiere.
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Ci ha messo più di due anni e tanta fatica e anche una sommetta considerevole di propri denari, coinvolgendo mastri vetrai, trovando alla fine il suo uomo in Pietro Viero a Marostica, e godendo della complicità operativa di un ingegnere di Trento, Mattia Tamagnini, con il supporto del Distretto Tecnologico Trentino, che ha concretizzato le sue intuizioni.

E poi, siccome Bini è una persona intelligente, non ha avuto problemi e bagagli e prototipi in spalla, andare sino a Monaco per farlo testare a super sommelier come Paula Bosch e sommelier master of wine come Markus Del Monego, di farlo provare a produttori trentini sensibili come Lucia Letrari e Mario Pojer, a enologi come Marcello Lunelli, a qualche giornalista come Daniele Cernilli, Gianni Fabrizio, Tiziano Bianchi ed il sottoscritto, che da un anno attendeva il semaforo rosso per scriverne.
Non sappiamo ancora come si chiamerà, magari potremmo lanciare un contest, un concorso di idee per trovare il nome giusto, e se magari diventerà il bicchiere istituzionale di una denominazione (amici franciacortini peccato, perché questo bicchiere dà la paga al vostro calice senza discussioni possibili) ma anche se purtroppo sarà pronto non prima di gennaio inoltrato, sta iniziando il proprio ciclo di produzione e presto dal prototipo si passerà al prodotto finito.

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Ma che cos’ha di particolare questo novello bicchiere e innanzitutto che forma ha? Spero che le immagini che ho scattato una decina di giorni fa, l’ultima volta che sono passato da Luca per testare il calice, e ci siamo divertiti a (ri)metterlo a prova non solo su un Trento Doc sublime come il Riserva 2008 di Letrari, o su un bianco sorpresa (non sapevo nemmeno che esistesse…) come il Sauvignon Vette di San Leonardo ma persino su un grande vino rosso, il magnifico Pinot nero, 2010 credo, della bravissima Elisabetta Dalzocchio, diano le misura della particolarità del calice, della sua foggia particolare, e soprattutto dello spettacolo di perlage che sa sviluppare con una “migrazione delle bolle in superfice che produce lunghe catenelle” grazie ad un particolare e rivoluzionario sistema che ha comportato l’uso del laser in sette punti differenti, uno centrale e sei, equidistanti, distribuite lungo il raggio del calice.

Per il resto si è trattato di prendere il meglio dalle precedenti idee di calice da Champagne / metodo classico: e per favore non usatelo, quando sarà disponibile, con il Prosecco…

Una larghezza della pancia del bicchiere che riprende quella della coppa da Champagne d’antan, per “consentire alle bollicine di salire in superfice sprigionando i profumi e gli aromi del vino all’interno del calice”.

Un’altezza del corpo di 90 millimetri simile a quella di una flûte, e che consente di “godere dello spettacolo del perlage che si sviluppa dal fondo del bicchiere nella sua totalità”. E un’ampiezza della bocca del bicchiere, 60 mm., che ricorda quella dei calici da Pinot grigio, con una forma a tulipano chiuso, più largo nella parte inferiore e più stretto in quella superiore.
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Una forma, annota Bini in un dettagliato minuzioso racconto della genesi della sua creatura, “studiata per degustare olfattivamente il vino” e far sì che gli aromi “si liberino nella parte più larga e vengano convogliati verso l’alto grazie alla sua stretta apertura”. Molto importante, in tal senso, la base piana della coppa e la linearità delle pareti del bicchiere che convogliano immediatamente il vino in bocca “facendo percepire totalmente e subito le sue qualità”.

Inoltre questo che per ora chiamerò il “calice Bini” non esalta esclusivamente il perlage, ma messo a confronto con altri bicchieri, glorifica la luminosità del vino, l’intensità del colore e conferisce ai profumi una finezza, una delicatezza, uno charme, da lasciare sbalorditi.

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Mi piacerebbe ora potervi dire provare per credere, purtroppo dovrete fidarvi delle mie parole – questo non è uno spot, ma un omaggio dovuto ad una grande creatività e l’elogio di un brillante uso dell’intelligenza umana e della passione per il vino – in attesa che il calice, realizzato da un’azienda italiana che ha lavorato anche per Maison de Champagne, sia pronto.

Ma la rivoluzione del perlage, dell’apprezzamento affascinato delle bollicine nel bicchiere, è già lanciata e nessuno potrà fermarla… Prosit!

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Altri Franciacorta a prezzi stracciati: ma la vogliamo finire?

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Un altro lettore – i lettori sono la forza di questo blog, contribuiscono a mantenerlo vivo con i loro commenti, le segnalazioni, gli interventi – mi ha mandato altre fotografie che documentano in maniera chiara e incontrovertibile l’esistenza e un mercato non tanto sotterraneo, ma purtroppo emerso alla luce del sole di “Franciacorta” (s)venduti a prezzi ridicoli.

A me che a mo e difendo la Franciacorta, anche se franciacortino non sono, tutto questo fa tremendamente girare le scatole.

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Vorrei capire, vorrei saperne di più, vorrei che qualcuno mi spiegasse il perché di tutto ciò. E vorrei che questo sconcio, che tale é, avesse rapidamente ad aver fine, e che qualcuno, se ha potere di farlo, intervenisse. Perché questi Franciacorta a prezzi da Prosecco sono ridicoli e nuocciono all’immagine della zona vinicola bresciana in maniera incredibile.

Spero che di questa evidenza tutti i produttori siano consapevoli e si facciano parte diligente, una volta tanto dimenticando le preoccupazioni e le fatiche delle proprie singole cantine, i personali problemi, per porre fine ad un qualcosa che li danneggia tutti.
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Trento Doc: una denominazione in buona salute

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Riflessioni sulla degustazione di 61 campioni lunedì a Trento

Voglio relazionarvi sulla degustazione di Trento Doc, 61 campioni, rigorosamente assaggiati alla cieca, come può testimoniare la brava (e bella) sommelier A.I.S. Trentino che mi ha assistito e servito i vini, fatta lunedì.

Devo dire molto bene in generale, con punte di eccellenza. Mancavano purtroppo un po’ di aziende all’appello, qualcuna che si è dimenticata per gli impegni vendemmiali tipo Maso Martis o Dorigati Methius, altre tipo Zeni che non avevano le sboccature pronte, altre ancora, come Rotari, che non hanno mancato di mantener fede al loro radicato ostracismo nei miei confronti.

Altre, come Ferrari, che bontà loro hanno ritenuto di inviare un solo vino, il Perlé 2008, peraltro piuttosto buono, ritenendomi forse non all’altezza di capire le loro riserve più importanti…

Ma poiché come sempre sono i presenti ad avere ragione – en passant chapeau a Cesarini Sforza, che assente lo scorso anno ha inviato due campioni, uno dei quali mi è piaciuto – pensiamo a chi ha dato segno di rispettare il mio lavoro e ha deciso di mettersi in gioco anche se il sottoscritto ha solo un blog a disposizione (più vari giornali cui collaboro) e non è collaboratore o curatore di una potente (????) guida.

Ho avuto a disposizione un po’ tutte le tipologie: una dozzina di Dosage Zero e Pas Dosé, un po’ di Extra Brut, Brut non millesimati e millesimati e una quindicina di Rosé (peccato mancasse il Perlé Rosé che è così buono….) e devo dire che a parte qualche Brut base troppo morbidone e rotondo e qualche Rosé… al rosolio, la stragrande maggioranza dei vini mi hanno soddisfatto. E di più d’uno vorrei passare dalla fase puramente analitica dell’assaggio a quella edonistica della beva.

Tenuto conto che mancavano all’appello alcuni grossi calibri, il già ricordato Methius ed il vino, sempre con paternità… paternosteriana, della Fondazione Mach, devo dire che parecchie riserve hanno fatto benissimo le loro veci.

Ai vini più buoni, sempre secondo il mio gusto, che non pensa di essere eno-vangelo, si rassicuri qualche prevenuto e suscettibile personaggio di Trento, dedicherò singoli articoli che man mano vedrete pubblicati sul blog.

Per ora voglio limitarmi a segnalarvi le performance, impressionanti, di buona parte dei vini di Letrari, che sta sempre più diventando un punto di riferimento del metodo classico non solo trentino, ma nazionale. Penso allo spaziale Riserva 976 annata 2004, e poi al vino in assoluto migliore di tutta la mia degustazione, il Brut riserva 2008, ma anche il Brut Riserva Quore, il Dosaggio Zero riserva 2008, il Brut mi hanno convinto senza sé ne ma.

Di gran livello il Brut Perlé 2008 di Ferrari e una conferma Cavit con il Pas Dosé Altemasi 2005, il Brut Altemasi 2010, l’Altemasi Rosé in particolare. Molto bene, quasi una sorpresa, i due vini, Oro Rosso 60 mesi e Oro Rosso 48 mesi, della Cantina di montagna di Cembra, una conferma Revì, soprattutto con il Dosaggio Zero, una bella scoperta il Brut Morus della Cantina Mori Colli Zugna, e bene i due vini di Conti Wallenburg, alias la veronese Montresor, il Pas Dosè ed il Brut.

Molto buono il Pas Dosè riserva 2008 di Balter, il Maso Michei 823 (50% Chardonnay e 50% Pinot nero), ma molto meglio, più unico ed esaltante il Pinot nero in purezza, bene l’Extra Brut riserva 2005 di Pisoni, molto buono l’Extra Brut riserva Tridentum 2007 di Cesarini Sforza.

E poi plausi al Nature Dosaggio Zero 2008 di Opera Valdicembra, il Pas Dosé Riserva 2007 ma anche il Rosé di Pedrotti, una conferma il Brut 601 di Concilio vini, il Brut riserva Forneri di Zanotelli, il Brut riserva di Bellaveder.

Di Endrizzi ho ancora una volta apprezzato l’ottimo Rosé, e di Abate nero, per gli amanti del genere, l’Extra Dry, davvero ben fatto e l’Extra Brut. Il Rosé è buono, ma un po’ troppo rotondo e “dolce” per il mio gusto. Tra i Rosé citazione d’obbligo per l’Antares della Cantina di Toblino.

Insomma, come potete vedere, non sono stati pochi i Trento Doc che mi hanno completamente gratificato e dimostrato che quando i produttori vogliono le “bollicine” metodo classico trentine possono essere un serio competitor per chiunque. Anche per quella Franciacorta alla quale loro pensano di essere superiori, mentre io parlerei piuttosto di diversità di prodotto e di terroir.
A presto per i primi articoli sui vini che più mi sono piaciuti.

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Trento Doc a Milano: 21 aziende propongono le loro “bollicine”

TrentoDocincittà-Milano

Ricco calendario di iniziative dal 25 settembre al 2 ottobre

In attesa di parlarvi diffusamente di Trento Doc traendo indicazioni dal mio annuale check up che ho fatto ieri, lunedì 22, in quel di Trento, degustando (ovviamente alla cieca) metodo classico prodotti da 25 aziende (sulle 40 totali aderenti all’Istituto Trento Doc) voglio segnalare un’iniziativa organica promossa dallo stesso Istituto che vedrà come teatro, dal 25 settembre al 2 ottobre 2014, la città di Milano. Si tratta di “Trentodoc in città”, evento organizzato in collaborazione con le singole aziende produttrici.

Durante le nove giornate della manifestazione, il Trento Doc si proporrà al pubblico milanese degli appassionati della bollicine con i prodotti di 21 aziende, ovvero: Abate Nero, Altemasi, Bellaveder, Cantina Aldeno, Cantina Mori Colli Zugna, Cantina Rotaliana di Mezzolombardo, Cantina Toblino, Cantine Monfort, Cesarini Sforza Spumanti, Endrizzi, Ferrari F.lli Lunelli, Fondazione Edmund Mach, Letrari, Maso Martis, Moser, Opera Vitivinicola in Valdicembra, Pedrotti Spumanti, Pisoni F.lli, Rotari, Revì e Zanotelli. Aziende che proporranno aperitivi, pranzi e cene in vari locali della città di Milano, momenti pensati per far conoscere la tradizione trentina del metodo classico.

Per gli operatori del settore invece è previsto, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, un appuntamento nella giornata del 29 settembre, dalle 15 alle 20.30, presso il Westin Palace di Piazza della Repubblica 20 (per iscrizioni eventi@aismilano.it), con un approfondimento condotto dal Presidente AIS Trentino Mariano Francesconi alle ore 18, dedicato alla tipologia “non dosata”. Una serie di appuntamenti unici durante i quali sarà possibile assaporare e degustare l’unico e metodo classico prodotto in montagna da uve quali Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco o Pinot Meunier.

Per informazioni:

Istituto Trento DOC
Via del Suffragio 3
Palazzo Trautmannsdorf
38122 Trento
Tel. 3357400473
www.trentodoc.com - info@trentodoc.com

TrentoDocVinitaly2012
Questo il programma dettagliato delle singole iniziative

Giovedì 25 settembre
JUST WINE – TRENTODOC ALTEMASI MILLESIMATO
Dalle 19.00 alle 23.00
ATM Bar Via Bastioni di Porta Volta 15 Tel. 331 7912602

Venerdì 26 settembre
MASO MARTIS RACCONTA LE SFUMATURE DEL TRENTODOC
Dalle 16 alle 20
Enoteca Vino Vino, Corso S. Gottardo 13 Tel.02 58101239

Domenica 28 settembre
A CENA CON TRENTODOC PISONI
Dalle 20
Ristorante Nuovo Yacht, Via San Siro 7 Tel.02 48009950

Lunedì 29 settembre
CANTINA ALDENO E DINTORNI, UN TERRITORIO IN BOLLICINE
Dalle 18 alle 22
Enoteca Il Cinghiale Rosso, Via Monte Grappa 6/a
Tel. 02 87386336 – 392 9323917

CENA DEGUSTAZIONE TRENTODOC MOSER
Dalle 20.30
Ristorante San Glicerio 2, Viale Fulvio Testi 177
Tel.02 6424732

Martedì 30 settembre
I MILLESIMI DI ABATE NERO
Dalle 17
Enoteca Divino, Via Lippi 2
Tel.329 4190446

CESARINI SFORZA: PERSONALITA’ ED ELEGANZA DEL TRENTODOC
Dalle 18
Bottiglieria Bulloni, Via Lipari 2
Tel.02 84571125

APERITIVO ROTARI ALPEREGIS AL FASHION CAFE’ MILANO
Dalle 18.30
Fashion Café Milano, Via Edmondo de Amicis 12
Tel.02 49796725

DEGUSTAZIONE TRENTODOC MORUS DAL 1957
Alle 17
Osteria dell’Acquabella, Via San Rocco 11
Tel.02 58309653

APERITIVO OPERA TRENTODOC
Dalle 19 alle 21
La Cantina di Manuela, Via Carlo Poerio 3
Tel.02 76318892

APERITIVO TRENTODOC FERRARI
Dalle 19 alle 20.30
Ristorante/Bar Rubacuori, Hotel Château Monfort, Corso Concordia 1
Tel.02 77676708

IL SUSHI INCONTRA IL TRENTODOC ANTARES
Dalle 19.30
Kanji Evo, Via Giuseppe Broggi 17
Tel.02 36753433

REVI’ TRENTODOC E L’OLIO DI TANO
Dalle 20
Ristorante Tano Passami l’Olio, Via Villoresi 16
Tel.02 8394139

Mercoledì 1 ottobre
CESARINI SFORZA: PERSONALITA’ ED ELEGANZA DEL TRENTODOC
Dalle 18
Il Cavallante, Via Muratori 3
Tel. 02 54107325

Giovedì 2 ottobre
L’APERITIVO TRENTODOC ALTEMASI AL TRUSSARDI
Dalle 18.30 alle 21.00
Caffè Trussardi di Milano, Piazza della Scala 5
Tel.02 80688295

Da giovedì 25 a martedì 30 settembre
LETRARI DA VINODROMO
Dalle 20.30
Vinodromo Enoteca & Ristorante, Via Salasco 21
Tel. 02 32960708

LETRARI DA ROSSORUBINO
Dalle 20.30
Rossorubino Vino e Cibo di Qualità, Via Bordighera (angolo via Imperia)
Tel.349 4481333

Da venerdì 26 settembre a giovedì 2 ottobre
REVI’ A CASA N’OMBRA DE VIN
Dalle 19
Casa N’Ombra de Vin, Via San Marco 2
Tel.02 6599650

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Ancora sulla Cuvée Alma Bellavista a 8,90 euro

Puntinisullei
E con questo, episodio chiuso, ma prima mettiamo qualche puntino sulle i….

Non vorrei dare l’impressione di voler maramaldeggiare e insistere su un caso sul quale, dopo questa piccola puntualizzazione, vorrei mettere una pietra sopra, e sembrare più “saccente”, sarcastico lo sono e amo esserlo e fa parte del mio stile, di quanto sia stato definito da un tale – il bollino di “mammasantissima del vino” lo rimando al mittente e invito a riferirlo ad altri.., ma sulla vicenda della Cuvèe Alma della Bellavista di Erbusco finita in (s)vendita a 8,90 euro quando il suo prezzo di listino dovrebbe essere intorno a 16.50 euro Iva esclusa, vorrei dire un’ultima cosa.

L’A.D. di Bellavista, nel suo commento inviato a questo blog che qualche carneade definisce “autoreferenziale” (ma se per ipotesi assurda lo fosse, lui perché lo legge? Perché tanti lo leggono, perché dà così fastidio come il suo fratello maggiore Vino al vino?), conferma che il vino era finito per “un errore di trasmissione del prezzo” al Famila di Gussago, e “l’offerta è durata soli due giorni, 8/9 agosto, e il prodotto è andato immediatamente esaurito” e soprattutto, dice Francesca Moretti, “quando l’insegna Famila si è accorta dell’errore, ha rivisto il prezzo e qui sotto ne trovi testimonianza” nelle foto che mi ha inviato, che documentano che il vino veniva venduto ad un prezzo “conforme all’insegna che lo vende e rientra nel “range” da noi consigliato ovvero dai 25 ai 35 euro”.

Bellavista-arancione 069

Bene, lo ripeto, senza voler in alcun modo essere “cattivo” o inelegante verso una giovane Signora, ma vorrei, lasciando che siano le immagini a parlare, invitare a confrontare le due foto.

La prima, già pubblicata nel post di qualche giorno fa, è stata scattata in un supermercato, poco importa quale ne sia il nome, a Rovato e propone bottiglie della “Cuvée arancione”, come molti la chiamano, a 8,90 euro.

La seconda, quella a me inviata dalla Signora Moretti, ritrae il cestone metallico vuoto, lo stesso tipo di cestone che accoglieva le bottiglie di “Spumante Brut” Bellavista, in (s)vendita a Rovato, in vendita (ipotetica, era andato esaurito), al Famila di Gussago a 25,90 euro.

Dispensa 005

La mia cara ex moglie direbbe che così facendo sono il solito perfido, ma scusate, non notate anche voi, come me, un’incredibile rassomiglianza nello stile grafico con cui sono stati redatti i due cartelli e scritti i due prezzi, con la stessa base di cartone giallo, anzi a guardare bene una lavagnetta dai bordi arancio, su cui è stato vergato, in colore arancione, ça va sans dire…, il prezzo? E, scusate, non sembra identico il pavimento a grosse piastrelle su cui si trovano i cestoni?

…vuoi vedere che i due supermercati di Rovato e di Gussago senza saperlo si sono copiati e hanno avuto, senza parlarsi, perché sono concorrenti e di catene diverse, la stessa folgorante idea – trasmessa ovviamente per telepatia – di vendere la Cuvée Alma di Bellavista ad un prezzo sensibilmente più basso di quanto avrebbero dovuto normalmente pagarlo e di “strillarlo” all’attenzione dei potenziali clienti con i loro cartelli richiamo?

E poi dicono che non c’è concorrenza e libero mercato in Italia…

Bellavista890-2590

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Franciacorta Brut Cuvée Alma Bellavista: un tribicchierato a 8,90 euro

Bellavista-arancione 069

Però, che attenzione ad un grande rapporto prezzo-qualità hanno avuto quelli del Gambero rosso e della guida Vini d’Italia decidendo di assegnare un “tre bicchieri” alla cuvée più popolare della Bellavista, quella contraddistinta dalla sgargiante (pare che la scorgano anche i non vedenti) etichetta arancione, la Cuvée Alma.

Ci hanno visto lungo, se si pensa che quel Franciacorta dai colori che sembrano quelli della maglia della nazionale olandese è stato recentemente avvistato – e fotografato – in un supermercato in Franciacorta, zona Rovato, proposto (e siamo ancora lontani dal Natale e dai saldi festivi) nientemeno che a 8 euro e 90….

Non sono i prezzi scandalosi di alcuni Franciacorta purtroppo avvistati nel veronese e nel vicentino (un lettore mi segnalava ieri anche un 2,90…) ma cominciano ad essere prezzi abbastanza bassi. Considerando il lignaggio e l’immagine dell’azienda produttrice…. Mah!
P.S.
Sarebbe interessante sapere dall’azienda quale sia il prezzo giusto, visto che questo pomeriggio, lo stesso vino venduto a Rovato a 8,90, l’ho trovato esposto all’Esselunga a Bergamo a 24,89, come documenta la mia foto…

BellavistaEsselunga

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Festival Franciacorta in cantina 2014

FestivalFranciacorta2014

Come tutti sanno bene, anche in Trentino, Oltrepò Pavese e chissà, forse persino in Champagne.., torna, sabato 20 e domenica 21 settembre, il Festival Franciacorta in cantina, che con la formula adottata negli ultimi anni, consente agli appassionati delle “bollicine” bresciane di poter visitare una ricca serie di cantine e di prendere parte ad iniziative, legate ovviamente al wine & food, ma anche alla cultura e al paesaggio, organizzate dalle singole aziende, una sessantina in totale.

La prenotazione delle visite è obbligatoria contattando direttamente le cantine. Le cantine saranno aperte, salvo diverse indicazioni, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00.

Come si legge nel comunicato stampa, “Sono previsti pacchetti week end, tour in bus alla scoperta della Franciacorta e dei suoi vini, passeggiate guidate a piedi e in bicicletta fra le vigne accompagnati dagli agronomi, e percorsi guidati tra i borghi antichi caratteristici del territorio. I tour e i percorsi prevedono tappe nelle cantine per degustare le diverse tipologie di Franciacorta, scoprirne i segreti della lavorazione, conoscerne i protagonisti. Gli appassionati di vino potranno partecipare a verticali e degustazioni a tema, i foodies potranno assaggiare piatti e prodotti tipici, streetfood e creazioni di chef locali, i più piccoli e i loro genitori potranno divertirsi con iniziative ludiche e pic-nic nella natura”.

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Siccome esiste un sito Internet ben fatto ed esaustivo che propone tutto il programma, azienda per azienda, vi rimando – leggete qui – direttamente a quello. Qui la brochure con tutti gli eventi in programma in formato PDF, mentre per gli eventi in cantina leggete qui, per gli eventi di carattere culturale (mostre, concerti, ecc.), leggete qui, per le iniziative legate a natura e paesaggio, ecco il link.

Per la cronaca, quest’anno non si svolgerà la controversa e discussa iniziativa para-secessionista Cantine in villa, che lo scorso anno ebbe teatro Villa Lechi a Erbusco, e svariate aziende che lo scorso anno parteciparono al “contro-festival” quest’anno hanno invece deciso di partecipare alla manifestazione organizzata dal Consorzio.

Per informazioni www.festivalfranciacorta.itinfo@festivalfranciacorta.it

In quale cantine, si chiederà forse qualcuno, andrà il sottoscritto? Anche se avrei voglia di partecipare a diverse iniziative, dirò in nessuna, o meglio in una sola, ma venerdì sera per un’iniziativa legata alla presentazione dell’etichetta vincente un concorso di grafica, che vestirà una prestigiosa Cuvée.

E poi domenica, non per fare il bastian contrario, ma perché mi è stato organizzato così, salirò nientemeno che in Trentino, per essere fresco e pronto, la mattina di lunedì 22 (vigilia del mio compleanno) per una vasta degustazione, ovviamente alla cieca, di Trento Doc.

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Primo semestre positivo : Champagne ancora in crescita

VignobleChampagne

Buone notizie, tramite la FEVS, Fédération des Exportateurs de Vins & Spiritueux de France, sull’andamento delle esportazioni di Champagne nel primo trimestre 2014. Si conferma e si rafforza il trend positivo già evidenziatosi nel primo trimestre, dei “vins effervescents” e segnatamente dello Champagne, che fa segnare un incremento del sei per cento in volume e dell’otto per cento in valore.
Vanno male invece i vini fermi francesi, in calo del 12%, calo dovuto in gran parte al decremento delle vendite dei vins de Bordeaux (-28%) soprattutto sul mercato cinese.
Questo nel primo semestre: vogliamo scommettere che nel secondo semestre il caro vecchio Champagne saprà fare ancora meglio, nonostante un mercato interno ancora in calo? Come diceva mio padre: i morti si portano via quando son freddi. Ovvero, prima di dare per morto lo Champagne, calma e gesso…

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