A Carnevale ogni scherzo vale…

Carnevale
… e un sondaggio celebra lo stretto legame con il Prosecco

Ricevo e testualmente pubblico, con una sola precisazione e senza alcun commento.
Anche se i festeggiamenti che si sono protratti in questo periodo chiamerebbero in causa il celebre motto secondo il quale “a Carnevale ogni scherzo vale”, ci tengo a sottolineare che il testo che segue non è uno scherzo, ma costituisce, parola per parola, il comunicato stampa, diffuso oggi, vigilia di martedì grasso, dal Consorzio della più importante denominazione prosecchista attiva in Italia.

In attesa di ricevere un analogo comunicato, adattato per l’occasione, a Pasqua o il prossimo ferragosto, auguro a tutti buona lettura.

“Il Carnevale si sposa bene con un bicchiere di Prosecco. Sono milioni gli italiani che affermano di associare lo storico vino bianco frizzante con il giorno della festa, delle maschere, dei coriandoli.

È quanto emerge dalla nuova ricerca di gennaio di Prosecco Lab, il nuovo osservatorio sul Prosecco, voluto dal Consorzio di tutela e affidato ad SWG Spa, con l’obiettivo di analizzare la relazione tra il consumatore contemporaneo e il vino.

Il Prosecco non si berrà solo a Venezia o in Veneto, ma anche in tutti gli altri luoghi in cui si festeggia il Carnevale. Da Viareggio, a Ivrea (con la sua battaglia delle arance); da Verrès in Valle D’Aosta a Palù del Fersina, in Trentino;  da Sauris di Sopra in Friuli Venezia Giulia a Persiceto, cittadina in provincia di Bologna; senza dimenticare Putignano in Puglia o Muggia in Provincia di Trieste: piccoli torrenti di Prosecco scivoleranno in gola, insieme alle risa e al divertimento carnevalesco.

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La festa di Carnevale e il Prosecco sono un binomio non casuale. Un incontro determinato da uno dei peculiari aspetti del Prosecco: l’essere un vino che genera piacere, gioia, divertimento. Un vino che, per gli italiani, è divertente e simpatico (24%), fresco e giovane (22%), dinamico e gioviale (18%). Insomma un vero amicone, aperto e giocherellone (16%) che favorisce lo stare con gli altri, lo scherzo e il divertimento.

Il Prosecco è un vino versatile, che sa assumere il vestito giusto al momento giusto. Che rende ogni occasione differente e sa farsi apprezzare per le sue molteplici doti.

Così a Carnevale piace il suo essere un vino allegro e spumeggiante al punto giusto (40%). Uno spumante che associa la capacità di creare un clima vero, caldo, simpatico, con la sua forza di collante tra le persone, di generatore di condivisione (33%). Un vino che sa stare al suo posto, senza appesantire il momento, senza renderlo greve, ma lasciando un alone di piacevole leggerezza (34%).

Il Prosecco sa cementare l’amicizia (31%), sa rendere ogni momento gradevole e, con la sua voglia di sorriso (16%) e gioia (12%), diventa, in modo naturale, il vino del Carnevale”.

P.S.

Nota metodologica

Indagine realizzata da SWG Spa per conto del Consorzio del Prosecco. Campione: 1200 cittadini italiani maggiorenni, segmentati in base alla distribuzione socio-demografica del Paese. Data di realizzazione tra il 7 e il 14 gennaio 2016. Indagine effettuata con tecnica mista Cati-Cawi.

I metodi utilizzati per l’individuazione delle unità finali sono di tipo casuale, come per i campioni probabilistici. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di zona, sesso, età e livello scolare. Il margine d’errore statistico dei dati riportati è del 2,5% a un intervallo di confidenza del 95%.”

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Champagne Brut Blanc de Blancs Premier Cru Paul Goerg

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


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In Champagne le cantine cooperative delle migliori zone, anche in villaggi classificati Premier Cru, sono dotate di uno spiccato spirito imprenditoriale e di una notevole fantasia nel presentarsi sul mercato interno ed internazionale.

Accade così che a poco distanza dalla celebrata Côte des Blancs, una cooperativa attiva a Vertus, secondo più ampio villaggio della Champagne ed il maggiore del dipartimento della Marne, per ettari vitati, che qui superano quota 560, per l’85% destinati a Chardonnay, una cooperativa come La Goutte d’Or abbia deciso di dar vita a due marchi commerciali per proporre gli Champagne espressione di questo magnifico terroir.

Uno ha nome Napoléon, marchio che risale al 1907, e propone vini di stile classico e tradizionale, ed il secondo che prende nome da un personaggio, Paul Goerg, che nel 1876 fu sindaco di Vertus e che s’impegnò molto per il mondo agricolo e vitivinicolo e si adoperò per far capire il valore dei terroir e dello Chardonnay di cui i vignerons disponevano.

Accadde così che nel 1950 un gruppo di vignerons di Vertus decidono di lavorare insieme sullo Chardonnay e valorizzarlo e nel 1985 quando decisero di proporre in commercio i loro Champagne scelsero proprio il nome di Paul Goerg come marchio. Champagne di cave coopérative direte voi, pensando ad una qualità non particolarmente ambiziosa o eccelsa dei vini.

Errore. Perché nel caso della Paul Goerg oltre alla garanzia rappresentata dall’origine delle uve, un terroir premier cru, si ha una garanzia supplementare rappresentata dal lavoro di vignaioli intraprendenti e appassionati attivi da oltre due generazioni, e da un’abitudine, una tradizione, un vanto di produrre Champagne Premier Cru i quali, “traducono in vino la piena espressione dei terroir di Vertus e dell’uva Chardonnay”.

Questi vignerons fieri delle loro radici familiari posso contare su quasi 140 ettari di vigneto, e realizzano cuvées, frutto di una viticoltura ragionata rispettosa dell’ambiente, con dosaggi molto limitati che impediscono ogni trucco e consentono ai terroir di esprimersi appieno.

La loro gamma comprende una cuvée Brut Tradition (60% Chardonnay e 40% Pinot noir), l’Extra Brut Absolu (Chardonnay in purezza e 4 anni di permanenza sui lieviti), un Rosé con solo un 15% di Pinot noir (ma lo Chardonnay è quello della Côte des Blancs), un Brut millesimato, e una cuvée de prestige, che riposa sui lieviti da sei ad otto anni, millesimata, denominata Cuvée Lady (in commercio il 2004), con un 15% di Pinot noir ed una selezione particolarmente rigorosa degli Chardonnay.
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E infine c’è lo Champagne che voglio consigliarvi per questo fine settimana, il Brut Blanc de Blancs, non millesimato, che si affina per tre anni sui lieviti e dopo la sboccatura trascorre altri 6 mesi di riposo in bottiglia prima della commercializzazione.

Un Blanc de Blancs dal dosaggio che la Maison definisce « moderato », anche se si tratta di qualcosa tra 8 e 9 grammi litro con ricorso unicamente a vini di riserva.

Con il consueto eclettismo champenoise nella scheda tecnica il vino viene definito come una cuvée “perfetta per gli aperitivi”, ma poi ci dicono che andrà benone con le ostriche, ad un sashimi di pesce, a preparazioni di pesce in “sauce mousseline”, a formaggio di capra fresco oppure Chaource (formaggio dell’Aube), e, indifferentemente, e a me la cosa suona strana, ad zuppa di fichi freschi come dessert.

Io lo gusterei piuttosto sul pesce, o lo servirei prima di sederci a tavola, gustando il suo colore paglierino oro luminoso, il perlage molto sottile e vivo, la fragranza delicata e complessa degli aromi, sfumature di nocciola fresca, pesca bianca, fiori d’arancio, glicine, una vena di torrone, crema pasticcera e croissant. E poi il suo gusto calibrato, cremoso, non aggressivo, con un chiaro ritorno agrumato nel retrogusto, la sua piacevolezza ed il suo carattere da “vin de soif”, che chiude lungo su una vena salata e minerale.

Un bel vino, distribuito in Italia da Ruffino Constellation Brands, che troverete in vendita intorno ai 30 euro.

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Franciacorta Extra Brut 2008 Camossi

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9


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Quella condotta dai fratelli Claudio e Dario Camossi rappresenta senza alcun dubbio una delle più interessanti e valide realtà franciacortine emerse negli ultimi 5-10 anni. Risale al 1996 il loro primo metodo classico, e con il passare del tempo l’azienda, che oggi può contare su qualcosa come oltre 20 ettari vitati, distribuiti in tre zone chiave, Erbusco, Paratico, all’estremo ovest, da cui proviene gran parte del Pinot nero, e Provaglio d’Iseo, ha affinato uno stile personale che si esprime sia nel Franciacorta Rosé, di grande equilibrio e piacevolezza, a base di Pinot nero in purezza (90% del quale proveniente da Paratico), sia nelle altre tipologie, che mettono sempre in rilievo una grande pulizia, una calibrata acidità e una grande freschezza.

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A proposito del falso Champagne sequestrato dalla Guardia di Finanza in Veneto

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Una sorprendente precisazione del Presidente del Consorzio di tutela della DOC Prosecco

E’ proprio vero che non ci sono più le stagioni di una volta (e non perché non piove e non nevica), ma perché tante cose vanno in maniera bislacca. O addirittura in maniera del tutto contraria rispetto al solito.

Le scuole di giornalismo insegnano che la vera notizia non è che un cane morda un uomo, ma quando avviene un rovesciamento di ruoli, ed è l’uomo che morde il cane.

La notizia che hanno dato ieri, con grande rilievo, diversi quotidiani del Veneto, dal Gazzettino al Corriere del Veneto alla Tribuna di Treviso, è davvero una falsa notizia, perché la vera notizia, come spiegavo sopra, non sarebbe quella di “Bollicine trevigiane spacciate per tipicissime bollicine francesi”, o “la Finanza sequestra bottiglie di prosecco”, ma di bottiglie apparentemente di prosecco, contenenti in realtà Champagne. Quello sì sarebbe il vero uomo che morde il cane!

Il fatterello che hanno raccontato, non per fare scandalismo o con la volontà di danneggiare “un sistema produttivo virtuoso”, diversi quotidiani locali veneti e alcuni nazionali, è in realtà una non notizia, perché è plausibile, nonostante la vorticosa crescita commerciale conosciuta dal prosecco negli ultimi cinque anni, che qualche “furbetto”, anzi, per chiamarlo con il suo nome, qualche truffatore possa pensare di spacciare per Champagne un vino che in realtà non lo è. E che sicuramente costa meno e avrebbe consentito, se questa operazione non fosse stata smascherata, interessanti margini di guadagno. La notizia sarebbe quella di un pazzo che usasse bottiglie di prosecco e ci mettesse dentro Champagne, spacciando Champagne per prosecco…

Sono stati diversi organi di informazione attivi nella regione che è terra d’origine del prosecco, a scrivere, con ogni probabilità perché gli organi inquirenti ed i risultati dell’inchiesta hanno appurato questa evidenza, che il “falso champagne Moet & Chandon” fosse “in realtà prosecco”. Nessuno, non certo la Guardia di Finanza, o chissà chi, ha voluto mettere in atto una campagna denigratoria nei confronti del Prosecco inteso come vino a denominazione d’origine. Che, in qualsiasi sua forma e denominazione è un vino che merita rispetto, che rappresenta un sistema, articolato e complesso, un sistema che non ha alcuna responsabilità se un cialtrone mette in piedi una truffa spacciando per Champagne un vino che Champagne non è e non sarà mai…

Giornali come Il Gazzettino, il Corriere del Veneto, la Tribuna di Treviso, o, a livello nazionale, il Messaggero, hanno semplicemente fatto il loro dovere di fare informazione e dare una notizia – anche se non si tratta di una vera notizia: nessun uomo che morde il cane… – raccontando che “la Guardia di Finanza di Padova ha sequestrato 9.200 bottiglie di falso champagne Moet & Chandon (in realtà Prosecco), 40.000 etichette e 4.200 scatole, tutte recanti indebitamente il marchio del celebre vino francese”.

In nessuno di questi articoli, reperibili facilmente su Internet, sono stati chiamati sul banco degli accusati il sistema produttivo Prosecco, i produttori, il Consorzio, le varie denominazioni, che fanno egregiamente e con successo il loro mestiere, ma, molto più semplicemente, la stampa si è limitata a riferire che qualcuno spacciava un vino, meno prestigioso e diventato molto popolare, per un altro più prestigioso. E facendo così compiva un reato di truffa.

Non capisco perciò per quale motivo, in una “Nota di precisazione del Sistema Prosecco in merito all’utilizzo del termine PROSECCO per definire uno spumante” prontamente diffusa alla stampa, il Presidente del Consorzio di tutela della DOC Prosecco, Stefano Zanette, si sia definito “indignato di fronte al fatto che si usi ogni pretesto per parlare di Prosecco, anche a  sproposito. Come oggi. Ancora una volta la nostra Denominazione viene tirata in ballo da chi ne parla senza cognizione di causa, senza consapevolezza del danno enorme generato nei confronti di un sistema produttivo virtuoso e soprattutto senza pagarne le conseguenze”.

Denominazione? Si potrebbe gentilmente sapere in quale articolo si sia parlato di prosecco se non in termine generico senza tirare in ballo e riferirsi esplicitamente al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, all’Asolo Prosecco Docg e al Prosecco Doc?

FalsoChampagne

Da quello che ho letto negli articoli pubblicati sui vari giornali veneti, non sono stati i vari “gazzettieri” a tirare in ballo il termine prosecco, ma sono state le indagini e gli inquirenti ad accertare e riferire loro che non di Moet & Chandon si trattava ma di un vino che i vari giornali nei titoli e negli articoli hanno definito genericamente “prosecco” (con la maiuscola e non).

Pertanto mi sembra un po’ fuori misura quanto espresso nella “nota di precisazione del Sistema Prosecco”, in particolare il passaggio dove “il Presidente Zanette rivolge quindi un accorato appello in particolare agli Organi di Informazione affinché si premurino di verificare esattamente i termini da utilizzare nell’affrontare qualunque questione che rimandi al Prosecco”, e la chiusura, laddove il Presidente riferisce di aver “conferito immediatamente mandato ai nostri legali di ricorrere alle vie legali contro chiunque usi informazioni non corrette diffamando un prodotto di eccellenza del made in Italy”.

Nella nota del Sistema Prosecco viene ribadita un’evidenza, ovvero che “il PROSECCO – per definizione – è solo quello certificato ovvero che ha richiesto e ottenuto il contrassegno di Stato emesso dalla Zecca. Quindi il vino sequestrato non può in alcun modo essere identificato con il Prosecco che è una denominazione e non una varietà”. Difatti nessuno negli articoli “incriminati” si è sognato di parlare di Prosecco Doc o Docg, ma di prosecco, ovviamente non certificato, in genere…

Ricordando, en passant, al Presidente Zanette che si è considerata l’uva prosecco come una varietà di uva, quindi un vitigno, fino “all’altro ieri”, quando si è deciso di riservare il termine Prosecco alle denominazioni Doc e Docg e usare Glera come nome di vitigno, e prendendo atto che il Mattino di Padova nel dare la notizia non ha fatto alcun riferimento al termine “prosecco”, parlando solo di bollicine, di “spumante”, di “falso Champagne”, non mi sembra che l’informazione nel parlare di questa vicenda, abbia dato cattiva prova di sé e abbia parlato, pardon, scritto, “a sproposito”.

Ritengo anzi, qualcuno ha dato prova di grande “prudenza”, scrivendo di “vino bianco di Valdobbiadene venduto come champagne Moèt & Chandon”, il TG regionale della Rai ha invece parlato tout court di “prosecco” – che anche se nessuno si è sognato di tirare in ballo le diverse denominazioni del Prosecco, si sia fatta un’informazione legittima e corretta, anche quando, vedi Belluno press, oppure ancora Corriere del Veneto, pagine di cronaca di Padova, si è citata la dichiarazione, a mio avviso pienamente condivisibile, di un politico, il consigliere regionale del PD, Andrea Zanon, secondo il quale “quanto è emerso dal sequestro, eseguito dalla Guardia di Finanza in provincia di Treviso, di bottiglie di prosecco spacciate per Champagne di marca, dimostra quanto possa diventare controproducente che la Regione continui a spingere al massimo sull’acceleratore sull’impianto di nuovi vitigni di prosecco”.

Di nuovi impianti di prosecco, pardon, Glera, sembra proprio non ci sia bisogno… Piuttosto, direi, di maggiore tolleranza nei confronti della stampa, che avrà pure il diritto di raccontare ai lettori quello che succede senza incorrere nelle ire del presidente di qualche consorzio vinicolo…
O dobbiamo forse leggere la “Nota di precisazione del Sistema Prosecco in merito all’utilizzo del termine PROSECCO per definire uno spumante” (titolo un po’ macchinoso…) come un garbato invito a citare la parola “prosecco”, con o senza la p maiuscola, esclusivamente per celebrare le gesta delle denominazioni prosecchiste?

A proposito: dobbiamo accontentarci di chiamare “spumante” e basta, al massimo “vino bianco spumante”, il vino che si trovava nelle false bottiglie di Moët & Chandon“ o possiamo, se il dottor Zanette ce lo consente, e soprattutto non si adira, chiederci di che spumante, prodotto dove, con quali uve e da chi, si trattasse? Possiamo saperlo o chiedendocelo parliamo “a  sproposito”?

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Champagne La Grande Réserve Brut Dumangin

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier, Chardonnay, Pinot noir
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8.5


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In attesa di sapere quale sia stato il numero esatto di bottiglie equivalenti alle “expéditions de Champagne” nel corso del 2015 – le stime, come ho scritto in questa recente nota, parlano di una cifra intorno ai 313 milioni di pezzi, con un incremento rispetto al 2014 superiore al due per cento – cosa si può fare di meglio se non godersi una buona bottiglie del grande metodo classico francese?

Lo si può fare, non svenandosi, spendendo meno di 30 euro se si ricorre a questo ottima enoteca on line, scegliendo La Grande Réserve Brut non millesimata di un produttore che non ama comunicare molto, visto che il suo sito Internet è in rifacimento da… due anni…

Eppure Dumangin, che ha sede a Chigny Les Roses un villaggio classificato 1er cru posto nel cuore della Montagne de Reims, è una Maison di valore, che esporta larga parte della propria produzione, ed è giunta alla quinta generazione, il cui primo esponente fu Firmin Dumangin viticultore nel villaggio di Ludes, mentre oggi a reggere le sorti dell’azienda è Gilles Dumangin.

Prendiamo atto di questa sua strana – nel 2016… – refrattarietà a raccontarsi, per accontentarci del fatto, decisamente più importante, che gli Champagne che elabora oltre a presentare un eccellente rapporto prezzo – qualità sono Champagne ben fatti e molto piacevoli da bere. Vini che possono essere approcciati e apprezzati anche non dai grandi esperti e non solo dalle persone che in una bottiglia di champenois ricercano chissà quali sfumature, complessità e recondite armonie.

A dispetto del suo nome altisonante La Grande Réserve non millesimata di Dumangin è un Brut che utilizza abbondantemente il dosaggio consentito dalla tipologia, in questo caso ci si avvicina ai 9 grammi per litro, ed è una Cuvée composta per il 50% da Pinot Meunier, per il 25% da Chardonnay, e per il 25% da Pinot Noir, tutte uve provenienti da villaggi Premier Cru Montagne de Reims, ovvero Chigny Les Roses, Ludes, Rilly, Taissy, Cormontreuil, (un cinque per cento della cuvée si affina per quattro anni in legno).

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Uno Champagne che definirei, con termini anglosassoni, molto appealing e easy to drink, che fa dell’armonia e dell’equilibrio il suo punto di forza, nella dichiarata piacevolezza il suo elemento distintivo, buono senza mai toccare livelli di eccellenza speciali.

Colore paglierino oro squillante, perlage finissimo e di grande vivacità nel bicchiere, mostra un naso molto aperto, fragrante, variegato, con sfumature di crema pasticcera, zucchero filato, torrone, nocciola fresca, agrumi canditi e un tocco di burro e una leggera vena sapida.

La bocca è cremosa, il gusto morbido, rotondo, senza alcuno spigolo, con un qualcosa che ricorda alcuni Satèn di Franciacorta (è solo una battuta, ché tale vuole essere, ed é consapevole di essere paradossale…), un’armonia che mostra una sola dimensione e solo dopo lo sviluppo del vino nel bicchiere lascia trasparire – siamo o non siamo in Champagne? – una freschezza minerale, una vena più nervosa e sapida.

Non uno Champagne memorabile, ma con un grande pregio, far vuotare facilmente la bottiglia, trattandolo come aperitivo o sorseggiandolo distrattamente conversando o ascoltando musica o abbinandolo a tavola ad antipasti non impegnativi.

Non piacerà molto comunicare a Dumangin, ma i suoi vini eccome se si fanno capire…

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Sono i Paesi terzi a trainare l’export dello Champagne nella volata di fine 2015

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L’andamento delle expéditions nei primi undici mesi dell’anno

Ultimi dati parziali relativi alle expéditions de vins de Champagne nei mesi che hanno chiuso il 2015 prima di conoscere, probabilmente entro metà febbraio, i dati complessivi relativi a tutto l’anno. Quanto appare certo, confermato dalle varie stime, a settembre, ottobre e novembre, è che il 2015 si chiuderà con il segno positivo, con un incremento, leggero, ma sempre incremento, rispetto ai 307.136.564 milioni di bottiglie di fine 2014. Le stime, aggiornate a novembre, arrivano ad un totale di 313 milioni di bottiglie, con una crescita dunque del 2,3%.

Sono stati 47,3 i milioni di bottiglie spedite (con un + 1,2 rispetto al novembre 2014) nel novembre dello scorso anno e i dati a novembre vedono i Paesi terzi trainare l’export: con una crescita, nei primi undici mesi dell’anno, del 13,1%, mentre le spedizioni verso i Paesi dell’Unione Europea crescono del 2,1%. Il mercato francese, com’era accaduto ad ottobre, in leggero calo (-1,7%).

Nel periodo gennaio – novembre 2015, le spedizioni raggiungono quota 270,4 milioni di bottiglie, con una crescita del 2,3% rispetto al 2014. Il mercato francese, che rappresenta il 49,7%, ovvero meno della metà delle spedizioni totali, è stabile a 134 milioni di bottiglie. Anche nella valutazione sui primi undici mesi dell’anno, Unione Europea e Paesi Terzi mostrano lo stesso tasso di crescita, che sfiora il cinque per cento, riguardando rispettivamente 70,7 e 65,3 milioni di bottiglie esportate.

Analizzando l’andamento delle diverse componenti della filiera champenoise, viene confermato il ruolo chiave e la preponderanza delle Maisons de Champagne: una crescita per il quinto mese consecutivo (a novembre del 4,1%, che sale a ben 12,8% nel caso dei Paesi Terzi), e su undici mesi il raggiungimento della quota di 197,4 milioni di bottiglie. Valutando come siano andate le cose per le Maison nei primi undici mesi del 2015 si rileva una crescita generalizzata: del 2,1% in Francia, del 5,2% nei Paesi terzi e del 5,6% nei Paesi dell’Unione Europea.

Non vanno altrettanto bene le cose, in una valutazione relativa ai primi undici mesi del 2015, per gli Champagne dei vignerons: 48,7 i milioni di bottiglie spedite, pari ad un calo del 2,9%. Un decremento in larga parte dovuto al calo sul mercato francese (- 4% dall’inizio del 2015) e bilanciato da crescite significative delle vendite nei Paesi comunitari (+ 6,4%) e nei Paesi terzi (+4,3%).

Anche le vendite degli Champagne delle caves coopératives toccando quota 24,3 milioni di pezzi fanno registrare un calo, dello 0,8%, nella valutazione gennaio-novembre 2015. Spedizioni stabili, nello stesso periodo, verso i Paesi terzi, in calo dell’1,9% nei Paesi dell’Unione Europea, e in leggero calo (0,4%) sul mercato francese, anche se il mese di novembre per gli Champagne delle potenti cooperative è stato positivo, con una crescita, rispetto al mese di novembre 2014 dell’11,5%.

Su queste basi è ragionevole pensare che l’ammontare complessivo delle expéditions de vins de Champagne nel 2015 possa superare, di poco, i 313 milioni di bottiglie. Un leggero incremento, da valutare positivamente considerando l’aggressività della “alternativa” rappresentata, soprattutto per il costo inferiore, da Prosecco e Cava.

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Alta Langa millesimato riserva 60 mesi 2008 Gancia

Denominazione: Alta Langa Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
8


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Era parecchio tempo che non assaggiavo più il prodotto più ambizioso del settore metodo classico di quella che fu un simbolo dello “spumante” piemontese, l’azienda Gancia di Canelli. Le ultime esperienze non erano state proprio entusiasmanti e l’assaggio, giusto quattro anni fa, del millesimato 2003 della riserva 60 mesi non mi aveva spinto a ripetere l’esperienza gustativa negli anni successivi.

In Gancia nel frattempo c’erano stati decisivi cambiamenti, un personaggio come Roustam Tariko, re della vodka e patron della Russian Standard Corporation aveva acquisito il controllo dell’azienda che prima del suo arrivo, ma anche nel 2014, aveva messo a segno un filotto di bilanci negativi.

E’ ovvio che con la sua cultura e la sua formazione Tariko (singolare, italianizzato il suo cognome, Taricco, è assai diffuso nell’astigiano e nell’albese..), per risanare e rilanciare l’azienda non puntasse su un segmento della produzione che è sempre stato minoritario e puntasse piuttosto, oltre che sugli “spirits”, sull’Asti e su spumanti non impegnativi come il rilanciato, storico Pinot di Pinot. Magari presentato come “alternativa al prosecco” che la stessa Gancia vende…

Ero però curioso di vedere se nel disegno generale di ristrutturazione non solo societaria, distributiva e commerciale, ma della produzione, il nuovo management avesse dedicato attenzioni anche ai metodo classico e fosse cambiato qualcosa in meglio rispetto agli standard non esaltanti di qualche anno orsono.

La gamma dei vini non è cambiata e comprende sempre due metodo classico generici, un Brut e un Rosé, con 18 mesi di affinamento sui lieviti, un Asti metodo classico 24 mesi, e due Alta Langa, con affinamento di 36 e 60 mesi.

Quanto al vino, parlo dell’Alta Langa riserva 60 mesi, dove solo il 50% del mosto entra a far parte della cuvée e la fermentazione del mosto avviene sia in acciaio che in barrique, trovo che ci sia stato un miglioramento, ma ci sia ancora parecchio da fare per raggiungere quell’armonia e quella qualità che è lecito attendersi vista la storia, il nome e le ambizioni dell’azienda.

Il colore è un paglierino oro piuttosto intenso, il naso piuttosto fitto ed estrattivo con una componente vinosa molto evidente e note di cipria, frutta secca tostata, arance candite, alloro, le bollicine sono vive e croccante sul palato, la consistenza succosa, con finalmente una buona freschezza e sapidità nonostante una leggera nota tostata di noci brasiliane, ma il 60 mesi riesce ad abbinare alla consistenza della struttura una lunghezza e un dinamismo, un nerbo che non ricordavo nelle precedenti annate e una indubbia piacevolezza. Magari riducendo la durata della permanenza sui lieviti e l’apporto del legno il vino potrebbe acquistare ancora più smalto. Ipotesi, ovviamente, tutta da verificare…

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Rosé metodo classico di scena anche su Rosé Wine Blog: ecco le ultime uscite

Anche su Rosé Wine Blog, il mio nuovo blog dedicato all’universo del rosato, del Chiaretto e del Cerasuolo, nonché del metodo classico Rosé, si parla di valide bollicine rosa metodo classico italiane. Vi segnalo le ultime uscite. Buona lettura e arrivederci su Rosé Wine Blog!

 

Modena Rosé Brut Quinto Passo Cleto Chiarli

Quintopasso 002

Rosé Extra Brut metodo tradizionale Bruno Giacosa 2013

GiacosaBrut2013 001

Trento Doc Brut Rosé + 4 2009 Letrari

TrentoDoc2015 092

VSQ metodo classico Rosé Monsupello

MonsupelloRosè

VSQ Extra Brut Nostra Signora della Neve Vajra

Jacquesson-Vajra 008

Oltrepò Pavese metodo classico Cruasé Saignée de la Rocca Conte Vistarino

Oltrepòluglio2015 042

Trento Doc Pian Castello Rosé 2008 Endrizzi

TrentoDoc2015 089

 

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Franciacorta Dosaggio Zero Superno Marzaghe

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
8


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Faccio subito mea culpa e confesso, anche se è trascorso un anno e mezzo, che non sono ancora riuscito a visitare l’azienda agricola Marzaghe di Erbusco, fondata nel 2005, e dunque che non ho maggiori informazioni in merito rispetto a quanto raccontavo in questo articolo del luglio 2014 cui rimando per maggiori dettagli.

Visitando, non senza qualche difficoltà, il sito Internet aziendale, immaginifico nel linguaggio (nel descrivere un vino si arrivano ad evocare “ronzii di miele”), e molto essenziale, ho avuto conferma che la proprietà è sempre della famiglia Lamberti, che gli ettari vitati di proprietà sono sei e si producono sempre unicamente Franciacorta, di sei tipologie (Brut, Satèn, Rosé, Brut millesimato, Dosaggio zero e riserva), da vigneti posti tra il Monte Alto (nella zona di Adro) ed il Monte Orfano.

Il vino che ho degustato è sempre lo stesso, il Dosaggio zero non millesimato, una cuvée composta per il 90% da Chardonnay, e per il 10% da Pinot nero, con un dosaggio degli zuccheri limitato a due grammi litro, un vino che compie una parziale fermentazione in rovere e compie un affinamento di almeno 30 mesi sui lieviti.

Insomma, che dire, il vino mi era piaciuto nel 2014 e mi è piaciuto ora, in un campione con sboccatura del dicembre di quell’anno, e mi sembra espressione di vigneti (età media intorno ai 15 anni) di qualità e ben condotti e di un’idea del vino tendente più alla piacevolezza, all’equilibrio, che alla ricerca di effetti speciali tali da catturare l’attenzione di quella parte della critica che se un vino non è un po’ “strano” non le interessa.

Le note del mio assaggio, che non ha messo in luce un vino entusiasmante e imprescindibile, ma un Franciacorta solido, ben fatto, affidabile, descrivono il Dosaggio Zero Superno (espressione che, immagino sia una sintesi, di grande fantasia, tra superbo ed eterno…), con colore paglierino oro con bella presa di spuma e perlage vivo e sottile, note ben distinte e nitide di crosta di pane, pan brioche, burro, fiori bianchi e mandorla e una leggera vena di agrumi, con una bella consistenza grassa, piena e succosa, al gusto, largo sul palato, pieno, con una bella acidità che bilancia bene la materia. Insomma, un Franciacorta più largo che profondo o verticale, molto in stile Erbusco, ma decisamente buono.

E meritevole di una visita in cantina per conoscere le altre bollicine…

Azienda Agricola Marzaghe
Via Consolare, 19
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Expéditions vins de Champagne 2015 in crescita : 312,8 milioni di bottiglie

ExpeditionsChampagne
I dati non sono ancora ufficiali al 100%, perché le stime dell’osservatorio economico del Comité Champagne corrispondono al 95% dei dati dell’annata, ma i dati ufficiosi forniti alla stampa francese e internazionale, parlano chiaramente di un sicuro incremento delle expéditions dei vins de Champagne nel 2015 rispetto ai dati 2014. Dai 307,2 milioni di bottiglie dello scorso anno, le vendite sono salite a circa 312,8 milioni di pezzi, con un aumento percentuale dell’1,8 % per cento, pari a 5,6 milioni di bottiglie.

Questo risultato positivo è stato reso possibile dal consueto positivo andamento dell’export, sia nei Paesi tradizionali consumatori sia nei Paesi terzi, ma anche da un ritorno della Francia, dopo quattro anni consecutivi di calo, ad un livello di vendite in rialzo sia nei volumi che in valore.

Molto significativo e sottolineato con prudente soddisfazione dai responsabili della filiera champenoise, l’andamento del volume d’affari, che avrebbe raggiunto nel 2015 la cifra record di 4,75 miliardi di euro in valore (un aumento del 5% rispetto al 2014), superiore al precedente record toccato nel 2007, ovvero prima dello scatenarsi della crisi economica mondiale, con 4,56 miliardi di euro relativi a 339 milioni di bottiglie, un volume ben superiore ai meno di 313 milioni di bottiglie che sarebbero state commercializzate nel 2015.

Questo significa che il prezzo medio di vendita si è tenuto alto e che sono andate particolarmente bene le cose, oltre che per le Maison de Champagne, che hanno fatto segnare un rialzo di quasi il 4 per cento con 223,5 milioni di bottiglie spedite, per i vini più cari, per le cuvée de prestige.

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