Anche la Mongolia riconosce l’appellation Champagne

MongoliaChampagne

La notiziola è curiosa e sfiziosa e non è certo di quelle che cambieranno le sorti della Champagne e del suo mercato, che potrebbe nella migliore delle ipotesi potrebbe ripetere, a fine 2014, i numeri del 2013, con una leggerissima crescita percentuale. E, vista l’aria che tira, ci sarebbe da… stappare Champagne.

Come si attendeva, anche lo Stato della Mongolia, dove nel 2013 sono state spedite nientemeno che 11600 bottiglie di Champagne (ma nel 2000 erano solo 13…) ha deciso di riconoscere l’appellation Champagne e s’impegna a varare misure apposite nell’eventualità di un utilizzo abusivo di questo antico e mitico Nome. Utilizzi spudorati che già avvenivano nel caso di generici vini… “spumanti” presentati abusivamente come Champagne.

Dopo l’analogo riconoscimento, da parte del Canada, di inizio anno, e i contatti ben avviati in corso con l’Australia, in attesa che finalmente anche gli Stati Uniti firmino questo accordo dettato da logica, buon senso e rispetto delle denominazioni, questo gentleman’s aggreement raggiunto con la Mongolia suona benaugurale.

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Il Club Excellence dei produttori di Champagne fa saltare il banco alla prima uscita

FollaChampagne1

Clamoroso successo lunedì 20 ottobre al Devero Hotel di Cavenago, del primo meeting italiano dei produttori di Champagne del Club Excellence formato da importatori del calibro di Sagna, Cuzziol, Meregalli, Pellegrini, Sarzi Amadé, Balan, Heres e Vino & Design.

Il che significa Maison de Champagne, da loro importate, quali Roederer, Thiénot, Michel Arnould, Canard-Duchene, Bruno Paillard, Jacquesson, Agrapart, Bollinger, Pierre Gimonnet, Pol Roger, Roger Pouillon, Canard-Duchêne, Pascal Doquet, Michel Arnould, Mandois, Monmarthe, Gonet-Medeville, Pol Roger, Ayala, Bollinger, Gimonnet, Jacquesson, Agrapart, Pouillon, De Sousa e Henri Gouturbe e Bedel.

FollaChampagne2

Un successo, i comunicati parlano di 1500 operatori del canale Horeca intervenuti (a mio parere erano tanti anche i semplici appassionati e non addetti ai lavori…) che se da un lato fa inevitabilmente sorridere gli organizzatori, ripagati per il loro impegno e confortati, nonostante le cose in Italia non vadano benissimo per le vendite di Champagne (la settima posizione nella classifica dei principali Paesi importatori è fortemente a rischio ed è quasi certo il sorpasso da parte della Svizzera…), dalla consueta attrazione che lo Champagne esercita sugli amici del vino di qualità, dall’altro si sono trovati, paradossalmente, di fronte ad una situazione che credo non avrebbero desiderato.

Se volevano in qualche modo distinguersi e proporre una situazione diversa da quella della Giornata Champagne istituzionale, cui non partecipano da due anni, non sono riusciti nel loro intento. Difatti l’afflusso massiccio di tanti appassionati era identico a quello dell’appuntamento cui dà vita la maggioranza degli importatori di Champagne operanti in Italia.

Un afflusso tale che, di primo acchito, una volta avuto accesso alla sala che ospitava i banchi d’assaggio, il sottoscritto aveva pensato d’istinto di tentare di riuscire a passare a salutare qualche importatore (superando a fatica la falange di tre-quattro file di persone che si affollavano davanti a molte postazioni) per poi fare ritorno a casa. Visto che la mission, professionale, che mi ero proposto, ovvero assaggiare con un minimo di calma e possibilità di riflessione per poi poter scrivere degli Champagne degustati, risultava essere letteralmente impossibile.

MassimoSagna

Per fortuna la signorilità e lo stile del Presidente del Club, quel gentiluomo che corrisponde al nome del barone Massimo Sagna, prontamente imitato dai suoi colleghi, ad esempio Luca Cuzziol, Pietro Pellegrini, Daniele Balan, Giuseppe Meregalli, per citarne solo alcuni, e lo spirito pratico di una p.r. che ha capito al volo la situazione e ha dimostrato di saperla fronteggiare, ha fatto sì che ad un gruppetto dei soliti “raccomandati”, ovvero giornalisti, sommelier, curatori di guide, venisse consentito, tramite il rapido reperimento di una saletta dove abbiamo avuto accesso incontrando i produttori che venivano a rifocillarsi, lavorare.
In altre parole di poter degustare, dapprima un po’ alla volée, insieme a qualche tramezzino, i vini che gli importatori sceglievano di portare, ad esempio, tanto per trattarci “male”, Cristal 2006 di Roederer, La Grande Année 2004 di Bollinger, un meraviglioso Rosé di Jacquesson, Dizy Terres Rouges Extra Brut, Bruno Paillard Blanc de Blanc, e di darci appuntamento, alle 16, quando erano arrivati colleghi come Enzo Vizzari e Antonio Paolini, per una degustazione vera di una ventina abbondante di campioni. Serviti da sommelier e appassionati di Champagne come Chiara Giovoni e il “prezzemolino” fiorentino Andrea Gori.

JacquessonRosé

Allora sì che ci siamo divertiti, con uno stupendo Roederer Rosé 1997 in magnum, la Cuveé Cuis Premier Cru di Gimonnet, il Terroir di Agrapart, il Coup de Coeur e il Privilège di Montmarthe, il Brut Majeur di Ayala, la Cuvée prestige di Goutorbe, una stupefacente cuvée 2002 di Alain Thienot, un Rosé 2007 di Roederer, Jacquesson 737, Carte d’Or 2007 di Arnould, il Blanc de Blanc di Gonet-Medeville, per citare solo gli Champagne che più mi hanno emozionato.

Non c’è da stupirsi pertanto che questo gruppo di importatori di qualità, ai quali, oltre alle società già citate, vanno aggiunti Sarzi Amadé, Heres e Vino & Design (per un totale di 19 Maison de Champagne importate), gruppo i cui valori sono trasparenza, correttezza, etica, spirito di collaborazione, stia ottenendo risultati che il mondo Champagne “normale” purtroppo non conosce: ad esempio un mercato in crescita del 15% nel periodo dal settembre 2013 al settembre 2014.

GonetMedeville

Il che fa pensare che, a dispetto della crisi, che c’è eccome e continua a mordere, uno “zoccolo duro” di grandi appassionati di grandi Champagne in Italia continua ad esistere e che paradossalmente dà vita ad un mercato che predilige le costose cuvée de prestige e griffes come Bollinger, Roederer, Jacquesson, Pol Roger, Bruno Paillard, etc. agli Champagne delle grandi Maison. Che fanno grandi volumi e funzionano da potenti rompighiaccio per il lavoro di tutti ma la qualità dei cui Champagne talvolta (non sempre) non è all’altezza del mito, delle aspettative, del fascino, inimitabile, che lo Champagne rappresenta.

Una cosa, archiviato con soddisfazione questo primo meeting italiano “per promuovere, insieme, la cultura della distribuzione vitivinicola d’eccellenza”, gli animatori di questo benemerito Club Excellence dovranno però pensare, avendo un anno di tempo a loro disposizione, a creare una formula che non penalizzi gli “operatori dell’informazione” che vorrebbero degustare con calma senza fendere la calca e avendo modo di dialogare con champenoise ed importatori.

Magari aprire in anticipo il banco e riservare le prime due ore del programma loro, pensare a momenti di assaggio separato, con iscrizione preventiva, perché altrimenti, come dicono in Sicilia, “a schifiu finisce”, e non ci sarà distinzione alcuna tra una degustazione di Champagne e una…, consentitemelo, di Prosecco…. E poiché lo Champagne è cultura e presuppone preparazione e attenzione, pensateci, amici importatori del Club Excellence, per tempo…

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Trento Doc riserva del fondatore 976 2004 Letrari

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: più di 50 €

Giudizio:
5


RiservaFondatore976

Una “cuvée de prestige” al vertice della denominazione

Lo so, qualcuno dirà che non ho grande fantasia e capacità di scovare emergenti, meno noti, saranno famosi, dedicando, per l’ennesima volta, un articolo ad un Trento Doc di quello che io, ma diciamolo!, considero il marchio di riferimento, alla pari delle intoccabili Cantine Ferrari (quelle che si sono messe a produrre anche Prosecco Docg, non a Trento, ma tramite il socio Bisol…), della denominazione, le cantine Letrari di Rovereto.

Nel fare questo non mi fa assolutamente velo la profonda stima e la consuetudine che ho, da qualcosa come vent’anni e più, con il “Grande Vecchio” Leonello Letrari, padre nobile della spumantistica metodo classico trentino. Nonché con la figlia ed erede, enologicamente parlando, Lucia, che delle bollicine nobili è innamorata, se possibile, ancor più del padre.

Non sono fantasioso, lo so, ma cosa ci posso fare se questi produttori roveretani, anche se hanno il “vizietto”, vero Lucia?, di estendere un po’ troppo la gamma dei loro Trento, sono così bravi che ogni volta che assaggio alla cieca i loro vini (loro li presentano alle mie degustazioni e non fanno i difficili e non si atteggiano a primedonne come altri) ho solo l’imbarazzo della scelta di quale scrivere?

Tanto sono buoni, tecnicamente impeccabili, tanto dimostrano uno stile personale, una continuità, una sicurezza nell’abbinare complessità a facilità di lettura e piacevolezza, che è impossibile ignorarli.

Oggi per deliziarmi/vi ho scelto la “cuvée de prestige” dell’azienda, cui rimprovero solo quella dizione “riserva del fondatore” che dovrebbe essere patrimonio esclusivo del Giulio Ferrari e che altri, non solo Letrari, utilizzano un po’ maramaldescamente…

Parlo del Trento Doc riserva del fondatore 976 la cui annata 2004, assaggiata di recente, mi è sembrata irresistibile. Come il Brut riserva 2008.

976RiservaFondatore

Cosa sia questo 976 è presto detto, una cuvée di Chardonnay e Pinot nero, accuratamente selezionate, prodotta solo nelle grandi annate, che se ne sta tranquilla e pacifica almeno 96 mesi sui lieviti e viene sottoposta a dégorgement tardif, ad una sboccatura dilazionata nel tempo per avere un prodotto sempre fresco e pimpante.

Costa caro, sui 45-50 euro, bei soldini con i quali in Francia si possono comprare fior di Champagne (questo valido Rosé, ad esempio, l’ho visto con i miei occhi a Reims a 25 euro) ma acciperbacco quanto è buono, quanto si fa bere bene, come onora splendidamente l’immagine e la credibilità, non saldissime, del Trento Doc!

Proviamo a degustarlo insieme: colore paglierino oro, ancora molto bello e vivo brillante, naso intrigante e sorprendentemente fresco, con note di mela, agrumi, anice, un tocco di pesca bianca e di sambuco, di miele d’acacia, con una leggera speziatura e frutta secca finemente tostata.

Bocca ancora strepitosamente viva, croccante, piena di energia, che si allunga verticale, molto persistente, con spiccato gusto salato e minerale, bella eleganza e una croccantezza davvero notevole sul palato. Davvero un Trento Doc esemplare!

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Contrordine compagni: gli otto milioni di baionette sono diventate solo sette…

Murodigomma2

O dell’insostenibile leggerezza del Trento Doc

La notizia, proposta dall’ottimo Trentino wine blog, è, nel piccolo mondo del metodo classico italiano, abbastanza clamorosa. Come potete leggere qui, “Fonti attendibili e istituzionali oggi mi hanno confermato che il tiraggio di TRENTO nel 2013 si è attestato attorno a sette milioni di bottiglie. Il numero dichiarato qualche giorno fa dall’assessore all’Agricoltura della PAT, Michele Dallapiccola, e che ha lasciato tutti a bocca aperta, dunque era corretto. Le bottiglie di TRENTO, quindi, non sono più otto milioni (come si giurava fino ad un anno fa) ma esattamente un milione in meno”.

E dire che non più tardi dello scorso gennaio, in questo post, prendendo per buone le parole dei vari responsabili mi interrogavo sugli equilibri all’interno della denominazione, sull’ipotetico numero di bottiglie mediamente prodotte dai vari soggetti, paragonandoli a quelli di un’altra denominazione. Che di milioni di bottiglie ne fa quattordici.

MussoliniPalazzoVenezia

Invece, anche senza voler fare dell’ironia sugli otto milioni di baionette “la foresta di 8 milioni di baionette bene affilate e impugnate da giovani intrepidi e forti” di mussoliniana memoria, otto milioni di bottigliette che sono diventate solo sette, occorre prendere atto che la denominazione trentina invece di crescere perde colpi. E perde per strada un dodici per cento abbondante.

La domanda nasce spontanea: dove è andato a finire questo milioni di pezzi in meno? Chi sono i soggetti produttivi che hanno tirato meno Trento? E’ paradossale pensare che mentre cresce il numero dei soggetti produttivi (gli aderenti all’Istituto Trento Doc sono oggi 41) decresca il numero delle bottiglie prodotte. Certo, al di fuori del Trento Doc c’è un piccolo drappello di produttori che hanno scelto di non aderire alla denominazione, ma sono numeri molto piccoli.

E allora dove si è perso questo milioni di bottiglie e chi l’ha perso? Sicuramente non l’ha perso Cavit, che ha incrementato il numero di bottiglie dei propri Trento Doc e migliorato ulteriormente la qualità. Quanto agli altri soggetti produttivi più importanti, da Rotari a Cesarini Sforza, siamo nel campo del top secret e avere il numero delle bottiglie tirate (il numero vero non le balle che raccontava qualche potente capataz un paio di decenni fa…) equivale a chiedere il numero di telefono di Naomi Campbell o della mia adorata.
SpumanteFerrariTrentoDoc

E allora, visto che Letrari ha aumentato la produzione arrivando a quota 80 mila, e altri piccoli e medi non mi risulta l’abbiano ridotta, viene da pensare – honni soit qui mal y pensema è anche verissimo, come amava dire Andreotti, che A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina, che a ridurre il numero delle bottiglie siano state le due aziende sopra citate e magari, chissà, anche l’azionista di maggioranza della denominazione, parlo degli intoccabili Lunelli-Ferrari.

Ovviamente, come sempre accade nel complicato mondo del vino trentino, i numeri veri non si vengono mai a sapere, perché vige un assurdo concetto di riservatezza aziendale (che non vige in Franciacorta dove l’Osservatorio economico – che avrebbe dovuto nascere anche in Trentino: che fine ha fatto? – elabora in tempi veloci dati di assoluta precisione).

L’ipotesi, non peregrina, che il milione di bottiglie in meno sia attribuibile in larga parte alla Maison di Lavina di Trento viene accreditata in un acuto commento al post del Trentino wine blog segnalato, che testualmente dice: “Non posso non osservare che la Tenute Lunelli (Ferrari) negli ultimi anni ha orientato la sua strategia di investimento in comparti ben diversi dal MC, oltre alla Grappa Segnana e Surgiva e Locanda Margon, sopratutto nella cantina “Carapace” Tenuta Castelbuono in Umbria, nella Tenuta Podernovo in Toscana, nel 50% di Bisol Prosecco in Veneto e investimenti di 10 milioni di euro in una nuova cantina nel Veneto ed ultimamente con 5 milioni di euro nel Clubitaly che detiene il 20% di Eataly/Oscar Farinetti.
Bisol-Lunelli
Qui a Trento ci si crogiola nel credere che tutta questa girandola di investimenti abbia come fine principale il posizionamento della bandiera del MC Trentodoc a destra e a manca per tutto il globo e apra la strada gratuitamente ai valligiani che stanno alla finestra ad aspettare di saltare sul treno per visitare le colonie già in attesa di firmare contratti, io invece propendo per ritenere che il focus di vendita e di crescita della premiata ditta Lunelli sia da tempo molto cambiato e che il MC Trentodoc sia per i Lunelli quello che la Ferrari è per Marchionne… un bel biglietto da visita, certamente, ma poi il grande business si fa con altro tipo di lamiere…”.

Murodigomma1

La perdita di un milione di bottiglie ad altre latitudini avrebbe dato vita a riflessioni, mea culpa, magari a qualche sedia saltata: scommettiamo che nella gommosa atmosfera trentina non accadrà un fico secco e tutto andrà avanti come se nulla fosse?

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Champagne Blanc de Noir 1998 Pannier

Reims1
E la Champagne emerge subito con la sua inimitabile magia…

Avrei una marea di cose da raccontare reduce dai due giorni e mezzo trascorsi in Champagne, invitato dall’amico Domenico Avolio responsabile del Bureau du Champagne Italia a partecipare, come giornalista, all’evento speciale organizzato a Reims per celebrare i primi dieci anni di quella geniale intuizione che è stata l’invenzione degli Ambassadeurs du Champagne, super-esperti selezionati durante un severissimo concorso che vede sfidarsi rappresentanti di Germania, Austria, Belgio, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi e Svizzera.

Le impressioni dopo un ritorno nella terra delle “bollicine nobili” per antonomasia dopo qualche anno e dopo una rinuncia forzata, dovuta a gravi motivi familiari, a fare parte della giuria dell’edizione 2012. Quelle sensazioni che si sentono, a pelle, aggirandosi nel cuore di un territorio tanto speciale, incontrando produttori che conosci generalmente solo attraverso i loro vini, rivedendo qualche vecchia conoscenza come il grande Bruno Paillard. E magari trovandoti accanto a tavola, per la magia del caso, una coppia di simpaticissimi vignerons di Vrigny, Isabelle e Eric Coulon, che non avevi mai incontrato, ma dei cui Champagne, avevi già scritto su questo blog… Qui, qui e poi ancora qui.

Thibaut Le Mailloux2

E ancora, sempre per la singolarità e imprevedibilità del caso, per la serie, il mondo è proprio piccolo, vedere entrare, nel ristorante dove stavo cenando con i colleghi e con l’ottimo Thierry Le Mailloux, direttore della comunicazione del CIVC, la sagoma inconfondibile di uno chef de cave, ma italiano, Mattia Vezzola, enologo da sempre della Maison Bellavista, in Franciacorta. Zona vinicola italiana dalla storia molto recente, rispetto a quella champenoise, di cui ho sentito parlare molto bene, con rispetto e con interesse e grande curiosità, da diversi personaggi dell’universo Champagne incontrati in questi giorni…

Datemi il tempo, anche per raccontare l’entusiasmo di questi Ambasciatori, professionisti la cui mission è fare conoscere, capire e apprezzare la diversità dei vini della Champagne mediante un lavoro formativo, e la bella sorpresa costituita dall’aver conosciuto qualcuno di loro che non avevo mai incontrato (due nomi su tutti: Marco Anichini, Ambasciatore italiano 2009 e terzo classificato al concorso europeo dello stesso anno e Nicola Roni, Ambasciatore italiano 2007 e Prix spécial du concours des Ambassadeurs du Champagne 2007), per far decantare le emozioni (fortissime) dovute ad una lunga visita guidata a quel capolavoro del gotico che è la Cathédrale Notre-Dame a Reims, un posto che riesce a scuotere anche un laico inveterato come il sottoscritto…
FluteReimsPer cominciare il discorso, invitandovi a leggermi anche domani, nel mio spazio dei vini bianchi (fermi e non ) sul Cucchiaio d’argento, dove sarà ancora un “méthode champenoise” protagonista, mi piace soffermarmi per un po’ su uno Champagne che ho bevuto, rimanendone folgorato, durante la cena di mercoledì sera alla Brasserie Les Halles.
Un vino che arrivando dopo due Champagne che mi avevano lasciato abbastanza tiepido, tanto da farmi pensare che avevo decisamente bevuto meglio il giorno prima, quando avevo partecipato ad una scintillante presentazione di un vino da applausi, il Franciacorta Dosage Zero Noir, un Blanc de Noir annate 2005, 2004, 2001, di Cà del Bosco (ne scriverò prestissimo), mi aveva finalmente risvegliato e fatto capire che ero davvero arrivato nella capitale, assoluta, del metodo classico. Delle bollicine che nascono grazie alla tecnica della rifermentazione in bottiglia in un posto unico e inimitabile.
Il caso, o meglio, un’ottima scelta da parte di Thibaut, attento regista della serata, ha voluto che al nostro tavolo arrivasse un magnum proprio di un Blanc de noir, un magnum annata 1998 di un vino che manco a piangere in cinese se ne trova ancora, uno spettacolo di Champagne firmato Pannier.

Una Maison di cui so ben poco, quello che ho letto sul sito Internet, ovvero che è nata nel 1899 a Dizy, alle porte di Epernay per iniziativa di Louis-Eugène Pannier. Una cantina antichissima, che risale al dodicesimo secolo, quando a Castrum Theoderici, il Conte di Champagne Hugues Lambert, detto Thierry, decise di far scavare immense gallerie nella roccia per estrarre la pietra necessaria a costruire fortificazioni.

Nel 1899, Louis Eugene Pannier intuisce che le profonde gallerie di Chateau Thierry sono ideali per l’invecchiamento dello Champagne e decide il trasferimento dell’azienda a Château-Thierry nel cuore dei coteaux della Vallée de la Marne, patria dello scrittore e poeta Jean de la Fontaine, universalmente celebre per le sue Fables.

Parola d’ordine impegnativa dell’azienda “Tendre à la perfection”, ovvero tendere alla perfezione, mediante un ampio approvigionamento di uve, affidate da 25 anni allo Chef de Cave, Philippe Dupuis, provenienti dalla Côte des blancs, dalla Montagne de Reims sino alla Vallée de la Marne, Chardonnay, Pinot Noir e ovviamente Pinot Meunier, cépage sul quale ha particolarmente puntato. Nel 1974 l’azienda è stata acquistata da un gruppo di viticoltori fondando la società ora chiamata Covama, Vignerons en Champagne, e 25 anni dopo, nel 2003, l’azienda ha riacquistato una struttura autonoma.

PannierChampagne

Bene, questo Blanc de Noir 1998 che a seconda delle annate è o solo Pinot noir in purezza, di Mailly-Verzy-Verzenay, o accoglie un 5% di Pinot Meunier da vecchie vigne, ci raccontava il responsabile comunicazione del CIVC era fresco di sboccatura, al massimo 8 mesi, e quindi si era fatto un affinamento sui lieviti non inferiore a cinque anni.

Che spettacolo di Champagne! Colore paglierino brillante luminoso, di grande vivacità e intensità, perlage finissimo e continuo e un naso freschissimo, variegato, con frutta secca, piccoli frutti rossi di bosco, ananas e agrumi in evidenza, leggeri accenni di mela cotta o appena ossidata.

E poi che meraviglia subito dall’entrata in bocca, dove il vino si dispone largo, pieno, bien charnu, con una struttura e un’ampiezza da rosso, con persistenza lunghissima e pienezza di sapore, eppure con un nerbo, una freschezza, una vivacità, un’energia dinamica, una mineralità e un sale da bianco di rango. E con vini del genere, come non “(re)tomber amoureux” de la Champagne?

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La Francia ancora punto debole delle expéditions de Champagne 2014

nonéchampagne

Le proiezioni parlano di una possibile crescita a fine 2014 dell’uno per cento

Sempre grazie all’indispensabile blog Champagne un monde de bulles in coincidenza con la mia partenza per una tre giorni in quel di Reims, invitato dal CIVC in occasione dei festeggiamenti dei primi dieci anni del Concours européen des Ambassadeurs du Champagne, apprendo le notizie più recenti sull’andamento delle expéditions de Champagne aggiornato al mese di agosto 2014.

Rispetto all’agosto 2013, le spedizioni agostane 2014 indicano un volume di 20,4 milioni di bottiglie, con un calo del 2,8%. Si conferma il trend dei primi mesi di quest’anno, con i Paesi terzi in crescita e Francia ed Europa in calo. La Francia contiene le perdite ad agosto 2014 rispetto allo stesso mese di un anno fa al 4,8%, mentre l’Unione Europea fa un tonfo pari al meno 10,4%.
AmbassadeurChampagne

Calano i vini delle cooperative, del 15,6%, dei vignaioli, del 6,5%, mentre gli Champagne delle Maison perdono solo uno 0,3%. Le statistiche relative ai primi otto mesi del 2014 vedono le spedizioni aumentare dell’1,4% rispetto ad un anno fa, toccando quota 155 milioni di bottiglie. La Francia, che da sola rappresenta il 50,9 dei consumi, si ferma a 78,8 milioni di pezzi, con un decremento del 3%, mentre l’export in generale sale del 6,5%.

Le spedizioni nei Paesi dell’Unione Europea aumentano del sei per cento, e con 36,1 milioni di pezzi riguardano il 23,3% del totale delle spedizioni. I Paesi terzi, in crescita del 6,9%, superano quota 40 milioni di bottiglie, che equivale al 25,8% delle spedizioni. Ragionando, in prospettiva, su 12 mesi, le spedizioni fanno toccare un piccolo, ma incoraggiante, rialzo dell’uno per cento, e raggiungerebbero 307,2 milioni di bottiglie.

Che fare dunque, e io lo farò gioiosamente in questi giorni, che stappare e bere Champagne?

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Metodo classico Brut Il Mattaglio Cantina della Volta

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
4.5


Varvaglione-CantinadellaVolta 008

Oggi cari amici, per bere un ottimo metodo classico, fatto con Pinot nero e Chardonnay, vi voglio condurre nientemeno che.. in terra di Lambrusco, nel cuore del Sorbara, in quella Bomporto che lo scorso gennaio è stata purtroppo teatro di una disastrosa alluvione.

Qui i Bellei, dapprima Giuseppe, che per primo ad inizio anni Ottanta volle elaborare un Lambrusco particolare, prodotto con quella tecnica della Champagne che tanto amava, e ora il figlio Christian, i loro vini li vedono unicamente con le bollicine e per farlo non hanno esitato, nei primi anni Novanta oltre ad elaborare con il metodo della rifermentazione in bottiglia l’uva di casa, a trovare il posto giusto, in collina ovviamente, dove piantare le uve, Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier, da barbatelle acquistate in Francia.

Un posto individuato in un terreno collinare calcareo, a ridosso di un bosco, in territorio Lorenzo Dietro il Monte, a Riccò di Serramazzoni a cinquecento metri di altezza sull’appennino modenese. Giuseppe Bellei giudicò il terroir ed il microclima particolarmente adatti alla coltivazione degli stessi cloni utilizzati nella regione francese dello Champagne e l’altitudine e la vicinanza al bosco consentono al vigneto di godere appieno degli effetti dell’escusione termica.

Questo per il metodo classico da uve… champenoise, ma anche per il il Lambrusco di Sorbara D.O.C. rivisitato in chiave Spumante Metodo Classico avviato negli anni Ottanta, Bellei ebbe frquenti confronti e scambi di informazioni tecniche con la stazione enologica di Épernay, “ per individuare una modalità di vinificazione con rifermentazione in bottiglia, simile a quella dello Champagne che, anche senza l’ausilio dell’autoclave, potesse garantire un vino limpido in bottiglia, privo di fondo”.

Christian Bellei mosse i primi passi in azienda nel 1986 al termine degli studi in agraria e anni dopo ribattezzando l’azienda Cantina della Volta e prendendo in mano direttamente la conduzione, a 42 anni si dedicò a rimettere a nuovo la vecchia cantina di famiglia fondata nel 1920 e, all’interno di essa, dedicarsi a fare al meglio delle sue possibilità vini prodotti con il metodo tradizionale della fermentazione in bottiglia.

E le sorprese non sono finite perché oltre al Mattaglio Brut, di cui parleremo ora, e alla versione Dosaggio zero che conto di assaggiare presto, dal vigneto di San Lorenzo Dietro il Monte arriveranno uve destinate addirittura a metodo classico riserva, con lungo affinamento, tra cui anche un (da me attesissimo) Rosé.

Varvaglione-CantinadellaVolta 006

Venendo al nostro Brut, denominato “Il Mattaglio”, (degustato un campione con sboccatura del maggio 2014) si tratta di una cuvée composta per il 60% da Pinot nero e per il 40% da Chardonnay, raccolte a mano in piccole cassette, di cui viene utilizzato solo il mosto fiore. L’affinamento sui lieviti non è mai inferiore ai 20 mesi.

Il vino, di grande equilibrio e piacevolezza, rivela chiaramente l’origine alto collinare delle uve, manifestando una freschezza, un nerbo e una sapidità davvero notevoli. Colore paglierino scarico, perlage sottilissimo, continuo, di grande vivacità nel bicchiere (niente flûte, s’il vous plaît.) ed un bouquet delicato molto aperto, elegante e fragrante, con fiori bianchi, note agrumate, di crosta di pane leggermente tostata, di nocciole e soprattutto sale.

L’attacco in bocca è morbido e rotondo, di grande dolcezza espressiva, ben secco nello sviluppo, e salato e minerale come appariva nella fase olfattiva, con una bella continuità e un’ampia tessitura e un’energia, una spalla salda, che rendono ancora maggiore la piacevolezza. Ottimo aperitivo, ma ancora meglio a tavola, soprattutto su piatti a base di pesce e perché no, trattandosi di un vino da colline vicine ai boschi, anche su dei tagliolini con funghi porcini freschi.

Cantina della Volta
di Christian Bellei & C.
Via per Modena, 82 – 41030 Bomporto (MO)
Tel. 059.74.73.312
e-mail info@cantinadellavolta.com
Sito Internet www.cantinadellavolta.com

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Champagne Le Rosé Dumangin

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot noir, Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
5


RosèDumangin1

Delicatezza e charme in forma di bollicine

Non cercate notizie sul sito Internet dell’azienda. E’ work in progress, in rifacimento, e vi riferirà solo che, Gilles Dumangin, “Créateur de Cuvées & 5 e Génération Dumangin” vi presentano il nuovo packaging (la notizia risaliva a Vinexpo 2013) dei loro Champagne. Con l’assicurazione che la qualità sarà la stessa delle cuvées Dumangin J. Fils, già ben nota e coronata da 200 articoli di stampa e più di 100 medaglie ricevute nel corso degli ultimi anni. Apprenderete che clienti celebri della Maison sono Paul McCartney e il grande chef un po’ “incazzoso” Gordon Ramsay, mister Hell’s Kitchen e Cucine da incubo.

Maggiori dettagli, sulla storia della Maison, potrete invece trovare, in italiano, qui. Nonché sul sito Internet Spumeggiando opera di un prezioso piccolo importatore e distributore (nonché venditore on line) di Champagne-chicche come il gardesano Vittorio Vezzola, qui e poi ancora qui, dove si parla proprio del vino oggetto di questo post e della nostra, mia e di quella Lei che esiste eccome e che i Rosé li esige eleganti com’è lei, folgorazione.

Apprendiamo così che Jacky & Gilles Dumangin hanno scelto di fondere i loro migliori vini e diminuire il loro volume di produzione vintage per creare ogni anno questo rosé, la composizione della cui cuvée varia di annata in annata. La mia bottiglia di Le Rosé riportava in retro-etichetta 47% di Chardonnay e 53% di uve rosse, ovvero 37% di Pinot nero e 16% di Pinot Meunier. I vigneti sono Champagne Premier Cru – Montagne de Reims: Chigny Les Roses, Ludes, Rilly, Taissy, Cormontreuil. La Maison ha difatti sede a Chigny Les Roses, commune de 536 habitants village classé 1er cru situé au coeur de la Montagne de REIMS Commerce principal : le Champagne.

Gilles Dumangin lo definisce ”Mon vin signature”, il mio vino firma, il vino simbolo, e la vinificazione si svolge il acciaio e con un affinamento di 4 anni in legno per il 13% della cuvée.

Beh, cosa è successo quando abbiamo stappato, servendolo nel calice Franciacorta, vecchia e nuova versione e non purtroppo dal nuovo (anzi in fieri) rivoluzionario calice Bini? Beh, semplice, siamo rimasti con la bocca spalancata per la meraviglia di trovarci di fronte ad uno dei Rosé più buoni che ricordassimo. Un vino di un’armonia, un equilibrio, una piacevolezza fuori misura, perfetto per essere portato e gustato a tavola e per essere goduto, ebbene sì, goduto, di per sé solo.

ChampagneDumangin 006-rid

Meraviglioso il colore, melograno rosa antico delicato, finissimo e continuo il perlage, e delicato, suadente, come sanno esserlo solo gli Champagne di classe (e non lo dico perché dal 15 al 17 sarò proprio lì, in quella terra da sogno) il bouquet. Caratteristico, ampio, fragrante, con sfumature di rosa, lamponi, ribes, pompelmo rosa e fragoline di bosco, pesca bianca, mandorle non tostate e un leggero ricordo di confetto. Un bouquet aereo, pulito, che annuncia nella sua freschezza, una succosità del frutto.

E difatti attacco in bocca delicato, cremoso, con il vino ad allargarsi progressivamente, con dolcezza, en dentelles, sul palato, acquisendo una dimensione armoniosamente succosa, polputa, piena, controbilanciata da una vena salata, un buon nerbo e una lunga persistenza piena di carattere.

Un Brut, con sboccatura dichiarata (evviva!) del 25 luglio 2014, e un dosaggio degli zuccheri che avresti pensato arrivasse al massimo a 4 grammi, ma che invece è di 8,8. Uno dei misteri gaudiosi, questa dolcezza che non senti tale, bilanciata com’è da un frutto meraviglioso, dalla ricchezza del Pinot nero e dalla morbidezza del Pinot Meunier, da uno Chardonnay che dà spalla e nerbo, di questo grande Le Rosé da standing ovation.

Peccato che fosse solo una bottiglia, venduta on line da Spumeggiando a meno di 35 euro (sto pensando a quanto costano certi Rosé italiani…) e non un magnum, che Lei ed io l’avessimo avuto avremmo amabilmente “seccato”….

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Puglia e spumanti: il punto di vista dell’Assessore Fabrizio Nardoni

FabrizioNardoni

A seguito del mio articolo di qualche giorno fa intitolato Ma la Puglia ha davvero bisogno di produrre spumanti? ricevo dall’Assessore alle risorse agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni questa precisazione che pubblico con grande piacere, convinto che parlandosi, confrontandosi con civiltà, si potrà sempre trovare un punto di incontro e la possibilità di dialogare serenamente. Nell’interesse, istituzionale e umano nel caso dell’Assessore e professionale da parte mia, che da oltre vent’anni mi occupo dell’amata (senza virgolette, lo è davvero) Puglia e dei suoi vini, della loro conoscenza e promozione. Ai quali penso di aver offerto un contributo che è davvero difficile negare e che tanti produttori, ormai diventati amici, mi riconoscono…

Ringrazio l’Assessore per il suo intervento e al piacere di nuovamente incontrarlo presto nella sua terra, auguro buona lettura.

Carissimo Ziliani, leggo sempre con molto piacere gli articoli riportati dal suo blog e dei suoi sentimenti verso l'”amata” Puglia.

Per tale ragione, malgrado un piccolo ritardo dettato più altro da una serie di emergenze che siamo costretti ad affrontare di recente (vedi emergenza Xylella in Salento) ho il piacere di replicare al suo rispettosissimo articolo sul Bando spumantizzazione in Puglia dello scorso 2 ottobre dal titolo “Ma La Puglia ha davvero bisogno di produrre “spumanti”?

La Puglia vitivinicola da sempre è stata caratterizzata, grazie alla sua orografia e al microclima delle differenti aree viticole, dalla presenza di un enorme patrimonio varietale che nei secoli si è naturalmente adattato alla nostra terra. Una terra che, grazie anche alla sapienza e alla maestria dei nostri viticoltori ed enologi, riesce ad offrire vini strutturati, dalle complesse note aromatiche e da differenti caratteristiche qualitative.

In sintesi la mia Terra è un incubatore di qualità per tutte le varietà attualmente ammesse alla coltivazione per i diversi bacini viticoli pugliesi.

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Il lavoro svolto sino ad ora dai viticoltori, dai tecnici e dalle istituzioni hanno portato certamente ad identificare la Puglia come la Terra del Primitivo, del Negroamaro, dell’Uva di Troia. Accanto a questi tre vitigni principali, che caratterizzano i tre diversi bacini viticoli pugliesi (Capitanata, Murgia Centrale, Arco Jonico –  Salentino) vi sono molte varietà autoctone e non, che rafforzano il primato di una delle più importanti regioni viticole italiane.

Ogni anno i nostri vini si affermano sempre più sui mercati nazionali ed esteri ed, insieme con il  prodotto enoico, si impongo all’attenzione di un pubblico sempre più vasto i saperi, la storia e le tradizioni socio – enogastronomiche di  una meravigliosa ed inimitabile regione viticola.

Ebbene la Puglia, oggi, può proporsi anche come produttrice di spumanti e di vini frizzanti. Regione poliedrica, per la caratteristiche pedoclimatiche e per le specialità varietali che coltiva, nel prossimo futuro potrà vantare anche la produzione di vini con le bollicine dai piacevolissimi profili aromatici complessi  e dal sapore equilibrato. Vitigni come Bombino bianco, il Bombino nero, il Negroamaro, la Verdeca, sono senz’altro adatti ad essere impiegati  per la produzione di spumanti di qualità con caratteristiche peculiari proprie, senza, quindi, tentare di “imitare” i pregevoli prodotti che caratterizzano altre importanti zone viticole italiane.

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Certo la Puglia non ha una tradizione spumantistica come è riscontrabile in altre regioni italiane ma questo non vuol dire che non abbia le potenzialità, le tipologie varietali,  la capacita produttiva e le competenze tecniche per provare a competere anche in un settore enoico che potrebbe rivelarsi foriero di lusinghieri successi. Se è d’obbligo il condizionale per l’evoluzione di uno scenario ancora in fase embrionale, è inconfutabile però il fatto che l’esperienza più che positiva realizzata in Capitanata – come peraltro sottolineato da Ziliani – costituisce un precedente storico affermato e assai incoraggiante.

Daraprì
Né è poi possibile ignorare che una della più significative specialità enoiche della Puglia è la vinificazione in rosato – è ancora Ziliani a evidenziarne l’eccellenza delle produzioni –, rosato che si presta molto bene anche alla spumantizzazione.

Un progetto regionale ambizioso è quello di valorizzare ulteriormente la produzione dei vini rosati pugliesi incrementando certamente la tipologia “bollicine” che incontra il convincente favore del pubblico nazionale e internazionale.

La crescente richiesta di spumante da parte del mercato, inoltre, ha consigliato molti produttori pugliesi – ma anche di altre regioni d’Italia – a inserire nelle proprie offerta al pubblico questa tipologia di vino. Non essendoci, attualmente, sufficienti impianti di spumantizzazione in Puglia, i nostri produttori, quindi, sono costretti a rivolgersi altrove sopportandone conseguentemente i costi.  Perché, dunque, non provare a dotare le nostre cantine di strutture tecnologicamente avanzate per la produzione di spumanti ?

Puglia

Bisogna puntare sulla caratterizzazione della nostra viti-enologia, sul sistema di interazione vitigno – territorio e sull’esaltazione delle peculiarità che ogni varietà è capace di esprimere in campo ed in cantina, puntando principalmente sui vitigni autoctoni pugliesi.

In un nuovo contesto normativo che non consente più ai nostri produttori di uve ad Indicazione di Origine Protetta di poter effettuare la presa di spuma fuori dal territorio delimitato dal proprio disciplinare di produzione, con la pubblicazione del bando pubblico per la realizzazione di impianti di spumantizzazione e frizzantatura, abbiamo voluto offrire alle nostre cantine la possibilità di valorizzare e di diversificare le produzioni per rendere ancora più competitiva ed unica la produzione enoica pugliese.

La ringrazio comunque per l’attenzione da sempre riservata alle produzioni di eccellenza della nostra regione e come al solito la invito a tornare in Puglia e a brindare perché no al frizzante comparto vitivinicolo di questa terra con un buon bicchiere di spumante!

Cordialmente

Fabrizio Nardoni

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Bollicine in castello a Mornico Losana

Bollicineincastello

Eppur qualcosa si muove in Oltrepò Pavese..

Riprendo e giro alla vostra attenzione la comunicazione di una bella iniziativa, Bollicine in castello, promossa dal rinnovato (quantomeno nel direttore, il vivace e attivo Emanuele Bottiroli) Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese in programma sabato 11 e domenica 12 ottobre, dalle ore 11 alle ore 20, presso il Castello di Mornico Losana, edificio medievale, dolcemente adagiato sulle colline dell’Oltrepò Pavese, nella valle del torrente Verzate.

L’evento sarà un esclusivo palcoscenico dedicato quasi del tutto alle aziende dell’Oltrepò Pavese che producono spumanti Metodo Classico e Charmat e intenderebbe essere il primo di una serie di appuntamenti che dovrebbero avere come teatro altri dei bellissimi castelli che abbondano in terra oltrepadana. Insomma, una sorte di “festival nei castelli dell’Oltrepò Pavese, per valorizzare beni d’inestimabile valore rimasti sino a oggi affidati alla sola buona volontà dei singoli proprietari. In Oltrepò ci sono antichi manieri poco utilizzati o chiusi al pubblico e produttori vitivinicoli di qualità che necessitano di belle cornici d’accoglienza.

Per fare di necessità virtù, questo weekend un gruppo di cantine, con umiltà e passione, darà vita a una due giorni interamente dedicata al lato edonistico della spumantistica, che è soprattutto cultura. Si tratta di uno sforzo encomiabile di un gruppo di pionieri, per di più aperti al dialogo e al confronto con alcuni ospiti da altre zone di produzione. Il servizio cucina sarà affidato allo stile e alla professionalità di Vittoria Banqueting. I saloni del Castello di Mornico Losana ospiteranno tanti appassionati e operatori del settore per un viaggio, brioso, nell’eccellenza.

La location

Il Castello di Mornico Losana, suggestiva testimonianza storica custodita tra le colline dell’Oltrepò Pavese della vite e del vino, nasce come casa-forte con funzione di avvistamento nell’ambito del sistema difensivo del feudo di Montalto di cui Mornico faceva parte. Questa fortificazione venne citata in un atto notarile del 1350 che conteneva una convenzione tra i Belcredi circa le proprietà della nobile famiglia. I discendenti della stessa ristrutturarono la casa-forte all’inizio del 1700, trasformandola in un vero e proprio maniero.
Oggi il castello di Mornico, ben curato e con una cantina antica tutta da esplorare, offre una cornice splendida, un lussureggiante giardino, un importante impianto decorativo e persino un’antica torre di avvistamento: una location unica per eventi speciali.

Il territorio

Mornico Losana è un comune italiano di 737 abitanti della provincia di Pavia in Lombardia. Si trova sulle colline dell’Oltrepò Pavese, nella valle del torrente Verzate; dal colle su cui si allunga il paese, sovrastato da un castello, si domina la sottostante Pianura Padana. La collina, sulla quale sorge il paese fa da divisorio tra la valle del torrente Verzate e la Val Sorda. Mornico è citato tra i luoghi che nel 1164 l’imperatore Federico I concesse alla città di Pavia, tutti luoghi fortificati e dotati di autonoma amministrazione.

Fu incluso dai Pavesi nella podesteria o squadra di Montalto, infeudata ai Belcredi, che ne costruirono o più probabilmente ricostruirono il castello, con funzioni di avamposto verso la pianura rispetto al castello principale di Montalto, da qui ben visibile. Il comune di Mornico seguì le sorti del feudo di Montalto nei successivi passaggi agli Strozzi, ai Taverna e al definitivo ritorno ai Belcredi, che nel XVIII secolo presero anche il titolo di Marchesi di Mornico.

Le aziende protagoniste

Bellaria

http://www.vinibellaria.it

Berté e Cordini

http://www.bertecordini.it

Bruno Verdi

http://www.brunoverdi.it

Cà del Gé

http://www.cadelge.com

Casal Thaulero (Abruzzo – ospite)

http://www.casalthaulero.it

Castello di Stefanago

http://www.castellodistefanago.it
Conte Vistarino

http://www.contevistarino.it

Isimbarda

http://www.isimbarda.com

La Costaiola

http://www.lacostaiola.it

Mazzolino

http://www.tenuta-mazzolino.com

Monsupello

http://www.monsupello.it

Podere Pavolini

http://www.poderepavolini.it

Percivalle

http://www.percivalle.com

Prime Alture

http://www.primealture.it

Rebollini

http://www.rebollini.it

Tenuta il Bosco

http://www.ilbosco.com

Torre Fornello (ospite)

http://www.torrefornello.it

Torrevilla

http://www.torrevilla.it

Travaglino

http://www.travaglino.it

“Bollicine in Castello”
SABATO 11 E DOMENICA 12 OTTOBRE 2014
DALLE ORE 11 ALLE ORE 20
Castello di Mornico Losana (PV)
Oltrepò Pavese
www.bollicineincastello.it
DOVE PARCHEGGIARE
P.zza Libertà (Municipio)
Sarà in funzione un servizio navetta continuato e gratuito.
BIGLIETTI D’INGRESSO
Biglietto singola giornata (calice + degustazione)
15 euro
Biglietto cumulativo per le due giornate (calice + degustazione)
20 euro
Sconto prevendita per chi chiede il coupon riduzione iscrivendosi alla pagina Facebook dedicata all’evento: ingresso e degustazioni 10 euro a giornata.

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