Cava Brut Nature Gran Reserva 2008 Recaredo: un’obra maestra!

Denominazione: Cava
Metodo: classico
Uvaggio: Xarel.lo, Parellada, Macabeu
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
5


BrutNature2008Recaredo

Señores y señoras tutti in piedi por favor, perché questo vino che sto per presentarvi, magnificarvi, quasi commosso, es un’obra maestra, a masterpiece, un capolavoro. Devo ringraziare innanzitutto chi lo produce, un’azienda il cui claim è “90 años de un compromiso… …con la excelencia”, Recaredo en Sant Sadurní d’Anoia, nel cuore della zona del produzione del Cava, ma anche chi ha avuto la geniale pensata, muchas gracias!, di pensare di importarlo e distribuirlo in Italia.

Non un importatore normale, bensì un collega produttore, “fratello” di filosofia naturale e biodinamica, la meravigliosa tenuta altoatesina di quel personaggio affascinante e particolare (nove anni fa, in questo post di un Vino al vino ai primi passi lo criticai aspramente per aver piantato Tempranillo e Petit Manseng in riva all’adorato Lago di Caldaro) che è il conte Michael Goëss-Enzenberg, ovvero Manincor, “Mano-sul-cuore. Manincor vi serve un vino “puro”, puro di natura”.

E’ stato un caso scoprire, dopo una mail mandata all’azienda spagnola, con risposta inviata in copia al “sales manager” Matthias Jaeger e relativo contatto successivo, che i vini di questa bodega dell’Alt Penedès, che mi erano stati magnificati da due amici e colleghi spagnoli di assoluto valore, Victor de la Serna y my hernano Juancho Asenjo, erano importati anche in Italia. Anche se un Italia un po’ particolare com’è il Süd Tirol…

Poi le cose sono andate in maniera meravigliosa, alcuni campioni arrivati puntualmente a casa, forniti gentilmente dall’importatore italiano, l’assaggio e poi, lo so dire solo in francese, un devastante coup de foudre. Un amore a prima vista.

coupdefoudre

Cosa sia Recaredo, una bodega dove lo giuro su Bacco quest’anno DEVO assolutamente recarmi in pellegrinaggio, lo racconta, in maniera perfetta, esaustiva, appassionante, il sito Internet aziendale. Un posto, 50 ettari di vigneto a proprietà familiare, nella zona del río Bitlles, nella comarca del Alt Penedès (Barcelona), dove nel 1924 Josep Mata Capellades decise, con un impegno preciso, prima di tutto verso se stesso e poi con il mondo, di creare “vinos de terruñodi assoluta personalità. Capaci di trasmettere nella bottiglia il genius loci, il sense of terroir, di un posto magico:El Bitlles serpentea entre bosques, colinas y torrentes discontinuos mostrando parajes de una gran belleza, emparados por la imponente presencia de la montaña de Montserrat”.

Vini che dovevano rendere omaggio a questo terroir “nella maniera più onesta e trasparente possibile”, ovvero “reafirmando nuestra vocación única en el mundo como viticultores y elaboradores”. La parola d’ordine, la “mission” attraverso novant’anni di attività festeggiati proprio lo scorso anno, doveva essere ed è, “Honestidad con el territorio”, ovvero “100% Agricultura ecológica y biodinámica”.

Forse è inutile tradurre, ma vuol dire “onestà con il territorio” il che significa “agricoltura ecologica e biodinamica” per davvero, non come posa o come moda. O come trovata di marketing per provare a riciclarsi e rifarsi, come stanno facendo svariate aziende vinicole italiane (non fatemi fare nomi, per pietà…), un’improbabile verginità e credibilità. Verso consumatori che è sempre più difficile ingannare. Anzi, diciamo le cose come stanno, “prendere per il culo”.

2008RecadedoBrutNature

Per il popolo di Recaredo (che bel nome, come suona bene, che nobiltà naturale…) “un gran vino è il riflesso della terra che l’ha visto nascere” E per questa ragione hanno scelto una viticoltura che segue i criteri, non i dogmi, della biodinamica, “coltivando i vigneti senza ricorrere ad erbicidi o insetticidi, solo con elementi di origine naturale”. Una viticoltura “che ha come priorità l’equilibrio dell’ecosistema e la biodiversità in vigna” e che consente di ottenere “vinos espumosos sumamente expresivos”, con una grande capacità di evoluzione e tenuta nel tempo e soprattutto “rispettosi del paesaggio d’origine”.

Va ricordato che Recaredo, carramba que viños!, è stato il primo produttore della D.O. Cava ad ottenere il certificato internazionale di viticoltura biodinamica Demeter. E qui magari i “pirla”, che non sono quelli che evocava in una memorabile conferenza stampa di presentazione quel Dio del calcio che se llama José Mourinho (MOU!!!! Torna tra noi a miracol de la pelota mostrare…) diranno: “Ma dai, Cava, uno “spumantino” più vicino ad un Prosecco che ad un Franciacorta o ad uno Champagne”…

Ma così dicendo, si dimostrerebbero appunto dei memorabili irrecuperabili “pirla”, perché a Recaredo – leggere qui quello che scrive il critico del New York Times Eric Asimov, lacrianza mínima” es de 30 meses”, ovvero 30 mesi di affinamento sui lieviti minimo, due anni e mezzo, per poter acquisire quella che è la loro peculiarità, ovvero “una personalità eccezionalmente unica”.

Heidsieck

E io, che non sono un pirla, ma ho esperienza e palato sufficiente per capire certe cose (datemi pure del presuntuoso, tanto me ne frego..) e che lo scorso 16 ottobre ho pensato di vedere “la Madonna” degustando da Charles Heidsieck due bottiglie indimenticabili, due bottiglie della cuvée Charles datate nientemeno che 1985, l’età di mia figlia Valentina, prese delicatamente dal sancta santorum dove riposavano e portate lentamente all’assaggio, non vedo l’ora di correre a Sant Sadurní d’Anoia, per catar alcuni Recaredo che “adquieren unas crianzas de casi 30 años, preservando la delicadeza del tiempo y una elegante complejidad de matices”. Un invecchiamento/affinamento di quasi trent’anni…

Nel contempo, invitandovi a leggere, ben raccontate sul sito Internet aziendale il racconto delle tappe salienti dei primi 90 anni di Recaredo, dal 1944 pionieri dei Brut Nature, dal 1962 artefici della Reserva Particular de Recaredo, dal 1975, protagonisti Josep y Antoni Mata Casanovas, figli di Josep Mata Capellades, un lavoro spasmodico in vigna, dal 2006 l’approdo ragionato e convinto all’agricoltura biodinamica porque “No hay vino sin vida en el viñedo, non c’è vino (serio) senza vita nel vigneto.

Tutto questo discorso per arrivare sino al momento della sfolgorante folgorazione, della verità che si fa vino, il mio approccio, e non poteva avvenire che insieme a Lei, alla luz de my vida, ad un vino che mi ha emozionato, sconvolto, lasciato, è il caso di dirlo, di pietra, il meraviglioso Brut Nature Gran Reserva 2008. Un Brut nature totalmente secco, senza alcun dosaggio, la cui cuvée prevede questa formula magica: 46% Xarel·lo, 40% Macabeu y 14% Parellada. Un vino che in Spagna viene venduto on line intorno ai 18 euro

Un vino, avevo letto prima di stappare e servire e cercare nei suoi occhi la conferma che si trattava di un momento magico (lo è sempre quando sono insieme a lei…), che “esprime la diversità dei terreni calcarei e dei microclimi dell’Alt Penedès, vigneti con suoli “de textura franca (equilibrio de arenas, limos y arcillas)”, con una naturalezza calcarea, che apportano profondità e carattere ai vini di Recaredo.

Elmundocambia

E poi raccolta manuale di uve perfettamente sane, con un 4% della cuvée rappresentata da vini che hanno fatto un leggero affinamento in legno, dégorgement (el degüelle) realizzato manualmente senza congelare il collo della bottiglia, con professionalità artigiana e rispetto dell’ambiente.

Il 2008, raccontano a Recaredo, fu un’annata equilibrata, segnata dai contrasti metereologici , con temperature alte e piogge durante l’autunno e l’inverno e una pioggia “caprichosa” (quanto me gusta el Español!) in primavera, con massimo storico di piogge in maggio (155,7 millimetri). E nonostante qualche problema sanitario delle uve – el mildiu – “i trattamenti biodinamici applicati al vigneto dimostrarono di essere la risposta vincente ottenendo uno stato sanitario delle uve eccezionale”.

Insomma, e aprite bene le orecchie, a fronte di un rendimento massimo autorizzato dal Consejo Regulador del Cava stabilito in 88 ettolitri ettaro, il rendimento medio dei vigneti di Recaredo nel 2008 fu di soli 34,2 ettolitri/ettaro, ovvero “minor produzione, maggiore espressività e qualità”.

E come racconta con poesia il catalano, un affinamento per questo vino sfolgorante como my Amor, di 5 anni e 8 mesi (68 mesi) in cantina: “Mínim de 5 anys i 8 mesos (68 mesos) a les caves”.

Qui per chi desidera tutti i dettagli, la scheda tecnica del vino, e ora, il mio campione dichiarava una sboccatura risalente al 21 gennaio 2014, con umiltà e stupore, in silenzio, il mio racconto: paglierino oro brillante il colore, perlage sottilissimo e continuo, di grande energia e vivacità nel bicchiere, ed un naso di precisione assoluta nitido come un taglio laser, pietra su pietra, sfumature delicate di mela, pera, mandorla fresca, pesca bianca e poi ancora pietra focaia ed un qualcosa di marino, di ostricoso che richiama, pretende, desidera, mariscos y mariscos y mariscos

Rrecaredo2008

Attacco in bocca vibrante, nervoso, di grande soavità, non largo, ma verticale, profondissimo, per uno sviluppo pieno di vita, di sapore, meravigliosamente equilibrato, elegante, affascinante, pietra su pietra, anzi pietra liquida lo definirei, salato, delicatissimo come le sue carezze e imperioso e imprevedibile come i suoi “capricci” di cerbiatta fatta Donna. La mia donna, il mio amore…

Un vino di assoluta essenzialità e commovente poesia che mi ha fatto pensare ad uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, al ligure (ma milanese d’adozione) Eugenio Montale, ai suoi immortali versi di Mediterraneo che recitano “Avrei voluto sentirmi scabro ed essenzie siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine”…
Crystalhearth

Un vino che mi fa ringraziare i potenti Dei di essere vivo, di amare il vino e lei, di vivere questo momento magico della mia vita rendendo onore a Bacco e alla scrittura, vivendo intensamente senza alcun rimpianto, perché, ancora Montale e Mediterraneo, “nulla so rimpiangere: tu sciogli ancora i groppi interni con tuo canto. Il tuo delirio sale agli astri ormai”…

Que maravilla! Rrrrrrecaredo Señores y señoras: gran ovación!…

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Franciacorta per Expo: conferenza stampa lunedì 26. Milano. Di cosa si tratterà mai?

ConferenzasampaExpo

Ieri pomeriggio ho ricevuto questo save the date – invito per lunedì 26 alle 12 presso la sede Expo di via Rovello a Milano, da parte di Giuseppe Sala, Commissario Unico delegato del Governo per Expo 2015 e di Maurizio Zanella Presidente del Consorzio Franciacorta. Interverrà anche Maurizio Martina Ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali del governo Renzi.
Mi sono chiesto: e di cosa diavolo si parlerà? Si racconteranno barzellette, si registrerà una puntata di Scherzi a parte, si annuncerà che la Franciacorta si apre alla filosofia dello Charmat e ha chiesto al Ministero una speciale deroga per produrre Prosecco, o chissà che altro…

ArcariDanesiRidotta

Mi é venuta un’idea! Quasi quasi mi rileggo per l’ennesima volta questo post del blog di Giovanni Arcari, del mio ex amico Giovanni Arcari e forse mi viene l’illuminazione.
Mi assale un dubbio: e se lui lunedì 26 fosse assalito da un travaso di bile? Spero di no, perché in fondo non é cattivo e gli voglio ancora un pizzico di bene: Sindrome di Stoccolma?

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Trento Doc confermati i vertici. Squadra vincente non si cambia: ma dove ha vinto prego?

Cacchio come comunicato bene quelli dell’Istituto Trento Doc! Questa notizia, che credo abbia comunque una certa rilevanza, ovvero della conferma dei vertici dell’Istituto, Presidente e tutti gli attuali consiglieri, non l’ho ricevuta da loro, ma l’ho avuta solo leggendo la stampa locale e l’indispensabile Trentino Wine Blog, che ha pubblicato, a firma dell’amico Massarello, un post molto puntuto su cui tornerò domani. Difatti Massarello annota, un po’ perfidamente: “Squadra vincente non si cambia: basta convenire sul peso delle vittorie”.

Con tutto il rispetto dovuto per ”il Presidente Enrico Zanoni e tutti gli attuali consiglieri: Carlo Moser (vicepresidente), Mauro Fezzi, Lucia Letrari, Luciano Lunelli, Matteo Lunelli, Fabio Maccari, Andrea Pisoni”, con diversi dei quali ho ottimi rapporti, con altri meno…, non mi sembra che il Trento Doc abbia conseguito clamorose vittorie.

BlackFlag

Il Trento Doc é di certo, dal punto di vista qualitativo, della validità di buona parte dei vini prodotti, come ho scritto, “in ottima salute” ma gli otto milioni di baionette, ovvero le bottiglie vendute, sono diventati – come scrissi, non smentito, sette.
Se questo basta a confermare una squadra, completata on drums, pardon, alla comunicazione da Sabrina Schench, e a ritenersi soddisfatti dei risultati, andate pure avanti così cari trentodocchisti…

8-milioni-baionette

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Tranquilli: non mi metto a far causa (vincendola) ad un diffamatore matricolato

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Ma mi tocca dire da qui ad un amico che non lo è più

Si sa come vanno le discussioni nei blog del vino: spesso grazie alla condizione particolare garantita dall’anonimato, anche se molto spesso le persone normali partecipano alle discussioni sui post, i cosiddetti thread, dichiarando il loro reale nome, senza nascondersi come conigli che gettano il sasso e nascondono la mano, le smargiassate più clamorose imperversano. Come pure farneticazioni, insulti, ostentazioni becere di presunta potenza, gare per dimostrare, a parole, di “averlo più lungo”, ovvero di sapere tutto del vino, molto di più di quei “pirla” che magari se ne occupano, professionalmente, da decine d’anni.

Su molti di questi blog, siti Internet, forum, imperversa anche un altro esercizio diffuso, la dietrologia, ovvero la pretesa di leggere un qualcosa che è accaduto secondo un personalissimo punto di vista e tentando di accreditarlo come reale. Un esercizio, quello dietrologico, il cui copione prevede ovviamente la presenza di cattivissimi e malvagi, quasi una Spectre, e di un eroe che arriva come Batman o Nembo Kid a salvare tutti, e ci raccontare la fiaba-verità di una serie di misfatti di cui solo lui, che è più intelligente di tutti, è a conoscenza.

Altandietrologia

Un eroe che si adopera e si spende per aprirci gli occhi, quasi sacrificandosi, come capro espiatorio o meglio “bouc émissaire” come direbbe il grande René Girard, come stanno veramente le cose. Che i cattivi vanno smascherati, puniti e la verità, quella che secondo i presunti eroi è la verità, deve trionfare.
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E quando i post partono con questo piede è normale che lo sviluppo delle discussioni finisca con lo sbarellare. Con il portare alla ribalta, ovviamente trincerati da vili dietro ad un nick name, pseudo commentatori dalla diffamazione incorporata.

Un esempio di queste ordinarie storielle (o storiacce brutte) di blog, l’abbiamo trovata, nei giorni scorsi, su un blog comunque interessante, che anche dopo la pubblicazione di questo post, continuerò a leggere. Parlo di Terra uomo cielo creato da quello che un tempo definii wine talent scout, ovvero il bresciano (almeno credo) Giovanni Arcari, che tanto ha fatto per far conoscere e affermare eccellenti piccole aziende franciacortine come Camossi e Colline della Stella e da qualche tempo produttore in proprio con il marchio Arcari & Danesi, un cui Satèn ho raccontato qui, ma che poi si è fatta conoscere con altri Franciacorta di cui comunque scriverò. Perché sono dannatamente buoni. E io sono intellettualmente onesto e non un cialtrone.
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Bene, cosa è successo sul blog Terra uomo cielo? E’ successo che Arcari, che ama la Franciacorta e ne è un (piccolo) tenace protagonista, ma contemporaneamente sembra preso da una sorta di schizofrenico odio verso la stessa terra che dice di amare (e che sicuramente, a modo suo, visceralmenbte ama), pubblicasse un post, questo che potete leggere qui, dedicato ad una vicenda che sfiora un po’ l’eno-gossip, perché ha visto protagonista non un giornale specializzato del vino, ma il settimanale ultrapopolare Chi. Arcari nel suo post era partito bene, in maniera sorridente e ironica, annotando che “la questione va affrontata con un sorriso e senza allarmismi ma, certo è che qualcuno ha sbagliato qualcosa o altri non hanno capito. L’ultima segnalazione dei produttori di Franciacorta è la foto qui sotto che, invece di accendere in loro una reazione fatta di telefonate e madonne da tirare, hanno pensato di inviare a questo blog”.

Expo

E proseguiva parlando di “una grande gara vinta dalla Franciacorta per essere “sponsor ufficiale di Expo 2015″ che ha portato a un aumento della quota a bottiglia che ogni azienda dovrà versare al Consorzio campione”. Ma ecco nascere il “problema”, ovvero che “in questo interessantissimo articolo letto da un produttore mentre aspettava la moglie che finisse la piega dal parrucchiere, s’insinua che Zanella con la sua Ca’ del Bosco sia “il fornitore ufficiale dei vini dell’Expo” e a dar manforte a questa tesi il “Poker di re in bottiglia” riportato a destra”.

BatmanNemboKid

Morale il Nembo Kid de noantri Arcari finiva il proprio post con un interrogativo: “Ora, o mi sono perso una puntata io ovvero che magari la Franciacorta, all’ultimo, abbia rinunciato a essere “sponsor ufficiale” e Ca’ del Bosco si sia assunta oneri e onori, oppure qualcosa nella straordinaria macchina comunicativa del consorzio (altro che Associated Press!) non ha funzionato come avrebbe dovuto per l’ennesima volta? Che qualcuno debba spiegare qualcosa?”.

Inizialmente ho preso in maniera sorridente questo post, ma poi vista la piega che la discussione stava prendendo, essendo, al tempo, ancora amico di Arcari, ho pensato di intervenire e dire la mia rivolgendomi a Giovanni: “ho molto riflettuto su questo post, che pone un tema così appassionante che la gente, il popolo, i produttori della Franciacorta si stanno letteralmente accapigliando per commentarlo…E alla fine sono arrivato alla conclusione che preso da chissà quale furor ideologicus, come un kamikaze che si fa saltare scegliendo il martirio, tu abbia preso un colossale granchio. Anzi come direbbe un comune amico americano, an enormous misunderstanding.

Non ti é mai venuto il dubbio che l’autore del servizio di Chi – beh complimenti a chi ti ha segnalato l’articolo, fa davvero letture di grande livello intellettuale… – abbia capito fischi per fiaschi e che la notizia che non il Consorzio Franciacorta, bensi Cà del Bosco sia “il fornitore ufficiale dei vini dell’Expo” sia una clamorosa bufala? Scritta perché chi c’era alla festa (un po’ troppo milanista) alla Cà del Bosco non era molto attento e lucido a quanto gli era stato raccontato, ovvero che la Franciacorta non ha affatto rinunciato a essere “sponsor ufficiale” di Expo, che lo sarà al 98%, ma che alcuni dettagli siano ancora da perfezionare?

E se magari prima di sparare a zero contro quella che sembra essere diventata una tua ossessione (che ti ha fatto Zanella, ti ha magari portato via una ragazza?) tu avessi pensato ad informarti? E apprendere che “la grande gara vinta dalla Franciacorta per essere “sponsor ufficiale di Expo 2015″, gara che “ha portato a un aumento della quota a bottiglia che ogni azienda dovrà versare al Consorzio campione”, resta tale? E che se la Franciacorta dovesse rinunciare, ad avvantaggiarsi sarà un noto produttore e una zona concorrente? Vuoi che davvero succeda questo perché tu critichi – legittimamente -l’aumento della quota a bottiglia da parte di ogni azienda, decisione presa da una libera assemblea (da un CDA) e non imposta da Zanella con un golpe armato?
Questo avresti dovuto fare, amico (io ti considero ancora tale) Giovanni. Avresti reso onore alla verità e avresti evitato di fare una non brillantissima figura…”…

Inviato questo commento e onore a Giovanni per averlo pubblicato – contemporaneamente ci sono stati tutta una serie di colloqui telefonici e scambi di mail, diciamo molto vivaci – in margine all’articolo di Giovanni, che poneva una questione legittima, a mio avviso arrivando ad una conclusione che rischia di essere smentita dalla “dura legge del gol”, ecco partire la ridda dei “commenti” in libertà.

Alcuni comprensibili, anche di amici produttori franciacortini un po’ incazzati e sulla stessa linea d’onda dell’odi et amo arcariano, giunti al punto da definire ironicamente “paese delle meraviglie” la Franzacurta.

Altri a mio avviso demenziali e diffamatori come questo firmato da tale Ivan, pubblicato, senza batter ciglio, dal libertario Arcari: “Il meglio del meglio del circo! E chi si muove più? Pop corn e gazzosa. Avanzi il grasso crapulone che prima ha salassato al collasso la sua azienda, rifilandola in tempo per ritornare in sella e rimetterlo in culo al prossimo. Giornalisti del settimanale della (anziana ormai) casalinga di Voghera, pieno di pubblicitá per dentiere e clisteri alla glicerina. Strenui difensori di una bevanda con le bolle, fatta come lo champagne, ma che vende a malapena come la “cedratatassoni” (e tirandosela un frego, per sovrammercato). Mancano la donna barbuta, il nano superdotato e l’azienda agricola Boschi. Ma arrivano dopo l’intervallo”.

Sonnoragione

Il top climax dell’escalation del commento “al sen fuggito” o della variazione sul tema El sueño de la razón produce monstruos, ovvero “il sonno della ragione genera mostri” finora – ma non poniamo limiti alla demenza – è stato raggiunto il 17 gennaio alle 15.57 da tale Vittorio, il quale senza che il responsabile del blog (che, lo ricordiamo, è responsabile non solo di quello che personalmente scrive, ma di tutto quello che viene pubblicato) facesse un plissé, facesse una piega, obiettasse, pubblicasse un distinguo, una presa di distanza, ha potuto liberamente scrivere:

“ringrazio Giovanni Arcari per il post, fiducioso e curioso attendo chiarimenti anche se …….. e mi permetto di fare due domande a Ziliani in un territorio dove non potrà censurare pacati interventi che sollevano dubbi legittimi, farsi spalleggiare dagli amichetti di blog o nascondersi: lei dice che sicuramente arrivava una nota, un chiarimento da Ca del Bosco…direi che ha toppato anche stavolta mi pare, no? imbarazzante o embarassing come direbbe il suo amichetto di blog sempre lei. sempre lei se non sbaglio dichiara sempre ”lemillebolle”il suo blog, ma se uno nota e legge le note legali esse recano un nome: new target web,si scopre che essa è una società di marketing, e ma pensa te, si scopre che tra i clienti c’è il consorzio Franciacorta.

NewTarget
Ma allora perché non lo si dice chiaro e tondo? E perché, per quel che pare a me, alcuni marchi , risulta facile individuare quali, hanno un trattamento che neanche al Prosecco viene riservato, almeno pare a me essendo un fedele lettore della sua propaganda. Perché alcune cantine hanno i dividendi maggiori dall’operazione blog? altra questione: ha mai pensato che i produttori di Prosecco potrebbero farle causa? In attesa di un suo cenno i miei saluti”.

Duralex

La mia risposta, ferma e molto articolata, minuziosa sino al dettaglio, la potete trovare in coda al post, qui. Risposta che finiva con queste parole: “per ora ci incontriamo qui, poi magari tra un po’ ci conosciamo di persona in Tribunale… il termine “propaganda”, per il mio blog, lei se lo dovrà rimangiare, scommettiamo?” e annunciava una mia chiara intenzione di adire a vie legali nei confronti del volgare diffamatore.

L’intenzione a dire il vero sarebbe rimasta e disturbato anche se era domenica il mio legale, che è un amico, appassionato di vino e mio lettore, mi ha assicurato che la causa potrei stravincerla a mani basse.

E allora che fare? Procedo, contribuisco anch’io a intasare la già incasinatissima macchina arrugginita della cosiddetta Giustizia italica? L’avrei fatto – non potendo purtroppo sfidare a duello quel cialtrone che ha definito questo blog “propaganda” e farneticato di “alcune cantine” che “hanno i dividendi maggiori dall’operazione blog” e accusato me di “censurare pacati interventi che sollevano dubbi legittimi”. Ma poi, proprio quando stavo dando mandato al mio caro legale, che esiste davvero, che non si chiama Perry Mason o Azzeccagarbugli, signor Arcari, e pensa te, vive proprio nella stessa città dove abiti tu, ho avuto un lampo di consapevolezza.

E ho pensato: se querelo il tal Vittorio, dovrò procedere a querelare, perché così vuole la legge, anche il responsabile del blog che ha ospitato quelle frasi chiaramente false, tendenziose e diffamatorie. Ovvero Giovanni Arcari. Un amico, almeno così pensavo.

E allora, proprio perché di querelare un amico, pardon, un ex amico, anche se ha sbagliato, non ci penso proprio, ho optato, sperando che questa mia conclusione serva a farlo riflettere, ad un’altra conclusione. Niente querela – tiri pure un respiro di sollievo sor Vittorio, non so se prosecchista incazzato o franciacortista un po’ sfigato perché magari non ho mai scritto, e continuerò a non farlo, di qualche suo mediocre vino.

Canisciunofesso

La “lezione” consisterà nel pubblicare questo post e nel comunicare da qui a Giovanni Arcari, che la nostra “amicizia”, ché tale è stata, perché in passato Giovanni si è dimostrato e glielo riconosco pubblicamente, un amico, finisce qui. Senza vie di ritorno e possibilità di ripensamento.

Quello che ha fatto, pubblicando senza fare una piega, senza colpo ferire, affermazioni palesemente false e fortemente diffamatorie nei miei confronti, è troppo grave perché possa passarci sopra. Game over e tanti auguri di successo, equilibrio, serenità. Di tutto cuore. Penso ne abbia davvero bisogno.
Come ha detto il grande Giorgio Gaber “la lontananza è l’unica vendetta e l’unico perdono”…

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Le Comité Champagne conferma le previsioni di Lemillebolleblog

Chapeau

Nel 2014 spedite 307 milioni di bottiglie di Champagne

Avevo scrutato bene nella mia sfera di cristallo, avevo avuto l’occhio lungo, pubblicando, primo in assoluto a farlo, in Italia, questo post lo scorso 7 gennaio. Mi ero arrischiato a “pronosticare”, ma avevo tutti gli elementi per sapere di poterlo fare senza correre il rischio di essere smentito, che “les expéditions del vino che sognare tutto il mondo fa, chiuderanno intorno a quota 308 milioni di bottiglie, con un leggero rialzo dell’uno per cento, mentre il 2013 si era chiuso con un ribasso dell’1,2%.”.

E poi che “l’universo Champagne nel 2014 dovrebbe mettere come fiore all’occhiello il fatto di aver raggiunto il secondo migliore volume d’affari della propria storia, crescendo del 3 per cento e raggiungendo la strepitosa quota di 4,5 miliardi di euro, poco distante dal record storico di 4,56 miliardi raggiunto nel 2007, anno prima dello scoppio della grande crisi economica“.

Champagne 2014

Detto fatto. Circa una decina di giorni dopo a darmi ragione, con questo comunicato stampa, che potete vedere pubblicato come post sul sito istituzionale, e proposto nella sua interezza, qui, è stato nientemeno che il Comité Champagne, l’ente semipubblico che riunisce tutte le maison e tutti i vigneron dell’omonima regione francese. Punto di riferimento assoluto per tutti coloro che coltivano il culto della “méthode champenoise”, del metodo della rifermentazione in bottiglia e vanno oltre, perché è cento volte meglio!, perché si tratta di ben altra qualità, al metodo Martinotti o Charmat e ai loro utilizzatori.

nonéchampagne

La notizia è stata ripresa, il 16 gennaio, in questo post, dall’ottimo blog transalpino Champagne un monde de bulles, e recita, tra l’altro: “Même si les chiffres ne sont pas encore définitifs, il est désormais certain que les expéditions de Champagne dans le monde atteindront au moins 307 millions de bouteilles“, ovvero che “anche se le cifre non sono ancora definitive, é ormai certo che le spedizioni di Champagne nel mondo toccheranno almeno quota 307 milioni di bottiglie”.

E dice anche che “Vignerons et maisons de Champagne se félicitent de ce retour à la croissance. Les expéditions de 2014 enregistrent une hausse de 1% en volume par rapport à 2013 (305 millions de bouteilles). Le chiffre d’affaires s’élève à 4,5 milliards d’euros, ce qui constitue la deuxième performance historique de la Champagne grâce au dynamisme des marchés export“.

SaveWaterdrinkChampagne

Ovvero che “vignaioli e Maison de Champagne si felicitano di questo ritorno alla crescita. Le expéditions del 2014 registrano un rialzo dell’1 per cento in volume rispetto al 2013 (305 milioni di bottiglie). E la cifra d’affari sale a 4,5 miliardi di euro, il che rappresenta la seconda performance storica della Champagne grazie al dinamismo dell’export e dei mercati esteri”.

Il comunicato stampa del CIVC tocca poi altri dettagli di carattere tecnico relativi alla funzione e all’ottimo funzionamento del “système de la réserve Champagne”, dettagli importanti di cui parleremo in un prossimo post.

Maniintrecciatescrivono

Per ora volevo solo dare a Cesare quel che è di Cesare e a Lemillebolleblog quello che gli spetta. Aver scritto, in Italia, in italiano, quello che la Champagne ha poi confermato. Consapevole del detto secondo il quale “chi si loda si imbroda”, non posso però che farmi i complimenti e stringermi la mano. Niente male per uno che un “collega” aveva definito, bontà sua, “fernuto”… Traduco per i non partenopei: finito, fini, doomed… Ma di chi stava parlando, chillo?

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strettamano

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Expéditions de Champagne : i dati di novembre fanno capire che décembre a fait la différence…

colpodireni
Dopo i vaticini e le attente osservazioni nella sfera di cristallo, che ho già fornito giorni fa con un’analisi che anche in Francia è stata considerata lungimirante e ben informata (merci Mesdames et Messieurs) ora alcuni dati reali, riferiti alle expéditions de Champagne 2014 aggiornati al mese di novembre. Dati che fanno capire come dicembre abbia fatto la differenza e consentito il colpo di reni che ha permesso alla Champagne di chiudere con segno positivo il difficile anno appena trascorso.
Cincin-champagne

Nel mese di novembre le statistiche Civc indicano un volume di 46,6 milioni di bottiglie spedite, in ribasso del 2,1% rispetto al novembre 2013, con i vini delle cooperative in rialzo dell’8,7%, contro un calo del 4,8% dei vini dei vignerons e del 2,6% di quelli delle grandi Maison.

La Francia conferma il suo lungo andamento negativo, nonostante l’azione di alcuni politici responsabili orgogliosi di quello che il vino in Francia (e in Europa tutta) rappresenta, con un calo delle vendite, novembre 2014 su novembre 2013, del 4,6%, mentre crescono del 2,6% le vendite nei Paesi terzi e dell’1,5% nei Paesi CEE. Ma le proiezioni sui dodici mesi confermano una crescita 2014 su 2013 dell’1,5%, con un totale delle spedizioni che dovrebbe attestarsi intorno ai 306,1 milioni di bottiglie.
gufo

Alla faccia dei gufi, dei profeti di sventura, di quelli che, come perfetti stupidi e provinciali, blaterano di “spumante italiano che sorpassa lo Champagne”. A’ la santé, Champagne! Longue vie au roi des vins!

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Prosecchisti prudenti che non si espongono

testasabbia
Il commento discutibile di un collaboratore mancato 

Mesi fa avevo proposto ad una persona che conosco e apprezzo per il suo modo di raccontare il vino, una persona che vive in Veneto e precisamente nell’area del Prosecco storico, quello targato Conegliano Valdobbiadene, di collaborare a questo blog con una serie di articoli, gli avevo lasciato totalmente libertà di manovra e piena autonomia, riguardanti il Prosecco. Soprattutto articoli dedicati ad aziende e vini, visto che il mio palato non è, notoriamente filo professo.

Qualcosa venne pubblicato, poi la persona sparì. Ci siamo nuovamente sentiti verso novembre, rinnovai l’invito a collaborare ed il mio interlocutore sparì nuovamente senza inviare quanto aveva promesso.

Giorni fa gli ho scritto, un po’ seccato, chiedendogli cosa avesse intenzione di fare, se collaborare o no, di modo da consentirmi di scegliere se proseguire scrivendo di Prosecco/Prosecchi a modo mio o se cercarmi un altro collaboratore, valido come lui, in loco.
onlyProsecco

Non penso di violare alcuna privacy pubblicando, come semplice testimonianza di una mentalità prosecchista (ce n’è sarebbe anche un’altra, decisamente più minacciosa, ma ne parleremo a tempo dedito…, magari nelle sedi opportune) quanto l’amico e a quanto punto ex collaboratore mi ha scritto.

Replico solamente sottolineando che la persona in oggetto ha perso una buona occasione non tanto per scrivere su Lemillebolleblog, ma per prendere le difese di quel Prosecco tanto vilipeso, a suo dire, da sottoscritto. Visto che gli rinnovavo (e non so rinnovargli ancora) l’invito di disporre liberamente dello spazio concesso per difendere la dignità e le ragioni del vino contro il quale “sparerei contro” ridicolizzandolo…
controcanto

Si vede che la persona non è esperto di musica e non conosce la tecnica del controcanto, del cantare a più voci, che non devono essere concordanti, ma possono divergere e completarsi in armonia senza scadere in cacofonia o contraddizione.

Contento lui, contenti tutti. Io fossi un prosecchista illuminato, e ci sono, m’incazzerei per questa “diserzione” (mi auguro frutto di una scelta volontaria e non di qualche sotterreaneo boicottaggio deciso di concerto con qualche produttore consigliori…) e rinuncia a difendere la Bandiera del Prosecco da parte del mio interlocutore… Ma, contento lui, contenti tutti…

ItaliaProsecco

Franco, tu sei un uomo intelligente e credo non servano spiegazioni di circostanza, quindi meglio essere diretti (a costo di sembrare e/o essere antipatici): io amo il Prosecco (come ogni altro vino) e ne ho parlato bene quando ve ne era il motivo, così come l’ho pesantemente attaccato o criticato quando meritava.

Ma purtroppo questo sarebbe impossibile farlo in un blog, come il tuo, dove il Prosecco viene quanto meno mal sopportato se non proprio ridicolizzato… basta leggere i post, ma soprattutto i commenti (e le tue risposte) per comprendere ciò.

“Prosecchino”, “prodotto per persone di scarsa cultura enoica”, “coca-cola de noantri” (per cui tu attribuisci, alla “bravissima Silvana”, addirittura una standing ovation).

 Standingovatin

Tu sei padrone di non farti piacere il Prosecco, vi mancherebbe, ma questo non vuol dire che tu lo debba dileggiare e deridere!

Pensi che tutti i produttori di Prosecco siano industriali del vino tipo Zonin o Santa Margherita, per cui il plus produttivo sono le temperature dell’autoclave o i lieviti utilizzati, oppure pensi esista anche qualche bravo viticoltore che crede nelle proprie uve e nel proprio prodotto?

Che magari propone il suo vino con la dovuta modestia (perché il Prosecco è un vino esile e modesto, ed è questa la sua grandezza perché ne connota la bevibilità!) ma proprio per questo deve essere rispettato e non vilipeso.

Questa mattina, alle 06.45 (e con una temperatura di 2 gradi sotto zero) uscivo dal garage di casa e sorpassavo un trattore che si stava dirigendo in località Soprapiana: un colle i cui vigneti sono talmente ripidi che la signora Silvana cadrebbe nel solo passeggiarvi, altro che nel compiere le operazioni di potatura come quelle che avrebbero di lì a poco impegnato il viticoltore che si trovava alla guida di tale mezzo.

prosecco-valdobbiene-colline-vigneti

Potrei mai scrivere del vino di quel produttore su di un blog che riesce solamente a deridere il suo vino?

La cosa mi spiace, perché ci sarebbe molto da dire e proporre: hai dei lettori che scrivono (nei commenti) vistose inesattezze per mancanza di dati e/o conoscenza, e con cui sarebbe piacevole intavolare un discorso costruttivo, ma è possibile fare ciò se il padrone di casa del blog è ostico a tale vino, e/o chi lo beve (al punto da indicarle come “persone di scarsa cultura enoica”), solo per motivi soggettivi?

Infatti a mio avviso (a mio personalissimo avviso, pertanto accetta tale critica) tu hai un approccio con il Prosecco esclusivamente soggettivo, mai oggettivo.

Nessun tempo è scaduto, per il semplice motivo che non è mai iniziato: certo mi spiace non averti spedito i post che avevo preparato, perché così facendo sembro una persona senza parola, ma forse è meglio questo che proporre la mia idea sul tuo blog: sarebbe come entrare in maglia rossonera ad Appiano Gentile sul campo di allenamento della Pinetina….

 GASPERINI ALLA PINETINA

Questo sopra è il mio pensiero, se sbaglio dimmi in che punto e dove, se invece le mie parole ti inducono una riflessione io sono qui: per parlare, o criticare, il Prosecco in modo costruttivo io sono sempre pronto.

Ad ogni modo seguirò sempre con piacere e rispetto il tuo lavoro.

Alessandro Carlassare

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Bignamino il Prosecco? Macché, è tutta “nebbia di guerra”!

artiglieriapesante

Umberto Cosmo, prosecchista (Docg) dice brillantemente la sua

Forse ho usato l’artiglieria pesante, la scimitarra e non il fioretto, nella mia risposta alla brava p.r. del Consorzio Prosecco che in un simpatico intervento aveva magnificato la “joie de vivre” rappresentata dalle bollicine aromatiche veneto-furlan-veneto giuliane. Lo so, mais “à la guerre comme à la guerre”, anche se parlare di “guerra” in questi giorni terribili che la guerra l’hanno vista davvero, violenta, fanatica e di religione, apertamente dichiarata contro il nostro mondo ed il nostro sistema di vita e di pensiero, sembrerà un po’ eccessivo.

DueTorriHebdo

Era quindi logico che mi arrivasse una replica, altrettanto “cazzuta”, anche se spiritosa e arguta e scritta in un italiano splendido (mi vorrà mica portare via il lavoro?) da un prosecchista con i controfiocchi, da quell’Umberto Cosmo da Carpesica (TV) non solo eccellente produttore di esemplari Conegliano Valdobbiadene (ovvero Prosecco Superiore Docg) con il suo brand Bellenda, e di eccellenti metodo classico che si ostina a chiamare Talento, ma soprattutto, è per questo che lo adoro, importatore e distributore italiano con Bellenda distribuzione di alcuni degli Champagne del mio cuore, quelli dei carissimi Isabelle e Eric Coulon in quel di Vrigny.

TrisChampagneCoulon

Cosmo dice la sua (però ricordo che nella mia “intemerata” avevo “sparato” sul Prosecco generico e sul mare di Prosecco Doc, reale o finto tipo Frizzenti, manifestando rispetto per il Prosecco storico, quello superiore Docg…) ed io cosa devo fare se non inchinarmi di fronte a cotanto cognome che ricorda un maestro dell’ampelografia italiana (anche su alcune cose non sarei d’accordo e mi verrebbe voglia di replicare, ma mi taccio…) e dire grazie Umberto, hai profondamente ragione?
Siamo dalla stessa parte della barricata e questa Union Sacrée, nel nome del vino e delle bollicine italiane di qualità, la dobbiamo davvero fare. Non è forse “una lotta virtuosa”, un po’ da Don Chisciotte, quella che tu proponi?

UnionSacrée

“Linciato, suvvia Ziliani! I prosecchisti, come i cosiddetti selvaggi dell’ottocento, educati dai bravi occidentali, hanno smesso le loro barbare abitudini per portare avanti le loro ragioni e discutere con pacatezza e, si spera, con un po’ di intelligenza. Stiamo imparando a parlare e a scrivere così come, forse, stiamo imparando a fare un vino un po’ più buono (solo un po’, non si adombri!)

Sa, in passato, anch’io ho risposto in modo poco educato a provocazioni da parte di giornalisti che, facendo il loro mestiere, volevano sollevare polemiche per vedere l’effetto che fa e ricordo un brutto scambio di mie battute quasi da caserma con la brava Cristiana Lauro. Credo che dagli errori e dai più bravi si debba imparare e che già Albina Podda abbia risposto sul tema da lei proposto.

Bignamino

Dovrei forse offendermi per il termine “bignamino”. No, perché il Prosecco non è quel libriccino che aiutava i poveri di spirito al liceo. Il Prosecco è un vino, punto! Come vini sono gli altri da lei citati nella sua articolata risposta ad Albina.
Ho letto anch’io (sorridendo, lo confesso) le dichiarazioni del presidente e padre nobile della Franciacorta, ma che altro poteva dire? I comunicati stampa, come i bollettini di guerra, si scrivono per magnificare le virtù e minimizzare le défaillance. Non crede che sia così, lei che è del mestiere e, oltretutto, conosce molto bene sia il mio collega Zanella che il Consorzio da lui rappresentato.

Vede, anch’io cado a volte nella tentazione di voler bere solamente Clos d’Ambonnay o poco altro, ma a parte banali considerazioni di portafoglio, riflettendoci mi rendo conto che è la variegata e multiforme espressione del vino che mi affascina e trovo molto appagante scoprire grandi vini in denominazioni minori.

nebbiadiguerra

Non so se conosce l’espressione “nebbia di guerra”. Io la imparai alla scuola ufficiali e definisce quell’indistinto clangore, il fumo, le urla, gli spari: tutto quell’insieme che nasconde i singoli atti di grande eroismo che determinano alla fine le sorti della battaglia.
Il Prosecco sta vivendo questo: è finito, per i motivi più disparati, nel piccolissimo gruppo delle grandi denominazioni e sta imparando a combattere, ad allevare eroi.
Il mondo variegato e multiforme del Prosecco sta imparando che le battaglie si vincono con l’aviazione sofisticata e con l’umile fante, con le portaerei e con i marines che muoiono sulla spiaggia.

Ecco, per il momento abbiamo la carne da cannone e stiamo allevando i nostri eroi, in silenzio e con umiltà, ma con la grande fortuna di credere in quello che facciamo, con la coscienza, con la consapevolezza che la nostra crescita ai massimi livelli è solo questione di tempo: una, due o più generazioni non importa. Chi fa il nostro mestiere conosce il valore del tempo e lo rispetta. Non abbiamo la presunzione di altri che vorrebbero essere subito ciò che ancora non sono e rischiano così magre figure. Noi perderemo delle battaglie, ma vinceremo la guerra, non solo per noi ma per il vino italiano.

2015Millesimes

In fondo, anche se ancora non se ne rende conto pienamente, lavoriamo assieme io e lei. La differenza tra noi due è che io sono un produttore che sa che la nostra battaglia andrebbe condotta assieme a tutte le denominazioni italiane per vincere la guerra mondiale e lei è un giornalista che solleva quelle tensioni benefiche che stimolano ogni denominazione a dare il meglio, in quella che vorrei una lotta virtuosa, atta a creare quei campioni che fanno grande l’Italia del vino”

Cordialmente, Umberto Cosmo

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Risposta e precisazioni all’appassionata p.r. del Consorzio Prosecco Albina Podda

Bandierevento

E bravo Prosecco! Ma il vino vero resta tutta un’altra cosa…

Sono un po’ in ritardo nella risposta, promessa e ancora non arrivata, alla brava Ufficio stampa del Consorzio Prosecco Doc, Albina Podda, di cui ho ospitato giorni fa un simpatico e appassionato intervento. Nel frattempo abbiamo avuto modo di fare una divertente conversazione telefonica nel corso della quale le ho confermato la mia simpatia e stima (senza fare in alcun modo il “lumacone”, perché dalla voce ho capito essere molto più giovane di me… e poi, potrei mai innamorarmi io di una prosecchista? Non sia mai!) ma le ho detto che non le farò sconti, pur ammirando il suo modo di lavorare.

Questo detto da un non prosecchista, semplicemente per una questione di gusto, perché il mio palato non riesce ad entrare in sintonia con il gusto, facile e popolare, comprensibilissimo (detto senza alcuno snobismo e birignao) del Prosecco (Docg e Doc). Uno che al Prosecco si avvicina considerandolo un vero “fenomeno”, come ho sottolineato, con tutte le connotazioni di carattere commerciale e di costume che comporta.

LogoConsorzioProsecco

Attendo con grande curiosità di conoscere non solo i dati 2014 definitivi (che saranno di segno positivo) delle expéditions des vins de Champagne (anche se qualcosa ho già anticipato qui), e sono curioso di conoscere anche quelli relativi al previsto exploit delle bollicine aromatiche un tempo solo della Marca Trevigiana, oggi prodotte in tutto il Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Alla simpatica Albina Podda voglio dire che ha ragione, che non voglio proprio rassegnarmi al successo del Prosecco, perché penso che chi sceglie di bere “bollicine” meriti qualcosa di molto meglio. E anche se capisco – e apprezzo – il suo orgoglio prosecchista, lei non può pensare che l’Universo Prosecco (Doc e Docg) – che merita tutto il rispetto possibile (meno quando sbraca sui prezzi sino ad abbassarli a livello di gazzosa..) – possa detenere, anche se è sano e laborioso nord-est, il monopolio per rappresentare quella “Italia sana, laboriosa, onesta, da contrapporre all’altra Italia, decisamente meno ammirevole, che propone al mondo il peggio di sé”.

EcoleChampagne

Quell’Italia buona, giusta – di cui non dobbiamo vergognarci, come lo facciamo, ogni giorno, della nostra impresentabile, oscena, sordida classe politica tutta – la troviamo, a macchia di leopardo, in tutta l’Italia del vino, nelle terre del Prosecco (Docg e Docg) ma anche e soprattutto dove si pratica e si e onora una pratica enologica, sempre bollicinara, ben più difficile, costosa e impegnativa quella appresa all’école du Champagne. Penso a Franciacorta, Oltrepò Pavese, penso (faccio un po’ più fatica a farlo…) anche al Trentino del Trento Doc, per citare solo i metodo classico italiani a denominazione d’origine.

numeridacirco

Definire poi il Prosecco Doc “le nostre bollicine di bandiera, espressione della migliore italianità nel mondo” avrà anche una sua logica, puramente numerica, perché sono di gran lunga le “bollicine” prodotte in maggior numero, perché l’inconfutabile primato nei dati numerici è dalla parte del Prosecco Doc, ma è una bandiera, mi consenta Albina, non solo casual ma un po’ stracciona, e non proprio elegantissima (come il premier italiano Renzi pateticamente in jeans alla Marche Républicaine di Parigi), di cui a mio avviso non si deve menare particolare vanto.

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Perché il Prosecco cresce, fa numeri da circo (in tutti i sensi), sfonda in Italia e nel mondo, e trova sempre nuovi personaggi in vena di amenità e barzellette pronti a strillare, invasati e mari un po’ ciuchi (di prosecchino ovviamente) che “Prosecco batte Champagne”, ed è vero che “si valuta che il Prosecco da solo rappresenti il 50% – 60% della produzione totale degli Spumanti italiani e quasi il 70% delle bollicine nazionali esportate”. Ma, facendo finta di ignorare di aver usato la parola “spumanti”, che a me fa venire immediatamente la nausea, resta il fatto che mentre il Prosecco aumenta nei volumi non aumenta come valore, anzi

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Proprio quello che non accade, come ho scritto qui, con un post che ha fornito dati che nessuno in Italia aveva ancora dato, in Champagne, dove a differenza di altre bollicine (anche italiane), che hanno avuto un clamoroso successo soprattutto perché costano poco e sono cheap e super popolari e facili da capire anche per dilettanti del vino ed astemi, l’universo Champagne nel 2014 metterà come fiore all’occhiello il fatto di aver raggiunto il secondo migliore volume d’affari della propria storia, crescendo del 3 per cento e raggiungendo la strepitosa quota di 4,5 miliardi di euro, poco distante dal record storico di 4,56 miliardi raggiunto nel 2007, anno prima dello scoppio della grande crisi economica.
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E anche in Italia, sebbene qualcuno abbia rischiato, spero involontariamente, durante il concitato periodo delle (s)vendite natalizie, di “mandare in vacca” un Sistema e un’immagine del prodotto alta e non banale, la Franciacorta, con i suoi numeretti che continuano a crescere, ha fatto, in piccolo, altrettanto: “Partiamo da quelli sul fronte commerciale: al 31 di Ottobre si registra un più che positivo incremento delle vendite del 5,4% in Italia e del 12,9% all’Estero con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%) nonostante un contesto economico generale estremamente complesso”.

Quanto alla semplicità del Prosecco, “disarmante semplicità” come lei la chiama, lei sfonda una porta aperta. E’ poetica quasi la sua descrizione del Prosecco come “vino facile,  immediato, fresco nei profumi e nel sapore grazie a un profilo sensoriale dove spiccano i sentori di frutta e fiori bianchi che tanto piacciono anche ai non esperti di vino e non richiedono necessariamente un’attenta concentrazione nel degustarlo”.

ItaliaProsecco

E ancora più spiritosa l’immagine del Prosecco “come un ragazzino che manca della ricercatezza e della raffinatezza che solo un uomo più maturo possiede, ma esprime tutta la “joie de vivre”, la fresca spensieratezza e l’immediatezza che soltanto le cose semplici e autentiche possono trasmettere. Non tutti, non sempre, desiderano bere vini importanti, complessi, che vanno degustati con attenzione e capiti bene per poter essere apprezzati in tutte le loro espressioni. Ma a  Lei, signor Ziliani, nel bere, come in altre cose … non capita mai di desiderare le cose semplici?”.

Hollandecaviar

E qui, cara Albina, lei ha proprio toppato e ha inanellato una serie di errori marchiani. Prima nel pensare a me, che sono una persona semplice, maledettamente semplice, quasi un provinciale da pane e salame e non da caviale, come uno snobbettino sciocco che ama solo le cose complicate e arzigogolate.

IoPugliaestate2012

In secondo luogo dimenticando che i grandi vini, quelli che ci raccontano delle storie, quelli che vale la pena di bere, non come mere bevande o wine commodity, sono semplici, si fanno capire, comunicano immediatamente. Ma non sono necessariamente banali.

Jojedevivre

Infine usando, anzi abusando, un termine, “joie de vivre” che con il Prosecco, qualsiasi Prosecco, non c’entra nulla, perché lo sanno anche i sassi che è sinonimo di Champagne. Pertanto cari prosecchisti o vi inventate qualcosa in veneto-furlan, oppure mollate l’osso, pardon, la joje de vivre, che non è roba per voi…

Non ho dubbi, l’ho anche scritto, che il Prosecco metta simpatia, che piaccia e diverta e metta d’accordo tutti, ricchi e poareti, che goda di un “sentiment” positivo che non si traduce solo in uno straripante (per il momento) successo commerciale e che davvero, come lei dice, “rappresenta un fenomeno senza uguali”.

LogoProseccoSuperiore

Nessuna incertezza sul fatto che il Prosecco sia “un vino moderno” che “affonda le radici in un passato antico”, almeno nella sua zona storica, la Marca Trevigiana di Conegliano Valdobbiadene, dove nasce e vive il vero Prosecco, e che l’ombra di Prosecco sia “la più amata dai nostri vecchietti, che hanno saputo trasmettere intonso l’entusiasmo di berla anche ai nostri ragazzi, ai quarantenni, alle nostre signore, giovani e meno giovani”. E chi mai potrebbe contestare la sua affermazione, il suo claim (mai pensato di entrare in pubblicità?) per cui è “un vino democratico perché piace ai ricchi ma è “un lusso” che possono permettersi tutti”?
onlyProsecco

E’ vero, Il Prosecco si presenta per quel che è, non se la tira e per dirla con i Rolling Stones, It’s only Rock ‘N’ Roll (But I like it…). Godiamoci (come italiani), godetevi voi come Consorzio Prosecco Doc, questo successo, e come cantava Orietta Berti, Finché la barca va… ma non montatevi la testa, non pensate di avere in mano un capolavoro, un vino di quelli che non si dimenticano… Che passeranno alla storia, quella con la s maiuscola, come il Barolo, il Brunello di Montalcino, il Soave (oh yes, il Soave, anche a me piace la semplicità) il Franciacorta ed i grandi vini francesi, Champagne su tutti.

Il Prosecco è stato ed é, e speriamo lo sia meno in futuro (il mio auspicio é pertanto che la crisi economica pian piano allenti la propria morsa d’acciaio) il vino perfetto per quest’epoca di pochi soldi in tasta e scarsa disponibilità di spesa (per le persone normali) e di poca cultura enoica, nonostante il pullulare dell’informazione su carta e sul Web.

SuonareChampagne

Un vino perfetto per avvicinarsi al vino, come introduzione e bignamino: ma il vino, quello vero, fermo e soprattutto quello con le bollicine, resta tutta un’altra cosa…

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Ma come sono andate nel 2014 les expéditions de Champagne ? Io lo so…

sferacristallo

La sfera di cristallo mi dice “assez bien”, con un leggero rialzo in volume

Dopo aver scrutato nella sfera di cristallo e aver ascoltato il “cinguettio” di qualche uccellino, ma in verità semplicemente dopo aver indagato il Web, che se lo si sa interrogare bene ti regala tutte le notizie utili che vuoi e magari qualche anticipazione.., mi sento in grado di annunciare, sicuro di non essere smentito quando verso metà febbraio i dati definitivi e ufficiali verranno resi utili, che il mio amato @Champagne (pardon, solo Champagne, qui non sono su Twitter…) chiuderà il ferale, horribilis annus 2014 avec un sourire. Con un bilancio delle expéditions in positivo.

Leggermente positivo ma con segno più, Messieurs! Quello che posso dirvi è che dopo due anni consecutivi di ribassi, piccoli ribassi, perché le vendite sono abbondantemente rimaste al di sopra dei 300 milioni di pezzi, les expéditions del vino che sognare tutto il mondo fa, chiuderanno intorno a quota 308 milioni di bottiglie, con un leggero rialzo dell’uno per cento, mentre il 2013 si era chiuso con un ribasso dell’1,2%.

topiChampagne

A differenza di altre bollicine (anche italiane), che hanno avuto un clamoroso successo soprattutto perché costano poco e sono cheap e super popolari e facili da capire anche per dilettanti del vino ed astemi, l’universo Champagne nel 2014 dovrebbe mettere come fiore all’occhiello il fatto di aver raggiunto il secondo migliore volume d’affari della propria storia, crescendo del 3 per cento e raggiungendo la strepitosa quota di 4,5 miliardi di euro, poco distante dal record storico di 4,56 miliardi raggiunto nel 2007, anno prima dello scoppio della grande crisi economica.

E questo record è stato raggiunto anche grazie a performance significative conseguite su forti mercati tradizionali come Regno Unito e Stati Uniti, o su mercati in forte crescita come l’Australia. E tutto ciò nonostante un assurdo invito al boicottaggio dello Champagne lanciato intorno a Natale, per puro spirito corporativo, da un gruppo di autorevolissimi wine writer di lingua inglese, elevatisi in difesa di una collega australiana.

TappoChampagne

Il 2014 verrà quindi ricordato dalla Champagne come un anno di ripresa e di riassestamento, come l’anno dell’ennesima défaillance in patria, (con una quota di vendite che nel 2013 riguardò il 55% dei volumi) il quarto anno di seguito, causato da una situazione politico – economica, nonché da qualche clamoroso autogol (si ricordi il bizzarro invito di Monsieur “gauche caviar” Hollande a non bere Champagne… ) incandescente… Che potrebbe portare ad una presidenza inedita Le Pen, ben più che Sarkozy, alle elezioni presidenziali in programma nel 2017…

E la Francia, incredibile ma vero, sarà l’unico grande mercato in ribasso, ha sottolineato con amarezza Jean-Marie Barillère, président de l’Union des maisons de Champagne, con una perdita secca tra il 2 e 3 per cento. France en baisse, ma forte ripresa, nonostante l’ubriacatura per il Prosecco, il Cava e gli English sparkling wines, nel Regno Unito, dove dopo due anni di calo le vendite hanno ripreso a funzionare bene, soprattutto in London, nei ristoranti e bar e presso le enoteche più qualificate e “haut de gamme” londinesi… Vendite in rialzo anche in Germania e previsioni molto interessanti anche per il mercato italiano, che aveva visto un calo delle vendite del 14% nel 2013.

Water-Champagne

Sono però le vendite fuori Unione Europea ad aver… “tenuto su la baracca” e tirato la volata, con una netta progressione dei volumi negli Stati Uniti, grazie alla ripresa economica, in Giappone e in Australia, con prezzi medi sostenuti.

Come ha dichiarato Thibault Le Mailloux, portavoce e responsabile comunicazione del Comité interprofessionnel des vins de champagne (CIVC) “il modello di crescita in valore associato all’andamento dell’export dei Paesi terzi ha funzionato”. Questo anche in un quadro generale dove cresce nel mondo la produzione di “sparkling wines” a denominazione e soprattutto generici, che paradossalmente vede la Champagne quasi marginalizzata in rapporto ai “vins effervescents”…

ThibautLeMailloux

Se, come rivelano le statistiche dell’OIV, Organisation internationale de la vigne et du vin, nel corso degli ultimi dieci anni il consumo mondiale di vino è cresciuto, ma solo del 4 per cento, quello dei “vins effervescents” è schizzato in alto con una crescita del 30%, per raggiungere quota 15,4 milioni di ettolitri (ovvero qualcosa come 2,05 miliardi di bottiglie)….

E così, soprattutto in un regime di crisi economica, è ancora l’OIV a parlare, nel 2013 Prosecco e Cava sono diventati serie “alternative allo Champagne, grazie al loro prezzo molto più basso, su mercati chiave come Stati Uniti e Regno Unito”. E anche se la produzione di questi vini “spumanti”, metodo classico e Charmat, resta patrimonio di una tradizione dell’Europa del vino, dell’Occidente, del Vecchio Mondo (in Francia, Italia, Spagna, Germania) cresce la concorrenza, sempre “bubbles”, bollicine in fondo sono, da parte del Nuovo Mondo, con una produzione che è aumentata del 25% negli ultimi dieci anni negli States e che è triplicata in Argentina.

Nuncestbibendum

Ma proprio in questo contesto difficile, con una concorrenza agguerrita e diversificata, lo Champagne resta un termine di riferimento imprescindibile, il caposaldo, un classico elegante in ogni evenienza e dunque, dice ancora Thibault Le Mailloux, “deve affermare la propria assoluta esigenza di qualità e legittimare un posizionamento unico, basato sulla rarità e sulla qualità”. Su un nome che è leggenda, che parla da sé, che resta un’opera d’arte, anche nell’epoca, come avrebbe detto il grande filosofo Walter Benjamin, della riproducibilità tecnica e del vino come banale wine commodity sans racines ou sense of terroir.

HappySparkling

Pertanto alla luce dei risultati conseguiti in un anno difficile come il 2014 la Champagne e lo Champagne possono affrontare a fronte alta la concorrenza di qualsivoglia nuovo sparkling wine nato in giro per il mondo, consapevoli, come dice orgogliosamente e con spiccata transalpina grandeur Pierre-Emmanuel Taittinger, presidente della celebre Maison omonima, che l’accresciuta “produzione di vins mousseux nel mondo è solo la risposta alla penuria di Champagne”. Questi sparkling,, dice Taittinge, non saranno mai “in contrapposizione frontale con lo Champagne e non devono suscitare inquietudine, a condizione di intensificare tutti gli sforzi per perseguire la qualità e preservare quel mito che è lo Champagne”.

Santé

E allora che dire se non brindare e dire prosit, cin cin, à la santé du Champagne?

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Cincin-champagne

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