Oggi le comiche: all’Esselunga la (brutta) copia supera il prezzo del modello!

Credo che la foto che riporto qui sopra scattata sabato all’ipermercato Esselunga di Stezzano (BG) ospitato presso il centro commerciale Due Torri, sia eloquente più di tante parole. La bottiglia nata come palese copia, con volgare etichetta arancione, del Prestig-ioso e presuntuoso modello, prodotto nello stesso comune della stessa identica zona spumantistica bresciana che non ricordo mai come si chiami, é riuscita a superare, nel prezzo, il modello di riferimento. 28, 88 euro l’imitazione, 28,40 euro l’originale.

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Grazie di cuore per i vostri auguri!


Essendo un reprobo, reiterato, ed essendo bloccate come punizione (ancora per 16 giorni) per il mio essere reiteratamente politicamente scorretto  le mie pagine Facebook, approfitto dei miei blog per ringraziare tutti coloro, e sono incredibilmente tanti, che mi stanno tempestando di auguri utilizzando quel discusso, ma utile se usato bene, social network.

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Trento Doc a Milano dal 21 al 30 settembre

Ricco programma di iniziative, degustazioni, aperitivi, abbinamenti a tavola

Ricevo e volentieri pubblico questo comunicato relativo ad una denominazione, il Trento Doc, con la quale, in passato, ho avuto da discutere e battagliare, ma che ora, come ho scritto recentemente, qui, e prometto di tornare a scrivere brevissimamente, mi sembra aver imboccato la strada giusta. Tanto che a metà luglio, mentre mi trovavo a Trento, intento a degustare 75 Trento Doc, dopo una trentina commentavo via Facebook a caldo: “ne ho già assaggiati 25, e mi é partita questa riflessione: se a Trento e in Oltrepò Pavese si svegliano, nella zona spumantistica bresciana é meglio che imparino a riconvertire larga parte dei vigneti a coltivazioni di patate..”.

E pensare, tema che anche questo meriterebbe uno sviluppo, che il metodo classico italiano é una questione da psichiatri. Trento Doc e Oltrepò Pavese Docg, potenzialità criminosamente inespresse, Franciacorta manie di grandezza, Alta Langa vorrei ma non posso (perché??). Il metodo classico italiano non soffre di problemi legati alla qualità che non manca, ma alle visioni, che spesso latitano, e alla personalità dei protagonisti, che si rivelano soggetti che avrebbero bisogno non di enologi, ma di bravi psicologi e psichiatri…”.

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Gaudensius: quando l’Etna ha il gusto delle bollicine


Un metodo classico che sarebbe piaciuto a Italo Calvino

Oggi l’ottimo Alfonso Stefano Gurrera, il “filosofo del vino” catanese, ci guida alla scoperta di un metodo classico, base Nerello Mascalese, dell’Etna. Mai assaggiato, e il nome Firriato non m’induce a particolari entusiasmi, ma se Stefanuzzo mio dice che è buono, c’è da fidarsi, perbacco! Buona lettura!

Se Italo Calvino avesse assaggiato questo “Gaudensius” metodo classico doc dell’Etna, da nerello mascalese in purezza, lo avrebbe senz’altro inserito come una singolare metafora per arricchire uno dei cinque capitoli dei suoi saggi tra i più letti: la “Leggerezza” delle “Lezioni americane”. Eppure è un vino dalla bella struttura, ha un corpo sfarzoso, una profondità che gli regala una lunghezza quasi infinita. Il tutto in uno stile ricercato capace di smorzare gli spigoli di quel dio vulcano chiamato Etna. Un dio sempre rappresentato con le sembianze di un diavolo anche se qui offre non tormenti infernali ma paradisiache letizie.

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C’è poco da fare: nel metodo classico italiano a contare è il marketing! – 1


La qualità, i valori veri, vengono abbondantemente dopo… 

Ve lo assicuro, volevo seguire il consiglio di “tanti” di voi, 4 lettori residui dei miei blog, eroici campioni di una “resistenza” disperata, perché si tratta di blog che a fine 2017 chiuderanno (o passeranno di mano se troverò un acquirente disposto a rilevarli e farne poi quello che vuole) e provare a scrivere esclusivamente di vino. Volevo proporvi, cosa che, ahivoi, farò domani, un grande Champagne, il Grand Cru Résèrve Brut Blanc de Blancs di De Sousa, ma cosa se ci posso fare se invece di accendere il computer e proiettarmi a scrivere ho dato un’occhiata ad Internet trovando tre articoli che mi hanno fatto sobbalzare sulla sedia e girare le.. scatole?

Cosa che del resto mi accade con estrema facilità. E non solo perché io abbia un cattivo carattere o sia, come dicono in Toscana, “fumino”. Ma perché, almeno agli occhi miei, il mondo, e quella piccola parte di mondo che è il mondo del vino, stanno andando a… signorine di buon costume. La cui onestà é cento volte superiore a quella della nostra classe politica…

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Piper-Heidsieck, lo Champagne e i suoi misteri!


Wine tasting & meeting in London con Régis Camus re degli chef de cave

Mannaggia a te Giusy, quanto ti invidio! Questa è stata la mia prima reazione quando la mia carissima inviata calabrese in London, ormai una vera grande amica, al punto che è così tanto gentile da ospitarmi nel suo flat in occasione delle mie trasferte londinesi e da supportarmi, con il suo inglese impeccabile, quando nei miei incontri di lavoro nella capitale britannica è indispensabile capire e farmi capire perfettamente, mi ha inviato questo articolo.

Vivere e lavorare, come lei fa, duramente, vendendo vini italiani di qualità nella migliore ristorazione londoner per un importante importatore, nella città di Piccadilly, Abbey Road e Hyde Park, ti offre l’opportunità di partecipare, ogni giorno volendo se ne potrebbero seguire più d’uno, a wine tasting che noi italiani ci sogniamo. London è la capitale del wine business e in London puoi trovare e bere tutto quello che vuoi. Basta accreditarsi, se sei un giornalista o un operatore, oppure rassegnarsi a spendere belle somme, perché in UK i vini, anche se la Brexit si annuncia minacciosa alle porte con i suoi effetti imprevedibili, costano assai.

La nostra Giusy, però, ha avuto una fortuna in più, lavorare per un importatore che questo fiammeggiante, storico brand, Piper-Heidsieck, importa e distribuisce in UK ed eccola ammessa, unica donna, e con mille onori, essendosi presentata come inviata di Lemillebolleblog… Al cospetto di uno dei più grandi chef de cave in attività, il sommo Régis Camus.

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Alta Langa Official Sparkling wine di Cheese 2017


Le bollicine Docg piemontesi sposano i formaggi della rassegna di Bra

Lo sanno anche i sassi, quindi potrebbero arrivarci anche i tondinari della zona spumantistica bresciana, che notoriamente non sono delle cime, che per l’Alta Langa Docg ho un debole. Innanzitutto perché uno dei responsabili dell’azienda portabandiera, che non teme confronto alcuno, è uno dei fratelli Bava di Cocconato d’Asti, miei amici da una vita virgola cinque. E Giulio Bava non solo è uno chef de cave con i controco…fiocchi, ma è un equilibrato, intelligente, preparato (mica come i presidenti di certe zone sopravvalutate brave quasi solo nel fare marketing e nel raccontare fiabe per creduloni) ma dalla Maison Giulio Cocchi fa uscire metodo classico targati Alta Langa tra i migliori in assoluto di tutta l’Italia spumantistica champenoise.

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Caro A.D. Salvioni può far sapere all’estero che io con i tondinari non c’entro?



Consultato e citato in un articolo inglese sulla zona spumantistica bresciana

Devo chiedere un grandissimo piacere al simpatico, lo è davvero, burbero, magari non espertissimo di vino quanto lo è di marketing, ma soprattutto intellettualmente onesto (due doti rare nell’area vinicola dove opera) amministratore delegato della zona spumantistica bresciana le cui “bollicine” si fregiano della Docg. Sto parlando del lombardo, credo brianzolo più che milanese, Giuseppe Salvioni, A.D. della denominazione “nota” (si fa per dire) come Franciacorta.

Caro Giuseppe, lo so che diversi pirla, nell’area tra il Lago d’Iseo e il Monte Orfano abbondano, brulicano, si moltiplicano a dismisura, vanno dicendo che sarei un “nemico della Franciacorta” e qualche stordito minus habens, di fronte a miei recenti articoli, ad esempio questo, oppure quest’altro, si è spinto, pensando di spaventarmi, a minacciare querele per diffamazione.

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OLTREGUSTO, vetrina della migliore espressione dell’enogastronomia d’Oltrepò



In programma sabato 16 e domenica 17 settembre a Cassino Pò di Broni

La scelta di tempo non è delle migliori visto che il prossimo week end vede in programma anche una manifestazione che proprio in questo periodo dell’anno si svolge in un’altra zona spumantistica lombarda. Che anche questa volta non mi ricordo mai, chissà perché, come si chiami. Ma che anche un fesso giudicherebbe molto meno bella, da un punto di vista paesaggistico, turistico, gastronomico, di questa di cui sto per parlarvi.

Però mentre l’Oltrepò Pavese è bellissimo, basta girarne in lungo e in largo l’area, girare su e giù per quelle colline, anche alta collina, che in quella zona del bresciano si sognano e non hanno, colline dove la vite cresce meglio che in una piatta pianura bordo autostrada, dove le persone respirano un’aria frizzante e piena di allegria, e non solo per gli spuntini a base di Bonarda e salame di Varzi, la zona spumantistica bresciana sa comunicare molto meglio.

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Che nessuno tocchi il Prosecco! Giù le mani dallo spumante bypartisan!

Atlas Ufo Robot Luciano Ferraro arriva subito in soccorso!

D’accordo, era di certo una “fake news”, entrata in circolazione non si sa bene perché quella apparsa su alcuni organi di stampa inglese (che immagino ora si beccheranno fior di querele per diffamazione), ad esempio qui, secondo i quali, riporto il virgolettato, “Britons drank 40 million litres of the Italian sparkling wine last year – a third of all produced in total – and thanks to its high sugar content combined with alcohol and carbonation, the popular drink could wreak havoc on heavy drinkers’ teeth”.

Giustissimo e legittimo che il mondo produttivo prosecchista insorgesse e si desse da fare per stabilire che non esiste alcuna particolare pericolosità nel bere, se proprio uno vuole farlo, in base a gusti e potere d’acquisto, tutto il Prosecco che vuole, senza per questo trovarsi i denti rovinati.

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Franciacorta: perché così tanti “turisti” rumeni in visita in tempo di vendemmia?

Non voglio fare dell’allarmismo. Non intendo discreditare (ci pensano già molti degli indigeni a farlo, con i loro comportamenti, le loro sistematiche bugie, la loro scarsa considerazione dei consumatori) la zona spumantistica bresciana. Che non ricordo mai come si chiami. So che è un nome che scimmiotta la Francia, ma una francettina da poco. Una Francia… corta.

In attesa di pubblicare domani, calma e gesso, le piccole vendette si consumano fredde e le coltellate (me l’hanno insegnato ad Erbusco e dintorni) si tirano a freddo, così fanno più male, il mio punto di vista su comunicati stampa ed interviste riguardanti l’andamento della vendemmia 2017, comunicazioni che gridano vendetta al cospetto di Bacco, della correttezza dell’informazione e del buon senso, voglio segnalare, guardate bene l’immagine riprodotta, o che potete vedere a questo indirizzo Internet, una cosa.

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Oltrepò Pavese metodo classico Extra Brut Vergomberra 2011 Bruno Verdi

Denominazione: Oltrepò Pavese Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
9


Devo iniziare il post facendo mea culpa. Ho scoperto non solo che il tempo vola, e cresce la consapevolezza che sono più gli anni che ho vissuto di quelli che il destino mi concederà, ma che sono un po’ smemorato.

Solo una forma di rincoglionimento senile può avermi impedito, per ben quattro anni e poi peggio ancora, per sei anni, di scrivere di una delle migliori aziende, a mio avviso, della più importante e vocata zona spumantistica lombarda. Che non è, come erroneamente vi potrebbe indurre a pensare un eccellente campagna pubblicitaria e di marketing finora vincente, nonostante i valori reali dell’area, la zona spumantistica bresciana che immaginate, dove voglio vederli quest’anno, con il caldo tropicale che affliggeva le vigne di pianura ad Erbusco e dintorni, a mantenere un corredo acido sufficiente per produrre basi spumante valide, bensì, la più storica delle zone vinicole lombarde, l’Oltrepò Pavese.

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Lambrusco di Modena Rosé spumante Doc metodo classico 2012 Cantina della Volta

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Lambrusco
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
9


Così buono che potresti quasi scambiarlo… beh, non certo per un Franciacorta!

Spero che al deus ex machina di questa cantina di riferimento per tutti coloro che, come me, amano il metodo classico, parlo di Christian Bellei, che con la Cantina della Volta di Bomporto nel modenese ha dato continuità al mirabile lavoro del bisnonno Francesco Bellei, che diede avvio ad un’attività spumantistica nel 1920 ed in seguito del padre Giuseppe, Beppe, che condusse l’azienda vinicola di famiglia fino al termine degli anni novanta e che io andai a trovare tanti anni fa, non dispiaccia questo articolo.

E lo dico non apprestandomi a parlare male di questo capolavoro in forma di Rosé, ma dicendone le mirabilie che pienamente merita.

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Il Prosecco “birillo” di Bottega vola con British Airways e EasyJet

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Facendo seguito all’articolo di ieri, dove mi confermavo assolutamente e orgogliosamente non prosecchista, ma ammirato dalle capacità di marketing della wine commodity veneto furlana, pubblico questo comunicato, relativo ad un ottimo risultato messo a segno dalla celebre azienda veneta Bottega, il cui Prosecco Doc verrà servito sui voli di due importanti compagnie aeree come EasyJet e soprattutto British Airways. Che dire se non che io continuerò allora a volare Ryanair e Air France?

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Io il Prosecco non riesco a berlo, ma tanto di cappello al suo marketing!

Prosecco Doc naming sponsor della tappa dei Mondiali SuperBike in Germania

Sono sincero, io, come sanno anche nella zona spumantistica bresciana (come si chiama?) non bevo Prosecco, non per snobismo, ma perché non mi piace, il mio palato, salvo alcune rare eccezioni nella tipologia Extra Brut, lo rifiuta, preferisco bere Trento Doc, Oltrepò Pavese Docg, Alta Langa Doc, Cava e soprattutto il re, l’inimitabile, Monsieur Champagne, che non teme confronti, però di fronte alla potenza di fuoco del Prosecco…

E non sono così pirla, così coglione, così ottuso, stavo per aggiungere anche così “tondinaro bollicinaro bresciano”, da non riconoscere i meriti del Prosecco, meriti dal punto di vista produttivo (produrre così tante bottiglie, magari con uve in arrivo da chissà dove…), commerciale (e poi saperle vendere, e talvolta svenderle…), mediatico, comunicazionale, non è cosa da poco. E’ cosa che presuppone intelligenza, carattere, personalità, capacità di fare gruppo e comunicare congiuntamente un’immagine, che io contesto, ma che nella testa di tanti consumatori nel mondo è ormai passata con successo: Prosecco ovvero sinonimo di “bollicine” italiane.

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