Pasqua e Pasquetta in Franciacorta da Burro & Alici ad Erbusco

BurroAlici
Due menu da acquolina in bocca, guagliù!

Su Vino al vino ho già raccontato, qui, del proclama dell’aspirante “ducetto” e padrone, pardon, il premier, il furbo fiorentino che di cognome fa Renzi e di nome Matteo, l’amico di un altro furbacchione, il miliardario rosso, Oscar “Berlusconi rosso” Farinetti, che sfidando il senso del ridicolo (cosa che gli riesce benissimo) ci ha detto che gli italiani, grazie al suo governo, si stanno arricchendo. E quindi, non pensateci nemmeno a contraddirlo, anche se quello che dice, come spesso accade, non è vero.

Ma poiché telegiornali e agenzie ci ripetono (ma dobbiamo crederci? E soprattutto, ci credono i nostri portafogli, i nostri conti in banca?) che “la famiglie ritornano a consumare, con prudenza”, allora sapete che vi dico, a Pasqua (e Pasquetta) tutti al ristorante!

Sull’altro blog vi ho consigliato cinque soluzioni, su questo blog bollicinaro invece, poiché sono pigro, ve ne consiglio una sola, con meta, indovinate dove?, la Franciacorta. Ma che dico Franciacorta, dovrei dire la sua capitale, il suo epicentro, il suo cuore pulsante, ovvero Erbusco.

Il consiglio è quello di puntare, a colpo sicuro, sui menu proposti a Pasqua e, perché no?, a Pasquetta, da un locale che ho scoperto da poco e dove finora sono stato a pranzo una sola volta (con un importante franciacortino d’adozione) e che ha tutta una storia divertentissima.

PasqualeTorrente

Parlo della Locanda Burro e alici, o meglio, dovrei dire locanda del mare, che nasce dall’amicizia tra un cuoco geniale, ovvero Pasquale Torrente, chef di Cetara e bandiera dello street food campano, grandissimo maestro nell’arte difficile del fritto, e la famiglia di una nota azienda franciacortina. Il luogo difatti è un cascinale del Seicento, già sede dell’ottima Mongolfiera dei Sodi della famiglia Coppini (quelli che resero leggendaria, con Gioacchino, la veronelliana La Pergola a Bergamo Alta, e poi il Don Lisander a Milano: il racconto, vedi link, è assolutamente d’autore, di un amico carissimo sempre nel cuore di tutti i franciacortini, e nel mio, Francesco Arrigoni…) e casa natale di un uomo che si è lungamente raccontato qui in questi giorni, Vittorio Moretti.

Dall’estate dello scorso anno i Torrente, Pasquale è l’ispiratore, sua l’impostazione, ma la direzione e conduzione di tutto è affidata al figlio Gaetano, e al suo staff guidato da Rosanna Raimondi, sono sbarcati accà, e fanno una cucina, vedere qui il menu, di assoluta libidine. La cucina del Sud, di Cetara, patria della mitica colatura di alici (avete mai gustato gli Spaghetti con colatura di alici dei Torrente? No? Ma cosa siete vissuti affà!), con fritto di calamaretti spillo, insalatina tiepida di mare, e poi ravioli capresi con bufala e pomodorini, zite spezzate alla bolognese di tonno, pasta mista con gamberi, patate e bottarga di tonno, e poi il fritto misto di pesce, la ventresca di tonno scottata con contorno di verdure, la zuppa di pesce, ‘o baccalà con pomodorini, capperi e olive, insomma, nu babà!
MaccheroniBurroAlici

E allora alla Locanda Burro e Alici, ad Erbusco, in Franciacorta, in quella Franciacorta, non quella delle bottiglie svendute a 3,99 euro (parola d’ordine: dimissioni!), ma quella che io celebro e amo da una vita, leggete qui ad esempio, e poi ancora qui, ci si può tranquillamente venire anche il giorno di Pasqua (che io trascorrerò tranquillamente a casa) o, per una gita fuori porta, di Pasquetta. I Torrente propongono per i due giorni questi menu, che a me fanno ‘escì pazzo, mi fanno venire una fame indiavolata. Menu che propongo, poi voi fate quello che volete, alla vostra attenzione.

Menù di Pasqua e Pasquetta

Pasqua

Menù della tradizione pasquale campana

ANTIPASTI

Tagliere partenopeo di salumi e formaggi
Uova sode
O’ casatiell’
Frittata di cipolline novelle

PRIMO PIATTO

Ravioli capresi con ricotta di bufala e provola affumicata

SECONDO PIATTO

Costolette di agnello con friggitelli saltati

DOLCI

Dolci pasquali

Prezzo 40 euro a persona, bevande escluse

FrittoBurroAlici

Pasquetta

La Pasquetta di Burro&Alici

Cestino di fritti
Alici marinate\ Alici alla scapece\ Crostone di pane con polipetti affogati

Barbecue di pesce con assortimento di contorni a base di verdure grigliate

Prima di concludere: tagliere partenopeo di salumi e formaggi

Dolci pasquali

Prezzo 45€ pp, bevande escluse.

per entrambi i menu è necessaria la prenotazione, fino a sabato 04/04/2015.

Se volete informarvi e prenotare: tel. 030 7760569 info@locandaburroealici.it

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Poi non dite che non vi do informazioni utili, guagliù!

BURRO&ALICI
via Cavour, 7 25030
Erbusco BS – Franciacorta
info@locandaburroealici.it
telefono 030.7760569
http://www.locandaburroealici.com/

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Vino al vino
www.vinoalvino.org e il Cucchiaio d’argento!

 

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Vittorio Moretti: Franciacorta è la “Champagne” d’Italia: niente storie!

MorettiBellavista
Intervista-conversazione con il futuro (e quasi sicuro) nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta

Tra qualche mese, a maggio esattamente, dopo un doppio mandato, 2009-2012 e 2012-2015, Maurizio Zanella lascerà la carica di Presidente del Consorzio Franciacorta e si dovrà procedere all’elezione di un nuovo Presidente. Esclusa l’ipotesi, che pure è stata considerata e proposta da qualche illuminato, di cambiare lo Statuto del Consorzio e consentire un nuovo mandato zanelliano – fosse per me, lo nominerei presidente a vita… – e assolutamente (e giustamente) non considerata l’idea, meno balzana di quanto possa sembrare, di eleggere un Presidente super partes quale sarei stato io, i pour parler ed i rumors dicono che i papabili alla carica prestigiosa (e impegnativa) sarebbero due, ovvero, partiamo dal più maturo, Vittorio Moretti, grande imprenditore di cento cose e non solo vinicole, nonché patron della Bellavista di Erbusco, ed Emanuele Rabotti, figlio d’arte (suo padre Paolo fu il primo, grandissimo, presidente del Consorzio nel lontano 1990) e patron della Monte Rossa di Bornato. Tertium non datur.

PaoloRabotti

Ho pensato fosse cosa utile incontrare i due “contendenti” (non chiedetemi per chi “tifi”, non lo rivelerei nemmeno sotto tortura…) e consentire loro di raccontarsi e di delineare la loro idea presente e soprattutto futura, della Franciacorta. Comincio con Vittorio Moretti, premettendo, rileggendola bene, che non si tratta di una normale intervista, lunga e articolata, ma di un’intervista-dialogo, imposta, suo malgrado, al paziente Moretti da un intervistatore molto interventista e non incline solo ad ascoltare, ma a dire, e a chiare lettere, la sua. Chiamandomi Franco Ziliani penso di poter avere voce in capitolo per farlo, no?

Caro Moretti, Bellavista ha una sua storia importante e sono passati quasi 40 anni, 38 anni, dalla sua fondazione nel 1977. Quali pensieri?

Innanzitutto che non avrei mai pensato di riuscire a creare un’azienda di questo tipo. Sono contentissimo di quel che è successo. Quando sono andato nel 1977in Champagne tre volte e ho vissuto quella realtà straordinaria ho pensato che le cose potessero realizzarsi anche qui da noi così’ e mi sono impegnato e sono riuscito a fare tante cose. Siamo riusciti fare un Franciacorta che è lo Champagne italiano, non ci sono storie. Io ho dato un contributo modesto, però siamo ugualmente riusciti a fare il Golf di Franciacorta (con un fondamentale ruolo dell’indimenticabile amico Giovanni Cavalleri. Ndr), a fare l’Albereta a portare Gualtiero Marchesi e noi abbiamo fatto il nostro lavoro con il vino, con Mattia Vezzola impegnato a fare e poi fare conoscere il vino. E poi il concetto dell’emulazione ha contagiato positivamente tanti e porta avanti tutto. Sono molto contento: allora vedevo lo Champagne e pensavo “poveretti noi bresciani” e oggi siamo diventati più ricchi, abbiamo tracciato una storia, con qualcosa di buono che ci rende merito.

Marchesi-Ziliani-Rotary

In Champagne si parla della Franciacorta, e con rispetto, l’ho visto lo scorso ottobre durante il mio ultimo viaggio là lo scorso ottobre. Gli fate il solletico come numeri, ma vi guardano con grande rispetto.

Un nostro collaboratore, Marco Simonit è stato arruolato da Roederer per la gestione dei vigneti. Quando mai sarebbe successo anni fa?

Ed il percorso lungo della Franciacorta come lo vede.?

Penso che l’attuale presidente, Maurizio Zanella, abbia fatto un percorso straordinario e realizzato quello che gli avevamo consigliato, ad esempio aprire all’estero in maniera notevole. E’ da anni che battevo su questo tasti e negli ultimi anni ci si sono dedicati e hanno creato una rete importante sull’estero, che è da sviluppare ulteriormente. Le basi sono messe bene. Fuori abbiamo agenzie molto quotate e preparate e collaboratori validi, in Giappone, Stati Uniti (dove di recente è partito un blog Franciacorta in inglese curato da un notissimo wine blogger), UK. E’ stato fatto un bellissimo lavoro. Il Consorzio ha tutte le possibilità per crescere e fare tantissime cose e tante ne ha fatte.

ZANELLA

Del Consorzio parleremo: quest’anno pare ci siano delle scadenze e debbano eleggere un nuovo Presidente. A meno che eleggano me, io sono disponibile e sarei di certo un ottimo presidente, si parla anche della sua candidatura… Si dice che stia studiando da Presidente…

E’ tutto da vedere. Io sono sempre stato del parere che al Consorzio ci vorrebbe un presidente che sia super partes e fuori dai giochi, poi si è deciso diversamente ma io sono rimasto del mio parere

… però in nessuna denominazione italiana c’è un presidente non produttore o non coinvolto nell’attività produttiva…

Si può pensare a quello che fanno in Champagne ad esempio… anche se il Comitato Interprofessionale Vins de Champagne non è un Consorzio.

E il nuovo presidente ha 42 anni e conosce perfettamente il cinese…

E’ così che bisogna fare…

Però é giusto anche che il Consorzio sia espressione della volontà dei produttori e che esprima un produttore come presidente

Se sono persone che hanno la testa sulle spalle sanno come gestirsi. Comunque se ne parlerà a tempo debito, manca ancora tempo…

Ci sarebbe anche la soluzione ipotetica di cambio dello Statuto con nomina di Zanella presidente a vita… Ma fare il presidente è una rogna, per cui si prepari…

Fare il presidente è un impegno grande. Io non ho deciso niente, sarà quello che sarà…

Sarà la volontà dei soci di chiedere alla persona individuata di prendersi un impegno pesante, dispendioso, faticoso, che porta comunque critiche qualsiasi cosa tu faccia…

Non è una roba strana, semplicemente chi lo farà deve avere le qualità e dovrà dedicarsi con tempo ed energie a questo impegno

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Cosa bisogna fare ora a suo avviso, a 25 anni dalla fondazione del Consorzio in Franciacorta?

Si deve continuare sulla strada tracciata, non ci sono storie, con gli stessi equilibri e le stesse idee, la stessa volontà di fare le cose bene e continuare a mantenere la rigidità del nostro disciplinare. Si può lavorare in funzione del mercato, sulle produzioni, se ne è parlato, abbiamo tante idee, ma in Franciacorta i piccoli sono cresciuti moltissimo e questa è la cosa più importante e i grandi non li hanno certo soffocati, hanno dato loro una mano…

Lo scenario è un po’ cambiato: fino a qualche fa Bellavista e Cà del Bosco erano le due grandi, ora con l’arrivo della Guido Berlucchi che ha riconvertito tutto a Franciacorta Docg siete diventate piccole… E’ un azienda più grande di voi due, non di voi due messe insieme ma quasi…

Noi abbiamo anche Contadi Castaldi: 800 mila bottiglie che si aggiungono al milione e mezzo di Bellavista e non siamo proprio piccoli. Comunque non è quello il discorso, ma penso che non dobbiamo essere noi ad assoggettarci all’entrata di Guido Berlucchi, che aveva un modo commerciale completamente diverso dal nostro, ma è la Guido Berlucchi che deve assoggettarsi alle politiche del Consorzio e delle aziende associate. Ho detto chiaramente a Franco Ziliani che il loro obiettivo era quello di rivalutare il prodotto e sono affari loro, non è che ci debba pensare il Consorzio, sono grandi abbastanza per pensare a come muoversi. Ne va della loro vita, viaggiano bene, ma a fare un ribaltone ci si mette un minuto, non si deve sbagliare nulla. E con il vino a 6.90 euro non si va benissimo.

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L’aggiorno Moretti, circolano dei Franciacorta, non quelli di Guido Berlucchi, a 3,99 euro, dispongo della foto del campione mandata da un lettore.

Ma è ancora roba dell’ex agricola Boschi, di Timoteo Metelli, perché a 3,90 nessuno può permettersi di uscire… non esiste!

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Invece esiste caro futuro Presidente…

E’ stato uno sbaglio grande del Consorzio non rilevare quelle bottiglie e non toglierle di mezzo; purtroppo siamo arrivati tardi, se n’è parlato, ma non si è riusciti a sbrogliare la matassa. Spendere dei soldi e rilevarle ed evitare che facessero danni d’immagine era da fare! Questi però sono incidenti di percorso, e io guardo molto più in là. I nostri dati come Bellavista sono straordinari: noi abbiamo cambiato la nostra immagine perché ci sentivamo vecchi e abbiamo pensato che il nostro prodotto aveva un’immagine vecchia e doveva avere più visibilità. Doveva essere un’immagine più fresca, più accessibile. Abbiamo fatto questa operazione straordinaria: se avessimo avuto altro prodotto a disposizione avremmo venduto il 40% in più. Quanto al presidente io sono il patron di Bellavista, non sono altro…

Per il momento…

Abbiamo viaggiato tutto l’anno sul 30-40% in più e poi purtroppo dato che il prodotto non c’era siamo scesi al 17 per cento in più che è comunque un exploit di tutto rispetto, dovuto solo al fatto che non riuscivamo ad accontentare la domanda. Vuol dire che se uno ci lavora su un’azienda, se ha delle idee, può fare e fare bene. Occorre darsi da fare seriamente sull’estero e investire. Noi non abbiamo abbassato i prezzi, li abbiamo alzati. Nel 2014 ho ridotto gli sconti, naturalmente abbiamo fatto un marketing importante e l’abbiamo seguito.
BellavistaAlma

Quando le sue figlie le hanno presentato il progetto, la cuvée Alma color arancione e le altre cose legate ad un packaging aggressivo, lei come ha reagito? Non le è venuto un colpo?

Macché, sono stato entusiasta! Questa roba è partita da mia figlia Francesca e da me. Noi abbiamo deciso due anni fa, che eravamo vecchi e dovevamo rivedere l’immagine un po’ impolverata. Noi l’abbiamo detto 10 anni fa a Giacomo Bersanetti, ovvero SGA, che volevamo differenziare la gamma, ma c’è sempre stata la paura di cambiare un’etichetta classica ed elegante, pulita com’era la nostra. Del Pas Operé noi vendevamo a malapena 15 mila bottiglie, a luglio di quest’anno ne abbiamo vendute 25 mila: finita l’assegnazione. Perché i clienti han visto la differenziazione, è piaciuta l’etichetta in particolare quella azzurra. Io mi ricordo che in passato andavo in certi locali, ordinavo il Pas Operé e ti portavano la Cuvée o viceversa e a me giravano le scatole!

E’ stata una bella idea il cambiamento, forse un po’ urlata…

Il grande boom è stato prima quello dell’Alma arancione che ha trainato tutte le altre, lanciando un segnale ai consumatori giovani. Anche grazie ad un bel packaging…

Il consumatore ha davverop bisogno di spot? A me sembra che non siano cambiate solo le etichette, ma anche i vini…

E’ chiaro, ormai lavoriamo con vigne che cominciano ad avere 30-35 anni e danno certi risultati, qualcuna ha 40 anni, ho cominciato nel 75 a piantare vigne. I prodotti sono diversi, c’è tutta una elaborazione differente del prodotto: oggi l’Alma è un grande vino, di grande piacevolezza e struttura, non le manca niente… Ha avuto i tre bicchieri, per un vino di un milione di bottiglie.

E’ stato un riconoscimento non indifferente, importante per noi.

GranCuvéeRoséBellavistaIo dico che su alcuni prodotti, sul Rosé, ho trovato un cambiamento eccessivo. Io, che pure i vini di Bellavista conosco da qualche anno, diciamo dal 1988, li trovo molto cambiati, soprattutto il Rosé molto diverso da quel Rosé elegantissimo di cui scrivevo pochi anni fa. E l’ho puntualmente scritto

Vezzola ha deciso così, oggi ha più struttura, più colore…

…più legno

Lei dice? Però il discorso è diverso, volevamo dargli più struttura come vino da pasto, il rosé è vino da pasto da abbinare a certi piatti, non necessariamente è un vino femminile, perché è rosa.

Ma la Champagne insegna che i grandi rosé sono eleganti, finissimi… Invece il vostro Franciacorta Rosé attuale è più facile da approcciare, più fruttato, più diretto: il 2007 era un vino elegante per palati estremamente raffinati…

Lo stesso discorso vale anche per il nostro Satèn, quello di prima era molto più fine, ora gli abbiamo dato un ritocchino e piace un po’ di più: ci vuole un po’ di struttura in più…

MattiaRosé
Io sono sempre per l’eleganza invece, la struttura per me viene in un secondo tempo…

L’eleganza e la finezza però rimane sempre… Mattia Vezzola sa fare questo…
Ma anche sua figlia Francesca,ormai molto attiva in azienda, credo sia legata allo stile di Mattia Vezzola, Certo siete sempre rimasti Bellavista, non vi siete trasformati in un’altra azienda qualsiasi e lo stile di uno dei due più grandi chef de cave della Franciacorta (l’altro per me è Stefano Capelli di Cà del Bosco) non è acqua e quindi sua figlia ha sicuramente un maestro esemplare…
Sicuramente….
Sono 15 milioni le bottiglie attualmente prodotte nella Franciacorta: come la vede tra dieci anni, con quali margini di crescita?

StefanoCapelli

3000 ettari vitati e oltre presuppongono almeno 25 milioni di bottiglie prodotte
… che bisogna vendere e non svendere come sta facendo qualcuno…
Assolutamente , ma con se pensiamo ad un mercato estero, che praticamente al momento non esiste, dobbiamo creare un mercato estero. L’Italia non ha grandi spazi di crescita…
Ne è convinto? Io, se mi permette, penso che ci siano grandi spazi possibili di crescita in Italia, basta mettersi d’impegno e studiare operazioni di comunicazione e promozione ben mirate… C’è ancora tanto da fare sul mercato italiano
Sì, comunque anche l’Italia è in crescita, sono d’accordo.

SuonareChampagne
Ma all’estero dovete confrontarvi con Champagne, e poi sul livello delle bollicine a basso prezzo con Cava ed il Prosecco…
Sono prodotti diversi, nei mercati dove c’è un po’ di cultura la Franciacorta non ha bisogno di niente. Prendiamo il Giappone, che ha cultura, ed è il nostro primo mercato estero. E diventerà sempre più un grande mercato. Bevono vini buoni e non scelgono lo Champagne perché sono schiavi del mito, ma solo perché gli piace. Anche gli Usa stanno crescendo bene, lo abbiamo visto con Bellavista, abbiamo cambiato importatore (lo storico Neil Empson) che era vecchio anche lui, abbiamo fatto una nostra società, anzi due TMT Emozioni e TMT Usa… Sono già alcuni anni che abbiamo deciso così…

… ma non comunicate molto voi in Bellavista, la storia delle etichette l’ho scoperta per caso al Vinitaly 2014, quella del cambio d’importatore da lei ora: si vede che non mi conoscete o che non vi sono molto simpatico…

Sono cose che non abbiamo comunicato molto, pensiamo più a fare che a raccontare… Comunque non avevamo alternative: il vecchio importatore ci aveva messo ai minimi termini, 150 mila dollari appena in un mercato come gli Usa non poteva andare bene per Bellavista, da 500 mila dollari che era inizialmente. L’abbiamo presa in mano noi e in un attimo i fatturati sono tornati ad essere più che soddisfacenti. E’ chiaro che sull’estero si deve investire e poi si potrà pensare a fare soldi.
Franciacortalogo_EXPO

L’investimento sull’estero costa tanti soldi dicono alcuni produttori piccoli e medi, un po’ incavolati perché queste operazioni hanno dei costi che li toccano, ma quanti produttori aderenti al Consorzio usufruiscono di queste missioni export? Ben pochi…

Sull’estero i piccoli produttori secondo me devono accontentarsi di fare quello che fa il Consorzio, di seguire il Consorzio, che dà loro un’opportunità notevole. Bellavista è trent’anni che investe negli Stati Uniti e in Giappone, mica da ieri! Noi siamo andati quasi 30 anni fa in Giappone e abbiamo tracciato la strada. I piccoli se sapessero cosa abbiamo speso noi per investire all’estero non si lamenterebbero…

Ha ragione, ma hanno ragione anche loro, che devono fare i conti con i molti soldi che sono chiamati a spendere, di mugugnare un po’… C’è una radicata mentalità contadina o “piccolo bottegaia” che ha una sua logica e di cui il Consorzio ed il suo futuro presidente devono tenere conto…

Ma le grandi aziende aprendo la strada all’estero aprono la strada anche ai piccoli: attenzione, che se le grandi aziende si concentrano sull’estero lasciano ulteriori spazi ai piccoli sul mercato italiano.. Lasciando noi più libero il mercato italiano loro possono vendere più facilmente in casa.

Alla nascita del Consorzio nel 1990 eravate non in tanti, ma terribilmente coesi, davvero unione di passioni, oggi che vi avviate verso quota 110, è diventato tutto più difficile… anche solo conoscervi e dialogare tra di voi…

Abbiamo un buon amministratore delegato del Consorzio che regge tutte le fila e tiene abbastanza bene il gruppo e funge da raccordo e quindi tutti hanno voce in capitolo e sono parimenti rappresentati: il problema è che vogliano seguire il Consorzio, informarsi… Il Consorzio non è li’ per vendere i vini delle aziende, ha altri compiti…

FranciacortaItalianexcellence

In un quadro dove, diciamolo chiaramente, il successo della Franciacorta, innegabile, dà fastidio a tanti e allora partono, dall’esterno, ma talora anche dall’interno, critiche assurde Il successo non si perdona a nessuno… Bisogna mantenere una forte coesione tra gli associati e dialogare con tutti…

Noi abbiamo qualcosa di grande che si chiama Franciacorta e non abbiamo nulla da invidiare ai colleghi italiani del metodo classico e abbiamo un’idea del Consorzio che ha funzionato negli anni e che funzionerà anche in futuro…

Poi, caro Moretti, ci sono vini che non sono riconducibili all’ex “spazzino della Franciacorta”, alla cosiddetta riserva Boschi, che vanno sul mercato a prezzo ridicolo. C’è il problema delle uve, ce ne sono di più di quelle che servono e di conseguenza si sono abbassati i prezzi cui vengono acquistate e tanti si trovano con il cerino in mano, sono costretti a trasformare quelle uve in vini, e magri non sanno stare sul mercato e poi si trovano costretti a svendere…

Diciamo che sono due o tre anni che continuiamo a raccontare la stessa storia, questa che lei racconta, poi l’uva non basta mai… L’annata scarsa, la grandine, gira che ti rigira… Non preoccupiamoci troppo che c’è sempre qualche evento che alla fine fa sì che l’uva in più ci serva. Noi abbiamo bisogno di un po’ di uva in eccesso, perché bisogna avere le scorte, e fare le cose bene e la crescita è crescita!

E’ stato detto ai viticoltori: piantate che ci sarà sempre più mercato. E così in parecchi hanno investito, hanno piantato vigneti, hanno fatto crescere la denominazione e magari oggi si trovano con le uve sul gobbo, oppure con uve che vengono pagate loro molto meno di quel che pensassero… E magari nelle due ultime vendemmie a quei viticoltori vengono comprate molto meno uve che in passato. Molto meno uve di quel che sperassero…

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Il Consorzio deve assolutamente farsi carico di questo problema, così come ha sbagliato a non intervenire nel caso del mancato ritiro della “riserva spazzino della Franciacorta”, deve creare una cantina che accolga queste uve in eccesso, le metta in stoccaggio. E’ una cosa che è in programma già da tempo, ma non si sono create mai le condizioni. Alla fine il vino non c’era, quindi… Sono convinto che la crescita sarà importante, costante e continua e non avremo surplus di prodotto. Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto: è la mia logica da imprenditore.

Il problema è trasmettere questa mentalità, questa logica a tutti i protagonisti della filiera Franciacorta…

Per trasmetterla occorre fare delle azioni, azioni dirette, che siano in grado di poter confermare. Il contadino guarda a quello che succede, non alle parole. Io l’ho già proposta cinque anni fa, non una cantina sociale, ma una struttura che riuscisse a fare da polmone, da “ammortizzatore sociale” enologico, ma mantenendo i prezzi alti. I prezzi delle uve devono restare alti e non devono scendere, se facciamo prendere il prezzo base ci troviamo le bottiglie a prezzo stracciato.

April 7th 2013, Franciacorta (Italy), Bellavista: Vittorio e Francesca Moretti

Allora Moretti, se accadrà che i soci le chiederanno di prendersi questo pesante fardello della presidenza, allora lei accetterà con spirito di servizio, un po’ come capita al Papa…

Non esageriamo…. Dovrò valutare attentamente…

Si dice anche che sia già tutto deciso, prima è stato presidente Zanella e quindi non può non diventarlo Moretti. Una specie di “patto del Nazareno”…

A me non risulta che sia già tutto deciso… Sicuramente sa che ho tante attività e che sono molto impegnato. Se dovrò fare qualcosa come eventuale Presidente del Consorzio, lo vorrò fare bene e basta.

Anche perché il dopo Zanella, per questo e qualsiasi altro Consorzio, sarà un dopo molto difficile… Un po’ come eleggere un Papa dopo quell’uomo immenso che è stato Karol Wojtyla… Ci vuole uno che abbia tempo, energie, voglia e carisma e si faccia ascoltare da tutti… E alla fine gira che ti rigira…

Ma ce ne sono anche altri di personaggi che potrebbero far bene da presidente….

GiuliaCavalleri

… io vedrei benissimo anche una donna, anzi due grandi donne, ma mi dicono che non sia possibile, perché una è rientrata da poco nel Consorzio e deve fare la sua trafila e la seconda diciamo che è una Signora di grande esperienza, anche se ha energie da vendere… Quindi vuole uno che tiri le fila, che sappia comunicare. L’operazione restyling di Bellavista insegna: è stata un’operazione di comunicazione innanzitutto…

PiaBerlucchi
Noi abbiamo capito che eravamo vecchi e siamo andati a Parigi a scegliere chi ragionava sulla nostra stessa lunghezza d’onda, pur continuando a collaborare con Bersanetti che è il nostro grafico. Il marketing Bersanetti non era in grado di farlo, ma poi ha collaborato con il francese che ha curato il restyling e le etichette le ha realizzate lui… E hanno lavorato insieme, un italiano e un francese, non male, no?. Lui ha seguito il dettaglio degli esecutivi: lui non è un pubblicitario, che è un altro mestiere. Ha fatto bene ed è utile che si rinnovi un po’ anche lui: questa vicenda è stata d’insegnamento anche per lui. E lui ha apprezzato il nostro discorso.

Tante persone mi hanno detto di essere rimaste scioccate, giò prima che le etichette uscissero, ma mi hanno detto che l’unica azienda che poteva fare un’operazione così era Bellavista. L’uomo che stampa le nostre etichette, Mario Tonutti, quando ha visto il materiale su cui doveva lavorare ha detto “chel là l’è matt”, però 35 anni fa quando mi disse che le etichette che gli proponevo non erano etichette da vino, ma erano “etichette da profumo”, io gli dissi : tranquillo Tonutti, e noi faremo profumo, non ti preoccupare, vedrai che riusciremo a venderle. E così è stato. E anche la bottiglia che creammo appositamente tanti anni fa è poi stata copiata a destra e manca…

BellavistaEsselunga

Nessuno ha avuto da dire in Francia su questa nuova etichetta arancione?

No, è leggermente diversa da una alla quale eventualmente potrebbe essere paragonata, piuttosto all’epoca mi contestarono la bottiglia in Champagne e noi vincemmo la causa con Krug che ci aveva contestato la bottiglia nel 1979-80. Prima di Krug era uscita Segura Viudas con quella bottiglia della Gran Reserva e Krug la copiò dagli spagnoli ma facendo causa a noi… E noi in Tribunale ricordammo che quella bottiglia degli spagnoli era uscita nei primi anni Settanta, Krug intorno al 1975 e noi nel 1980. Costò 70 milioni di lire di allora quella causa persa a Krug… perché dovette pagare le spese processuali…

Come vede le altre zone metodo classico italiane: la Franciacorta può dialogare, trovare un punto di incontro con loro? L’operazione Talento morta e sepolta, ma credo che si possano trovare momenti di intesa del metodo classico contro il potere anche mediatico del Prosecco. Loro sono fortissimi comunicano, hanno la grande stampa dalla loro…

Canisciunofesso

Vanno bene per fare gli apripista i prosecchisti, per rompere il ghiaccio, poi arriviamo noi, non c’é problema. Non bisogna mai fare i primi della classe, ma i secondi, che sanno sapientemente sfruttare il lavoro degli altri e soprattutto sono quelli che guadagnano, che non svendono. In Franciacorta non ho mai voluto fare il primo della classe, l’ho lasciato fare ad altri…. Noi facciamo i secondi, però l’azienda è nostra e noi guadagniamo tanti soldini… Siamo riusciti a fare una seconda azienda e ci siamo tolti tante soddisfazioni. Abbiamo programmi importanti con Contadi Castaldi, azienda che deve crescere e per la quale stiamo mettendo a punto un programma produzione e sviluppo di espansione destinato all’estero importante. E faremo bei numeri.

ItaliaProsecco

Vostre operazioni in Toscana: quale bilancio?

Bilancio ancora negativo, comunque da quest’anno credo che andremo a pareggio e faremo buoni numeri. Anche lì si tratta di avere un programma di marketing e di sviluppo ben fatto. E dobbiamo sviluppare e penso che riusciremo a fare un buon lavoro, senza problemi, piano piano.

Rifarerebbe oggi la stessa operazione toscana?

Petra sì, l’Albergo, la Tenuta La Badiola in collaborazione con il gruppo Alain Ducasse, no.

Marchesi è andato via dall’Albereta, chi ci andrà al posto suo? Mi candido io che non so cuocere un uovo al tegamino?

Ma come, il sostituto è già stato scelto e comunicato!…
civuolepassione

…come sempre non a me, avete un ufficio stampa molto efficiente Moretti, o al quale evidentementre sto cordialmente antipatico, vero Signora Zucchi?

Davvero non è ancora stato lì? La facciamo invitare (passato un mese, sto ancora aspettando l’invito, ma non importa…) … abbiamo scelto un cuoco giovane di 36 anni che ha avuto una discreta esperienza in giro per il mondo, anche con Ducasse, poi a Milano dove era sous chef all’Unico. Il ragazzo, Fabio Abbattista, è venuto qui, ha preso in mano la cosa, abbiamo abbassato i prezzi e stiamo facendo un lavoro bellissimo, non puntando sul “Marchesi” di oggi ma su un giovane molto serio e su una proposta giovane. La formula dei tre stelle, due stelle non tiene più, non resiste più, quei locali non esistono più. Viene portata avanti dai loro protagonisti con enormi difficoltà perché anche Da Vittorio di Bergamo sta insieme grazie al catering di lusso. Ci vuole dietro un’organizzazione giusta e loro, i Cerea, sono in tre uno più bravo dell’altro e quindi funzionano. Francesco è una macchina da guerra. Noi non abbiamo queste possibilità gestionali e quindi abbiamo ribaltato il concetto pertanto l’Albereta è diventata un bistrot, il Vistalago Bistrot

FabioAbbattista

Cosa che scopro solo oggi, grazie, efficientissimo ufficio stampa Terra Moretti!…

Nel ristorante Gualtiero Marchesi è entrato un grande bar ed è divenuto un bel bistrot. Abbiamo tenuto la stanza quella davanti alla cucina dove facciamo un piccolo ristorante, che si chiama Leone Felice ed è aperto solo la sera, tranne domenica e lunedì. E facciamo una cucina splendida, delicata, gustosa, senza fronzoli, piacevoli. Ed il bistrot, ha la giusta connotazione del bistrot, dove mangi la milanese giusta, i piatti del territorio. Poi c’è ancora il Ristorante Benessere della Spa di Henry e Dominique Chenot ed una Library Lounge. Abbiamo realizzato una terrazza davanti, abbiamo aperto le porte, e appena entri vedi il lago.

Ma come fece Marchesi a venire all’Albereta, con quali argomenti lo convinse?

Si è convinto lui, è stata una felice coincidenza. Una sera ero a cena da Marchesi con Gianni Brera il grandissimo giornalista e scrittore e con i membri della Giuria del Premio Bellavista. Marchesi era amico di Gianni e si é seduto vicino a noi e mi ha raccontato un po’ di storie. Al che gli dico: “in Franciacorta sto facendo un albergo e voglio trasformarlo in un Relais & Châteaux, dammi una mano per trovare un cuoco tuo allievo che vada bene e che in un giro di un paio d’anni possa prendere la stella Michelin”. Al che lui mi risponde: “non serve, vengo io…”. E così nacque la cosa. Lui voleva sbaraccare e andare via da Milano, da Bonvesin de la Riva: eravamo nel 1992, nel pieno di Mani Pulite, con la fine di una certa clientela… In 15 giorni ci siamo messi d’accordo: ho dovuto raddoppiare tutto il progetto, spendere un sacco di soldi, seguire alla lettera le sue istruzioni per le cucine grandissime, la cantina, ecc. ma alla fine ecco Gualtiero Marchesi all’Albereta.

E fu un colpo da maestro, una grandissima operazione di marketing e d’immagine per la Franciacorta il cui Consorzio era nato, presidente l’indimenticabile Paolo Rabotti, padre di Emanuele, patron della Monte Rossa (e, si dice, il vero competitor di Moretti in queste elezioni del nuovo Presidente del Consorzio Franciacorta) nel 1990… .

Rabottino

Non ho nessun merito, se non di essere stato al momento giusto nel posto giusto e di aver saputo cogliere l’attimo. Essere bravi imprenditori è anche questo… Lui si è trovato bene per anni da noi, poi ha preferito divagare, preso da altre avventure e da altri stimoli. Ci siamo lasciati da amici…. Con lui assolutamente da amico, con altri, che magari pensavano solo al denaro, direi decisamente meno… Io sono uno molto attento al denaro, sono partito da zero, ho fatto i miei debiti, ho rischiato, non ho fatto l’Albereta per denaro, ma per divertimento, per dare alla mia Franciacorta un posto di altissimo livello, con uno chef top e un albergo da sogno.

SaveWaterdrinkChampagne
Quando sono andato in Champagne molti anni fa, mi hanno invitato al Royale Champagne (oggi chiuso per restauri: riaprirà nell’autunno 2016) e sono diventato pazzo in quel posto meraviglioso in mezzo ai vigneti… Volevo qualcosa del genere anche qui e l’abbiamo fatto. Oggi l’Albereta è meglio del Royale Champagne… L’hanno venduto e pensi che mi hanno persino offerto di acquistarlo. Ma ci vogliono le persone giuste per gestire certe cose. Io ho tre figlie femmine tutte impegnatissime nelle varie “avventure” di famiglia e non potevo certo dire ad una di loro di andarsi ad occupare del nostro Relais & Châteaux in Champagne…

VillaLechi

E qui Moretti non lo dice, ma sono sicuro che lo pensa. Perché dovrei andare a fare ancora più grande la Champagne riportando agli antichi splendori uno dei suoi simboli quando lui e Bellavista, comunque li si possa giudicare, sono dei simboli e fanno parte della storia della “petite Champagne” italiana, quella meravigliosa cosa che chiamiamo Franciacorta?

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Ma siamo sicuri che in Franciacorta non si siano messi a produrre Prosecco?

RivaFranciacorta

Un altro Franciacorta Docg, di azienda nota, in promozione a 6,49 euro

Lascio che siano le immagini a parlare, a dire della mia crescente indignazione inquietudine per una brutta deriva che la “mia” amata Franciacorta ha preso e che sembra non conoscere soste. Qualcuno, ad Erbusco e dintorni, sono pronto a scommettere che mi darà del disfattista, del “nemico”, del traditore improvvisamente passato, armi e bagagli, alla causa del Trento Doc (la vedo difficile…), del Prosecco (Doc e Docg: tenderei ad escluderlo), dell’Oltrepò Pavese Docg (Why not?). E magari, ma non sarebbe una notizia, io champagnista lo sono e lo sarò sempre, alla cause du Champagne. Que j’adore… Et mon amour aussi.

nonéchampagne

Ma di fronte a certi numeri, a certe immagini, che mi arrivano, possibile che la nausea venga solo a me? Possibile che questa deriva di prezzi in calo verticale, che non possono essere riconducibili ai vini di quello che una volta si chiamava simpaticamente “lo spazzino della Franciacorta” faccia INCAZZARE di brutto solo il sottoscritto, che non è nato in Franciacorta, non vive in Franciacorta, non produce e non vende Franciacorta. Ne scrive solo. E alla Franciacorta vuole bene, ormai ne sono sicuro, più di qualche protagonista della scena produttiva franciacortina…

E’ una deriva preoccupante che dura da troppo tempo ormai e che ho puntualmente documentato. Ne ho scritto l’estate scorsa, documentando con foto Franciacorta a prezzi da Prosecco nel cremonese e nel vicentino. Mi sono imbestialito prima di Natale, con un giramento di “scatole” epico, in un post che mi ha procurato qualche “amico”, testimoniando, con tanto di foto che mi ritraeva con prezzo triste, il lavoro di cinquant’anni gettato alle ortiche da una celebre Grande Azienda.

ZilianiBerlucchi689

Poi ho raccontato che c’è chi propone di vendere all’estero Franciacorta a 5 euro, e ancora ho definito, e lo ribadisco “nemico della denominazione” chi si trova coinvolto in una strana e tristissima storia di Franciacorta svenduti a 3,99 euro e ho detto alto e forte che il rappresentante di quell’azienda al centro di quella storiaccia brutta non dovrebbe far parte, come attualmente fa, del Consiglio di amministrazione del Consorzio Franciacorta e che se avesse un filo di dignità e di attaccamento ai colori della Franciacorta dovrebbe fare una sola cosa, DIMETTERSI.

Dimissioni

Lo so bene che queste storie di prezzi stracciati succedono anche altrove e che nel mondo variopinto del Trento Doc, come testimonia l’amico Cosimo Piovasco di Rondò in questo post pubblicato oggi sull’indispensabile Trentino wine blog, succede che un habitué del prezzo in ribasso, il Rotari Brut venga proposto in offerta a euro 4,95 anziché euro 7,39.

Ma porcaccia la miseria, facendo mia una presa di posizione ufficiale del Presidente del Consorzio Franciacorta, il quale ha detto: “richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”, la vogliamo finire una volta per tutte con questa pratica suicida?

Mi sgomenta l’idea che ogni giorno o quasi io finisca con il ricevere foto (e le fotografie sono documentazioni inoppugnabili, prove, non farneticazioni) che non posso che pubblicare, come giornalista libero e indipendente, come cronista del vino, come commentatore delle vicende del metodo classico italiano, di cui la Franciacorta è protagonista.

FranciacortaCella3.90

E sono nauseato a vedere ancora una volta un’etichetta parallela, un marchio di serie B, come definirlo?, di Franciacorta svenduto a 3,90 euro e spaventato dal constatare che sullo scaffale presso il supermercato Sigma di Capriolo (località compresa nell’area di produzione della denominazione, un tempo celeberrima a causa di spericolati amanti, protagonisti di una storia a metà tra il sesso bollente e il tentato delitto) sia finito in promozione dal 9 marzo (e lo sarà fino al 22 marzo) a 6,49 euro invece di 9,90 euro il Franciacorta Brut di un’azienda citata con tanto di nome. Un’azienda che conosco, in cui ho messo piede, che ho visitato.

ItaliaProsecco

E allora parte spontanea, non censurabile, prorompente come un fiume in piena, incazzosa come il Vittorio Sgarbi dei tempi d’oro una semplice domanda: ma siamo sicuri che in Franciacorta non si siano messi a produrre “Prosecco” (beh, qualcuno già produce contemporaneamente e spericolatamente Franciacorta Docg e VSQ…) ? visto che i prezzi cui finiscono su scaffale i vini di diverse aziende sono ormai più vicini al trionfante Charmat aromatico veneto che ad uno Champagne? Se qualcuno fosse in grado di illuminarmi ha già il mio ringraziamento anticipato, la mia gratitudine…

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Grandi numeri per il Prosecco Doc nel 2014: l’annuncio dalla Prowein di Dusseldorf

onlyProsecco
L’export cresce del 26,9% rispetto al 2013. Ma il prezzo medio di vendita qual è?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo con un semplice interrogativo: perché mai i solerti comunicatori del potentissimo e arrembante Prosecco Doc non sono così trasparenti da comunicarci anche il prezzo medio di vendita al quale piazzano, in Italia e all’estero, le loro irresistibili “bollicine”

Lo sappiamo bene che quel prezzo non è alto, anzi, decisamente più basso di quel vergognoso Franciacorta svenduto a 3,99, per il cui rappresentante nel Cda del Consorzio ho chiesto, ribadisco e torno a chiedere le dimissioni (considerato che nel 2014 il prezzo medio di vendita della denominazione nella sua globabilità è cresciuto), però suvvia, amici prosecchistidoc, non vergognatevi se il vostro non è il prezzo medio di quello Champagne al quale dite, con rodomontesca comica espressione, di fare “la guerra”.

SuonareChampagne

Una Champagne che nel 2014 ha raggiunto “il secondo migliore volume d’affari della propria storia, crescendo del 3 per cento e raggiungendo la strepitosa quota di 4,5 miliardi di euro, poco distante dal record storico di 4,56 miliardi raggiunto nel 2007, anno prima dello scoppio della grande crisi economica“. Con una crescita, in volume, dell’8,1% in Italia. Suvvia prosecchisti Doc, non è il prezzo molto basso uno dei grandi segreti del vostro universale successo? Perché tacete questa evidenza?

Dalla Prowein, una delle manifestazioni fieristiche di maggior richiamo per il settore vitinicolo che quest’anno ha deciso di bruciare sul tempo il Vinitaly, solo di pochi giorni,  non senza ripercussioni organizzative per gli operatori del trade, vengono diffusi numeri molto interessanti sulla commercializzazione del Prosecco

“Da Prowein – anticipa il Presidente del Consorzio Prosecco Doc Stefano Zanette – annunciamo i dati positivi dell’annata 2014, a partire dal numero di bottiglie prodotte nel 2014 dai nostri oltre 10.000 coltivatori, con un aumento del 26,9 % rispetto all’annata precedente. Ma anche le bottiglie di Prosecco Doc vendute all’estero pari complessivamente a  199.300.000. Di queste, la maggior trovano collocazione nei mercati anglosassoni.
PiramideProsecco-conAsolo

Il Regno Unito, con un balzo del 60% in più rispetto all’annata precedente, è arrivato a toccare i 55 milioni di bottiglie guadagnandosi il primo posto nella scala dei Paesi importatori con una percentuale pari al 27.2% dell’intera quota export. Seguito a ruota dagli USA che registrando un + 34,2% si piazzano al terzo posto con una quota export del 18,8 che vale 37,6 milioni di bottiglie.

Il posto onorevole nel 2014 lo occupa ancora la Germania, mercato  storico per il Prosecco tanto che per moltissimi anni ha mantenuto la prima posizione tra i paesi  importatori, ma ora con il suo 21,1% che si traduce in circa 42 milioni di bottiglie è dietro agli UK anche se non ha perduto il vantaggio rispetto ai pur performanti Stati Uniti d’America.

LogoConsorzioProsecco

“Il 72 % dell’intera produzione di Prosecco Doc – prosegue il Direttore  Luca Giavi – viene lavorato come “spumante”, il restante 28%, quindi meno di un terzo,  viene realizzato nella più semplice versione “frizzante”. In Germania si verifica un fenomeno controtendenza rispetto agli altri mercati.

Mentre in  Italia e nel resto del mondo si privilegia la qualità spumante, in Germania si consuma soprattutto frizzante tanto che il 61% della quota export destinata ai tedeschi consiste in Prosecco con il tappo raso e solo il 7  % in versione spumante con tappo a fungo. Le ragioni di tale scelta non sono tanto legate a un fattore culturale quanto al fatto che il Prosecco frizzante non è soggetto alla penalizzante accisa di 1,02 € che incide invece su ogni bottiglia di Prosecco che varca il confine con il tappo a fungo”.

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Bel colpo degli amici di Wine Not Italy: domani Tom Stevenson degusterà in Oltrepò Pavese grazie a loro!

WineNotItaly

Una pausa in questo mio serrate le forze per arrivare ad ottenere le dimissioni di qualcuno che, come ho spiegato bene qui, non ha più titolo per sedere nel Cda (uscente) del Consorzio Franciacorta, per oggettivo danno procurato, per segnalare una notizia molto positiva.

Domani mattina, presso un’accogliente azienda oltrepadana, non un fesso qualsiasi, ma una riconosciuta autorità mondiale nel campo degli Champagne e delle “bollicine” metodo classico, parlo di Mr. Tom Stevenson, degusterà, con la propria consueta e impareggiabile expertise, metodo classico Oltrepò Pavese Docg.

TomStevenson-Franciacortatasting 019

Il merito va tutto ad un gruppo di ragazzi coraggiosi e tenaci, ovvero Fabrizio Calì, Salvatore Trotta, Stefano Torre, il trio che ha creato quella bella cosa che è Wine Not Italy, ovvero “un’agenzia di marketing e comunicazione dedicata alla valorizzazione del settore viti-vinicolo dell’Oltrepò in campo internazionale, costituita da un gruppo di giovani esperti del settore”, che ha come obiettivo “da un lato supportare le aziende vinicole dell’Oltrepò nei mercati internazionali attraverso azioni mirate di marketing e comunicazione. Dall’altra parte facilitiamo l’accesso a quelle aziende estere che, interessate ad instaurare nuove relazioni commerciali con aziende locali, necessitano di supporto tecnico ed informativo”.

I ragazzi terribili sono soliti mettere a segno bei colpi, tipo l’essere stati scelti da Tom Stevenson e dalla sua organizzazione come interlocutore unico per candidare i vini dell’Oltrepò Pavese al “The Champagne & Sparkling Wine World Championship”, massima competizione internazionale per premiare i migliori vini per categoria e tipo nel settore “bollicine”, portando a casa bei risultati in termini di riconoscimenti e medal.

stradella pv - ldp 40 - il mondo web interroga gli spumanti oltrepo- nelle foto il famoso enolo franco ziliani con i co-fondatori di winenot salvatore trotta e fabrizio calì -con il giovane enologo  stefano torres (giacca chiara e cravatta gialla)   foto torres

E poi, nel novembre 2013, se ricordo bene, quei “ragazzacci” avevano convinto uno molto meno importante di Tom – che non parla così bene l’inglese e non gode della confidenza di cui lui gode in Champagne – a venire a Stradella a degustare bollicine targate O.P., e a discuterne, post assaggio, con i produttori stessi.

Questa degustazione, parlo di quella domani di Tom in terra oltrepadana e gli exploit nel suo concorso mondiale, vengono un po’ a riparare una magra presenta oltrepadana, troppo magra, come avevo lamentato, nella nuova edizione della monumentale e celeberrima Christie’s world Encyclopedia of Champagne & Sparkling wine curata da TOM.

ChampagneStevenson

E, se mi permettete, questa degustazione di domani, cui sarò presente gentile invito degli organizzatori e di Tom, come “guest non star” sarà per me una sorta di chiusura del cerchio, perché nel febbraio 2008 come raccontai qui, degustai a Londra, proprio insieme a Tom Stevenson e all’algida e inavvicinabile Margaret Rand per la straordinaria rivista The World of Fine Wine (del cui editorial board continuo a fare immeritatamente parte una serie di Franciacorta Docg, tasting di cui poi la rivista pubblicò un resoconto entusiastico.

E poi perché il 15 ottobre 2013, dopo una lunga e vivace “discussione” di mesi con il Consorzio Franciacorta, cui avevo proposto questa mia folle idea e che alla fine accettò e realizzò benissimo il progetto, con un bellissimo ritorno d’immagine e di prestigio, basta rileggere qualche intervista che Tom rilasciò alla stampa convenuta per quella occasione, l’exploit ci fu, e per la prima volta si assistette allo spettacolo di un Consorzio, quello Franciacorta, che proponeva una degustazione di vini di un concorrente, ovvero 10 vini, la crème de la crème degli English Sparkling wines, nuovo fenomeno della scena spumantistica metodo classico mondiale.
TomStevenson-Franciacortatasting 050

E poi con Tom (e la sua gentilissima, simpatica consorte) fui a contatto per i giorni seguenti, degustando insieme, in bottiglia e magnum, qualcosa come 320 Franciacorta in cinque giorni.

Ritrovarlo domani, “incrociando i ferri” con lui, perché lui è un fenomeno, ma io non sono un pirla e ho la mia esperienza, riconosciuta, e perché abbiamo percezioni, visuali e gusti diversi sui metodo classico (sullo Champagne andiamo molto più d’accordo…), sarà una grande gioia e una importante occasione di crescita professionale. Del resto, scusate l’immodestia, sono abituato a dialogare non tanto con carneadi e pirla italici che si spacciano per esperti di vino, ma con i grandi palati italiani e internazionali, da Daniele Cernilli a Jancis Robinson (nella foto qui sotto), dal mio Maestro Nicolas Belfrage a Tim Atkin (tutti e tre presenti ad un mio tasting di Barolo a Londra, nel lontano 2008…), Jane Hunt, Pierre Casamayor, a Walter Speller e David Berry-Green.

Elisabeth-Jancis

E poi Hervé Lalau, Vito Intini, Jeremy Parzen, Piotr Kameski, Tomasz Prange-Barczynsky, Marek Bieńczyk, Michele Ciaciulli, Paolo Bernardi, Anthony D’Anna, Michael Ritter (autore della bella foto che mi rappresenta qui sotto) Matt Paul, Rosemary George, Elisabeth Babinska Poletti e tanti altri. Tutta gente di primario valore, ma dimentico anche Kerin O’Keefe, Tom Hyland, Charles Scicolone e Gregory Dal Piaz, Patricia Guy, l’indimenticabile americano-toscano Kyle Phillips, americano residente e poi morto, lasciando un enorme vuoto, nel Chianti e Wojciech Bonkovski, giornalista polacco poliedrico enfant terrible del giornalismo del vino polacco, che mi ricordo, con orgoglio, di aver invitato, insieme a buyer americani, giapponesi, polacchi, e d’ogni parte del mondo, a partecipare ad una manifestazione dedicata ai vini da vitigni autoctoni identitari dapprima della sola Puglia, poi anche di Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia, che si svolgerà in Puglia a giugno, e nel cor, come tutta la Puglia del vino, mi sta. Anche se nel cor, e mi dispiace, non sto più al suo deus ex machina (caro Nicola…) e a qualche suo pseudo “consigliori” che vi raccomando….

IoPugliaestate2012

Perché lo sanno anche i fessi e continua a sostenere il contrario solo qualche emerito coglione in malafede, che non sono e non potrò mai essereun nemico della Puglia”, bensì verba voltant, scripta manent, qualcuno che la Puglia ha profondamente nel cuore. Come ho dimostrato proprio in questi giorni, con questo articolo

cuoreuomo
Ad ogni modo, evviva Wine Not? ed evviva Tom Stevenson che ai nostri vini dedica il proprio tempo e un’attenzione sicuramente attenta e curiosa…

TomStevenson

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Se la Franciacorta è Italian Excellence qualcuno deve dimettersi

Dimissioni

Non è tollerabile la presenza nel Cda del Consorzio di un’azienda i cui vini finiscono sullo scaffale a 3,99 euro

L’ho già annunciato nei commenti che hanno fatto seguito a questo post, dedicato ad una storia che ancora oggi a ripensarci, a me che non sono franciacortino di nascita, ma solo milanese residente a Bergamo, ma che la Franciacorta penso di conoscerla e amarla profondamente, forse più di alcuni attori, un po’ disinvolti, della filiera franciacortina, fa girare tremendamente le scatole.

La storiaccia brutta di un Franciacorta Docg, prodotto da un’azienda associata al Consorzio, anzi di un’azienda un cui rappresentante fa parte del Cda (uscente, a maggio ci saranno nuove elezioni) del Consorzio, finito misteriosamente sullo scaffale, in un supermercato pugliese, al prezzo, disonorevole, di 3,99 euro.

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Come ho scritto nei commenti, ritengo insostenibile l’attuale presenza nel Cda del Consorzio Franciacorta del rappresentante di quell’azienda il cui vino è stato così brutalmente svenduto e svilito, portando un clamoroso danno d’immagine e di credibilità all’immagine della Franciacorta e del Franciacorta Docg, perla del metodo classico italiano.

Come già detto a chiare lettere, il sottoscritto ritiene doverose le dimissioni, immediate, di questa persona. Nulla di personale, ma è una questione di principio, di credibilità. Di dignità.

FranciacortaItalianexcellence

Così quando ieri mattina, giovedì 12 marzo, in una solare Milano città europea, capitale economica e morale d’Italia, recandomi a Palazzo Serbelloni (l’ex sede del Circolo della Stampa) sede della prestigiosa Fondazione Serbelloni, per una memorabile presentazione di grandi vini siciliani, opera di un’azienda siciliana esemplare, mi sono imbattuto in questo gigantesco manifesto (vedi foto) che campeggiava in Corso Venezia, a poca distanza da un prestigioso nuovo ristorante con respiro e ambizioni europee, l’incazzatura solenne è tornata a farsi sentire. E a superare l’emozione, profonda e sincera, per quanto leggevo.

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E allora, boia fauss!, mi sono detto: se davvero Franciacorta è Italian Excellence come si legge, se è Official sparkling wine sponsor of Expo Milano 2015, se il suo Consorzio, nato nel 1990 e presieduto nel tempo da fior di galantuomini (ricordo con affetto e venerazione Paolo Rabotti e Giovanni Cavalleri) e diventato, lo posso dire con cognizione di causa, una case history esemplare nella storia dei Consorzi vinicoli italiani, è, così leggo sul megaposter, Blend of passions, ovvero Unione di passioni, e aggiungerei io di grandi risultati raggiunti, di ambizione di fare bene e sempre meglio, di volontà di distinguersi nel mondo, variegato, del metodo classico italiano, allora è inconcepibile che nel suo Cda resti il rappresentante di quell’azienda che oggettivamente, con quella bottiglia finita sullo scaffale a 3,99 euro, ha gettato fango sulla Franciacorta tutta.
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Un’azienda, nulla di personale contro di essa, conosco i proprietari, sono sicuramente brave persone, ma i loro vini non mi piacciono, e tutte le volte che li ho assaggiati non mi hanno quasi mai convinto (ho scritto di loro una sola volta, nel gennaio 2011, poi ho preferito stare zitto, tanto di buoni Franciacorta la Franciacorta è comunque piena…), che ha già avuto altri simili “incidenti di percorso”, come scrivevo il 10 dicembre 2012 qui.

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Azienda che è quantomeno sfortunata, visto che talvolta finisce nel ciclone per una politica dei prezzi non proprio in linea con quanto ha scritto a fine 2014 il presidente in carica del Consorzio Maurizio Zanella, annotando in maniera chiarissima: “richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”.

Allora, in estrema sintesi, e prego cortesemente l’azienda a non costringermi a fare il suo nome, del resto ormai chiaro a tutti (avviso ai lettori: in eventuali commenti che ne riportassero il nome, per ora ho deciso di eliminarlo, quindi inutile farlo…) invito, ovviamente a titolo assolutamente personale, come osservatore e commentatore di lunga esperienza e con un certo seguito, l’azienda in oggetto a prendere velocemente la decisione che avrebbe già dovuto prendere. Ovvero dimissioni del suo rappresentante dal Cda del Consorzio.

Dimissioni

Se così non sarà, a rischio di diventare monotono e ripetitivo, questo blog indipendente, amico della Franciacorta ma non miope, e non certo disposto ad essere “complice” di chi oggettivamente la danneggia, continuerà a ripetere, giorno dopo giorno, anche in pieno Vinitaly, DIMISSIONI!
Uomo (o donna) avvisato…

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Cara la mia Auchan, comunicazione erronea: il Franciacorta non è rosso…

FranciacortaRosso

Al punto vendita di Bergamo un cartellone strillo da correggere

Qualcuno mi accuserà di essere capzioso e rompicoglioni (lo sono) pubblicando questo post, ma cosa volete, sono fatto così, prendere o lasciare…

Notperfect-ridotto

Lo so bene che quelli della GDO, anche quelli più bravi, hanno le loro logiche, che si riassumono in una sola parola e mission, ovvero vendere, e che per farlo non devono fare poesia, o indulgere in forme di comunicazione accademica. E devono catturare l’attenzione del potenziale acquirente, noi clienti che entriamo magari per comprare due cose e poi usciamo con dieci, con metodi semplici ed efficaci. Con messaggi che colgano nel segno in breve tempo e inducano a mettere roba nel carrello. E andare alle casse e lasciare un po’ di soldini, sacrificando all’altare del rito moderno dell’acquisto, compulsivo, istintuale o consapevole.
GrilloOttoventi

Le so bene queste cose, non sono mica nato ieri, però quando ieri sera, verso le 20, dopo aver salutato la mia Lei, aver fatto il nostro happy our un po’ anticipato, bevendo il sempre piacevole Grillo di Ottoventi, in un posto che noi adoriamo e che vi consiglio, ovvero l’H20 Café di via Scotti a Bergamo, (laterale a sinistra subito dietro al Coin) e mangiando un po’ di gustose cose che le ragazze del café, troppo simpatiche, ti portano al tavolo (e che tu spazzoli via allegramente guardandola negli occhi e dicendole ed essendone profondamente persuaso che l’ami…), ho fatto un salto all’Auchan, o meglio, all’Auchan di via Carducci ho avuto un veloce, immediato giramento di scatole. E, grazie al mio fedele smartphone ho documentato, guardate la foto, l’eno-misfatto.

Errata-corrige

Nell’ambito dell’operazione sottocosto in vigore dal 26 febbraio al 7 marzo ampio spazio, in questo punto vendita bergamasco, è concesso a prodotti agroalimentari e vini lombardi. E non solo, perché in offerta viene via a poco prezzo anche il vino, un improbabile ma tipico, per la Toscana moderna, uvaggio Cabernet – Sangiovese prodotto da una nota azienda americana. Nientemeno in quel posto sacro che é Montalcino.

E tra oltrepadani da battaglia e cose varie cosa ti viene proposto ad euro 3,29? Nientemeno che un “Franciacorta rosso Montorfano”.

clearCommunication

Bene, si fa per dire, lo sanno anche gli asini che il Franciacorta, che è una Docg (e ce ne sono diverse, anche buone, a prezzi corretti, disponibili sugli scaffali di questo punto vendita che ha fatto la storia dei supermercati bergamaschi) è solo bianco e ha le “bollicine”.

Lo sanno anche i somari che un Franciacorta rosso non esiste. Perché in Franciacorta, parlo della zona vinicola, oltre ai migliori metodo classico italiani (mais oui!) si producono anche vini fermi, vini tranquilli. Ma non si chiamano Franciacorta, nome riservato alle “bollicine”, bensì, la Doc è del 2008 e ha preso il posto della precedente denominazione chiamata Terre di Franciacorta e prima ancora Franciacorta rosso, Curtefranca.

Curtefranca-Franciacorta

Ed in effetti, guardate l’altra foto da me scattata, a 3,29 euro venivano proposti i Curtefranca, rosso e bianco, di un’azienda di Coccaglio, Montorfano De Filippo, già oggetto di un mio precedente post, del dicembre 2012. Un’azienda che fa le proprie scelte, che ha una propria politica dei prezzi che, ovviamente, visto anche quello che ho scritto recentissimamente, e prima ancora sotto Natale, con molto rumore, non posso certo apprezzare. E alla quale non batterò mai le mani.

Franciacorta-sitorinnovato

Una politica, colgo l’occasione per sottolinearlo, di cui non è assolutamente colpevole il Consorzio Franciacorta, che non può impedire a nessun associato e tantomeno ai non associati, ma Montorfano De Filippo risulta esserlo dal rinnovato sito Internet consortile (opera degli amici di NtNext Evolving Communication) di (s)vendere al prezzo basso che vuole.

I-Am-Sorry

Un Consorzio che tante volte ho scritto mi piacerebbe dicesse la sua in merito, che ho cercato di chiamare in causa, ma sbagliando, perché la policy del Consorzio è quella, che io e voi possiamo anche discutere, ma che è quella (una policy che viene adottata da tante aziende importanti nel mondo), che prescrive che non si intervenga, anche se chiamati in causa, nelle discussioni che si sviluppano su un sito Internet o un blog, non questo, ma uno qualsiasi.

Una politica di comunicazione, mi ha spiegato lunedì sera l’amico Maurizio Zanella, presidente in carica del Consorzio ancora per qualche mese (e che se fosse per me io nominerei presidente a vita… a meno che non decida di passare il testimone a me, che sarei un fantasmagorico presidente, assolutamente super partes… J ) che ha una sua logica e corrisponde a ben precise regole, dettate dai grandi esperti di comunicazione e marketing. E alla quale il Consorzio ed i suoi responsabili, in primis Presidente e Amministratore delegato, si attengono.

don-chisciotte

Un’evidenza che io devo mettermi bene in zucca di accettare e non andarle contro come un Don Chisciotte contro i mulini a vento. E che devo rispettare, anche se non la capisco (ecco perché non potrei mai essere non dico Presidente, ma nemmeno bidello, di qualsivoglia Consorzio…).

Ciò detto mi chiedo: perché mai Auchan, i responsabili del punto vendita di Bergamo, i banconisti, coloro che hanno preparato quel cartellone strillo, si ostinano a scriverci sopra in bella vista (ho scritto bella vista, in minuscolo e staccato…), Franciacorta rosso Montorfano, quando correttezza dell’informazione vorrebbe che la dicitura corretta fosse Curtefranca Rosso Montorfano? Forse che il nome Curtefranca non attira, non cattura l’attenzione del potenziale acquirente come il nome Franciacorta?

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Ai responsabili di Auchan, se vorranno darla, una risposta. Ovviamente non su questo blog, anche loro non parlano con la stampa (in verità con l’ex responsabile acquisti vino Italia, che era un mio lettore, un paio di volte al telefono ho parlato…) ma nel punto vendita di via Carducci a Bergamo, modificando da oggi stesso (io non potrò verificare se ciò accadrà perché nel primo pomeriggio partirò alla volta di Bozen, per la Bozner Weinkost e poi venerdì 6 mi sposterò a Lazise per l’Anteprima Bardolino Chiaretto) quel cartellone strillo che non comunica correttamente. Che racconta qualcosa che non corrisponde alla realtà e che credo il Consorzio Franciacorta, che informo en passant come “persona informata sui fatti”, immagino non gradisca.

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Perché così come diciamo Il n’y a de Champagne que dans la Champagne, ça va sans dire!, evidenza chiara a tutti, tranne a qualche disinformato pasticcione programmista Rai, ovvero il fatto per cui “non è Champagne se non è della Champagne”, lo sanno anche i muri, e dovrebbero saperlo anche ad Auchan, che Franciacorta sono solo le “bollicine” metodo classico Docg prodotte in Franciacorta. E non i vini fermi che sono Doc e si chiamano Curtefranca. Elementare Watson, o no?

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Trento Doc 51,151 Moser: Trento Doc di montagna, il gusto, fresco e vivo, ci guadagna

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
4.5


TrentoDocMoser
Doveva essere per forza un vino, e un vino con le bollicine, non avevo desiderio di vini fermi, il vino che doveva tentare di sposarsi o quantomeno accompagnare senza nuocere lo strepitoso minestrone di verdure fresche, tante, di ogni varietà, che da bravo single che sta tentando di imparare a mangiare decentemente a casa, dopo essere stato sposato per trent’anni con una grandissima cuoca, la mia cara ex moglie (ciao Eli!) mi ero preparato nel tardo pomeriggio di domenica.

Un minestrone, con tanto di spinaci freschi, zucchine e patate del mio fenomenale “pusher” di arance siciliano che mi rifornisce il venerdì, quando non sono in giro, al mercato di Stezzano, con aggiunta di misto di verdure e di cereali, lungamente sobbollito sul fornello, mentre scrivevo e apprendevo che la mia Inter aveva perso, e venuto pronto giusto all’ora del Tg de la 7.

E cosa ci berrò sopra, mi ero chiesto mentre lo preparavo? Alla fine, tra le svariate soluzioni possibili, eliminando la soluzione Champagne, che sarà il vino protagonista di una cena importante che mi attende questa sera, lunedì 2, a Bergamo, con ospite un carissimo amico del vino di lunga data, in un locale che sta diventando il mio favorito e che vi consiglio senza se né ma, Al Carroponte, ho deciso che sarebbero state comunque “bollicine”.

Anche se stapparle, da solo, senza la mia adorata Lei, con la quale ogni volta che è possibile è una grande occasione di assaggio, di confronto, di vita, per imparare da lei qualcosa (e non solo ad amarla sempre di più…), mi suonava un po’ strano ed ero quasi tentato di deviare su un rosso di medio corpo, magari un’amatissima Schiava – Vernatsch altoatesina. Che sul mio minestrone da urlo sarebbe andata benone.
TrentoDocincittà-Milano

Alla fine ho deciso di restringere la scelta tra un Rosé siciliano metodo classico, il Terzavia Rosé firmato dal figlio maggiore del grande Marco de Bartoli, che assaggerò prestissimo, e un Trento Doc, visto che era giusto tempo di rompere “l’embargo”, non voluto, verso questa denominazione, di cui non assaggiavo dai tempi intorno a Natale un campione.

E grazie a Jacopo Melia, talentoso selezionatore di Quality wines, che oltre ad alcune cose stupende del mondo Cava, Gramona y Raventos y blanc, mi aveva giorni fa giusto mandato questo trentino facente parte del suo splendido portfolio aziende e vini, mi sono trovato, pronto ad essere stappato, il Trento Doc Moser 51,151, delle cantine Moser situate nel Maso Villa Warth (Via Castel di Gardolo 5), sulle alture sopra Trento.

L’azienda creata dal mitico Francesco Moser, eroe del grande ciclismo, che a Città del Messico, quando eravamo tutti più giovani, riuscì a battere due volte nel giro di quattro giorni il record dell’ora che dal 1972 apparteneva a quel fenomeno di Eddy Merckx.
Portandolo dapprima a 50,808 km, e poi alla stellare misura di 51,151 chilometri.

Di questo vino avevo scritto giusto due anni fa qui, decisamente in maniera positiva, ma in un assaggio settembrino di Trento Doc fatto in quel di Trento non mi aveva particolarmente entusiasmato.
trentodoc

E invece ieri sera, che bella sensazione, che felicità di ritrovare un Trento Doc, dal gusto veramente di montagna, in grado di entusiasmarmi! Un Trento Doc che ha preso sotto braccio, si è armonizzato con lui, me l’ha fatto, se possibile, diventare ancora più buono, il mio minestrone (me ne sono sgargarozzato due fondine e mezza, per la cronaca..), e mi ha mostrato il volto del Trento Doc che vorrei sempre trovare. E non sempre trovo.

Anche non aiutato dal fatto che, un paio di produttori a parte, i trentodocchisti, a differenza dai franciacortini e dai produttori dell’Alta Langa (sono molto più attenti al mio lavoro, incredibile ma vero!, le Maison de Champagne ed i loro importatori, che continuano a mandarmi campioni da provare e di cui scrivere) non amano inviarmi press samples per il mio assaggio. E qualcuno, molto famoso, dopo avermeli mandati per vent’anni oggi i suoi Trento Doc (per punizione?) al mio indirizzo, a lui ben noto, non li manderebbe nemmeno sotto tortura…

Ciò detto, e che serenità scriverne nella notte, mentre mi facevo cullare dalla musica di una grande cantante polacca, Anna Maria Jopek (ritratta nella foto qui sotto), di cui vi consiglio senza se ne ma, il meraviglioso CD Polanna, e da canzoni capolavoro come Uciekaj, Uciekaj oppure Laura I Filon, mi piace tanto raccontarvi di questo Trento Docdettagli sull’azienda li trovate qui – che sul sito Internet aziendale viene presentato come cuvée di Chardonnay (90%) con un saldo di Pinot nero, mentre nella retroetichetta del mio esemplare, con sboccatura dichiarata del 10-2014, viene proposto come Blanc de Blanc, come Chardonnay in purezza, visto che la presenza eventuale di Pinot nero viene taciuta.
Jopek

Comunque sia, a me al gusto pare un Trento Doc a trazione tutta Chardonnay, questa “bollicina”, che mi rifiuto di chiamare “spumante”, ma che gli stessi autori dovrebbero abituarsi a chiamare solo Trento Doc, prodotta da Carlo Moser, giovane vice presidente, con carica recentemente rinnovata, dell’Istituto del Trento Doc, ottenuta da vigneti posti sulle colline poco a nord di Trento di Maso Villa Warth, anfiteatro di vigneti con un’esposizione ottimale per questa tipologia e terreni calcarei, vigne di 15-20 anni, a 350-400 metri di altezza, allevati a Pergola trentina e guyot, affinato 24 mesi sui lieviti e non millesimato, è piaciuta incondizionatamente.

Colore paglierino oro brillante e luminoso, perlage sottile e continuo, nel calice Franciacorta dove mi sono divertito a testarlo, si è proposto con un naso molto fresco, pulito, elegante, con spiccato carattere sapido da Trento Doc di montagna, con una bella apertura aromatica e bella freschezza salata e note di agrumi, fiori bianchi, nocciola, un accenno di mandorla in evidenza.

Bell’attacco vivo in bocca, gusto pulito, salato, scattante con un bell’allungo e una bella persistenza, più salato che fruttato, croccante, di ottimo equilibrio. Un Trento Doc, ne sono sicuro, la mia Lei avrebbe promosso senza se ne ma, per la sua piacevolezza, l’acidità fresca e salata che si fa sentire ma è ben armonizzata dal frutto, la vena minerale lunga e profonda, il grande equilibrio.

Insomma, un bel Trento Doc di montagna, dove il gusto, come si sa, ci guadagna…

Azienda Agricola Francesco Moser Maso Villa Warth 
Via Castel di Gardolo 5 Trento
tel. 0461 990786 fax 0461 950 551
e-mail info@cantinemoser.com
sito Internet www.cantinemoser.com
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