Trento Doc: nuovo sito Internet ma ancora mistero sui dati esatti della produzione

trentodoc

Com’é andato il mercato del metodo classico trentino nel 2013 rispetto al 2012? Boh!

Ho già segnalato all’interno di questo post, la positiva novità rappresentata dalla pubblicazione on line di una rinnovata, piacevole edizione del sito Internet istituzionale del Trento Doc, decisamente migliore, più bello da vedersi e più facile da usarsi della precedente edizione che era stata lasciata invecchiare per anni.

C’è un unico neo in questa nuova versione, ovvero che ci si ostina a non voler comunicare i numeri esatti sulla produzione del metodo classico trentino, sull’andamento della produzione e del mercato nel 2013 rispetto al 2012.

I soli dati numerici che si trovano (magari ci sono, ben nascosti, e io non li so trovare) si limitano ad essere questi: “La superficie vitata trentina conta un totale di 10.000 ettari (il 2% in Italia) con una percentuale di uva base spumante dell’8% e una produzione totale annua di circa 8 milioni di bottiglie. Grandi cifre per un territorio piccolo come il nostro”.

Allora se la comunicazione sulla produzione, il mercato, l’export continua ad essere questa “non comunicazione”, vorremmo invitare i responsabili dell’Istituto Trento Doc e del Consorzio di tutela vini del Trentino (le cui pagine Web rappresentano un altro esempio di sito criptico e non comunicativo) a fare caso al tipo di politica di comunicazione sulle spedizioni di vini adottato dalla Champagne, dal Cava, e in Italia dal Prosecco Doc, dal Prosecco Docg, e dal Franciacorta Docg.

Queste zone di produzione non hanno avuto problemi a raccontare all’universo mondo come siano andate le cose nel 2013 rispetto al 2012, anche se in alcuni casi, non parlo dei Prosecco, c’erano stati dei decrementi o dei sostanziali pareggi.

Glasnost

Per quale motivo in Trentino si limitano a dirci, en passant, che la produzione annua è “circa 8 milioni di bottiglie”, perché non pubblicano una bella tabella con i dati produttivi degli ultimi cinque anni, perché non ci fanno capire se la produzione e le vendite siano, anno per anno, in aumento, stabili, o in calo?

Quali fattori impediscono questa politica di trasparenza, chi sono i personaggi che preferiscono che quando si parla di numeri del Trento Doc si resti nel vago? E perché mai mantenere questo assurdo mistero?

Non chiediamo di sapere cantina per cantina quale sia la produzione (tanto meno il numero di bottiglie prodotte da aziende associate all’Istituto per aziende esterne all’Istituto stesso), ma almeno il numero totale per favore perché non comunicarlo e mantenerlo top secret?

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Champagne: andamento spedizioni 2013 nei primi dieci Paesi importatori

ExportChampagne

I decrementi complessivamente superiori agli incrementi

Ho cercato di approfondire un po’ come mi era possibile – il rapporto completo dettagliato sul 2013 non è ancora disponibile on line – comparando i dati definitivi relativi al 2012 ai dati sommari relativi all’anno scorso sinora forniti, l’andamento delle spedizioni dello Champagne nei principali dieci mercati.

Nessuna rivoluzione, ma qualche cambiamento significativo sicuramente ci è stato. Il Regno Unito resta, e non c’erano dubbi in merito, il primo mercato export con 30.786. 727 bottiglie, ma con un calo da non trascurare di un milione seicentotremila pezzi (1.663.708). Rispetto al 2007, quando si superò quota 39 milioni, il decremento è quasi di otto milioni e mezzo di esemplari e dal 2010 al 2013 di quattro milioni settecento.

Gli Stati Uniti con quasi 18 milioni di pezzi resta il secondo mercato, con un aumento di 170 mila pezzi, la Germania resta il terzo con poco più di dodici milioni, perdendo duecentomila esemplari.

Gli incrementi interessanti li troviamo al quarto, quinto e sesto posto nella classifica degli importatori, rispettivamente appannaggio di Giappone, Belgio e Australia, che complessivamente crescono rispetto al 2012 di quasi due milioni quattrocentomila esemplari.

Il Giappone cresce di 600 mila e arriva a quota 9.674.446, il Belgio di quasi un milione duecentomila arrivando a 9.525.304, l’Australia supera di poco i sei milioni di unità, con una crescita di 600.000 rispetto al 2012.

Un altro piccolo incremento, di 170 mila bottiglie, fa registrare, al decimo posto, la Svezia che oggi sfiora quota due milioni e mezzo di bottiglie di Champagne.

Brusco passo indietro e retrocessione al settimo posto, superata dall’Australia, per l’Italia, dove nel 2013 si sono importate quasi 900 mila bottiglie in meno (nel 2012 erano state sei milioni duecento quarantacinquemila) e piccole perdite, contenute rispettivamente in duecentomila e sessantamila pezzi, per Svizzera, che resta comunque al di sopra dei cinque milioni e Spagna (tre milioni).

Tenendo sempre conto dei primi dieci Paesi importatori i decrementi sono superiori agli incrementi di 300 mila unità.

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Numeri del Prosecco Doc: exploit straordinario nel 2013

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Se i numeri hanno un preciso significato ed esprimono precise realtà ecco qualche cifra per aiutare a fugare le perplessità suscitate dall’operazione che, scherzosamente, potremmo definire Trento-secco o Pro-Trento, che ha visto il Gruppo Lunelli di Trento (alias Ferrari Trento Doc) acquisire il 50% della prosecchista superiore Bisol.

Leggiamo attentamente i numeri, sorprendenti, citati dal Presidente del Consorzio tutela Prosecco Doc Stefano Zanette in occasione del Vinitaly, riferiti all’andamento del Prosecco pluriregionale nel corso del 2013. Primo elemento: “a livello mondiale la Denominazione di Origine Prosecco nel 2013 ha registrato un +18 % rispetto al 2012 con l’immissione di oltre 170 milioni di bottiglie nei mercati dei 5 continenti”.

Questo significa, ha dichiarato, che “nel mondo delle bollicine DO almeno una bottiglia su 3 è di Prosecco”. Le cose vanno ancora meglio nei tre migliori mercati esteri: “in Germania 1 bottiglia di bollicine su 2 è di Prosecco mentre negli USA e nel Regno Unito 4 bottiglie su 10 arrivano dal territorio ad origine protetta Prosecco, che – vogliamo ricordarlo – spazia da Treviso a Trieste includendo tutte le province del FVG e la maggior parte di quelle venete”.

La Germania si conferma il primo mercato estero e si assicura ogni anno circa un terzo dell’intera quota export. L’incremento nel corso del 2013 è “solo” dell’1,6%, ma viste le quantità resta comunque una crescita significativa. Sono andate molto bene le cose negli Stati Uniti, con un incremento del 24% che corrisponde al 16% della quota export complessiva.

Ma molto meglio le cose sono andate nel Regno Unito, che diventa il secondo esportatore di Prosecco Doc dopo la Germania. L’incremento nel 2013 è strepitoso, + 57.9 %, e la quota complessiva di export tocca il 20,3%. Questo exploit del Prosecco va letto anche alla luce di due contemporanee défaillance di “concorrenti” dello Charmat aromatico italiano, il Cava e lo Champagne.

Nel 2013 il metodo classico spagnolo in UK ha registrato un calo molto significativo del 16,76% perdendo sei milioni secchi di bottiglie e restando comunque intorno ai 30 milioni di pezzi.

Lo Champagne, per il quale il Regno Unito si conferma di gran lunga il primo mercato estero, passa da quasi 32 milioni e mezzo del 2012 a 30.786.727 unità del 2013 perdendo un milione seicentomila pezzi. Ma se si considera che non molti anni fa, nel 2007, si era toccata la quota stellare di 39 milioni di bottiglie e nel 2010 quella di 35.494.489, c’è da concludere che l’offensiva di un outsider dal nome facile da ricordare, dal costo molto contenuto, disponibile in quantità importanti e facile da bere come il Prosecco stia diventando davvero molto pericolosa.

E non c’è da stupirsi, come recita un trionfale comunicato dal Consorzio, che “dei 155.000 visitatori che hanno oltrepassato i cancelli del Vinitaly, 1 ospite ogni 28 è passato al Consorzio Prosecco Doc”. Va bene che si giocava in casa in terra veneta, però restano numeri che fanno impressione…

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Trento Doc Brut riserva Quore 2008

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
4.5


LetrariQuoreNell’accogliente stand, un vero salottino, dell’azienda agricola Letrari al Vinitaly, presenti, proprio come in un incontro in salotto, tutti i membri di questa bella famiglia del vino trentino, il “grande vecio” Leonello, pioniere della spumantistica metodo classico, che pratica dal 1961, in prima fila, quest’anno si sono potute assaggiare una serie di novità e di curiosità.

Lascio ad altra occasione un discorso sul Dosaggio Zero riserva 2008 che mi sembra aver trovato la propria dimensione e una personalità molto convincente, per segnalare di aver assaggiato e trovato giovanissimo, con la sua sboccatura che risale a febbraio, la riserva del Fondatore annata 2004, come sempre ricca di carattere e di nerbo, ben secco, dai profumi più che sapidi quasi iodati, molto largo e pieno in bocca.

E di essere rimasto sorpreso da un “divertissement” voluto dai Letrari, da Leonello e della figlia Lucia, bravissima enologa appassionata come il padre delle “bollicine”, un 976 riserva del Fondatore annata 1998 che sui lieviti non è rimasto i “soliti”, “soli” 96 mesi, ma più di 15 anni, perché la sboccatura di questo numero ridotto di bottiglie è avvenuta nel febbraio del 2014.

Un Dégorgement veramente Tardif fatto per vedere cosa potesse succedere. Ed il risultato è stato incredibile, perché il colore era un paglierino oro molto intenso, ma vivo, il naso ricco, molto fitto, caldo maturo, ancora ricco di note fruttate e di frutta secca, ma vitale, tutt’altro che stanco o spento, e la bocca, dove si coglieva ancora una buona componente fruttata, oltre che una vivace acidità e una bella freschezza, mostrava ancora una coda lunga verticale, energica e una piacevolezza di beva che non ti saresti mai aspettato…

Ma a parte queste curiosità, che testimoniano tutta la maestria nella difficile arte del metodo classico dei Letrari, Lucia Letrari teneva molto a farmi assaggiare un nuovo prodotto, che porta a ben 8 (forse un po’ troppi) il numero dei Trento Doc di casa, considerando che la produzione totale è intorno alle 90 mila bottiglie…

Lo stile aziendale degli altri vini prevede una cuvée di Chardonnay con una parte di Pinot nero, per avere un maggior bilanciamento e ricevere da entrambe le uve utilizzate un contributo sia in un termini di fragranza aromatica, di freschezza, che di struttura. Nel caso del nuovo Trento, un Brut riserva annata 2008, rimasto 40 mesi a riposare sui propri lieviti, un vino che è stato battezzato Quore (con la Q e non con la C), in casa Letrari si prova per la prima volta la strada dello Chardonnay in purezza, del Blanc de Blanc, da uve attentamente selezionate per ottenere questo tipo di prodotto, situate nelle posizioni ritenute ideali per il tipo di maturazione richiesta, e raccolte a mano.

CuoreLetrari

Si tratta di un esperimento riservato a sole 3000 bottiglie, con sboccatura risalente a novembre dell’anno scorso, che vorrebbe esaltare la morbidezza e l’eleganza dello Chardonnay, considerando che quello dei Letrari è uno Chardonnay di zone più calde come la Vallagarina e non della Val di Cembra o zone più alte. A me questa prova di Blanc de Blanc è piaciuta, con il suo bel colore paglierino oro squillante intenso e luminoso, direi solare, il perlage fine e continuo, il naso ben secco ma largo, pieno, succoso, con frutta gialla (pesca e albicocca) e mela e frutta secca in evidenza, con accenni di fiori secchi e di miele.

E sul palato Quore si dimostra spallato e strutturato il giusto, largo, pieno, ma dotato di una freschezza, di una vivacità, di un equilibrio, anche dal punto di vista dell’acidità, davvero notevoli. Un Brut riserva di grande piacevolezza che potrete servire non solo come aperitivo, ma su antipasti e primi piatti di un qualche impegno a base di pesce o di carni bianche.

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Clamoroso afflusso all’area Franciacorta del Palaexpo: urge però pensare ad un’alternativa

PalaexpoFranciacorta

Per la Franciacorta l’edizione 2014 del Vinitaly sarà sicuramente un’edizione da ricordare. Anche senza aspettare la diffusione dei numeri relativi all’afflusso al lato Nord del Palaexpo Regione Lombardia che ospitava 47 cantine produttrici ed il Consorzio (altri 16 produttori erano distribuiti in vari padiglioni esterni in storiche location, il caso di Uberti, Monte Rossa, Bellavista, che detengono da anni) è chiaro a tutti, a chiunque abbia provato a salire al Palaexpo nelle giornate di domenica e di lunedì (ma credo che anche martedì le cose non siano andate diversamente) e di muoversi nei 1500 metri quadri che costituivano l’area Franciacorta che il clamoroso, festoso successo ha avuto un risvolto indesiderato.

Un’affluenza tale da tramutarsi in determinati momenti in un vero e proprio “assalto”, in un confluire contemporaneo di persone – una vera e propria sfida alla legge dell’impenetrabilità dei corpi – che ha costretto loro malgrado gli organizzatori in certi momenti a bloccare per qualche tempo l’accesso tramite le scale mobili oppure a lasciare in attesa le persone che erano salite al secondo piano mediante le scale normali.

E’ stato uno spettacolo inconsueto e sicuramente non gradito al Consorzio Franciacorta e ai suoi operatori, né tantomeno agli operatori delle altre zone vinicole lombarde a loro volta presenti nel Palaexpo, ma non prese d’assalto così come era presa l’area della Franciacorta, vedere decine di persone in più o meno paziente attesa che uscisse dell’area un numero sufficiente di persone tale da consentire l’accesso ad altre.

Uno spettacolo che dimostra come il successo, la popolarità, elementi di cui la Franciacorta oggi sicuramente gode soprattutto presso il consumatore italiano, possono avere anche un risvolto imprevisto e indesiderato, di cui bisognerà tenere conto in sede di riflessione post fiera.

E’ chiaro a tutti che la presenza della Franciacorta all’interno del Palaexpo che ospita le varie denominazioni lombarde venga considerata dai responsabili istituzionali regionali e dai vari organismi che regolano (così si dice facciano) il mondo del vino della Lombardia, fondamentale e irrinunciabile. E che un Palaexpo che ospitasse tutti gli altri consorzi e vini lombardi ma non la Franciacorta sicuramente non provocherebbe più le file che ha provocato quest’anno e i blocchi temporanei all’ingresso, ma suonerebbe molto meno appealing. E un po’ strano.

Perché la presenza della Franciacorta all’interno del Palaexpo se anche ha involontariamente provocato le attese e le code di quest’anno e i malumori di altri Consorzi lombardi, d’altro canto è innegabile che serva ad altre zone lombarde che non godono della notorietà della zona bresciana a portare nel Palaexpo visitatori che poi finiscono, magari anche perché già preventivamente invogliati a farlo, per interessarsi delle altre produzioni lombarde.

Pertanto credo entri nel novero degli argomenti di discussione, a parte un discorso, non nuovo, che ho sentito fare a mezza voce da diversi produttori presenti, discorso che in pillole diceva “ma ha senso venire al Vinitaly e trovare queste condizioni? Ma dobbiamo davvero tornarci il prossimo anno? Il gioco vale la candela?”, la valutazione della possibilità per la Franciacorta di disporre di un’area autonoma non in condominio con nessuno dove disporre di tutti gli spazi necessari per far sì che le 47 cantine presenti quest’anno possano eventualmente aumentare, per ospitare manifestazioni, seminari, discussioni, per fare in modo che questa importante zona vinicola lombarda possa veramente incontrare gli appassionati, dialogare, spiegarsi, senza le code, le resse, festose e variopinte finché si vuole, ma non certo tali da permettere quel rapporto tra produttori e consumatori che è nei desiderata dei franciacortini.

Sono consapevole che quello di uno spazio riservato alla Franciacorta sia un discorso spinoso e difficile e che si tratterà di una decisione politica prima che logistica, funzionale, organizzativa. Ma visto che c’è un anno di tempo, è il caso di cominciare a ragionarci sopra e a non scartare a priori un’ipotesi del genere.

 

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Accordo Gruppo Lunelli – Bisol: continuano le perplessità sull’operazione

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Continuano ad apparire un mistero le motivazioni, leggi articolo qui, che hanno portato il Gruppo Lunelli, proprietario del marchio di universale notorietà Ferrari, leader indiscusso del metodo classico in Trentino a decidere di entrare al 50% in Bisol da sempre marchio di riferimento nel mondo del Prosecco Superiore mediante la sottoscrizione di un aumento di capitale “volto a finanziare un ambizioso piano di crescita da realizzare nel segno della continuità” o meglio “per permettere alla storica cantina di Valdobbiadene di affrontare da protagonista la sfida del mercato globale”.
Stupisce la quota del 50% sottoscritta che mantiene le due famiglie sullo stesso piano e non vede nessuna prevalere in termini percentuali, come sarebbe invece avvenuto con un 49% contro un 51%, e che presuppone un perfetto e continuo accordo decisionale e operativo.
Parlando lunedì al Vinitaly con diversi “trentodocchisti” ho colto in tutti una notevole perplessità nei riguardi di questo accordo che di fatto vede l’immagine e l’operatore numero uno del Trento Doc entrare a patti e sostenere l’immagine e il “piano di crescita” di un prodotto che oggettivamente è concorrente anche se profondamente diverso.
L’unica spiegazione possibile è che essendosi un po’ arenato il mercato interno dei loro Trento Doc, che o mantengono le posizioni o cedono leggermente, ed essendo indispensabile aumentare la quota, che quest’anno è leggermente cresciuta, dell’export dei loro metodo classico appoggiarsi ad un marchio fortissimo all’estero dove Bisol, possa aiutare a vendere più Trento.
Non so con quali politiche commerciali studiate insieme dai due alleati, magari con il sistema “ti vendo Bisol tra i leader del Prosecco e tu compri insieme uno dei leader del metodo classico italiano”, resta il fatto che tra gli operatori trentini, i cui stand al Vinitaly nel padiglione 3 erano intensamente frequentati, in particolare quelli di Ferrari, Rotari Mezzacorona e Cavit, e quello collettivo del Trento Doc, permane molta perplessità su questa ennesima operazione che vede un protagonista regionale scegliere di investire fuori regione e sostenere un prodotto, il Prosecco Superiore, che è antagonista non solo del Trento Doc, ma del tanto “spumante” Charmat che viene prodotto in provincia di Trento.

Nuovo sito Internet per l’Istituto Trento Doc

 

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A proposito di Trento Doc va segnalato il completamento e la pubblicazione on line della nuova versione del sito Internet dell’Istituto Trento Doc realizzato in collaborazione con l’Agenzia di comunicazione Archimede di Trento.
La prima impressione, sia dal punto di vista grafico che della funzionalità, (sorprende il fatto che nella galleria di ognuna delle quaranta cantine aderenti oltre ad un breve testo di presentazione di ognuna di loro non ci sia il rimando alle rispettive pagine Web aziendali) è positiva, il sito è fresco, vivace e si presenta bene. Peccato che si sia rinunciato a presentare il Trento Doc o TrentoDoc per se stesso, basta il nome, ma lo si sia ripetutamente definito “spumante”. Come uno Charmat cosa da cui un metodo classico è profondamente diverso.
E così’ leggiamo “bollicine di montagna spumante di montagna”, “Trentodoc è uno spumante metodo classico”, “spumanti metodo classico Trentodoc”, “Trentodoc – vino spumante metodo classico” e l’assicurazione che il Trento Doc è “tra i migliori spumanti italiani”. Come a dire che la sicurezza sulla capacità di comunicazione del marchio e della denominazione non è poi così forte si si continua a ricordare che è uno spumante…

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Altro che fantasie! Il Gruppo Lunelli (Ferrari Trento Doc) entra al 50% in Bisol (Prosecco Superiore)

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E’ proprio vero che la realtà supera spesso, e di gran lunga, la fantasia e quando io qualche giorno fa ho pubblicato questo post che aveva chiaramente il carattere del pesce d’aprile, favoleggiando, to have fun, di una joint venture tra un’azienda di Champagne e una di Prosecco superiore non potevo immaginare di non essere andato molto lontano dal vero.

Così è bastato sostituire allo Champagne il Trento Doc per scoprire che il mio scherzetto è realtà e si è tradotto in un “ingresso in aumento di capitale” in una storica cantina di Valdobbiadene Prosecco Superiore del Gruppo Lunelli di Trento, “che ha la piena proprietà delle Cantine Ferrari”, ovvero dell’azionista di maggioranza del Trento Doc.

Leggete con attenzione il comunicato stampa prima di stropicciare gli occhi: “Il Gruppo Lunelli entra al 50% in Bisol, da sempre marchio di riferimento nel mondo del Prosecco Superiore, per permettere alla storica cantina di Valdobbiadene di affrontare da protagonista la sfida del mercato globale, in un momento  particolarmente favorevole per la crescita e l’affermazione del Prosecco nel mondo.

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L’ingresso nell’azienda veneta è avvenuto grazie a un aumento di capitale volto a finanziare un ambizioso piano di crescita da realizzare nel segno della continuità: Gianluca e Desiderio Bisol continueranno il loro impegno in azienda nei ruoli ricoperti fino ad oggi, portando avanti la tradizione di famiglia giunta alla ventunesima generazione.

L’operazione rappresenta per il Gruppo Lunelli una tappa importante nella creazione di un gruppo dell’eccellenza del bere italiano, che comprende marchi accomunati dall’alto livello qualitativo e da un forte legame con il proprio territorio. Così nel gruppo trentino, che ha la piena proprietà delle Cantine Ferrari, della distilleria Segnana, dell’acqua minerale Surgiva e delle Tenute Lunelli – che producono vini fermi in Trentino, Toscana e Umbria – confluisce adesso il 50% di Bisol Desiderio & – Figli Srl.

Con questo nuovo passo, il Gruppo Lunelli conferma la propria leadership nel mondo delle bollicine e può raccontare da una posizione privilegiata la varietà che caratterizza il nostro paese in questo settore: se Ferrari è un Trentodoc e rappresenta l’eccellenza del Metodo Classico, Bisol è da sempre un marchio di riferimento del Prosecco. Con la sua storia ultracentenaria, la qualità dei suoi prodotti e l’impronta innovativa che la contraddistingue, Bisol esprime infatti ai massimi livelli la vocazione del territorio di Valdobbiadene.

“L’ingresso nel capitale di Bisol”, rileva Matteo Lunelli, amministratore delegato del Gruppo Lunelli, “è coerente con il nostro progetto di creare un gruppo dell’eccellenza del bere italiano. Da tempo valutavamo di entrare nel mondo del Prosecco e abbiamo trovato in Bisol l’azienda ideale: un marchio storico e prestigioso che ha un forte legame con il territorio, gestito da una famiglia di cui nutriamo grande stima.

Come nel 1952 nostro nonno, Bruno Lunelli, continuò per anni a lavorare a fianco di Giulio Ferrari, così noi oggi siamo fautori della continuità e lavoreremo con entusiasmo a fianco della famiglia Bisol per raccontare l’unicità del territorio di Valdobbiadene e cogliere insieme quelle che riteniamo essere significative opportunità di sviluppo”.

Per Gianluca Bisol, presidente della casa di Valdobbiadene: “L’arrivo di nuovi capitali asseconderà il nostro obbiettivo di crescere, in particolare all’estero, sempre nel rispetto della massima qualità che da anni è il nostro unico credo, così come del resto lo è per la famiglia Lunelli”.

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Queste le ragioni imprenditoriali impeccabili, la logica industriale che non fa una piega di entrambe le parti, per portare a porto l’operazione e motivarla: se da tempo i portabandiera del Trento Doc pensavano “di entrare nel mondo del Prosecco” (che strani i trentini, a molti di loro piace investire fuori regione, in Sicilia, Toscana, Umbria, si vede che considerano piccolo il loro territorio…), la scelta di Bisol, azienda leader, non fa una grinza.

Ma suonano ugualmente molto strane, anche se figlie di questi tempi, queste alleanze tra aziende produttrici di vini che in comune hanno solo le “bollicine” ed un innegabile sense of business.. Abbiamo avuto tanti “propagandisti del Prosecco” in questi anni: non avrei mai pensato potesse diventarlo anche la bandiera del Trento Doc

 

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Bollicinari al Vinitaly

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Mappa per trovare a colpo sicuro gli stand che cercate

Si apre domenica 6 a Verona l’edizione 2014 del Vinitaly, che proseguirà sino a mercoledì 9 aprile. Per fare cosa utile agli appassionati delle “bollicine” ho pensato ad un post puramente di servizio con l’indicazione delle postazioni di alcuni dei principali protagonisti e qualche notizia sulle iniziative sinora comunicate da alcune delle più importanti realtà produttive.

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Iniziamo con il Trento Doc, il cui sito Internet sarà presto online e non fornisce pertanto news sulla presenza veronese, i cui protagonisti potrete trovare presso Pad/Hall 3 stand E 1 – F 4. Sempre presso il Padiglione 3 stand E 4 sarà presente uno dei migliori esponenti del metodo classico trentino, Letrari, mentre la cantina cooperativa Mezzacorona – Rotari occuperà, sempre al padiglione 3 la posizione B 2. L’esponente più importante del Trento Doc, le Cantine Ferrari di Trento, saranno invece al padiglione 8 stand C 3.
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Passiamo ad ovest, in Piemonte, al metodo classico piemontese Docg, l’Alta Langa. Non ci sarà uno stand istituzionale, ma in questa nota presente sul sito Internet del Consorzio potrete trovare indicate le posizioni degli stand delle aziende presenti, a partire da Giulio Cocchi Pad 10 M 3.

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Torniamo in Lombardia con il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese (che di recente ha nominato come nuovo direttore Emanuele Bottiroli), che troverete nella consueta posizione del Palaexpo Regione Lombardia, al piano superiore subito dopo l’ingresso principale. Qui troverete aziende come Bruno Verdi, Anteo, Picchioni, mentre i vini di Monsupello saranno al Padiglione 7 stand B 1.
Due indicazioni per due delle principali aziende altoatesine produttrici di metodo classico di qualità. Le troverete entrambe nel padiglione 6, Arunda Vivaldi allo stand D 2 e Haderburg al C 3.

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Passiamo al mondo del Prosecco, Docg e Doc. Il Consorzio Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene sarà al padiglione 8 stand I2-I3-I4 e vedrà la presenza di diciotto piccoli produttori: Borgo Antico, Borgoluce, Buffon Giorgio, Giavi, Il Follo, La Vigna di Sarah, Le Vigne di Alice, Lucchetta, Marchiori, Mass Bianchet, Ronfini, San Giuseppe, Sanfeletto, Spagnol – Col del Sas, Tanorè, Terre di San Venanzio, Valdellövo e Vigne Matte. Presso lo stand del Consorzio si potranno inoltre degustare oltre 100 etichette di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore presentate al banco d’assaggio istituzionale. Il Consorzio Prosecco Doc sarà invece dislocato al Padiglione 4 stand B 4 e consente, preventiva iscrizione, qui, la partecipazione ad alcuni eventi, assaggi, degustazioni.

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Uno dei più noti produttori di Prosecco Superiore, Bisol, presente presso l’area Grandi Vini Group Padiglione 7 E7-E8, presenterà la nuova annata di Jeio noSO2, spumante senza solforosa aggiunta, ora ufficialmente Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG: “È una produzione sartoriale, creata su misura per il consumatore sensibile ai solfiti, frutto di moltissimi anni di ricerca in cantina ed in vigneto per garantire la massima eleganza, genuinità e longevità” spiega Desiderio Bisol. Il nome di questo esclusivo Prosecco indica l’assenza totale di aggiunte di anidride solforosa.

Restando in Veneto costituisce una curiosità, martedì 8 aprile alle 15 presso lo stand della Regione Veneto sala al piano terra, la degustazione di vitigni veneti meno conosciuti in versione spumantizzata, presentata come “Bollicine minori”. Una classico della produzione veneta, soprattutto in versione metodo classico, è il Lessini Durello, i cui campioni potrete trovare al Padiglione 5 stand F7-G4-G7. Una curiosità rappresentano sempre le bollicine della soavese Villa Rinaldi, presente al Padiglione 5 stand D 4.

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Infine il Consorzio Franciacorta che sia attraverso il sito Internet sia attraverso comunicati stampa ha fornito in maniera dettagliata il programma delle proprie presenze (63 i produttori in fiera, 47 cantine all’interno del Palaexpo Regione Lombardia (lato Nord, 2° piano) e altre 16 nei padiglioni esterni) e delle proprie iniziative.

L’area Franciacorta nel Padiglione Lombardia (Palaexpo) si sviluppa su circa 1.500 mq e ospiterà il Salotto Franciacorta, allestito all’interno dell’area istituzionale Franciacorta nel padiglione Lombardia (Palaexpo, secondo piano, stand B-C 16), con eventi di vario genere e di particolare interesse, dedicati ai nuovi trend di mercato, alle tendenze della rete, agli inediti progetti del Consorzio Franciacorta in ambito export, valorizzando ogni volta la cultura e la tradizione enogastronomica del territorio. Qui tutto il programma dettagliato, da domenica 6 a mercoledì 9.

Qui invece l’elenco delle cantine franciacortine presenti al Palaexpo padiglione Lombardia

Antica Fratta, Azienda Agricola Fratelli Berlucchi, Barboglio de Gaioncelli, Bariselli Gabriella, Barone Pizzini, Berlucchi Guido, Betella Franciacorta, Biondelli, Borgo La Gallinaccia, Bosio, Ca’ del Bosco, Cantina Chiara Ziliani, Castello Bonomi Tenute in Franciacorta, Castelveder, Cavalleri, Clarabella, Faccoli Lorenzo, Ferghettina, il Mosnel, La Fiòca, La Fiorita, La Montina, La Torre, La Valle, Lantieri de Paratico, Le Cantorìe, Le Marchesine, Le Quattro Terre, Marzaghe, Mirabella, Monzio Compagnoni, Pian del Maggio, Plozza Ome, Quadra, Ricci Curbastro, Riva di Franciacorta, Romantica, Ronco Calino, San Cristoforo, Santus, Solive, Tenuta Montedelma, Tenuta Moraschi, Vezzoli Giuseppe, Vezzoli Ugo, Vigna Dorata, Villa Franciacorta.

E qui l’elenco delle cantine presenti in padiglioni esterni

Bellavista PAD.7 B3/B4, Bersi Serlini PAD.6 E1, Cascina San Pietro PAD.8 G7, Castel Faglia PAD.5 E5 G.D.O CAPETTA, Castel Faglia Monogram PAD.4 C4 Ho.Re.Ca, Castello di Gussago La Santissima PAD.7 D5 DISTILLERIE FRANCIACORTA, Contadi Castaldi PAD.7 B3/B4, Corte Aura PAD.6 C6, Derbusco Cives PAD.7 B3/4 CUZZIOL, Lo Sparviere PAD.8 F4 VINTRADING, Monte Rossa PAD.6 B6, Montenisa PAD.7 D2 ANTINORI, Riccafana PADIGLIONE 11 STAND E5 G6, Sullali PAD.7 B3/4 CUZZIOL, Uberti PAD. 7 B1, Villa Crespia-Muratori PAD. 7 B5.

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Ci sono anche le “bollicine” di D’Araprì nell’ultimo libro di Andrea Zanfi

RiservaNobileD'AraprìFa piacere trovare nell’ultima fatica del poliedrico giornalista e scrittore toscano Andrea Zanfi dedicata a Le Puglie, storie di terre e di vini, edita da Salvietti e Barabuffi, tra tante pagine dedicate a produttori di corposi e saporiti vini rossi figli di vitigni come Uva di Troia, Primitivo e Negroamaro, alcune pagine dedicate ad una cantina che pur operando in Puglia ha scelto, non oggi che la moda delle “bollicine” si è estesa anche alla terra dei trulli, ma nel lontano 1979, oltre trent’anni fa, di dedicarsi, con spirito pioneristico, alla produzione di metodo classico (non Charmat).

Questo in quel di San Severo di Foggia, nel cuore della Capitanata di Puglia, e basando tutto o quasi sul vitigno autoctono identitario, quel Bombino bianco arrivato, si dice, in zona intorno al 1200 portato dai Templari di ritorno dalla Terra Santa.

Meritava di essere raccontata in questo libro l’avventura di Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, il trio di amici che ha dato vita alla realtà D’Araprì, (marchio che nasce dalle iniziali dei tre cognomi), perché è la storia di un’azienda esemplare che ha avuto coraggio e fantasia, scegliendo di percorrere strade che all’epoca potevano apparire utopiche o stravaganti, ma poi con il tempo si sono rivelate pienamente azzeccate.

Anche il puntare sul vitigno locale, noto per esprimere vini bianchi non di grande esuberanza aromatica, ma ricchi di un’acidità naturale, poteva sembrare azzardato, ma piuttosto che piantare, anche qui, Chardonnay (in seguito pianteranno anche Montepulciano e una piccola parte di Pinot nero), perché non puntare sull’uva di casa sfruttando il lungo ambientamento su terreni calcarei-argillosi con presenza di limo e sabbia (si calcoli che la percentuale di sabbia è del 30% e del 24% quella di limo), ricchi di sostanza organica e posti ad un altitudine tra 80 e 100 m. in leggera pendenza?

Oggi la gamma è ampia e comprende ben sei tipologie di metodo classico, il Brut e il Pas Dosé cuvée di Bombino bianco e Pinot nero, il Rosè di Montepulciano e Pinot nero, la Gran Cuvée, mix di Bombino, Montepulciano e Pinot nero, la Dama Forestiera, prodotta solo in magnum nelle grandi annate, mix di Montepulciano e Pinot nero con 48 mesi di affinamento sui lieviti.

Il vino che io amo di più e che credo simboleggi meglio di ogni altro lo stile aziendale è la Riserva Nobile millesimata, 36 mesi di affinamento sui lieviti, per il quale viene utilizzato in purezza il Bombino bianco, che anche in condizioni di caldo mantiene un bel corredo acido e assicura vivacità e freschezza al vino e un sorprendente variegato e piacevole corredo aromatico.

Una cosa mi piace sottolineare nella cantina D’Araprì, essersi dotata (ne potete leggere le linee direttive sul sito Internet) di una carta etica e di qualità aziendale, che prevede ad esempio l’impiego esclusivo delle uve dell’agro di San Severo, la presenza del Bombino bianco o del Montepulciano per un minimo del 60% in tutte le cuvée, l’impiego del solo mosto fiore per la preparazione dei vini base e un dosage contenuto. Tutti elementi di grande importanza che danno la misura del modo di lavorare di questa bella realtà produttiva meridionale.

 

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Joint venture in vista tra una Maison de Champagne e un’azienda di Prosecco Superiore?

Topsecret

Per ora è solo una clamorosa indiscrezione, verificata, accertata, sicura, di cui maggiori dettagli si potranno conoscere solo nei prossimi giorni. Finita, se mai è esistita, una condizione di “guerra” tra Champagne e Prosecco, prodotti che hanno storie, origini, caratteristiche, prezzi, profondamente diversi. Oggi sembra essere addirittura “scoppiata” la pace, una sacra alleanza ovviamente nel nome delle “bollicine”.

Quello che per ora, violando le regole del top secret, si può dire, è che tra una importante Maison de Champagne e un altrettanto rilevante azienda produttrice di Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene, si è formalizzata un’intesa, una joint venture, con uno scambio di pacchetti azionari e la definizione di progetti comuni che vedranno interagire i rispettivi staff tecnici per mettere a punto un prodotto figlio delle rispettive conoscenze tecnico-enologiche.

Pare inoltre, ma sono solo voci, che l’azienda francese si occuperà di importare e distribuire in Francia i top de gamme della concorrente veneta e che chiederà all’INAO il permesso per dare vita ad un vigneto sperimentale per verificare il comportamento del vitigno Glera (Prosecco) in terra di Champagne.

Tutto questo ha del clamoroso e dell’incredibile, ma questi tempi di crisi ci hanno insegnato che quello che appare improponibile e impossibile nel nome del business può diventare improvvisamente percorribile….

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