Franciacorta sugli scaffali a 6,89 euro: il duro lavoro di cinquant’anni gettato alle ortiche

mezzasta

La Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi “prezzo civetta” da Esselunga

Giornata di lutto ieri per la Franciacorta. Giornata da bandiere a mezz’asta e da black flag. Giornata di grande malinconia, di assoluta tristezza per chi, come me, ama profondamente questa zona vinicola, crede nei suoi vini (e ce ne sono tanti buoni, al di là di quel che possono dire provocatori e detrattori confusi…), ed è orgoglioso di portare da trent’anni, da quando scrivo di vino, come fiore all’occhiello, l’omonimia con quel grande Uomo che per primo la Franciacorta come zona produttrice di metodo classico, come “petite Champagne”, si è sognato, ha immaginato, ha inventato. Mi alzo in piedi quando scrivo il suo nome: Franco Ziliani.
Esselunga-logo

Una giornata triste, perché che sia colpevole la sola Esselunga avendo deciso una vendita a prezzo ribassatissimo di un Franciacorta dal marchio storico con un prezzo civetta, e avendo l’azienda subito, come “vittima”, questa scelta, o che sia colpevole l’azienda in oggetto, perché, come ho scritto, anche a lei è doveroso applicare il teorema tutto berlusconiano del “non poteva non sapere”, quello che è innegabile, un dato di fatto, è uno sputtanamento pesantissimo dell’immagine della Franciacorta, prima che di quel brand.

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Inutile spendere tante parole, parlano meglio di tutto le immagini: la paginata pubblicitaria di Esselunga di ieri sul Corriere della Sera, con l’offerta, valida “fino al 31 dicembre. Buon Natale!”, del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi a 6,89 euro (e io che ironizzavo sugli 8,90 euro delle 230 mila bottiglie di Spumante Brut, pardon, Trento Doc, Ferrari…), i tanti cartoni (quante bottiglie erano?) a libera disposizione senza limitazioni dei possibili acquirenti nei punti vendita (io ne ho visitati due a Bergamo e dintorni), con il cartellino del prezzo che, come sempre, come nel caso del Trento Doc, sparava la parolaccia facile da capire per tutti, “Spumante”.

Il prezzaccio ridicolmente basso, per un metodo classico franciacortino, porca vacca, per un vino che ha riposato “ almeno 18 mesi sui lieviti” e che non è stato prodotto e replicato serialmente e poco seriamente in milioni di pezzi in pochi mesi, l’immagine sporcata, e ci vorrà tanto tempo e tanto lavoro e pazienza per ripulirla, di un’azienda che è stata ed è tuttora orgoglio del panorama del metodo classico italiano, di un vino, di una denominazione che in soli cinquant’anni ha fatto miracoli.
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E ha fatto diventare un angolo della ricca e operosa provincia bresciana la capitale, ripeto, la capitale (piaccia o non piaccia a trentini, oltrepadani e spumantisti aggiunti per furbizia o per calcolo) dei vini italiani prodotti con la nobile tecnica della rifermentazione in bottiglia.

Ora l’immagine e la realtà bella, positiva, vincente della Franciacorta, di cui ha parlato orgogliosamente martedì in un intervento all’assemblea dei soci, il presidente del Consorzio Maurizio Zanella, l’immagine di una zona che produce veri vini, dotati di una loro precisa personalità, e non semplici replicanti di un metodo di produzione creato e fatto diventare un mito altrove, è stata sporcata, offuscata, messa in dubbio.

IseoFranciacorta

Il lavoro serio, metodico, tenace, di tante persone, donne e uomini del vino, che hanno creduto nell’utopia-Franciacorta, che hanno faticato per costruirla, per renderla realtà, termine di riferimento e “pietra di scandalo”, nonché di paragone, nel mondo, tanto polveroso, vecchio, pigro, del vino italiano.

Non voglio discutere o addirittura sostenere che non sia vero quello che mi ha detto stasera al telefono un addolorato e accorato Arturo Ziliani, l’enologo di casa Guido Berlucchi, sicuramente l’erede più accreditato del Grande Padre Franco: ovvero che loro, alla Guido Berlucchi, non hanno colpa dell’accaduto.
Che la responsabilità è tutta e solamente di Esselunga, che, sue parole, “paga 5 euro di più rispetto al prezzo stracciato” di 6,89 euro le bottiglie del Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut finite, specchietto per le allodole, con prezzo civetta (ma almeno nel caso del Ferrari figurava una chiara dicitura a chiare lettere “SOTTOCOSTO” che qui manca) sugli scaffali per i tanti, ma oggi a Bergamo alle 14 eravamo in quattro gatti…, che vanno a fare le spese sotto questo strano e sottotono Natale 2015.

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Io, che sono malfidato e sospettoso, e che continuo a preferire, a pelle, le piccole aziende artigianali, i récoltant manipulant di Franciacorta alle Grandi Maison (con una sola eccezione, che non conferma la regola, ovvero Cà del Bosco, che realizza alcune “bollicine” che tutte le altre aziende si sognano…) continuo, incazzato come una biscia per questa pagina nera della bella storia della Franciacorta, a fare una maledetta fatica a credere, digiuno come sono e come voglio continuare ad essere, delle politiche di marketing, del product placement, della valutazione dei costi di produzione et similia, che queste meritorie grandi aziende non sappiano.

Che questi “soprusi” o congiure della Grande Distribuzione, più o meno organizzata, avvengano alle loro spalle, a loro insaputa, contro di loro. Che la grande azienda venda diverse migliaia di bottiglie ad Esselunga, piuttosto che a Coop, Auchan, e non le sfiori mai l’anticamera del cervello che magari, sotto Natale, queste catene, che non fanno beneficenza, ma fanno business (proprio come è giusto che facciano le Grandi Aziende), finiscano con lo sparare il missile terra aria del prezzo sottocosto, del prezzaccio civetta, del prezzo che s…bugiarda il lavoro di tanti anni.

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Anche e soprattutto dei Franco Ziliani (parlo del grande enologo, sognatore e venditore), dei Paolo Rabotti, dei Giovanni e Giulia Cavalleri, dei Vittorio Moretti, delle Emanuela Barzanò Barboglio, delle Pia Donata Berlucchi, dei Maurizio Zanella, ecc. e di tutta quella splendida comunità, o meglio, unione di passioni, che hanno fatto crescere e diventare grande la zona vinicola posta tra Monte Orfano e Lago d’Iseo.
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E ora come faranno quelli che fanno qualità e hanno venduto e continuano a vendere al prezzo corretto al quale si deve vendere, anche per questione d’immagine, oh yes d’immagine, Champagne docet, un Franciacorta, a spiegare ai consumatori che quel prezzo ha veramente senso, è motivato, ha una sua logica, quando un Franciacorta Docg Cuvée Imperiale Brut Guido Berlucchi è finito sugli scaffali, e ci resterà ancora una dozzina di giorni, a 6,89 euro?

Sarà un lavoro pesante, lungo e difficile che aspetta tutto il mondo franciacortino e che renderà il 2015 che arriva ancora più complicato, ma ancora più affascinante. Perché si tratterà di vendere, promuovere e difendere, con rinnovata forza, le ragioni di un Franciacorta Docg, mica, con tutto il rispetto, di un prosecchino qualsiasi…

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Franciacorta Brut 2008 Bosio

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 20 € a 25 €

Giudizio:
4.5


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Vado terribilmente di fretta e quindi vi risparmierò l’introduzione alla storia, al presente e al futuro di questa cantina franciacortina, rimandandovi a due precedenti articoli, dedicati al Brut e all’Extra Brut 2008 Boschedor dove ne ho cantato le lodi dicendo trattarsi di vini ben fatti e di azienda da tenere in seria considerazione.

Una piccola azienda, da poco più di 50 mila bottiglie prodotte, una cantina di Timoline di Corte Franca, Bosio, avviata da Luigi Bosio nel 1990, ma ufficialmente dotata di cantina autonoma giusto dieci anni fa, nel 2002, i cui venti ettari vitati si trovano tutti nel territorio di Corte Franca. Che non è proprio una zona, anzi un terroir, da buttar via, anzi.

Voglio invece parlarvi e caldamente suggerirvi, se volete trattarvi bene e regalarvi o regalare un Franciacorta con i fiocchi, un altro Franciacorta dei Bosio, che ho avuto il piacere di degustare in quella bellissima cornice che è stata la Mostra mercato dei vignaioli indipendenti della Fivi a Piacenza (qui un bellissimo racconto-riflessione di quell’ottimo palato e penna acuta che è Pierluigi “Pigi” Gorgoni) e che ho trovato all’altezza della situazione.

Parlo del Brut millesimato 2008, con sboccatura gennaio 2012 e 38 mesi di permanenza sui lieviti e solo 4 grammi di dosaggio zuccherino (non gli 8-9 di tanti Brut) che i Bosio hanno prodotto con una sapiente cuvée formata al 70% da Chardonnay e per il 30% da Pinot nero.

Brut2008Bosio

Un vino che a Piacenza ha furoreggiato e che anche il mio amico profesur Michele Antonio Fino, alias Cascina Melognis a Revello nel saluzzese (ne parleremo…) ha trovato buonissimo. E buono, boia fauss, lo è davvero, con il suo colore paglierino oro vivo e splendente, il perlage sottile e continuo, il naso vivo, salato, incisivo, nervoso, tutto agrumi, fiori secchi, un tocco di nocciola fresca, e l’attacco in bocca diretto e diritto, la bolla cremosa il giusto, la buona struttura, con ricchezza di sale e di sapore, una croccante piacevolezza e una persistenza lunga che ne agevola la beva. Insomma, proprio il genere di Franciacorta che mi piace! E a voi? Provatelo ordunque!

p.s.
perdonate le foto, non proprio meravigliose, e soprattutto perdonate alla Fivi quelle orribili tovagliette verde Padania messe sui tavoli e presenti sotto bottiglie e bicchieri, che il prossimo anno, vero Matilde, Walter, Leonildo?, non vogliamo vedere più a Piacenza

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Franciacorta: buoni proponimenti di Natale, bilanci 2014 e prospettive 2015

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Il pensiero del Presidente del Consorzio Maurizio Zanella

Ricevo dal Consorzio Franciacorta e molto volentieri pubblico, la lettera introduttiva all’assemblea generale dei soci tenutasi stamattina pronunciata da uno dei più intelligenti uomini del vino italiani, il Presidente del Consorzio della zona vinicola bresciana Maurizio Zanella. Una persona che conosco dal lontano 1984, la cui azienda ho visto crescere e la cui autorevolezza non solo a livello franciacortino, ho visto imporsi, passo dopo passo (e non mi fa alcun velo nel giudicarlo l’antica consuetudine e l’amicizia… anche se ha un grosso difetto, è Bilanista…) in trent’anni di attività.

Non voglio forzare il pensiero di M.Z., che è maggiorenne, vaccinato e dalle spalle ben forti, e sa esprimersi benissimo per conto proprio, senza bisogno di interpreti e portavoce, ma quando ho letto le sue precise e ben chiare parole “richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”, “, ho immodestamente pensato che l’ottimo Presidente che a maggio terminerà il proprio secondo mandato e che sarà sostituito da persona altrettanto degna e preparata (ne sono certissimo, prestando attenzione al toto nomi che circola…) sia un attento lettore di questo blog e che magari si riconosca in alcuni miei recenti post di carattere franciacortino che hanno fatto leggermente discutere… E “incazzare” (problemi suoi) qualcuno…
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E questa, per me che alla Franciacorta e al Franciacorta sono affezionato come un figlio (mi chiamo o non mi chiamo Franco Ziliani?) è una soddisfazione di non poco conto… Leggete dunque attentamente le riflessioni, le considerazioni, i dati economici – “al 31 di Ottobre si registra un più che positivo incremento delle vendite del 5,4% in Italia e del 12,9% all’estero con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%)” – snocciolati da Zanella.

A meno che non siate trinariciuti enosnob antifranciacortini in servizio permanente effettivo e con cervello consegnato all’ammasso, come amava dire il mio caro papà, sono dati meritevoli di attenta considerazione.

Il dibattito è aperto: Lemillebolleblog è a disposizione di tutti coloro che vorranno intervenire, con intelligenza, rispetto, buona educazione, senza trascendere in zakkate, dicendo, anche criticamente (la Franciacorta è un territorio libero dove operano donne e uomini, del vino e non, liberi) la loro. Buona lettura!

ZANELLA

Cari Soci, Cari Colleghi, sono certo di rappresentare il pensiero del CDA che ho l’onore di presiedere esprimendo soddisfazione ed orgoglio, per le attività svolte dal Consorzio nel corso dell’anno appena trascorso.

Se è vero che il 2014 sarà ricordato come l’annata più piovosa della nostra storia con una campagna viticola impegnativa e costosa (con uve mediocri per quanto riguarda Pinot nero e Pinot bianco, mentre lo Chardonnay è stato un mezzo miracolo rispetto alle aspettative), non possiamo certo trascurare i traguardi raggiunti e i riconoscimenti ottenuti.

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Partiamo da quelli sul fronte commerciale: al 31 di Ottobre si registra un più che positivo incremento delle vendite del 5,4% in Italia e del 12,9% all’Estero con un prezzo medio di vendita che sale leggermente (1,1%) nonostante un contesto economico generale estremamente complesso. Ci auguriamo che gli ultimi due mesi – particolarmente importanti, ma non decisivi come in altre Denominazioni – si chiudano con successo.

La qualità del Franciacorta continua a crescere (seppur un terzo dei nostri vigneti non abbia raggiunto 10 anni d’età) e continua la crescita anche per quanto riguarda il giudizio della critica: sono sempre di più le Aziende presenti nelle guide specializzate così come i riconoscimenti ottenuti.

VillaLechi

Ma oltre ai numeri, è la notorietà del Brand Franciacorta a farci proseguire con maggior convinzione e determinazione perseguendo la strada del connubio tra il nostro meraviglioso territorio e il vino. Un percorso intrapreso ormai alcuni anni fa così come chiaramente è emerso anche dall’ultima ricerca commissionata ad AstraRicerche.

Inoltre è stato evidenziato che, accanto all’incoraggiante progressione di conoscenza del Franciacorta che conferma la validità dei progetti sviluppati in questi ultimi anni a favore del nostro Brand, emergono evidenti segnali d’allarme verso il nostro territorio. Diventa quindi fondamentale la nostra unione e la proattività che sapremo sviluppare nell’utilizzare tutte le leve possibili affinché le Amministrazioni Comunali della Provincia e della Regione Lombardia, facilitino il cammino dell’Unione dei Comuni “Terra di Franciacorta” che, proprio in questi giorni, vedrà finalmente la nascita del Ptra, lo strumento tecnico affinché gli stessi siano riconosciuti.

Ma adesso è venuto il momento che nascano velocemente i contenuti per la difesa strenua del nostro territorio ed i progetti per la Sua riqualificazione. Tutto ciò è fondamentale per la crescita del nostro Brand che non può andare solo verso l’eccellenza nel bicchiere, ma deve necessariamente essere accompagnato da un territorio fruibile e di qualità omologa. Per questo motivo è forte il nostro richiamo alle 19 Amministrazioni comunali affinché questa Mission sia sostenuta da un profondo senso civico per il bene non del solo comparto vitivinicolo, ma di tutti i cittadini della Franciacorta.

festivalFranciacortaMilano2013

Sul piano della promozione in Italia i Festival itineranti, il Festival Franciacorta in Cantina, la partnership con Camera Nazionale della Moda e con Alitalia, la presenza sempre più significativa in ambiti extra-settore prevalentemente del mondo del lifestyle, hanno contribuito ad accrescere l’autorevolezza del Franciacorta.

All’estero abbiamo ottenuto incoraggianti risultati grazie ai nuovi accordi con qualificate Agenzie di comunicazione in Germania e negli Stati Uniti, dove opereremo in maniera più orientata al Lifestyle e Travel, oltre al consolidamento del mondo “enogastronomico”, così come in Giappone. Mentre in Inghilterra proseguiremo il complesso accreditamento verso la stampa ed il trade di settore che inizia a dare i suoi frutti.

Infine, richiamo tutti gli associati ad un maggior senso etico nel rispetto e nella valorizzazione del Franciacorta, evitando facili scorciatoie che nulla portano in valore aggiunto alla nostra Denominazione e che recentemente – anche se in rarissimi casi – hanno gettato ombre sul lavoro sinergico della stragrande maggioranza di noi produttori che, rubando l’espressione ad un nostro collega, “si spaccano la schiena per fare vini buoni”.

Un augurio di un Sereno Natale ed di un Buon Anno festeggiando i successi raggiunti e brindando ai prossimi che ci attendono.

Maurizio Zanella

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Prosecco “bollicine di bandiera” italiane?

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Calma e gesso, prosecchisti, non dimenticate che avete successo perché bulk wines!

Non sono nato ieri per non capire che, soprattutto in questi giorni, dove per vendere un bancale in più ci si arrampicherebbe sui vetri e si farebbe chissà cosa, sono previsti e comprensibili, insomma, fanno parte del gioco, anche slogan pubblicitari un po’ sopra le righe. Con tanto di ostentazione “di muscoli” e campanilismo che sfiora il patriottismo e una celebrazione esagerata del presunto primato delle piccole patrie.

Però, vedersi arrivare, dalla simpatica e capace p.r. del Consorzio Prosecco Doc, ovvero 243 milioni di bottiglie vendute nel 2013, con un incremento del 24,2% rispetto al 2012, una mail che recita testualmente “Le nostre bollicine di bandiera, impermeabili alle tensioni tra Usa e Russia, svolgono il ruolo di ambasciatrici della migliore italianità nel mondo. Da New York a San Pietroburgo passando per Chicago, il Prosecco Doc si fa amare dovunque” mi sembra un po’ troppo.

Capisco che a Conegliano Valdobbiadene, pardon, in Veneto-Friuli Venezia Giulia, vasta area di produzione del Prosecco Doc, il successo possa un po’ dare alla testa, visto che anche all’estero, ad esempio sul blog del confrère canadese Guénaël Revel, alias Monsieur Bulles, celebrano “la diversité effervescente de Vénétie”, definendo un noto Prosecco Docg “un mousseux aussi agréable qu’abordable, efficace et bien construit, qui saura lancer les festivités dans un apéritif gourmands”.

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Però, sempre all’estero, in quel “paradiso” che si sta rivelando per i produttori di Prosecco tout court il Regno Unito una rivista specializzata ben informata come The Drink Business ricorda che tanti Prosecco si stanno vendendo bene grazie ai loro “bulk prices” (traduco: prezzi stracciati) e che oggi “the cheapest Prosecco in the UK”, il Prosecco a prezzo più basso, si vende a 5 sterline sullo scaffale come marchio della grande catena Asda.

Non c’è dunque di che essere particolarmente fieri e orgogliosi, anche se, riporta sempre lo stesso articolo della rivista britannica, un importante esponente del mondo prosecchista, MD della Bosco Viticultori, sostiene che questo prezzaccio è basato sui prezzi delle uve del passato e non potrà essere riproposto nel 2015. Si tratta dell’ultimo episodio di un contratto che è giunto al termine, ed in futuro il Prosecco cheapest che si potrà trovare in promozione in UK costerà non 5 sterline, ma £6.49.

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Lo scorso anno il prezzo a litro del Prosecco era di 1.10 euro, ora di 1.40 euro. Ma sempre di “bulk price”, di cheap wines si tratta, e nel mondo, discorso Asti Docg a parte, che pure comprende milionate di bottiglie, ci sono anche i 60 milioni di bottiglie del vero Prosecco, quello storico targato Conegliano Valdobbiadene Docg e numeri che crescono e sono destinati a diventare via via più interessanti di Trento Doc e soprattutto Franciacorta Docg.

Pertanto quelle del Prosecco a prezzo stracciato saranno anche, per certi versi, “bollicine di bandiera”, ma non è una bandiera di cui essere particolarmente fieri. E’ una bandiera che rappresenta un vino dal nome sicuramente popolare, ma con le brache, riferite ai prezzi, ampiamente calate. Contenti voi…

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Spumante Brut Ferrari: 230 mila bottiglie sottocosto da Esselunga

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Domanda: anche per i Lunelli vale il teorema del “non poteva non sapere”?

Ho aspettato volutamente che l’offerta, che è stata valida dal 4 al 13 dicembre, finisse, per scriverne. Sto parlando del sottocosto che da Esselunga, la catena di supermercati e ipermercati creata da quell’autentico genio che corrisponde al nome di Bernardo Caprotti (che gli Dei ce lo conservino per almeno mille anni) ha riguardato per la decina di giorni sopra indicati un nome importante del metodo classico italiano, le Cantine Ferrari di Trento.
Non un nome qualsiasi, ma l’ex leader o (co-leader) della spumantistica con rifermentazione in bottiglia italiana, l’azionista di maggioranza del Trento Doc, uno dei pochi marchi veramente forti nel mondo delle “bollicine” di qualità italiane.

Cosa è successo dunque? Niente di speciale, ovvero che per l’ennesima volta il prodotto base della vasta gamma Ferrari è finito sugli scaffali Esselunga ad un prezzo speciale. Non bassissimo in sé, a 8,90 euro invece di 12,49, ovvero con uno sconto del 28%, ma interessante per due motivi.

Il primo è che sia sul volantino sia sul cartellino del prezzo si leggeva “Spumante Brut Ferrari”, con le bottiglie, nel punto vendita di Bergamo dove ho scattato la foto, piazzate tra un Nescafé Dolce gusto e una confezione dei fantastici “panni catturapolvere” Swiffer (il single che sono da un anno e mezzo ne benedice l’invenzione).

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Spumante Brut Ferrari e non, come il buon senso, il buon gusto, la correttezza dell’informazione, il rispetto per il ruolo di leader della denominazione, Trento Doc Brut Ferrari.

E poi, cosa ancora più rilevante, il fatto, dichiarato sul volantino di cui serbo copia e che sono disponibile a fornire ai cugini Lunelli (appena ho tempo lo scannerizzo e ne riproduco qui la parte interessata..), che le bottiglie su cui poteva contare questo “sottocosto” non erano poche e incontrollabili, fornite magari all’insaputa dell’azienda da qualche distributore o grossista, bensì “230.000 pezzi”.

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Una quota di produzione non trascurabile, che rappresenta qualcosa come il 5% della produzione totale Ferrari ed equivale alla produzione complessiva di metodo classico di tante aziende trentine, di parecchie della Franciacorta o dell’Oltrepò Pavese. Un quantitativo superiore a tutte le bottiglie di metodo classico prodotte complessivamente in Alto Adige.

Allora la domanda che mi chiedo e che giro ai cugini Lunelli, ben consapevole che così facendo mando letteralmente a remengo il tentativo di riavvicinamento tra le parti “belligeranti” in corso, che avrebbe dovuto sfociare in una mia visita di pacificazione in cantina in gennaio, ma cosa volete farci, io faccio il giornalista, non il velinaro, è la seguente: “ma voi Lunelli sapevate o no che Esselunga avrebbe messo in vendita, a prezzo ribassato quasi del 30, un quantitativo così considerevole del vostro Brut spumante, pardon, del Trento Doc base?”.

Esselunga-logo

E ancora: “eravate al corrente, e magari avete concordato insieme ai responsabili del marketing Esselunga, l’offertona, oppure, come si dice sempre in questi casi, avete “subito” questo sottocosto richiama clienti?”

Prima che mi rispondiate ricordo che nelle motivazioni della condanna di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset si legge: «Ad agire era una ristrettissima cerchia di persone… vicine, tanto da frequentarlo tutti personalmente, al sostanziale proprietario… Berlusconi. Un imprenditore che pertanto avrebbe dovuto essere così sprovveduto da non avvedersi del fatto che avrebbe potuto notevolmente ridurre il budget di quello che era il maggior costo per le sue aziende….”.

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Allora se per Berlusconi vale il teorema del “Non poteva non sapere”, questo teorema come potrebbe non funzionare, in piccolo, in una storia che riguarda la vendita a prezzi sottocosto di Spumante Brut, e non reati finanziar-valutari, per la famiglia Lunelli azionista di maggioranza del Trento Doc?

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Partita alla grande la degustazione di Franciacorta al Franciacorta Outlet Village

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Una bella iniziativa da ieri sino a Capodanno 

Ho già annunciato qualche giorno fa qui, quella che ho definito una bellissima iniziativa da segnalare a tutti coloro (e sono decisamente in tanti) che amano il Franciacorta Docg in tutte le sue espressioni e gradiscono fare un po’ di shopping (finché la UE ed il portafoglio lo consentiranno…) in un ambiente simpatico. Al Franciacorta Outlet Village in quel di Rodengo di Saiano, dal ieri fino al Capodanno si tiene l’iniziativa Land of taste. (provare a chiamarlo in italiano o bresciano no?)

Di cosa si tratta? E’ presto spiegato. Nella piazza centrale di questo bel centro commerciale, 33 cantine franciacortine proporranno “un fitto programma di degustazioni all’interno di un pop up store creato ad hoc”. Per il Franciacorta Outlet Village, “si tratta di un’importante occasione per sottolineare ancora una volta il legame con il territorio, un’iniziativa volta a valorizzare l’eccellenza della produzione vinicola della Franciacorta”.

In altre parole, tra un’occhiata alle vetrine di abbigliamento, di arredamento per la casa, e cose varie, ogni giorno, con quattro cantine a rotazione, si potrà compiere nello spazio Land of Taste un percorso guidato (a pagamento) delle differenti tipologie di Franciacorta. L’evento vedrà la presenza di aziende storiche, che hanno contribuito alla nascita del brand Franciacorta, ma anche realtà più giovani (cito Elisabetta Abrami e Derbusco Cives), che hanno visto in questa iniziativa un’importante vetrina, considerando il flusso di visitatori del Franciacorta Outlet Village durante le feste (stimato per il 2014 a 400.000 presenze).

ProgrammaOutletFranciacorta

L’iniziativa si svolge in collaborazione con Tuam, uno store di specialità enogastronomiche che si fregia del prestigioso logo del Consorzio Franciacorta, una effe merlata, simbolo delle antiche torri medievali che caratterizzano il territorio. Il pop up store che ospiterà l’iniziativa è un’elegante teca in alluminio satinato e vetro, con un dehor coperto; all’interno le cassette dei vini diventano originali ripiani e scaffali, mentre i banchi d’assaggio delle cantine riportano il logo del Franciacorta. Ricordo che il programma prevede

2 degustazioni + 1 bicchiere logato con la F del Consorzio (8 euro)

4 degustazioni + 1 bicchiere logato con la F del Consorzio (12 euro)

4 degustazioni + 2 bicchieri logati con la F del Consorzio (16 euro)

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Giovedì, trovandomi in zona ho fatto un salto a Rodengo Saiano presso il Franciacorta Outlet Village, raggiungibile facilmente dall’uscita autostradale di Ospitaletto, e ho visto i lavori in corso, parlato con i responsabili della bella iniziativa e visitato il nuovo ampio food store (nella vecchia sede, più piccola, ero stato diverse volte, insieme ad una cara amica appassionata di bollicine come me) nel quale saranno disponibili, in coincidenza con il loro turno di presenza a Land of taste, i vini delle aziende di volta in volta in scena, con speciali promozioni. Io se fossi in voi – io ci tornerò martedì 16, che sarò di nuovo in Franciacorta per un incontro speciale e per una visita agli amici di Corte Fusia ci farei un salto.
Ho persino scoperto che una delle commesse del mio negozio di intimo prediletto è un’appassionata di bollicine nonché lettrice di questo blog… E mo’ chi lo molla più questo Outlet?

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Expéditions Champagne: très doucement, mais en hausse…

Champagne 2014

Andamento leggermente positivo delle statistiche relative al mese di ottobre

Nuovo aggiornamento, in piena fase cruciale, ad una ventina di giorni scarsi dalla fine di questo 2014, sull’andamento delle expéditions de vins de Champagne aggiornato al mese di ottobre desunte dall’utilissimo blog transalpino Champagne, un monde de bulles.

Nel decimo mese del 2014 le spedizioni hanno raggiunto quota 36,2 milioni di bottiglie, con una sostanziale stabilità (+0,1%) rispetto all’ottobre 2013. Ad ottobre a conoscere il maggior incremento (evviva!) sono i vini dei vignerons, che crescono del 4,8%. In calo dell’1,6% gli Champagne delle caves coopératives e dello 0,6% i vini delle Maison de Champagne.

Continua, fortissima (que Dieu et Baccus soient benis..) la crescita delle vendite nei Paesi terzi, con un fantastico incremento del 13,2%, le vendite nell’Unione Europea crescono di poco, uno 0,5%, mentre continua, favorito anche dalle “geniali pensate” del sempre più impopolare Presidente Hollande, il calo delle spedizioni in Francia, vicino al sei per cento.

In una valutazione relativa ai primi dieci mesi del 2014, le spedizioni crescono complessivamente di un timido uno per cento rispetto al 2013 e toccano quota 217,7 milioni di bottiglie. Sempre in calo, del 2,9%, la Francia, che pure continua a rappresentare il 49,3% delle spedizioni, ferma a 107,3 milioni di bottiglie, mentre l’export cresce complessivamente di un tonico 5,2%.
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All’interno di queste esportazioni, l’Unione Europea cresce del 3,2% e comprende, con 54,1 milioni di pezzi, il 24,9% delle spedizioni. I Paesi terzi arrivano a toccare quota 56,2 millions de bouteilles, che costituiscono in termini percentuali il 25,8% delle spedizioni e segnano una forte crescita del 7,1%.

Nelle proiezioni su dodici mesi le spedizioni sono in rialzo dell’1,3% rispetto al 2013 e a fine 2014 dovrebbero ragionevolmente attestarsi su 307,2 milioni di bottiglie. Un brodino caldo e non una “grande bouffe”, ma con questi mala tempora chiudere l’anno con un segno positivo piuttosto che negativo sarebbe già una confortante performance.

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Franciacorta in degustazione al Franciacorta Outlet Village

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Una simpatica iniziativa da sabato 13 dicembre a Capodanno

Bellissima iniziativa da segnalare a tutti coloro (e sono decisamente in tanti) che amano il Franciacorta Docg in tutte le sue espressioni e gradiscono fare un po’ di shopping (finché la UE ed il portafoglio lo consentiranno…) in un ambiente simpatico.

In quel posto gradevolissimo (io ci vado anche per acquistare calze e mutande…) che è il Franciacorta Outlet Village in quel di Rodengo Saiano, dal 13 dicembre fino al Capodanno si terrà l’iniziativa Land of taste. (provare a chiamarlo in italiano o bresciano no?)

Di cosa si tratta? E’ presto spiegato. Nella piazza centrale di questo bel centro commerciale, 33 cantine franciacortine proporranno “un fitto programma di degustazioni all’interno di un pop up store creato ad hoc”. Per il Franciacorta Outlet Village, “si tratta di un’importante occasione per sottolineare ancora una volta il legame con il territorio, un’iniziativa volta a valorizzare l’eccellenza della produzione vinicola della Franciacorta”.

LAND OF TASTE_2

In altre parole, tra un’occhiata alle vetrine di abbigliamento, di arredamento per la casa, e cose varie, ogni giorno, con quattro cantine a rotazione, si potrà compiere nello spazio Land of Taste un percorso guidato (a pagamento) delle differenti tipologie di Franciacorta. L’evento vedrà la presenza di aziende storiche, che hanno contribuito alla nascita del brand Franciacorta, ma anche realtà più giovani (cito Elisabetta Abrami e Derbusco Cives), che hanno visto in questa iniziativa un’importante vetrina, considerando il flusso di visitatori del Franciacorta Outlet Village durante le feste (stimato per il 2014 a 400.000 presenze).

ProgrammaOutletFranciacorta

L’iniziativa si svolge in collaborazione con Tuam, uno store di specialità enogastronomiche che si fregia del prestigioso logo del Consorzio Franciacorta, una effe merlata, simbolo delle antiche torri medievali che caratterizzano il territorio. Il pop up store che ospiterà l’iniziativa è un’elegante teca in alluminio satinato e vetro, con un dehor coperto; all’interno le cassette dei vini diventano originali ripiani e scaffali, mentre i banchi d’assaggio delle cantine riportano il logo del Franciacorta. Ricordando che il programma prevede

2 degustazioni + 1 bicchiere logato con la F del Consorzio (8 euro)
4 degustazioni + 1 bicchiere logato con la F del Consorzio (12 euro)
4 degustazioni + 2 bicchieri logati con la F del Consorzio (16 euro)

mi piace, ma nello stesso tempo, mi fa inca…volare il far notare che un’iniziativa del genere si svolge a Rodengo Saiano presso il Franciacorta Outlet Village, una località che fa parte della Franciacorta, raggiungibile facilmente dall’uscita autostradale di Ospitaletto, ma è leggermente decentrata, mentre nella capitale amministrativa della Franciacorta, Rovato, dove pure esiste da anni un grande (e bruttarello assai) centro commerciale il vino, i Franciacorta, continuano ad essere inspiegabilmente – vedete qui – i grandi, clamorosi, incredibili assenti.

Per scoprire il mistero di questo non esserci dove sarebbe invece logico essere presenti dobbiamo forse rivolgerci a Chi l’ha visto?

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Che bello affermare l’orgoglio della propria identità!

NosomosChampagne

Un’esemplare serie di spot pubblicitari della Codorniu

Sul fatto che io sia un dannato, fottutissimo nazionalista, e che per di più, da lombardo, io abbia maturato, nel tempo, enoicamente parlando, anche se l’anagrafe dice che sono milanese di nascita ma residente a Bergamo da anni 48, un fortissimo orgoglio franciacortino lo sanno anche i sassi.

E che m’incavoli, macché diciamola tutta, m’incazzi di brutto quando in quella terra benedetta da bollicine accadono cose che non mi convincono, è palesemente acclarato.
SomosCodorniu

Sono un franciacortino-franciacortino d’adozione, che ha avuto il privilegio, e con me l’amico indimenticabile Francesco Arrigoni, di vedere nascere nel 1990 il Consorzio Franciacorta, forte di una coesione e di uno spirito che avrebbero spaccato il mondo (e in parte l’hanno fatto), animato da personaggi che costituivano davvero già allora una “unione di passioni”, e che hanno realizzato qualcosa di grande.

Franciacorta-ChampagneRicordo quei tempi eroici, un po’ “spacconi” – ma accidenti bisognava emergere e farsi conoscere e per farlo non si può sempre procedere in punta di piedi… – quando largamente ispirati dal “meglio fico der bigoncio” della zona vinicola bresciana (con tutto l’ampio, sincero, doveroso e voluto rispetto per i Paolo Rabotti, i Giovanni Cavalleri, i Franco Ziliani, l’Altro, il Grande, i Gualberto Ricci Curbastro, le Emanuela Barzanò Barboglio, le Pia Donata Berlucchi, gli Agostino Uberti, ecc.) ovvero il mio coetaneo Maurizio Zanella si lanciavano clamorosi e se Bacco vuole orgogliosi e grintosi slogan pubblicitari riferiti al Franciacorta, cito a memoria, “se fosse nato in Francia si chiamerebbe Champagne”.
E altri sullo stesso tono, che come avrebbe detto Paolo Conte, con i francesi del Civc che “si incazzano, che le balle ancora gli girano”, gli stessi francesi che però “ci rispettano”.
Per questo motivo, io franciacortino, ad honorem, ovviamente autonominato, visto che nessuno si sogna di considerarmi tale (nemo propheta in “quasi” patria…) quando ho letto questa news di Harpers, e ancor più quando ho visto, con gioia crescente, i vari video cui faceva riferimento, resi più trionfali da una musica perfetta per l’occasione, ho pensato a quella Franciacorta forte, coesa e trionfale, ahimé un po’ lontana da quella di oggi, che sembra aver un po’ perso la sua anima originaria, la sua determinazione e dove accadono cose che mi sconcertano. Una Franciacorta che vorrei tornasse a quello spirito a quell’orgoglio, a quella spavalderia di un tempo.

Quella di cui, con una trovata geniale, per la quale vorrei stringere la mano e abbracciare l’ideatore, ha dato prova la celeberrima, grande bodega di Cava Codorniu, con una campagna pubblicitaria, destinata agli Stati Uniti, ma anche al mercato interno spagnolo, basata sul claim No somos Champagne, somos Codorníu. Desde 1551.

Guardatela questa campagna, in inglese, animata da personaggi come Anna de Codorníu, e poi in spagnolo con le voci di Silvia Zamora, Miriam Ponsa, l’enologo Bruno Colomer, il musicista Biel Ballester, fino al manifesto, recitato con una voce trionfante di sano orgoglio catalano più che spagnolo, che chiude con questa affermazione No som champagne. Som Codorníu.

E ditemi se anche voi, a meno che non siate dei tristi e un po’ sfigati eno-snob antifranciacortini in servizio permanente effettivo, non vorreste che la Franzacurta avesse la forza, le palle, un pizzico di sana arroganza per dare vita ad uno spot così, con tanto di claim finale Non siamo Champagne (con tutto il rispetto). Noi siamo Franciacorta!

Non sarebbe un modo, bellissimo, di lanciare un segnale forte all’esterno, ai consumatori, ma soprattutto all’interno, a tutte le aziende, nessuna esclusa, che rivendicano questa denominazione?
Forza franciacortini, fuori i maroni boia fauss!
logoconsorzio-franciacorta-300x181

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Il Presidente della gauche caviar Hollande invita a non bere Champagne

Hollandecaviar

Quando il senso del ridicolo (e del patetico) non ha confini

Care Italiane e cari Italiani, io fossi in voi farei grande attenzione al discorso (se gli Dei vogliono pare sia l’ultimo…) che l’undicesimo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, classe 1925, ci rivolgerà a reti unificate il 31 dicembre. Non mi perderei una sola sillaba, non tanto perché ci sia da attendersi chissà quale rivelazione sul suo successore (che sono pronto a scommettere dovrà essere, siamo in una Repubblica parlamentare, mica in una Repubblica presidenziale o in una Monarchia!, di suo gradimento, e di gradimento della sordida Casta che regge malamente le sorti di questo povero Paese), perché se tanto mi dà tanto, e se una certa malatendenza dovesse prendere piede anche qui, il “simpatico” Presidente rischia di regalarci un messaggio con qualche implicazione di carattere enoico.

Voi magari pensate di festeggiare il Natale o l’ultimo dell’anno stappando e bevendo un Franciacorta, un Trento, un Alta Langa, oppure di accontentarvi di un Pinot nero dell’Oltrepò Pavese Docg? Pazzi che non siete altro! Tempi difficili corrono (per noi comuni mortali, non per i Signori che decidono del nostro destino e persino, si vocifera, dei nostri conti correnti, con progetti ladreschi di prelievi forzosi) e quindi, vi dirà il Presidente, al massimo potete concedervi uno spumantino, un frizzantino. Un Prosecchino al massimo. Le cose buone, le cose dotate di un’immagine importante, dobbiamo lasciarle a loro, alla nostra “amatissima” classe politica (Napolitano compreso) che ci ha portato nella m…a dove ci troviamo per causa loro.
Hollandebirra

Pensate che stia esagerando, anzi che stia farneticando? Niente affatto, viviamo in un mondo popolato da politici pazzi e incoscienti, gente che si dovrebbe cacciare dai Palazzi a colpi di forcone, un mondo dove può accadere che non un pirla qualsiasi, ma un mega-fenomeno, ovvero il Presidente della Repubblica francese, uno in caduta verticale di consensi come François Hollande, secondo quanto ha scritto la stampa transalpina non beve espressamente e inviterebbe a non bere un prodotto simbolo della Francia come lo Champagne (oltre 140 milioni di bottiglie consumate ogni anno nell’Esagono), perché “fait riche“, dà un’aria da ricchi, è una cosa da ricchi.

E non basta, questo esponente politico di quart’ordine, di cui dopo la fine (si spera rapida) del suo mandato non si avrà più notizia, come ci si ricorda invece giustamente di De Gaulle, Pompidou, Giscard d’Estaing, persino Chirac, oltre ad avere fatto una figura da… “chocolatier”, lui del 1954 impegnato sentimentalmente con una del 1972, per l’affaire Gayet, ha fatto una figura ancora peggiore, come ha raccontato Pierre-Emmanuel Taittinger, un nome un grande Champagne, chiedendo una cosa da manicomio.
Hollandegauche

Ovvero che in occasione del cinquantenario “della riconciliazione” franco-tedesca avvenuto l’8 luglio 2012 in un posto non qualsiasi come Reims, nei ricevimenti non fosse servito Champagne. Eppure come ha rivelato nel libro Merci pour ce moment la sua affascinante ex compagna Valérie Trierweiler, questo tipico esponente della gauche caviar che disprezza i poveri definendoli volgarmente les sans-dents, non disdegnava affatto il lusso e non me lo immagino certo, all’Eliseo o nei ricchi palazzi borghesi dove risiede, bere un semplice Bordeaux generico o un mousseux senza pregio. O una Blanquette de Limoux.

HollandeChampagne

Eppure, poiché fa chic, anzi fa sciocco, o peggio, questo “affossatore di eccellenze nazionali” come ben l’ha definito Camillo Langone, dimentico o ignorante delle chiffres clés dell’economia champenoise, che farebbe bene a ripassarsi, spara a zero su un autentico orgoglio di Francia (e del mondo) rendendosi colpevole, oltre che di suprema ridicolaggine, o patetico snobismo sinistro-nzo, di quella che un tempo si sarebbe definita “intelligenza con il nemico” o alto tradimento.

Ecco perché, condannandolo idealmente a bere, cosa che gli piace molto, birra, o acqua minerale (gazeuse o plate non si sa), abbondantemente addizionata di Guttalax, guardo con preoccupazione al messaggio di fine anno di Nonno Giorgio. Vuoi vedere che anche lui, per non essere da meno del “compagno” francese, metterà al bando Franciacorta e Trento (e ovviamente Champagne) invitandoci a scoprire le “delizie” di un prosecchino?

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