Cantina di Soave rinuncia all’asta e La Versa passa a Terre d’Oltrepò

Una grande occasione perduta, ma chissà?…

Magari vincerò 5 milioni alla Lotteria. Magari venerdì sera, quando sarò a Parigi, andrò a cena con Juliette Binoche. Magari Renzi è un ottimo politico e a Berlusconi NON piacciono le sbarbine.

Magari avrò sbagliato le mie valutazioni, magari riusciranno a farmi ricredere. Magari i risultati dimostreranno in maniera squillante che questa soluzione è davvero la migliore. E magari io dovrò andare a piedi in pellegrinaggio, da Bergamo a Broni, cospargendomi il capo di cenere.

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Da Tino Comaschi un appello ai viticoltori oltrepadani

Per dirla con Mozart (Così fan tutte) Soave sia il vento…

Mancano solo poche ore al fatidico momento che deciderà non solo se la storica Cantina La Versa finirà sotto il controllo della Cantina di Broni che per anni ha divorato riso in cagnone senza battere ciglio, anzi, oppure nell’orbita della veneta Cantina di Soave, ma deciderà qualcosa di più importante, ovvero se l’Oltrepò Pavese avrà una formidabile chance per finalmente voltare pagina, per diventare, come merita, una zona vinicola importante, e se resterà una semplice terra di conquista. Colonizzata da questa o quell’altra potenza, vilipesa da imbottigliatori senza scrupoli, banalizzata da cantinone alle quali della qualità, in bottiglia, non può fregare di meno.

In questi giorni abbiamo letto e sentito di tutto un po’: cose sensate, chiacchiere da bar o da osteria, rodomontate provinciali, stupidate, calunnie, ipotesi da fantascienza. Con la politica, in sottofondo, specie la politica vicina al partito di governo, a impicciarsi di cose alle quali, se il buon senso fosse di questo mondo, avrebbe dovuto rimanere estranea…

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Lettera aperta a presunti soci di La Versa che scrivono senza firmarsi


Amici viticoltori oltrepadani, a me occhi e orecchie, please!

La burrascosa e intricata vicenda della vendita di quel gioiello, un po’ decaduto purtroppo, che è la Cantina La Versa di Santa Maria La Versa, cuore pulsante del mondo vitivinicolo oltrepadano, sta causando pericolosi colpi di coda. E veri e propri impazzimenti.

Accade così, mentre tutti stiamo aspettando lunedì 20, data in cui si svolgerà l’asta telematica che deciderà se la cantina andrà alla Cantina di Soave, che ha presentato da tempo una seria, organica, credibile offerta, dotata di un preciso piano industriale, di strategie e di impegni precisi.

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Un gruppo di ex soci di La Versa invita Cantina di Soave a non mollare



Ricevo, sottoscrivo e molto volentieri pubblico

Venuto a conoscenza di questa lettera inviata da un gruppo di ex soci della Cantina La Versa al presidente e al direttore della Cantina di Soave, la quale sembra essere incerta, come ho scritto ieri, sul da farsi, e addirittura tentata di non partecipare al momento conclusivo di questa aggiudicazione della Cantina resa grande dal Duca Denari, condividendo in toto le opinioni espresse, pubblico con grande piacere.

Cosa aggiungere se non dire a mia volta, come ho fatto ieri al telefono con Trentini, forza Cantina di Soave, non mollate! Non gliela darete mica vinta agli ex (?) amici, soci e compari del riso in cagnone?

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Chi riuscirà, alla fine, ad aggiudicarsi la storica Cantina La Versa?


Dopo il rilancio di Terre d’Oltrepò la Cantina di Soave commenta

Com’era prevedibile, alla fine, in zona Cesarini, per il complesso acquisto della storica Cantina La Versa è spuntata un’offerta, con un rilancio di soli 50 mila euro, alternativa a quella seria, credibile, organica, presentata dalla Cantina di Soave.

E’ una cordata oltrepadana, da parte della nota e discussa (perché coinvolta in gravissime vicende giudiziarie) mega cantina, specializzata in vini in bottiglia caratterizzati da prezzi incredibilmente bassi, e da un’immagine non certo prestigiosa, denominata Terre d’Oltrepò, in tandem con la nota mega cantina cooperativa trentina Cavit.

Il risultato immediato di questa offerta dell’ultimo minuto è che l’aggiudicazione di La Versa viene rimandata ad un’asta telematica che si svolgerà il prossimo 20 febbraio con il coordinamento del curatore fallimentare. Asta cui rischia di presentarsi un solo soggetto, perché dal tono del comunicato stampa diramato da Cantina di Soave emerge, accanto ad una notevole amarezza, anche un certo orientamento verso la decisione di non rilanciare e lasciare perdere.

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Franciacorta Extra Brut Barboglio de’ Gaioncelli: una conferma

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
9



Stiano sereni, e senza agitarsi troppo, gli amici (io continuo a chiamarli così) franciacortini i quali leggendo il mio recente post dedicato ad un confronto, più dal punto di vista antropologico che puramente vinicolo, tra Franciacorta e Oltrepò pavese o un altro precedente, dove ricordavo che pur rappresentando un’infima minoranza, i Franciacorta Docg a prezzi vergognosi sugli scaffali, continuano ad apparire, e io non posso far finta che non esistano, sono magari arrivati alla conclusione frettolosa, ed erronea, che abbia dichiarato “guerra” alla loro terra. Che continuo ad amare, ma con accresciuto e più che mai indipendente senso critico…

Il sottoscritto non ha le fette di salame sugli occhi e il naso tappato e quando si troverà di fronte a Franciacorta Docg che meritino di essere pubblicamente elogiati, lo farà come e più di prima. E quando ci sarà da bacchettare, come farò tra qualche giorno, sciorinando la mia incazzatura per la chiusura di un ristorante in cui credevo, ma che ai franciacortini evidentemente stava indigesto, non ci penserò due volte. Visto che non ho né padrini né padroni.

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Francamente parlando di Franciacorta e di Oltrepò Pavese

“Le colline dell’Oltrepò dilatano il respiro…”

Sono debitore di una risposta al misterioso (?) commentatore che firmandosi “franciacortino” ogni tanto fa irruzione in questo blog, naturalmente per insultarmi.

Devo rispondere, e ho lasciato trascorrere qualche giorno, per lasciar decantare l’irritazione, a chi, pensando di provocarmi e mostrando invece solo la propria miseria, ha “commentato” annotando queste parole: “e bravo Ziliani, dopo che si é finalmente tolto dai coglioni sta cercando riparo e un nuovo padre in Oltrepò. E’ come passare da una Ferrari alla 500, ma le colline pavesi sono l’ambiente più adatto ad un provinciale perdente come lei”.

La prima annotazione è che il tizio ha scritto “padre” sicuramente pensando di scrivere padrone. Però io padre ne ho avuto uno, il mio caro papà scomparso troppo presto, e non vado di certo cercandone uno, in qualsiasi terra o zona vinicola io mi trovi… E di padroni ne ho solo uno, anzi molti, voi lettori…

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Volete fare Champagne groupage con me?


Cari amici champagnisti, oggi ho ricevuto una mail da un importatore olandese che mi propone 600 bottiglie di Champagne Jacquesson Extra Brut Cuvée 740 al prezzo invitantissimo di 34 euro.

Agli champagnisti, che non possono che amare, come io amo, Jacquesson, chiedo: vista la qualità, visto il prezzo conveniente (34 euro contro una media di 45), cosa ne direste, visto che non posso comprarle tutte da solo, se facessimo un bel gruppo d’acquisto, un bel groupage e ci portassimo a casa queste bollicine straordinarie?

Fatemi sapere asap, please!

Attenzione!

Non dimenticate di leggere anche

Vino al vino

www.vinoalvino.org

e

Rosé Wine Blog

http://www.rosewineblog.com/

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Clamoroso in Oltrepò: qualcuno prova a proporre ancora il riso in cagnone

Ancora tu? Ma non dovevamo vederti più?

Anche domani, martedì 7, sarò nuovamente in terra oltrepadana. In programma una visita ad un’azienda, in quel di Casteggio, e poi contatti vari, perché, piaccia o meno a qualche carneade, o qualche gentile Signorina che non conoscendomi blatera su Facebook che sarei “morto”, o a qualche imbecille (il mondo ne è sempre più pieno) io continuo a fare il mio mestiere, ovvero il cronista del vino. Che quando ha una notizia, la analizza, verifica se sia vera, fa gli opportuni controllo e poi la dà (sto sempre parlando di notizie, non pensate male…).

In attesa di trovarmi nuovamente nella terra dei migliori salami d’Italia, quindi del mondo, (non me ne vogliano a Felino, o nei molti altri posti dove la cultura del salame vanta esponenti di rilievo) voglio darvi gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda dell’acquisto, con offerta presentata al curatore fallimentare incaricato dal Tribunale, della storica Cantina La Versa.

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Roccapietra Zero, un metodo classico che onora l’Oltrepò Pavese

Denominazione:
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
9



Alla Cantina Scuropasso fanno le cose perbene…

Come vanno le cose, mi chiederà qualcuno, in quell’Oltrepò Pavese dove sto moltiplicando (mi accosto al suo capezzale come fossi un medico condotto…) le mie visite?

Direi piuttosto bene, i salami, parlo di quelli che si affettano e si divorano, ovviamente con il “miccone” sono quasi sempre all’altezza della situazione, uno più buono dell’altro, e quei “salami” di oltrepadani mi sembra stiano lentamente iniziando a capire che “o la va o la spacca”, e che perdere il treno in corsa che sta passando sia davvero un’occasione unica che non può essere sprecata.

In attesa del 14 febbraio, che non è solo la festa di noi innamorati, ma la data entro la quale si saprà se la Cantina La Versa finirà finalmente in buone mani o se le toccherà ancora un futuro precario e traballante, a dimostrazione che le cose stanno cambiando, e in meglio, voglio segnalarvi una cantina e delle bollicine, in particolare, che ho conosciuto, grazie all’amico Patrizio Chiesa, anima del portale Oltrepò Pavese.com oltre che autore di una bellissima e davvero utile guida come Guidando con gusto, che mi ha proposto di andarci insieme.

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Süd Tiroler Sekt in degustazione oggi a Milano



Appuntamento imperdibile dalle 18 alle 21 al Westin Palace Hotel

Sono da una vita, diciamo dal 1982, anno in cui vi salii per la prima volta, un appassionato di quella bellissima “terra di vino e di mele” che è l’Alto Adige – Süd Tirol.

Non si può, se si ha un minimo di senso della bellezza e dell’armonia, non amare questo angolo di paradiso collocato, geograficamente e amministrativamente parlando, in territorio italiano, ma culturalmente, e linguisticamente ça va sans dire, tirolese. Ed evito accuratamente di scrivere austriaco o tedesco.

In Alto Adige ho imparato ad amare le vallate e le montagne, dove compiere lunghissime passeggiate, il senso civico e l’educazione degli abitanti, la straordinaria bontà della cucina e ovviamente dei vini.

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Oggi all’Ordine dei Giornalisti a Milano a discutere di…Prosecco!

Come direbbe Pirandello “Ma non è una cosa seria”…

Non so se citare Pirandello e la sua celebre commedia, o se esclamare “sorridi, sei su Scherzi a parte!”.

La verità e che mentre voi leggerete questo post io sarò a Milano, all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, esattamente presso la sede del Consiglio di Disciplina Territoriale, convocato con tanto di raccomandata con ricevuta di ritorno, “invitato a comparire davanti a questo Consiglio per essere sentito nelle sue discolpe” a causa di un “provvedimento disciplinare” nei miei confronti aperto per “verificare se vi sia violazione delle norme deontologiche presiedono alla professione di giornalista e, in particolare, degli artt. 2, 48 L69/1963 della Carta dei doveri del giornalista con riguardo alla verità sostanziale dei fatti, ai doveri di lealtà e buona fede e dell’essenzialità e della continenza espressiva dell’informazione”.

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Ancora Franciacorta a prezzi vergognosi sugli scaffali: ma basta!


Sani Gesualdi, pensaci tu!

Mi sembra di sentirle le urla di qualche pasdaran del franciacortismo più esacerbato, che non è fatto solo di persone convinte che le bollicine bresciane siano migliori dello Champagne, ma anche di personaggi che pensano di essere dei maghi del marketing e delle politiche commerciali, quando leggerà questo post. “Ma ca..o, ancora con questa storia dei Franciacorta a prezzi bassi quello str…o di Ziliani?”.

Mi spiace per loro, non sono io a piazzare di nascosto sugli scaffali vini, Franciacorta Docg a tutti gli effetti, a prezzi vergognosamente e stupidamente bassi. Sono sia aziende fuoriuscite (o addirittura cacciate) dal Consorzio, ma anche altre che del Consorzio fanno tuttora parte… E che per svuotare le cantine usano etichette dai nomi uno più fantasioso (e farneticante) dell’altro.

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Tragedia alla Cascina Clarabella di Iseo



La Franciacorta tutta abbraccia idealmente Nadia…

Questa è una di quelle notizie, orribili, che non si vorrebbero mai dare. Una di quelle notizie che hanno il nefando, osceno potere di lasciarti attonito e sgomento. Lo scenario è la Franciacorta, la zona vinicola bresciana diventata nota in Italia e nel mondo per le sue bollicine metodo classico, che si sono affermate grazie alla voglia di fare e alla tenacia dei suoi abitanti.

Ma se i bresciani ed i franciacortini sono (giustamente) celebrati come grandi lavoratori, come imprenditori, un po’ in tutti i campi, esemplari, non altrettanto riconoscimento riceve invece la loro generosità, la capacità, silenziosa, senza troppe ostentazioni, di fare del bene al prossimo.

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Champagne Rosé Premier cru Résèrve de l’Hommée Coulon

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot Meunier
Fascia di prezzo: da 25 € a 35 €

Giudizio:
9,5


Visto com’è andato il 2016 e affacciandosi un 2017 che guardavo un po’ di sottecchi, temendo quali sfracelli (ancora?) a causa del 17 finale, in prossimità di San Silvestro e Capodanno ho pensato: da quell’annus horribilis devi proprio congedarti alla grande.

E così è stato, non solo per il valore e la bellezza del vino scelto, un’autentica meraviglia, ma grande è stato anche il formato del vino, un magnum

Ovviamente, inutile dirlo, “bollicine”, non italiane, siano essere bresciane, oltrepadane, trentine oppure altolanghette, ma, ça va sans dire, Champagne.

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